Fan Fiction – Anita Sessa- Cinquanta sfumature di Mr Grey cap. 15-16-17

Buona sera Sfumature,

Continuiamo con la fan fiction di Anita Sessa

Capitolo 15

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Una sensazione mista tra piacere e dolore mi invade i sensi all’improvviso. Non capisco cosa succede. Riesco solo a mugugnare il mo fastidio, prima di muovermi nel letto, scontrandomi con un altro corpo. Apro di scatto gli occhi, per metà coperti dal mio ciuffo ribelle, per realizzare dove mi trovo e incontro l’azzurro infinito dei suoi. “Giusto”. Ieri sera mi sono addormentato a casa sua. Anastasia ha la mano sinistra poggiata sul petto e stringe forte il lenzuolo con le dita strette a pugno. Ha gli occhi spalancati e l’aria chi è stata appena colta a fare una marachella. Aggrotto leggermente la fronte, cercando di tenere aperti gli occhi. “Che stesse cercando di toccarmi?”. Non lo so. Quello che so è che al solo vederla il mio cazzo è già in tiro. Sono completamente avvinghiato a lei, solo ora me ne rendo conto. La mia testa è di poco sollevata dall’incavo del suo collo, proprio sopra il suo meraviglioso seno, che si intravede dal top del pigiama. Il mio braccio sinistro la stringe in modo possessivo, mentre le mie gambe sono praticamente avvinghiate alle sue. ‘Ma sei davvero tu in questo letto, Grey?’. In effetti fatico a credere che ho dormito in questo modo, per tutta la notte, con una ragazza.

«Buongiorno» le dico, scandendo a malapena le parole, senza riuscire a staccarmi dal calore che emana il suo corpo. La guardo e le metto il broncio, divertito dalla sua espressione. «Maledizione, mi attiri anche nel sonno»

Mi stacco piano da lei e il mio uccello, duro come il marmo, le sfiora deciso un fianco. Il contatto anche se attutito dalla stoffa dei miei boxer e del suo pigiama, mi provoca un improvvisa scossa di desiderio, che mi attrae verso di lei. Anastasia sussulta, stupita, guardandomi dritto negli occhi. “Sì, Miss Steele ho fame di sesso. Ho fame di te. Sempre”. Le faccio un sorrido compiaciuto e arrogante, notando con piacere che la voglia sta assalendo anche lei.

«Mmh… non sarebbe una cattiva idea, ma penso che dovremmo aspettare fino a domenica» mormoro allusivo.

Strofino il mio naso contro il suo orecchio, gustandomi il rossore che si diffonde lentamente sul suo viso. E’ così sexy vederla arrossire, senza sapere cosa dire. Sarebbe una perfetta Sottomessa. Senza quella lingua biforcuta magari. E la sua impertinenza. E quell’aria di sfida. ‘Non sarebbe lei, Grey’. Già. E invece io voglio lei.

«Sei bollente» mi dice, tenendo lo sguardo fisso sulle sue mani che ancora stringono le lenzuola.

In effetti fa una caldo infernale. Ma non mi lascio sfuggire l’occasione di sferrarle un colpo basso. Adoro vederla in imbarazzo.

«Anche tu sei piuttosto sexy» le sussurro piano all’orecchio, allungando la lingua e sfiorandoglielo piano.

La sento trasalire, mentre un brivido la scuote da capo a piedi. Ne approfitto per strofinare la mia poderosa erezione mattutina contro il suo fianco, gustandomi il suo bellissimo volto che ancora una volta si tinge di un rosso porpora. Piano, lascio scivolare il mio uccello su e giù, lungo la sua gamba, sentendo il suo corpo teso che inizia a surriscaldarsi per l’eccitazione. Mi guarda negli occhi, con tutto quell’azzurro splendente. Le scocco un sorriso scanzonato, alzandomi su un gomito per guardarla meglio in viso. E’ così delicata, bella, gli occhi ancora assonnati, i tratti morbidi. Mi piego su di lei, senza riuscire a resisterle. Resto un attimo sospeso, guardando le sue labbra schiudersi di poco. Le sfioro con le mie e la bacio. Un bacio morbido, sensuale, dolce. Non chiudo gli occhi, ma la guardo, lasciando che le nostre lingue si scontrino piano, dolcemente, senza inutili corse o affanni. Un piccolo momento tutto nostro che sembra così naturale, nonostante ci conosciamo da così poco. La guardo riaprire gli occhi, mentre mi stacco da lei di qualche millimetro. Mi rimanda indietro uno sguardo stupito e felice al tempo stesso. Sta bene. Me lo sta dicendo in questo modo. E la parte migliore di tutto questo è che sono io a farla stare così bene. ‘Sai anche come farla star male, Grey?’. Questo pensiero doloroso mi fa allontanare da lei, mettendo un minimo di distanza tra i nostri corpi bollenti.

«Dormito bene?» le chiedo improvvisamente premuroso.

Ho bisogno di una rassicurazione. Ho bisogno di sapere che tutto il pianto di ieri sera è ormai acqua passata. Anastasia annuisce. Mi lancia una lunga occhiata, scrutando il mio viso in ogni minimo particolare. Poi sospira, come se volesse fissare nella testa questo momento, per poi gustarselo a suo piacimento durante la giornata.

«Anch’io» le rispondo, aggrottando la fronte.

Non avevo mai dormito con nessuna prima di lei. Ed è fottutamente rilassante poterlo fare. Non ho avuto incubi.

«Sì, ho dormito molto bene» continuo, come per convincere me stesso, più che lei.

All’improvviso mi ricordo che ho una riunione di lavoro, stamattina. E non ho la minima idea di che ore siano. “Cazzo. Cazzo, cazzo, cazzo!”.

«Che ore sono?» chiedo allarmato, girandomi intorno alla ricerca del mio orologio.

Ana si gira a guardare la sveglia sul comodino, dietro di lei.

«Le sette e mezzo»

«Le sette e mezzo… Cazzo»

Salto giù dal letto con un unico movimento. Afferro i jeans e li infilo in fretta. “Merda. E’ tardissimo. Ed ho la camicia in condizioni pessime. Più che pessime”. La liscio, facendo del mio meglio per renderla presentabile. Anastasia mi guarda, divertita da tutta l’assurda situazione. Noto, con la coda dell’occhio, mentre finisco di rimettermi in sesto, che si muove nel letto, tirandosi su a sedere e constatando con gioia che il suo fantastico culo non è più dolorante. Per un attimo la ripenso riversa sulle mie ginocchia. Il cazzo mi si tende sotto i jeans, mettendo in risalto una notevole protuberanza. “Cristo!Ma come fa a farmi sempre quest’effetto”. Se non avessi due persone che mi attendono ad un tavolino da colazione all’Heatman, probabilmente me la starei già facendo. Anastasia riporta l’attenzione su di me, alzando entrambe le sopracciglia e sorridendo di fronte ai miei movimenti frettolosi.

«Hai un’influenza terribile su di me. Ho una riunione. Devo andare, devo essere a Portland alle otto. Stai ridendo di me?» le chiedo sarcastico, lanciandole occhiate rapide e furtive mentre finisco di abbottonare i jeans.

«Sì» ammette arrogante.

“Piccola impertinente! Ringrazia che sono in ritardo!”. Le faccio un gran sorriso, sinceramente divertito dalla situazione assurda in cui mi trovo.

«Sono in ritardo. Non mi succede mai. Un’altra prima volta, Miss Steele»

Mi infilo in fretta la giacca. Poi mi avvicino al suo lato del letto, mi chino su di lei e le prendo la testa tra le mani, guardandola dritto negli occhi.

«A domenica» le dico, a voce bassa, lasciandole immaginare tutto quello che ho intenzione di farle.

Ogni muscolo del suo corpo si tende, pregustando il momento in cui le mie mani lo percorreranno di nuovo. “E la prossima volta sarà nella mia Stanza dei giochi, mia cara Miss Steele. Dove né tu, né i tuoi occhi da cerbiatta mi terrete lontana dal mio vero io”. Le deposito un rapido bacio sulle labbra morbide. Poi raccolgo le mie cose dal comodino e prendo le scarpe a terra, accanto al letto, senza infilarle.

«Taylor verrà a ritirare il Maggiolino. Non stavo scherzando, non devi guidarlo. Ci vediamo a casa mia domenica. Ti scriverò una mail con l’orario» le dico in tono sbrigativo.

Senza aspettare la sua replica esco di fretta dalla stanza. Ringrazio mentalmente Dio di non incontrare Miss Kavanagh nel corridoio. In fretta mi infilo le scarpe senza le calze prima di salire in auto. Esco dal vialetto e premo forte l’acceleratore. “Non posso assolutamente fare tardi al mio appuntamento di lavoro”. Ho programmato questo incontro con il mio consulente finanziario da settimane. E ora sono in ritardo. Schiaccio il pulsante di avvio di chiamata sul volante.

<<Buongiorno, Mr Grey>>

Taylor sprizza efficienza da tutti i pori già a quest’ora.

<<Taylor, ho bisogno di una camicia pulita. Ci vediamo tra due minuti nel garage dell’albergo>>

<<Come desidera, Mr Grey>>

<<Ah, e anche di un caffè. Doppio>>

Chiudo la conversazione e continuo a districarmi nel traffico mattutino di Portland. Pochi minuti più tardi faccio il mio ingresso nel garage sotterraneo dell’Heatman. Taylor è già in attesa. Non avevo dubbi. In quattro anni non ha mai deluso le mie aspettative. Parcheggio in un’unica mossa. Scendo e afferro la camicia grigia che Taylor mi porge. Tolgo la giacca e sfilo in fretta la camicia stropicciata che ho addosso. Infilo in un batter d’occhio quella pulita e stirata e rimetto la giacca. Mi chino a prendere la cartellina con i documenti, sul sedile della mia auto, prendo il caffè che Taylor mi porge. Insieme a lui mi infilo in ascensore. L’orologio segna le otto e sette minuti. Bene. Quasi in perfetto orario. Mando giù il caffè, appena prima che le porte dell’ascensore si aprano nella hall. Uscendo mi passo una mano nei capelli, nel vano tentativo di rimetterli in ordine. “Fanculo, dannati capelli del cazzo. Forse dovrei tagliarli”. Tendo il collo, leggermente indolenzito dalla nottata passata avvinghiato ad Anastasia, e sento un leggero scricchiolìo delle ossa. Mi giro a guardare Taylor, impassibile come sempre.

<<Grazie Taylor>>

<<E’ il mio lavoro, Mr Grey>>

<<Più tardi ho bisogno che tu vada a casa di Miss Steele a ritirare la sua auto. Portala in un’officina e vendila, regalagliela, fai che cazzo ti pare. Ma toglimela di torno>> dico con un moto di esasperazione.

<<Nessun problema, Mr Grey>> mi risponde, impassibile come sempre.

Gli rivolgo un breve sorriso soddisfatto. Poi, a grandi passi, mi avvio nella sala bar, verso il tavolo della colazione che ho prenotato ieri. Al quale, per fortuna, non mi aspetta ancora nessuno. Mi siedo, rilassandomi per la prima volta da quando mi sono alzato. “Dannata ragazzina!”. Mi viene da ridere. “Da quando la mia vita non era così eccitante?”. ‘Forse non lo è mai stata, Grey’. Arriccio leggermente le labbra. “Già, forse mai. Ma ora sto recuperando alla grande”. Il cameriere si avvicina e ordino una ricca colazione. La vibrazione del BlackBerry mi distrae. Lo tiro fuori dalla tasca. E’ una mail. Di Anastasia. La scorro in fretta, pregando che il mio interlocutore e il suo assistente arrivino in ritardo. “Non interrompetemi ora, per favore”.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 27 maggio 2011 08.05

Oggetto: Violenza e percosse: i postumi

Caro Mr Grey,

volevi sapere perché mi sono sentita confusa dopo che mi hai – che eufemismo dovremmo utilizzare? – sculacciato, castigato, picchiato, aggredito. Ecco, durante tutta l’allarmante operazione, mi sono sentita avvilita, degradata e maltrattata. E per aumentare la mia mortificazione, hai ragione, ero eccitata, cosa che non mi sarei mai aspettata. Come ben sai, tutti gli aspetti del sesso per me sono una novità… Vorrei tanto essere più esperta, e quindi più preparata. Il fatto di essere eccitata mi ha sconvolto. La cosa che mi ha davvero preoccupato è stata ciò che ho provato dopo. È ancora più difficile da spiegare. Ero felice perché tu eri felice. Mi sentivo sollevata, perché non era stato doloroso come pensavo. E quando mi sono trovata tra le tue braccia, ero… soddisfatta. Ma mi sento imbarazzata, persino colpevole, per le cose che ho provato. Non si addicono alla mia persona, per questo sono così confusa. Ho risposto alla tua domanda?

Spero che il mondo degli affari sia stimolante come sempre… e che tu non sia arrivato troppo tardi.

Grazie per esserti fermato a dormire.

Ana

“Violenze e percosse?? Che cazzo dici, Anastasia?”. Ripenso a quello che le ho fatto ieri sera. Sì, va bene, l’ho sculacciata. Ma nemmeno così forte poi. Non mi ha fermato. A malapena ha urlato. E soprattutto le è piaciuto. Tanto. ‘Ma, magari non tanto come è piaciuto a te, Grey’. Bé, sì. O forse no. Non ne sono più così sicuro in effetti. Rileggo in fretta la mail. “Aggredita addirittura? Non ti ho aggredita, Anastasia”. Guardo lo schermo del telefono sentendo l’ansia attraversarmi. “Se tu mi avessi visto con le altre Sottomesse probabilmente saresti già fuggita via da me”. Il mio piede destro inizia un incessante movimento nervoso sotto al tavolo. “Cristo santo!”. Faccio un bel respiro e rileggo la mail per la terza volta. In fondo…sì, in fondo ha ammesso di essere eccitata. Il suo problema è semplicemente che è troppo concentrata a pensare quale idea potrebbe farsi la gente di lei se sapesse. “Cazzo, fottitene Anastasia. Fai come me”. Premo il tasto rispondi.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 27 maggio 2011 08.24

Oggetto: Libera la mente

Oggetto interessante, anche se un tantino esagerato, Miss Steele. Venendo alle questioni che sollevi. Propenderei per “sculacciare”, perché di questo si trattava. Dunque ti sei sentita avvilita, degradata e maltrattata… Vedo che hai molti punti in comune con Tess Durbeyfield. Mi sembrava che fossi stata tu a scegliere la degradazione. Ti senti davvero come dici, o pensi solo che dovresti sentirti così? Sono due cose molto diverse. Se ti senti davvero così, non pensi che potresti cercare di lasciarti andare a queste sensazioni, di guardarle in faccia, per me? È questo che una Sottomessa dovrebbe fare. Sono felice della tua inesperienza. Per me è preziosa, e solo adesso sto iniziando a capire cosa significa. In poche parole… significa che sei mia da ogni punto di vista. Sì, eri eccitata, il che, a sua volta, era molto eccitante. Non c’è niente di male in questo. “Felice” non rende l’idea di come mi sono sentito. “Estasiato” ci va più vicino. La sculacciata di punizione fa molto più male di quella erotica… quindi questo è il massimo del dolore che proverai, a meno che, naturalmente, tu non compia qualche trasgressione grave, nel qual caso userò qualche arnese per punirti. A me bruciavano le mani. Ma la cosa mi piace. Anch’io mi sono sentito soddisfatto, più di quanto potresti mai immaginare. Non sprecare energie nei sensi di colpa, nei rimorsi ecc. Siamo adulti consenzienti e quello che facciamo nell’intimità riguarda solo noi. Devi liberare la mente e ascoltare il tuo corpo. Il mondo degli affari non è stimolante quanto te, Miss Steele.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

“Ecco, Miss Steele”. Ho cercato di rassicurarla e metterla nel giusto stato d’animo. Voglio che domenica lasci a casa pregiudizi e preoccupazioni inutili. Voglio che capisca quanto è importante per me il fatto di averla posseduta io soltanto. Il fatto che mi abbia concesso così tanto di lei. Voglio che si goda ogni momento, proprio come me. Senza la paura del dolore. O meglio, voglio che un po’ abbia paura del dolore. Questo sono sicuro che la terrà al suo posto e le impedirà di infrangere le regole. E potrò fare di lei quello che voglio, prenderla a mio piacimento, sbatterla contro la croce di legno ripetutamente, mentre Ana ansima e gode, sopraffatta da me e dal mio bisogno di controllo. I miei pensieri poco ortodossi vengono bruscamente interrotti dall’arrivo di Bill Mayers e del suo assistente legale. Mi alzo, accogliendoli calorosamente. Anastasia dovrebbe essere già sulla strada per il lavoro, quindi non dovrei ricevere più sue mail per il momento. La conversazione al tavolo viene subito incentrata sull’acquisto del nuovo cantiere navale a Taiwan tramite futures, una modalità contrattuale che permetterà alla Grey Enterprises Holdings una assicurazione finanziaria senza rischi di oscillazioni di prezzo. La vibrazione del telefono, poggiato sul tavolo, mi distrae di nuovo. Apro la mail, convinto che sia da parte dell’ufficio. Ma invece è sua. “Che cazzo fa? E’ ancora a casa a quest’ora?”. Mi acciglio. Continuando ad ascoltare Bill, scorro in fretta il messaggio.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 27 maggio 2011 08.26

Oggetto: Adulti consenzienti!

Non dovresti essere in riunione? Sono felice che ti bruciassero le mani. E se avessi ascoltato il mio corpo, adesso sarei in Alaska.

Ana

PS: Sul fatto di lasciarmi andare, ci penserò.

Il suo tono mi fa sorridere, ma la battuta sull’Alaska mi dà da pensare. “E’ stato davvero così traumatico per lei?”. Eppure poteva fermarmi, ma non l’ha fatto. E non l’ha fatto perché era fottutamente eccitata. Il ricordo delle mie dita che scivolano nel suo sesso bagnato mi fa perdere buona parte del discorso di Bill. Ho un dolore pulsante al basso ventre e un’erezione che difficilmente riuscirei a nascondere al pubblico se non fossi diligentemente seduto ad un tavolo, in un lussuoso hotel di Portland. Per fortuna riesco a concentrarmi di nuovo. “Cazzo, Christian. Datti un contegno. Stai lavorando!”. Furtivamente le scrivo una mai di risposta.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 27 maggio 2011 08.35

Oggetto: Non hai chiamato la polizia

Miss Steele,

se proprio vuoi saperlo, sono in riunione, a parlare del mercato dei futures. Per la cronaca: mi hai dato corda, sapendo cosa stavo per fare. Non mi hai chiesto in nessun momento di smettere, non hai usato nessuna delle due safeword. Sei un’adulta: puoi scegliere. Sinceramente, non vedo l’ora di avere di nuovo il palmo dolorante. A quanto pare, non ascolti la parte giusta del tuo corpo. In Alaska fa molto freddo, non è un bel posto in cui nascondersi. Ti troverei. Posso intercettare il tuo cellulare… ricordi?

Vai a lavorare.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

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Capitolo 16

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Entro, insieme ad Anastasia, all’interno di quella che sarà la sua camera da letto. Di fronte a noi la dottoressa Greene si erge impettita, circondata da tutto quel bianco accecante. E’ alta quasi quanto me, bionda, professionale. Troppo altezzosa per i miei gusti. ‘Schizzinoso, Grey. Sappiamo tutti che le bionde non fanno per te’.

«Mr Grey»

Si avvicina e mi stringe la mano con vigore.

«Grazie per essere venuta con così poco preavviso» le dico educatamente.

«Grazie per aver fatto in modo che ne valesse la pena, Mr Grey. Miss Steele» mi risponde sarcastica.

La sua attenzione, così come la sua curiosità, si concentrano tutte su Anastasia. Si stringono la mano, sorridendosi a vicenda. La dottoressa Greene mi lancia un’occhiata eloquente, mentre su di noi cala un silenzio imbarazzante. “Sì, ok. Sono di troppo. Ho capito”.

«Io sono al piano di sotto» mormoro, uscendo a malincuore dalla stanza.

Sospiro mentre mi trascino per le scale. Mi rendo conto che anche starle lontano per pochi minuti inizia a crearmi qualche problema. Prendo il BlackBerry dalla tasca dei pantaloni e ne approfitto per chiamare mia madre. Grace squittisce di gioia alla notizia che Miss Steele si unirà a noi perla cena. Anche Kate ha acconsentito. “Sai che gioia”. Mi sposto in cucina e inizio ad apparecchiare il bancone per il pranzo. Mrs Jones ha lasciato la sua ottima insalata di pollo. Spero che ad Anastasia piaccia. Lo squillo del telefono mi distrae. Rispondo in modo automatico, continuando a scrutare il cibo nel frigo.

<<Grey>>

<<Christian, tesoro!>>

Chiudo il frigo, poggiandoci contro la fronte. “Cazzo, Elena. Non è proprio il momento adatto per te”.

<<Elena..>>

<<Ho per caso interrotto qualcosa?>>

Il suo infallibile sesto senso. “Hai solo interrotto i miei pensieri lascivi su Miss Steele”.

<<Non ancora, Elena>>

<<Oh…>> sembra quasi stupita.

“E’ domenica. Ho una nuova Sottomessa. Cosa c’è da stupirsi?”. Cioè,no. Tecnicamente non ho una nuova Sottomessa. Ho una specie di qualcosa. Tipo una fidanzata.

<<Cosa c’è Elena?>> le dico infastidito.

<<Volevo solo sapere come stavi. Ieri sera sei corso via così velocemente>>

Sembra agitata in qualche modo. Vorrei sapere perché si preoccupa tanto per me. Si comporta come una madre iperprotettiva.

<<Sto bene, Elena. Avevo solo di meglio da fare. Come ora, del resto>>

Resta interdetta per un attimo. “Ok, sono stato brusco, è vero. Ma non ho voglia di stronzate ora”.

<<Certo, Christian. Buon divertimento con la piccola impertinente>> sbuffa, infastidita, chiudendo la conversazione.

Aggrotto la fronte, scuotendo piano la testa. “Ma che cazzo le prende?”. Finisco di preparare tutto e mi avvicino al divano, accendendo l’iPod e riprendendo in mano il “Seattle Times”. Torno a guardare la nostra foto insieme. E’ bellissima. Ricordo perfettamente la meravigliosa sensazione di toglierle di dosso quello svolazzante vestito color argento. Un piccolo sorriso mi si stampa in viso. E mi sento bene. Non è mia soltanto su quel pezzo di carta. E’ mia per davvero. Ora. Qui. Come se fosse la materializzazione dei miei pensieri, eccola che rientra in salotto, seguita dalla dottoressa Greene. La ammiro dalla testa ai piedi. E’ un piccolo angelo sceso dal cielo solo per me. Le sorrido, abbassando il volume della musica. Mi alzo e vado incontro alle mie due ospiti.

«Avete finito?» chiedo gentile.

Il mio sguardo è catalizzato su Anastasia. Accarezzo piano con gli occhi le sue curve sinuose, pregustando il momento in cui potrò toccarla.

«Sì, Mr Grey. Abbia cura di lei: è una ragazza bella e intelligente» risponde prontamente la dottoressa.

Io e Anastasia ci giriamo a guardarla, con al stessa espressione stupita dipinta sul viso. Ma la donna alta e bionda che mi fissa spavalda sembra non essere per niente in imbarazzo per il suo poco velato avvertimento. Mi riscuoto dallo stupore, ritrovando la mia stabilità.

«Ne ho tutta l’intenzione» mormoro, guardandola gelido negli occhi.

Anastasia mi guarda, ancora sorpresa, stringendosi nelle spalle, come per rispondere alla mia domanda inespressa. “Cosa cazzo le avrà detto in quella stanza?”. Ma, comunque, sembra del tutto estranea alla faccenda. La dottoressa Greene mi tende la mano.

«Le manderò
la fattura» dice seccamente, senza abbandonare il suo cipiglio scostante. «Buona giornata e in bocca al lupo, Ana» aggiunge poi, rivolta a Miss Steele, con un ampio sorriso.

‘Magari gli sei solo antipatico, Grey. Nonostante i 15mila dollari’. “Magari gli servirebbe una bella scopata”. Ma che hanno tutte le bionde in questo periodo? Anche Elena, negli ultimi giorni, è stata indispettita.

Taylor esce prontamente dal suo ufficio, dal quale sorveglia diligentemente tutta la casa tramite il sistema di videosorveglianza, e si occupa di scortarla fuori dall’appartamento. Finalmente posso tornare ad occuparmi di Miss Steele.

«Com’è andata?» le chiedo curioso.

«Bene, grazie. Ha detto che devo astenermi da qualsiasi attività sessuale per le prossime quattro settimane»

“COSA CAZZO HA DETTO?”. Sono tentato di correre dietro alla dottoressa Greene e farmi restituire i miei fottuti soldi. Resto a bocca aperta a fissarla. Non riesco a crederci. Per tutta risposta, Anastasia scoppia a ridere fragorosamente.

«Ci sei cascato!»

Mi sorride, divertita dal piccolo scherzo che è riuscita a portare a segno. Dentro di me, tiro un sospiro di sollievo. Avrei dovuto capirlo che Miss Simpatia qui di fronte stava scherzando. “Bene, ti renderò pan per focaccia, Miss Steele”. Le lancio un’occhiata severa e lei smette all’istante di ridere. Sgrana i suoi grandi occhi blu e mi fissa, terrorizzata all’idea di quello che potrei farle. Il suo bellissimo viso scolorisce all’istante. Non riesco a reggere oltre.

«Ci sei cascata!» esclamo, strizzandole l’occhio e tirandomela tra le braccia, per calmarla. La stringo, rilassandomi insieme a lei. «Sei incorreggibile, Miss Steele» mormoro piano.

Il divertimento lascia subito il posto al desiderio. Le mie dita scivolano tra i suoi capelli di seta, agganciandosi e trattenendole la testa. Le mie labbra si protendono spontaneamente verso le sue, catturandole, straziandole in modo carnale, mentre lei si aggrappa con tutte le sue forze alle mie braccia per controbattere al mio impeto.

«Anche se vorrei prenderti qui e subito, hai bisogno di mangiare, e anch’io. Non voglio che tu mi svenga addosso, più tardi» sussurro con voce roca, staccandomi di poco da lei.

«È solo per questo che mi vuoi… per il mio corpo?»

Mi guarda con i suoi occhioni spalancati, aperta e vulnerabile come non mai. “Io ti voglio tutta per me, Miss Steele. Corpo, mente ed anima. Tutta mia”.

«Il tuo corpo e la tua lingua biforcuta» rispondo con un piccolo sorriso.

Le afferro ancora una volta le labbra, lasciando le nostre lingue scontrarsi avide. La bacio con ardore, fino a quando non ho più fiato. “Dio, se voglio scoparti, Anastasia”. Mi stacco da lei all’improvviso, lasciandola stordita, confusa, traballante, e la trascino in cucina. “Voglio finire di pranzare subito e fotterti, Miss Steele”. Con la coda dell’occhio la vedo sventolarsi il viso, rosso acceso, con la mano libera, quasi incespicando sui tacchi a causa della rapidità con cui me la tiro dietro. La lascio accomodarsi su uno degli sgabelli, mentre apro il frigo e tiro fuori la ciotola con l’insalata.

«Cos’è questa musica?» chiede interessata.

«Villa Lobos, un’aria delle Bachianas Brasileiras. Bella, vero?»

«Sì» risponde sincera.

«Va bene un’insalata di pollo?» le chiedo speranzoso.

«Benissimo, grazie» mi dice con un piccolo sorriso.

Mentre traffico con ciotola e piatti sento il suo sguardo incollato addosso. Mi segue ovunque. Mi giro a guardarla e lei è immersa in chissà quale congettura.

«A cosa pensi?» le chiedo.

Sono un po’ timoroso di sentire la risposta. Non vorrei ci stesse ripensando su noi due. Arrossisce di colpo.

«Stavo guardando il tuo modo di muoverti»

“Non immagini neppure come vorrei muovermi ora, Anastasia. Su di te. Dentro di te”. La guardo, divertito, alzando un sopracciglio.

«E allora?» chiedo curioso.

Il suo imbarazzo aumenta.

«Sei molto elegante» mi dice a voce bassa.

«Caspita, grazie, Miss Steele» le dico piano, compiaciuto dal complimento.

Prendo posto accanto allo sgabello sul quale si è seduta, portando con me una bottiglia di vino. La guardo, piegando la testa di lato, con un sorriso.

«Chablis?»

«Sì, grazie»

«Serviti pure» le dico porgendole la ciotola con il pollo, mentre mi occupo di riempire i bicchieri. «Raccontami: che metodo avete scelto?»

Mi guarda spaesata, forse un po’ in imbarazzo.

«La minipillola» confessa alla fine.

Aggrotto la fronte. “Ho i miei dubbi che si ricordi di prenderla puntualmente”.

«E ti ricorderai di prenderla regolarmente, all’ora giusta, ogni giorno?»

Ha un moto di esasperazione. Arrossisce di nuovo, ma evita di alzare gli occhi al cielo. Non posso evitare di sentirmi compiaciuto per questo.

«Sono sicura che tu me lo ricorderai» risponde piccata.

Le rivolgo uno sguardo divertito.

«Metterò un appunto sul calendario» le dico prendendola in giro e strizzandole l’occhio. «Mangia» ordino.

Per la prima volta, da quando la conosco, non solo non fa storie, ma ingoia fino all’ultimo boccone, finendo addirittura prima di me. Ogni tanto sorseggia il suo vino, mentre mi lancia qualche occhiata. E i suoi occhi la dicono lunga su quello che vorrebbe in questo momento. “Non vedo l’ora di affondarti dentro, Miss Steele”. Sorrido soddisfatto quando posa la forchetta nel suo piatto vuoto.

«Impaziente come al solito, Miss Steele?»

Mi lancia uno sguardo da sotto le sue bellissime ciglia.

«Sì» mormora, muovendo appena le labbra e lasciando la mia immaginazione vagare all’infinito.

Mi rendo conto che il mio respiro si accorcia, eccitato, mentre l’aria si carica di aspettative, di desiderio, di pura lussuria. “La voglio. Qui, ora. Sempre”. Non riesco più a resistere. Mi alzo e me la tiro addosso. Il suo piccolo corpo sbatte contro il mio e lo scontro mi provoca un piacere immenso. Il mio cazzo freme di voglia, strofinandosi sul suo ventre. Non riesco a frenare il mio ansimare. La nostra vicinanza mi manda fuori di testa, rischio di non rispondere delle mie azioni.

«Vuoi farlo?» le dico senza preamboli, fissandola dritto negli occhi.

Le mie mani stringono la base della sua schiena, mentre il mio corpo si muove piano contro il suo. Sto impazzendo di desiderio.

«Non ho ancora firmato» mi ricorda a voce bassa.

Non riesce a sostenere il mio sguardo, abbassa gli occhi, vogliosa come me.

«Lo so… ma oggi intendo infrangere tutte le regole»

‘Cazzo dici, Grey?’. “Non lo so nemmeno io. Ora come ora potrei dire di tutto pur di vederla godere sotto di me”. Anastasia rialza gli occhi di scatto, fissandomi a bocca aperta.

«Mi picchierai?» dice piano,poi, timorosa.

La sua domanda mi coglie di sorpresa. Chiudo brevemente gli occhi, sospirando appena.

«Sì, ma non ti farò male. Non voglio punirti per ora. Se ci fossimo visti ieri sera, be’, sarebbe stata un’altra storia»

Le rispondo con sincerità. E’ vero, le ho promesso di più. Ma non posso rinnegare quello sono. Sul suo viso si dipinge un’espressione allarmata. Aggrotto la fronte. Devo tentare di farle accettare e superare questo scoglio.

«Non lasciare che qualcuno ti convinca del contrario, Anastasia. Uno dei motivi per cui quelli come me fanno quello che fanno è perché amano infliggere o subire dolore. È molto semplice. A te la cosa non piace, per cui ieri ci ho riflettuto a lungo»

“E non sono riuscito a capirci niente. Se non che ti voglio”. Il pensiero di possedere ogni millimetro del suo corpo mi eccita al di là di ogni possibile concezione umana. La stringo a me, deglutendo a fatica, con il respiro che mi si mozza in gola quando il mio uccello le sfiora di nuovo prepotente il ventre.

«E sei arrivato a qualche conclusione?» chiede flebilmente.

“Cazzo, Miss Steele. Lascia perdere i pensieri per ora”.

«No, e in questo momento voglio solo legarti e scoparti fino a farti perdere i sensi. Sei pronta?» le sussurro contro il viso.

Le mie parole sono solo un sibilo, in cui riverso tutta la mia eccitazione, e raggiungono a malapena il suo orecchio.

«Sì» la sento gemere.

Il suo corpo si tende, aderendo al mio.

«Bene. Vieni con me»

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Capitolo 17

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Anastasia dorme da un bel po’ quando mi decido ad alzarmi dal letto. Sto attento a non muovermi troppo, mentre mi sfilo dall’abbraccio che ci teneva uniti e scendo dal materasso. A piedi nudi esco dalla stanza, chiudendo la porta dietro di me. Aggrotto la fronte guardando la maniglia. Non si è ancora accorta che manca la chiave. Che questo rifugio è solo per mantenere le distanze da chiunque entri nella mia Stanza dei giochi. Ma che quel chiunque, di fatto, continua ad appartenermi come e quando voglio. Mentre scendo le scale ripenso a tutte le volte in cui sono entrato in quella stanza, trovandomi di fronte ragazze sconvolte, tristi, ancora doloranti. E di come tutto questo non mi abbia mai fermato dal bisogno primario di appagare il mio senso di vendetta. Anzi. A volte era anche meglio. Rivedevo nei loro visi addolorati quello di mia madre. E finalmente era addolorata anche lei. Per me. Per quello che ero. Finalmente il suo viso indifferente, la sua espressione abulica e apatica, veniva sostituita da un paio di occhi tristi e desolati, e un viso contratto dal dolore. E io potevo sfogare tutta la mia rabbia. Potevo liberare i miei demoni e lasciare che prendessero il sopravvento, distruggendo fisicamente ed emotivamente colei che mi aveva causato tanto dolore. Entro in camera mia e mi lascio cadere sul letto, guardando il soffitto. Ora tutto questo non c’è più. Il dolore è ancora vivo, esiste dentro me. Ma rifugge da Anastasia. All’arrivo di una sparisce l’altro. Quel viso non si sovrappone al suo. Esiste lei. Nient’altro distoglie la mia attenzione da lei quando stiamo insieme. Le tenebre del mio passato si squarciano e lasciano entrare una luce calda ed avvolgente. Come se venissi trasportato in un’altra dimensione. Un’improvvisa arsura mi riporta al presente. Mi infilo in fretta una t-shirt e vado in cucina. Gail sta trafficando con le pentole, completamente a proprio agio dietro i fornelli.

 

<<Buonasera, Mr Grey>> mi dice con un sorriso ampio e caloroso.

 

Non posso fare a meno di contraccambiare.

 

<<Salve, Gail. Ero venuto a prendere un bicchiere d’acqua>>

 

Efficiente come sempre, Mrs Jones mi porge l’acqua fresca e dissetante. Prima di tornare in camera e farmi una doccia decidiamo assieme i menù della settimana, come di consueto. Mi piace sapere cosa mangerò quando torno a casa. ‘Sì, Grey. Hai una vera e propria fissa con il cibo’. Quando abbiamo terminato mi alzo dallo sgabello, scoccandole un sorriso soddisfatto.

 

<<Gail, volevo avvertirla che abbiamo un’ospite. Miss Anastasia Steele resterà qui nei prossimi weekend. Stasera ceneremo fuori>>

 

<<Certo, Mr Grey>>

 

La conversazione è stata affrontata migliaia di volte. Non c’è bisogno di specificare a Mrs Jones in qualità di cosa Anastasia resterà qui nelle prossime settimane. Anche se ora provo quasi un senso di vergogna nel parlarne. Attraverso velocemente la camera e mi spoglio in bagno. Quando ne riemergo, indosso l’accappatoio e porto con me la t shirt e i jeans sdruciti. Prima di portarli in lavanderia tiro fuori dalla tasca gli slip azzurri di Anastasia. Li annuso con possessività. “E’ mia. Tutto questo è mio”. Mi viene in mente un’idea perversa e sorrido arrogante tra me e me. “Questa sera voglio giocare, Miss Steele. Solo se ti scopo a modo mio posso riequilibrare il nostro rapporto”. Poggio quelle deliziose mutandine sul letto e mi preparo. L’occasione informale mi dà l’opportunità di vestirmi comodo. Indosso un paio di pantaloni grigi di flanella e una camicia di lino bianca. Mi avvio a grandi passi nel mio studio, portando con me il telefono. Ho trovato diverse chiamate da parte di Mia. E anche una di Elena. Chiamo mia sorella.

 

<<Christian!>>

 

La gioia che mi infonde quando pronuncia il mio nome mi fa sempre sorridere.

 

<<Sei una vera tortura, Mia Grey>> le dico sorridendo.

 

La sento ridacchiare dall’altro lato.

 

<<Allora porterai Ana con te stasera, vero?>>

 

<<Sì, Mia, Anastasia verrà con me>>

 

<<Smettila di essere così pomposo. Elliot mi ha detto che le piace essere chiamata Ana!>>

 

Scuoto piano la testa, sconfortato al pensiero di mio fratello e di tutto quello che dice o fa. O semplicemente pensa. Poi sorrido.

 

<<Ci vediamo più tardi, Mia>>

 

<<E’ lì con te, vero?>> squittisce di gioia.

 

<<Non proprio. Ora devo lasciarti. A dopo>>

 

Il mio tono che non ammette replica alcuna. Mia lo conosce. E cede.

 

<<Va bene, fratellone. Non vedo l’ora>>

 

Chiudo la chiamata, preparandomi mentalmente ad affrontare Elena. Non capisco cosa le prende ultimamente. E’ sempre così agitata. E’ incazzata. ‘E’ pur sempre una donna, Grey’. Bè, gli ormoni a una certa età dovrebbero calmarsi però. Quando risponde, il suo tono è molto diverso da appena qualche ora fa. Più dolce, più maliziosa.

 

<<Tesoro, pensavo stessi cercando di convincere la tua brunetta impertinente a sottomettersi a te>>

 

Lascio cadere la provocazione.

 

<<In verità volevo scusarmi per il modo brusco in cui ti ho risposto oggi pomeriggio. Volevi dirmi qualcosa?>>

 

<<Volevo invitarti a cena, in verità. Sempre che tu non abbia deciso di infrangere anche il divieto delle visite infrasettimanali per lei>>

 

Sorrido sarcastico.

 

<<No, Elena. Le mie regole sono e resteranno quelle di sempre>>

 

<<Quindi possiamo cenare insieme martedì? Oppure devi prima chiederle il permesso?>>

 

Un moto di stizza mi attraversa da capo a piedi. Io non prendo ordini da nessuno. Tanto meno da Anastasia. ‘Ne sei sicuro, Grey?’. La furia mi fa rispondere impetuosamente.

 

<<Martedì è perfetto>>

 

<<Vedi di non mancare, Christian>> mormora Elena.

 

Riconosco in lei un piccolo accenno del suo tono da Dominatrice. Le vecchie abitudini sono dure a morire. ‘Sì, Grey. Anche le tue vecchie abitudini sono dure a morire’. Ricaccio indietro quella cinica battuta partorita dal mio cervello nei confronti di Elena, ma non posso fare a meno di sorridere. Mando un messaggio a Taylor, dicendo di preparare l’auto e torno di là. Mi fermo davanti alla portafinestra che affaccia all’esterno della salone. Il sole inizia a tingersi di rosso. Il mio umore umore è altalenante. Un minuto prima sto bene, poi cola a picco. E poi di nuovo su. Questo non capire, non avere un perimetro stabile entro il quale potermi muovere a mio piacimento mi agita e mi rende confuso. Scuoto piano la testa e decido di andare a svegliarla. Le preparo un bicchiere di fresco succo di mirtillo e lo porto con me di sopra. Poggio il bicchiere sul comodino accanto al letto e mi chino su di lei. Osservo per qualche minuto i suoi lineamenti morbidi e delicati, mentre il suo profumo mi inebria. La bacio delicatamente, a più riprese, sui capelli, poi sulle tempie, mentre inizia a muoversi e a lamentarsi.

 

«Anastasia, svegliati» le dico, sorridendo divertito.

 

«No» si lamenta di rimando, continuando a tenere gli occhi chiusi.

 

«Fra mezz’ora dobbiamo uscire per andare a cena dai miei genitori» le annuncio senza smettere di sorridere.

 

E’ così buffa, dolce, sexy anche mentre dorme. A fatica apre gli occhi. Mi allontano di poco da lei, osservando incantato il suo viso illuminato dalla calda luce del tramonto. “Cazzo. Ho sempre voglia di prenderla”.

 

«Su, dormigliona, alzati»

 

Le bacio di nuovo al tempia, in un impeto di affettuosità che di solito non mi appartiene. Ma lei….bè, sì. Lei mi appartiene. E io la voglio. Proprio ora. Chiudo gli occhi per qualche secondo, cercando di riacquistare equilibrio. Mi rialzo e raddrizzo le spalle, inspirando.

 

«Ti ho portato una bibita. Ti aspetto al piano di sotto. Non riaddormentarti, o passerai un brutto guaio» la minaccio, ma non sul serio. Le stampo un bacio leggero sulle labbra e, facendo appello a tutta la mia forza di volontà, esco dalla stanza.

 

Scendo di nuovo in salotto e accendo l’iPod. Sinatra intona in sottofondoFly me to the moon, mentre mi allontano in camera da letto. Lo specchio mi restituisce un’immagine che stento a riconoscere. Quello riflesso non sono io. Ho davanti un ragazzo di 28 anni, con un lieve accenno di barba, il ciuffo ribelle, e gli occhi sorridenti. La visione mi sconvolge. Dove sono io? Dove sono finito? Cosa ne è stato di tutta quella pesantezza alle membra che mi teneva ancorato al suolo? Sono rinato da quando la conosco. Me ne accorgo da solo. E la cosa mi rende felice. E mi spaventa allo stesso tempo. Cosa ne sarà del mio mondo, delle mie regole, dei miei limiti e del mio spazio definito? ‘Pensi davvero di far coesistere il tuo mondo e quello di Anastasia, Grey?’. Distolgo lo sguardo dallo specchio, evitando di dare una risposta alla domanda postami dal mio io più profondo. Gli occhi mi cadono sulle sue mutandine azzurre, ai bordi del mio letto. Sorrido. Dovrei restituirgliele. Ma non lo farò. Voglio vederla implorare di riaverle. E poi deciderò io se potrà indossarle stasera oppure no. Un sorriso beffardo si allarga sul mio viso. Mi avvicino al letto e prendo le mutandine, sfiorandole piano con le dita. Le annuso, e in un attimo sono di nuovo perso del suo odore. Chiudo gli occhi e mi prendo qualche istante per gustarmi il ricordo della nostra scopata di qualche ora fa. Quando li riapro la decisione di rifarla mia si è già fatta strada di nuovo nel mio corpo e nella mia testa. Appallottolo gli slip e li infilo in tasca. Prendo la giacca e torno di là in salotto. Mi avvicino alla dispensa, poggiando la giacca su uno sgabello, e mi verso un bicchiere di vino bianco, nell’attesa. “Quanto è cambiata la mia vita nelle ultime settimane?”. Prima di conoscere Anastasia non avevo mai dato tanto peso alle mie relazioni. Forse solo con Elena, all’inizio del nostro rapporto. Avevo creduto di provare qualcosa per lei, ma ben presto mi ero dovuto rendere conto che io non ero in grado di provare nulla. Che neppure lei lo era. Eravamo fatti della stessa pasta. Lei mi stava modellando a sua immagine, per rendermi più forte, più deciso, più controllato. Solo che io avevo molto di più dentro. Avevo cose inimmaginabili. Avevo dolore. Orrore. E porto ancora tutto qui con me. Poggio il bicchiere vuoto sul bancone e mi allontano, raggiungendo la portafinestra. Chiudo brevemente gli occhi e li riapro, espirando profondamente. “Mi sta mandando la vita a puttane. Ma io ho le sue mutandine”. Ed ecco che, prima ancora di girarmi, sento la sua presenza. Sorrido e mi volto, guardandola curioso. Il vestito color prugna fascia il suo corpo alla perfezione. E’ dolce, sexy, bella da morire. Volentieri passerei tutta la serata a scoparmela in ogni angolo della casa. Ma ho promesso ai miei di esserci stasera. E soprattutto voglio che ci sia lei. Voglio mostrarla al mondo, far sapere a tutti che è mia. Il mio sguardo rovente la inchioda. Mi aspetto che avvampi di colpo e mi chieda delle sue mutandine.

 

«Ciao» mormora.

 

Ma invece di essere imbarazzata sembra radiosa.

 

“Giochi a fare la dura con me, Miss Steele?”.

 

«Ciao» replico al suo saluto, divertito. «Come ti senti?»

 

«Bene, grazie. E tu?»

 

«Molto bene, Miss Steele»

 

La guardo bramando il momento in cui il suo volto si tingerà di rosso e io potrò avere la mia piccola vendetta. ‘Vendetta di cosa, Grey? Non è colpa sua se non riesci a starle lontano’. Anastasia si guarda intorno, completamente a proprio agio. Sembra animata da una forte determinazione interiore.

 

«Non avrei mai pensato che fossi un fan di Sinatra» mi dice con un altro sorriso, penetrandomi con gli occhioni azzurri che si ritrova.

 

Piego la testa di lato, aggrottando leggermente la fronte. “A che gioco stai giocando, Anastasia?”.

 

«Gusti eclettici, Miss Steele»

 

Mi avvicino, trovandomi velocemente accanto a lei. Witchcraft in sottofondo sembra essere stata scelta apposta. Accosto le dita alle sue guance, percorrendole con i polpastrelli. Freme, trema da capo a piedi. E di colpo sono affamato di nuovo. Di lei. Ho bisogno di un contatto fisico.

 

«Balla con me» le mormoro, senza neppure tentare di nascondere il mio desiderio nei suoi confronti.

 

Estraggo il telecomandino dalla tasca e alzo il volume. La guardo, divertito ed ammirato. Voglioso di averla. Le tendo la mano e lascio che lei la prenda. Anastasia appena mi sfiora, intimorita. Sorrido pigramente e la attiro tra le mie braccia, stringendola a me e tenendole la vita. Alza gli occhi nei miei e mi fulmina con un sorriso, poggiando la sua mano sulla mia spalla. Mi tiene praticamente incollato a sé, tanto che quasi non mi rendo conto che entrambi partiamo e stiamo volteggiando in salotto e poi attorno al tavolo da pranzo. Ci muoviamo in perfetta sincronia, mentre non riesco a distogliere lo sguardo dal suo. Mi tiene avvinta a sé, perso nei suoi occhi, nelle sue labbra, nel calore del suo fantastico corpo. I nostri corpi legati danzano leggeri, attorno al pianoforte e poi accanto alla vetrata, mentre le luci soffuse di Seattle brillano sotto di noi e ci rischiarano di poco. L’atmosfera è quasi magica e la canzone non poteva essere più appropriata. Il sorriso che le anima il volto si trasforma in una risata spensierata, da ragazzina. Un suono meraviglioso, che mi inebria, mi rende felice almeno quanto lei. Mentre la musica sfuma, la stringo più forte contro il mio corpo.

 

«Sei tu la strega di cui parla» le sussurro.

 

Mi chino su di lei e la bacio delicatamente e dolcemente. Le mie labbra sfiorano le sue, la lingue si intrecciano come se non facessero altro da anni. Quando riapro gli occhi osservo il suo viso arrossato.

 

«Be’, almeno abbiamo dato un po’ di colore alle tue guance, Miss Steele. Grazie per avermi

concesso un ballo. Allora, andiamo a conoscere i miei?»

 

«Prego. Sì, non vedo l’ora» mi risponde senza fiato.

 

“Oh, Anastasia. Più tardi ti farò rimanere di nuovo senza fiato, stanne certa”. Solo ora mi ricordo che ho io le sue mutandine. Dove crede di andare senza biancheria?

 

«Hai tutto quello che ti serve?» le chiedo curioso.

 

«Oh, sì»

 

Il suo sorriso dolcemente provocante mi fa capire che ha intenzione di sfidarmi di nuovo. “Bene, Anastasia. Ma non perderò questa volta”.

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A presto con gli altri capitoli 🙂

Giulia

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