Fan fiction Anita Sessa . Cinquanta sfumature di Mr Grey

Buon Pomeriggio ragazze.

Eccoci a Mercoledì , e di consueto vi propongo il continuo dei capitoli della fan fiction di Anita Sessa. 🙂

Capitolo 18

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Portandola sempre in spalla, varco la porta di legno della rimessa delle barche. Mi fermo pochi secondi accanto all’interruttore delle luci. L’ambiente viene illuminato dalla luce biancastra e fredda delle lampade fluorescenti. Senza fiatare inizio a salire le scale che portano al piano superiore. Sulla soglia ancora una sosta obbligata, per accendere l’ennesima luce. Anastasia si è zittita. Sento solo il suo respiro spezzato e qualche mugolio per gli spostamenti troppo bruschi. Ma non m’importa. Una luce più soffusa, proveniente dalle lampade alogene, illumina la stanza della soffitta della rimessa, decorata in stile marinaro. Finalmente la rimetto giù, delicatamente, facendole recuperare l’equilibrio sul parquet. Mi fissa, con gli occhi azzurri spalancati. Il mio respiro è spezzato, irregolare. Un po’ per lo sforzo, un po’ per la prospettiva di quello che le farò. Stringo di poco gli occhi, guardandola con rabbia fusa a desiderio puro. Ha i capelli in disordine, le guance arrossate e un’espressione sconvolta.

«Ti prego, non picchiarmi» sussurra a voce bassissima, senza smettere di guardarmi.

Aggrotto la fronte e sbatto le palpebre diverse volte. “Cosa…?”. Non può, lei…lei non dovrebbe parlare. Non dovrebbe decidere. Non ha pronunciato nessuna safeword.

«Non voglio che mi sculacci, non qui, non adesso. Ti prego, non farlo» continua, ansimando.

Apro la bocca per replicare. Ma fallisco. La verità è che lei non potrebbe prendere iniziative, decisioni. Il suo ruolo non glielo consente. Sono io il Dominatore. Io decido come, quando e in che modo prenderla e farla mia. Lei mi appartiene. E’ mia. Sono talmente arrabbiato che il petto mi fa male per la furia che sento. Anastasia si avvicina di qualche millimetro. Allunga una mano e mi sfiora la guancia destra con le dita. Una carezza delicata, morbida. Le sue dita vagano sull’accenno di barba che mi copre il viso. Chiudo gli occhi, inspirando lentamente e godendomi quel tocco. E’ questo che volevo. E’ questo contatto intimo e profondo che solo lei sa darmi, anche solo sfiorandomi a malapena. Smetto di respirare per qualche attimo, perdendomi in qualche posto sconosciuto della mia mente e della mia anima, mai esplorato fino ad oggi. Sento l’altra sua mano infilarsi nei miei capelli ed accarezzarli. Gemo, eccitato dalla sua vicinanza. Sento i nostri corpi spingersi inesorabilmente l’uno verso l’altro. E non sono in grado di fermare tutto questo. Apro piano gli occhi, guardandola con diffidenza, mentre lei si muove verso di me. “Cos’ha in mente?”. Anastasia si avvicina fino a toccare il mio corpo con il suo. Li fa aderire, lascia fondere i nostri calori. Dolcemente, con le mani mi afferra la testa e, alzandosi sulle punte, poggia le sue labbra morbide sulle mie. Spalanco gli occhi, sorpreso dalla sua audacia, e ci metto un po’ a rispondere al bacio. Lei mi forza le labbra con le sue, accarezzandomi la lingua con la sua, morbida e setosa. Quel contatto profondo e intimo mi fa perdere i freni. Gemo, abbracciandola forte e attirandola ancora di più contro il mio corpo. Il mio pene grosso, duro come il marmo, pulsa contro il suo ventre. Le mie mani scivolano nei suoi capelli, stringendoglieli ai lati della testa. La bacio avido, violento, possessivo. Mi prendo le sue labbra morbide e dolci. Le faccio mie fino a quando non sento la bocca bruciarmi e pulsarmi. Le lingue si fondono, si muovono in sincronia perfetta, gustandomi il suo sapore. Il sapore di colei che mi ha stravolto la vita, me l’ha messa sottosopra. Di colei che mi ha tirato giù dalla mia torre e ha fatto crollare, una ad una, tutte le certezze di una vita. Di colei che, pur avendo accettato di sottomettersi a me, mi ha rifiutato appena pochi minuti fa. Quel pensiero mi colpisce forte come uno schiaffo. Mi allontano da lei, sconvolto, continuando a tenerle le mani in vita. Il mio respiro è spezzato, proprio come il suo. Abbassa le braccia lungo i fianchi, mente la fisso stravolto.

«Cosa mi stai facendo?» le mormoro, confuso, sconcertato.

«Ti sto baciando» mi risponde lei, esitante.

«Hai detto di no» riesco ad articolare.

«Cosa?»

Non afferra, non capisce a cosa mi riferisco.

«A tavola, durante la cena. Con le tue gambe»

Di colpo è come se fosse stata colpita da un’illuminazione improvvisa.

«Ma eravamo insieme ai tuoi genitori» tenta di giustificarsi.

Mi acciglio di più. “Decido io, Miss Steele. Sempre e solo io”. ‘Ma se non ti avesse rifiutato, ti sarebbe venuto così duro, Grey?’. Penso a quanto sia vero questo. Non che mi serva aiuto per eccitarmi quando sono con Anastasia. Il mio corpo reagisce istintivamente, eccitandosi di colpo appena lei entra nella stessa stanza dove sono io. Ma il fatto che lei cerchi di sottrarsi a me, nonostante il desiderio sia reciproco, mi manda fuori di testa.

«Nessuno mi ha mai rifiutato prima. Ed è così…eccitante»

La guardo sorpreso, confuso. Non ci sto capendo più nulla. So solo che la voglio. Anche se siamo qui, in casa dei miei genitori. Anche se potrebbe sorprenderci qualcuno. Anche se lei pensa che non dovremmo. Anzi. Forse è soprattutto perché lei pensa che sia inopportuno. Ho bisogno di dimostrarle che io ho ragione e so cosa è meglio per lei. Sempre. Mi vengono in mente le parole di Elena, di questo pomeriggio. “Devi chiederle il permesso?”. Mai. Io non chiedo mai il permesso a nessuno. Meno che mai ad una Sottomessa. Che questa sia o meno Anastasia Steele. Sono io che ho il comando. E poi ha deciso di partire per la Georgia, chissà per quanto tempo. Senza avvisarmi. Senza tenere conto di me e delle mie esigenze. Di quanto la voglio. Ed è uscita con quel coglione che ha cercato di approfittarsi di lei. Mentre io cercavo di rintracciarla. Mentre io ho perso il controllo, nella mia doccia, dandomi piacere da solo pur di alleviare il dolore fisico che continuava a tormentarmi a causa della sua mancanza. “Ora non ti chiederò il permesso, Miss Steele. Ora mi darai quello che mi spetta. Perchè tu.sei.mia”. Le mie mani si spostano con decisione. Scendono lungo i fianchi e si incollano al suo sedere. Lo stringo, spingendola contro di me e strofinandole addosso il mio cazzo duro. Il suo respiro si blocca, mentre è attraversata da uno spasimo di piacere.

«Sei arrabbiato ed eccitato perché ti ho detto di no?» mormora, sorpresa dalla sensazione del mio uccello contro il suo corpo, che spasima di averla.

«Sono arrabbiato perché non mi hai parlato della Georgia. Sono arrabbiato perché sei andata fuori a bere con un tizio che ha tentato di sedurti quando eri ubriaca e, appena hai iniziato a vomitare, ti ha lasciato con un perfetto sconosciuto. Che razza di amico sarebbe? E sono arrabbiato ed eccitato perché hai chiuso le gambe mentre ti toccavo» le dico a denti stretti.

Lentamente le mie mani afferrano l’orlo del suo vestito color prugna e lo sollevano piano. La guardo bramoso di possederla. Con violenza. Voglio punirla. Anche se lei non vuole essere sculacciata. In qualche altro modo devo avere la mia rivalsa.

«Ti voglio. Adesso. E se non sei disposta a farti sculacciare, come meriteresti, ti scoperò sul divano subito, in fretta, per il mio piacere, non il tuo» le ringhio contro.

Le mie mani non la mollano. Il suo vestito sale ancora, scoprendole di poco il sedere nudo. E proprio questo accende di più il mio desiderio. Sposto velocemente la mano destra, avvolgendole il sesso e affondandole un dito dentro. Con l’altro braccio al tengo ferma, bloccandola in vita. Anastasia serra le labbra, soffocando un gemito di puro piacere.

«Questa è mia» le mormoro contro le labbra. «Tutta mia. Chiaro?»

Lascio scivolare il mio dito dentro e fuori la sua vagina, guardandola negli occhi e gustandomi la sua espressione di godimento.

«Sì, è tua» ansima lei, serrandosi attorno al mio dito.

Riesco a sentire il suono martellante del suo cuore, che pulsa come pulsa il mio cazzo, ancora stretto nei miei pantaloni. Non resisto oltre. Mi sposto bruscamente da lei, sfilandole il dito da dentro. Frettolosamente mi sbottono i pantaloni e abbasso la cerniera. La spingo sul divano e mi sdraio su di lei.

«Metti le mani sulla testa» le ordino, cercando di domare la mia furia.

Mi inginocchio sui cuscini, costringendola a divaricare per bene le gambe. La visione del suo sesso aperto e nudo, bagnato di desiderio, mi infiamma di più. Frugo freneticamente in tasca ed estraggo un preservativo che avevo preso prima dalla mia camera. Da quando Anastasia fa parte della mia vita ho imparato che è sempre meglio essere pronti ad ogni evenienza. Soprattutto visto che continuo costantemente a perdere il controllo con lei. Mi scrollo di dosso la giacca, lasciandola cadere a terra con noncuranza. Apro febbrilmente la bustina del preservativo e lo srotolo sul mio cazzo, osservandola portare le mani dietro la nuca. E’ eccitata e mi vuole. Il suo odore così femminile aleggia nell’aria. I suoi fianchi si spingono leggermente all’insù, andando incontro al mio uccello. La fisso spietato, non riuscendo a domarmi.

«Non abbiamo molto tempo. Sarà una cosa veloce, ed è per me, non per te. Chiaro? Non venire, altrimenti ti sculaccio» le ringhio contro.

In realtà non mi va affatto giù che abbia rifiutato di farsi sculacciare. Sto solo cercando un motivo valido per farlo. E sarò brutale con lei. Percepisco la sua apprensione,ma non mi importa. Ora voglio solo ristabilire l’equilibrio della nostra coppia. Ho bisogno di assumere il comando. Mi tiene per le palle per la maggior parte del giorno, anche quando non è presente. Almeno a letto ho bisogno di sapere di essere io il Dominatore assoluto. Spingo velocemente il mio uccello, affondando completamente dentro di lei. Anastasia geme sonoramente, colpita dall’improvvisa sensazione di pienezza. Sposto le mie mani sulle sue, i gomiti a tenerle ferme le braccia, mentre più giù le gambe bloccano le sue. E’ completamente in mio potere, abbandonata alla mia furia e alla mia lussuria sfrenata. La consapevolezza di questo mi eccita oltremodo. Sento il mio cazzo ingrossarsi ancora dentro di lei. Sto per esplodere. Inizio una frenetica corsa all’orgasmo. La mia testa è nascosta nell’incavo del suo collo, respiro a malapena contro il suo orecchio. Spingo forte dentro di lei, inchiodandola al divano ripetutamente. La sto scopando con forza, con violenza e lei non riesce a non gemere di piacere. Il mio cazzo le affonda dentro tutto, fino alle palle che sbattono con violenza contro le sue cosce divaricate. Anastasia mi avvolge, mi stringe a sé, anelando il sollievo dell’orgasmo che non le concederò. Ho bisogno di definire i confini stasera. Di non creare precedenti pericolosi. Non può andare e venire dalla mia vita come cazzo le pare. Non può uscire con nessun uomo che non sia io. Ma soprattutto non può frenare come se niente fosse il mio desiderio per lei. Inaspettatamente inizia a spingere il bacino verso di me. Sta godendo. Sta godendo sul serio, nonostante la mia brutalità. La consapevolezza che i nostri corpi riescono sempre a fondersi e a trovare un punto d’incontro mi lascia senza fiato. Le mie spinte si fanno più forti, le mie stoccate arrivano in profondità nel suo ventre, mentre le ringhio all’orecchio un osceno respiro mozzato dalla bramosia. La guardo per un istante, mentre con il viso contratto cerca di resistere, di obbedire al mio ordine e non venire. E questo segna la mia disfatta. L’ho domata, dominata. Le scarico dentro il mio seme, copioso e caldo, con un’esplosione violenta. Dalla gola mi esce un sibilo di piacere, mentre le ultime scariche dell’orgasmo appena avuto si esauriscono. Mi rilasso completamente, lasciando la tensione abbandonarmi. Pochi secondi in cui riesco a sentire il suo corpo e il suo respiro irregolare contro il mio petto. La sento muoversi contro di me, strusciando il clitoride contro il mio uccello. Mi sfilo immediatamente da lei, guardandola truce.

«Non toccarti. Voglio che tu rimanga insoddisfatta. È questo che fai a me quando non mi parli, quando mi neghi quello che è mio»

Anastasia mi guarda frustrata, annuendo tra un respiro concitato e l’altro. Nei suoi occhi leggo la stessa agonia che provo io ogni qual volta mi lascia confuso con i suoi gesti e le sue parole. Soddisfatto, o perlomeno apparentemente soddisfatto, mi alzo dal divano, liberando il suo corpo seminudo. Almeno sono più calmo ora. Molto più calmo. Anche se non mi sembra che sia tutto al proprio posto. Sfilo il preservativo, liberando il mio membro ancora in tiro. Gli occhi di Anastasia seguono i miei movimenti, accarezzano la lunghezza del mio cazzo e poi si fissano sulle mie labbra e, infine, nei miei occhi. La sua lingua inumidisce le labbra, mentre stringe le cosce l’una contro l’altra, sfregandole e cercando di alleviare la sensazione di vuoto e di desiderio che sono sicuro sente. In questo momento potrei fare di lei tutto quello di cui avrei voglia. A frenarmi è solo la paura che qualcuno venga a cercarci. Mi richiudo la cerniera dei pantaloni e mi chino a terra per riprendere la giacca, scuotendola e poi infilandola. Sono di spalle ad Anastasia, ma non la sento muoversi. L’unico suono che spezza il silenzio che ci avvolge e il suo ansimare, il suo respiro che tenta di regolarizzarsi dopo l’attacco che ha subito. So bene come si sente in questo momento. Provata di qualcosa che le spettava. E’ così che fa sentire me. Per farglielo capire devo per forza farglielo provare, non c’è altro modo. Per fargli accettare di sottomettersi devo fargli capire quello di cui ho bisogno. In modo che la prossima volta se ne ricordi prima di negarmi o rifiutare qualcosa. Deve sapere cosa significa. Quando mi giro, trovarla ancora sul divano, in attesa del mio permesso per rialzarsi, mi fa addolcire. “Piccola, ora potrei scoparti fino a farti venire per ore. Ma dobbiamo rimandare il piacere a più tardi”. In realtà ho in mente un paio di cosette per lei. ‘Non è che vuoi rimediare alla scopata punitiva, Grey?’. Deglutisco a fatica, senza sapere quanto possa essere vero il pensiero partorito dal mio cervello. Anzi, ho paura di scoprirlo. Dunque lo evito totalmente.

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Capitolo 19

sensual

La sensazione di calore del suo corpo non riesce a farmi cadere addormentato. E’ qui, non è scappata come temevo al solo sentire nominare le briciole del mio passato che le ho svelato. ‘Come hai potuto, Grey? Lo sai che ora non siamo più in due ma in tre a sapere il tuo lurido segreto?’. Lo so. Certo che lo so. Quello che non so è cosa mi abbia spinto a farle una confidenza del genere. Forse il fatto che nella mia testa si sta profilando l’idea di averla con me per sempre? Di legarla a me con un pezzo di carta a vita? Come potrei chiederle un sacrificio del genere. Ho acconsentito a darle di più, ma so da solo che è un bluff. Io non sono in gradi di darle di più. Sono in grado di farla godere come nessun uomo ha mai fatto, però. ‘Oh, bella prova Grey. Sei il suo unico uomo’. Quando sento il suo respiro farsi regolare, sfilo le braccia dal suo corpo e scendo dal letto. Mi infilo i pantaloni del pigiama. Ho i muscoli del corpo stanchi e indolenziti da tutto il sesso fatto oggi. Con nessuna ho mai esagerato tanto. A terra, come una dolce provocazione, i suoi slip. Li raccolgo, insieme alle sfere d’argento. Li annuso e l’odore della sua libido mi eccita da morire. Meglio allontanarmi, prima di svegliarla e scoparmela di nuovo. Salgo al piano superiore e porto le sue mutandine azzurre in lavanderia, con gli altri abiti che Mrs Jones provvederà, come sua abitudine, a lavare ed asciugare domattina prestissimo. Il richiamo della mia stanza segreta è troppo forte. Devo entrarci. Apro piano la porta come se dentro potessi trovare qualcosa di diverso dal solito scenario abituale. E in effetti è così. Il suo odore aleggia ancora nell’aria. Il nostro odore. Di sesso, di lussuria sfrenata, di piena fusione di due anime erranti in modo diverso. Sento che siamo entrambi alla ricerca di qualcosa. E temo di aver trovato in lei quello che cercavo. Quello che volevo da una vita. Ma lei? Sono io quello che sta cercando? Vorrei poter dire di sì. Vorrei osare sperare che la risposta a questa domanda sia sì. Ma non è così. Lo so. Lo so bene. A terra giace ancora la fascetta stringicavo tagliata in due che ho usato per legarle i polsi. La raccolgo e la accarezzo. Il mio sguardo si fissa sulla colonnina di legno del letto attorno alla quale le ho visto stringere le dita mentre la scopavo da dietro, penetrandola sempre più a fondo. Mi eccito immediatamente al ricordo. Mi giro intorno, guardando tutto quello che conosco da una vita. Posso davvero offrirle questo? Nella mia testa l’immagine del suo splendido sorriso, di lei che getta la testa all’indietro ridendo come una scolaretta felice, non mi lascia in pace. “Perché non sei come tutte le altre? Perché non sei solo un fantoccio bruno con il quale posso sfogare la mia rabbia repressa?”. Anastasia è l’unica che ho mai davvero voluto. E l’unica che non ho cercato. E’ arrivata da sola. Come una fresca brezza estiva, come la pioggia in un periodo di siccità. E’ arrivata e io non riesco a smettere di abbeverarmi alla sua fonte. Ma io non sono quello di cui lei ha bisogno. Io sono un uomo distrutto. Un orribile mostro. Io sono questa stanza. Uno strumento di dolore per lei che è la vittima sacrificale prescelta. Getto con noncuranza la fascetta e le sfere d’argento sul letto ed esco chiudendomi la porta velocemente alle spalle. Ho il fiato corto e un dolore al petto, ad ogni singola cicatrice, ovunque. Non voglio perderla. Devo averla. Non riesco ad immaginare un solo istante senza di lei. Devo riuscire a farle accettare quello che sono. Scendo velocemente le scale e torno in camera. Senza fare rumore riprendo il posto che avevo lasciato, accanto a lei. La stringo forte. Mugola nel sonno, si muove per un attimo. Sussulto al suono della sua voce.

<<Voglio toccarti…>>

Si agita, mentre la giro verso di me, allontanandomi. Gli occhi sono chiusi. Sta sognando. Le sue bellissime labbra si increspano.

<<Ti prego…lascia che ti tocchi..solo un attimo…solo uno..>>

Inspiro bruscamente. Serro gli occhi e mantengo la distanza da lei. Quando li riapro lei gira la testa sul cuscino, cambiando posizione del corpo. Non s per quale motivo, non so cosa mi spinga a farlo. Lentamente allungo una mano, afferrando dolcemente la sua. Piano, come se fosse di cristallo, la sposto verso di me. Ho la maglietta e lei non è cosciente. Voglio solo….voglio solo sapere se forse…Prima che possa formulare un pensiero coerente, la sua mano si poggia sul mio torace coperto dalla maglietta. Il dolore è acuto, intenso, immediato. Ma non è solo. C’è altro. Un calore inaspettato, confortante, che mi manda in delirio. Contraggo la mascella, fino a quando mi è possibile resistere. Pochi attimi e lascio ricadere la sua mano sul lenzuolo. Scendo dal letto e mi allontano da lei. Esco dalla stanza e vado in salotto. Mi lascio cadere sul divano, chiudendo gli occhi e sopprimendo ogni pensiero. Ho solo una certezza. Lei non è come le altre. Lei non è come la puttana drogata. Lei è calore, speranza. Lei è la luce. Eppure quella luce fa male.

Dopo una doccia rinfrescante, mi vesto e sono pronto per una giornata di lavoro intenso. Non ho praticamente chiuso occhio, ma non sono stanco. Anzi, direi che sono ben sveglio. Prima di uscire dalla camera appendo i suoi abiti puliti e stirati nella cabina armadio. E’ una cosa nuova per me. Come è una cosa nuova trovare una donna nel mio letto, lasciarla dormire accanto a me, lasciarla avvolgersi nelle mie lenzuola. E non riuscire a fare a meno di tutto ciò. Apro il comodino e prendo una preservativo, infilandolo in tasca. Con lei ho imparato che non so mai quando mi viene voglia di scoparla. Meglio essere sempre pronti. Scuoto la testa, scrollandomi di dosso quei pensieri e approdo in salotto, con uno sguardo duro e determinato.

<<Desidera fare colazione ora, Mr Grey?>>

La voce di Gail mi coglie di sorpresa.

<<Grazie, Gail, ma preferisco aspettare che Miss Steele si sia alzata. Sono nel mio studio>>

Mrs Jones mi sorride, mentre la oltrepasso e mi fiondo nel mio ambiente naturale, circondato dal mio lavoro. La relazione che Ros mi ha inviato per email, sull’acquisizione del cantiere navale a Taiwan cattura tutta la mia attenzione per diversi minuti. La controllo e ricontrollo, cercando di valutarla a fondo. Il rendiconto economico non è dei migliori. Non ancora per i miei gusti. Ad interrompermi è lo squillo del mio telefono.

<<Grey>> rispondo freddamente.

<<Buongiorno, Mr Grey. Sono Andrea. Volevo ricordarle gli appuntamenti della giornata>>

Esita. A quest’ora dovrei essere già in ufficio. E invece sono comodamente seduto sulla mia poltrona. Mentre di là, nel mio letto, una fantastica bruna sexy e impertinente dorme tranquillamente. Quasi per un senso di dovere, mi alzo e mi avvicino alla finestra. Sotto di me si estende Seattle in tutto il suo splendore mattutino.

<<Più tardi, Andrea. Ho bisogno di parlare con Ros>> le dico seccamente.

<<Come desidera, Mr Grey>>

Attendo in linea una manciata di secondi prima che la voce della mia socia in affari.

<<Grey, hai letto la relazione che ti ho inviato?>>

Diretta, efficiente. Proprio come me.

<<Certo, ma non mi convince. Finché il conto economico della società nonmigliora, non sono interessato, Ros. Non possiamo farci carico di un peso morto>>

<<Che diavolo dici, Grey? C’è da guadagnarci un sacco in questo affare. Diminuiremmo comunque di molto i costi. Magari per i primi mesi staremmo più attenti ai costi di gestione. Marco ha preparato un piano di rientro economico, non possiamo aspettare ancora, non cederanno più alle nostre condizioni…>>

<<Basta con queste scuse inconsistenti>> la interrompo diretto. << Di’ a Marco di chiamarmi, o così o niente>>

<<Come vuoi, Christian>> Ros sospira, rassegnata. <<Hai visto il file sul nuovo sistema di allarme per la Grey Enterprises?>>

<<Sì, di’ a Barney che il prototipo sembra buono, anche se l’interfaccia non mi convince del tutto>>

<<Vuoi rivederlo con lui?>>

<<Sì>>

<<Anche questo è tutto da rifare come l’ultimo, Grey?>> mi chiede sarcasticamente Ros.

<< No, è solo che manca qualcosa. Voglio incontrarlo oggi pomeriggio per discuterne… Anzi, potremmo fare un brainstorming, con lui e il suo team>>

<<Faccio in modo di inserirlo in agenda>>

<<Bene. Ripassami Andrea>>

Mentre aspetto, una sensazione di formicolio mi invade. E’ come se stesse per accadere qualcosa.

<<Mr Grey, dica pure>>

<<Andrea..>> le parole mi si mozzano in gola mentre mi giro per tornare alla mia scrivania e la vedo.

Ha i capelli scarmigliati e indossa solo la mia t shirt bianca, che tenta di tirare il più possibile verso il basso. Mi sembra di avere già vissuto questa scena. Quella mattina all’Heatman. La prima mattina in cui si è svegliata nel mio letto. Sembra una vita fa. La guardo sorridendole in modo perverso, mentre sento il mio uccello animarsi nelle mie mutande e immediatamente fare di tutto per farsi notare da sotto i pantaloni neri. La fisso spudoratamente negli occhi, senza abbandonare la mia espressione lasciva, mentre continuo a parlare con Andrea.

«Stamattina cancella tutti i miei impegni, ma fammi chiamare da Bill. Sarò in ufficio alle due. Oggi pomeriggio devo parlare con Marco, ci vorrà una mezz’ora almeno… Metti in agenda Barney e la sua squadra dopo Marco o al massimo domani, e trovami un buco per vedere Claude entro la settimana>>

Continuo a snocciolare ordini ad Andrea su come spostare gli appuntamenti sulla mia agenda, quasi come se fossero i pezzi di una scacchiera. Le presto poca attenzione, attratto come sono da quella splendida ragazza che mi fissa intimorita, con le dita avvinte all’orlo della sua t-shirt e lo sguardo bruciante ed eccitato. Il pensiero che lei voglia essere scopata ancora e ancora, per tutta la vita , da me, mi fa gonfiare il petto di uno strano sentimento misto all’orgoglio e al compiacimento.

<<Mr Grey, è stata richiesta la conferma della sua partecipazione all’evento di sabato sera?>>

Andrea cattura la mia attenzione.

<<Quale evento?>>

<< Lo spettacolo teatrale a Portland, seguito dalla cena di beneficenza presso l’Heatman Hotel, sabato prossimo>>

<<Sabato prossimo… Aspetta un attimo>>

Questi eventi noiosi a cui non mi va mai di partecipare. Ma magari con Anastasia….potremmo divertirci.

«Quando torni dalla Georgia?» le chiedo, diretto.

«Venerdì» mi risponde Ana, titubante.

«Avrò bisogno di un biglietto in più perché ho una compagna>>

<<Mi scusi, Mr Grey, ha detto una compagna?>>

La sorpresa è evidente nella sua voce.

<<Sì, Andrea, è quello che ho detto, una compagna, Miss Anastasia Steele verrà con me… È

tutto»

Riattacco senza darle modo di aggiungere altro. Concentro la mia attenzione su Anastasia.

«Buongiorno, Miss Steele» le dico con un sorrisetto, ammirandola da capo a piedi in tutta la sua seminudità.

«Mr Grey» mi saluta, timida come sempre.

Faccio il giro della scrivania, colmando la distanza che ci separa in meno di tre secondi. Le vado incontro, mentre lei rimane ferma, troppo timorosa per emettere anche solo un suono. Mi fermo un attimo prima di stringermela contro. E’ un’irresistibile attrazione quella che provo per lei. E non riesco a domarla. “Che cazzo mi sta succedendo?”. Con uno sforzo immenso riesco a toccarle solo la guancia, con le dita.

«Non ho voluto svegliarti, sembravi così tranquilla. Hai dormito bene?» le chiedo dolcemente.

«Mi sento molto riposata, grazie. Volevo solo salutarti prima di farmi una doccia» mi risponde, senza abbandonare il velo di timidezza che fa da contrasto con la sua mise.

Mi lancia uno sguardo voglioso, che la dice lunga su quanto vorrebbe tornare a letto, di là. Con me. E non riesco a resistere a quello sguardo. La attirò dolcemente al mio corpo e la bacio. Piano, con lentezza. Assaporando ogni parte della sua bocca, di lei. Anastasia mi sorprende. Invece di rispondere solamente al bacio, mi getta le braccia attorno al collo, premendosi su di me e accendendo il mio già impetuoso desiderio. Le sue dita vagano tra i miei capelli, si intrecciano, stringono. Rimango per un attimo spaesato dal suo attacco. Poi la sento gemere piano nella mia bocca. E la mia libido si scatena. Gemo anch’io, in risposta al suo suono così voluttuoso e sexy. Lascio scivolare la mia mano tra i suoi capelli, mentre la mia lingua la assapora vorace. Scendo lungo la sua spina dorsale con una carezza volutamente lenta e sensuale. E infine arrivo al suo meraviglioso sedere, nudo sotto la mia t-shirt. La stringo di più a me e il mio cazzo punta contro il suo ventre, anelando sollievo. Il pensiero di quanto riesca a farmi perdere il mio prezioso autocontrollo mi colpisce veloce come un treno. Mi allontano a stento, continuando a tenere i nostri corpi vicini, guardandola con gli occhi socchiusi e il respiro un po’ corto.

«Be’, il sonno sembra farti bene» mormora. «Ti consiglio di andare a fare la doccia, se non vuoi che ti prenda su questa scrivania» le dico arrogante, cercando di farla sentire a disagio almeno quanto mi ci sento io ora.

La sua risposta mi spiazza completamente.

«Scelgo la scrivania» mi dice in un sussurro, con il respiro affannato e una palese eccitazione.

La guardo, per qualche attimo senza parole. La sua sfacciataggine, la sua dolce impertinenza mi lasciano attonito. Tento di riprendermi, scuotendo piano la testa.

«Ci stai prendendo gusto, vero, Miss Steele? Stai diventando insaziabile» la prendo in giro, accarezzandole la schiena con le mani.

Questa situazione è nuova. Lei che chiede e, temo, ottiene di essere scopata. ‘Dov’è finito Christian-Controllo-Tutto-Io-Grey ?’. Già, vorrei saperlo.

«Sto prendendo gusto solo a te»

Ancora una volta la sua risposta mi manda al tappeto. “Sì, Miss Steele. Sei mia. Devo esserci solo io per te. Solo e sempre io”. Spalanco gli occhi, mentre le mani scendono sul suo fantastico culo nudo, palpandola e stringendomela contro il mio corpo. La mia poderosa erezione spinge contro di lei, strusciando contro la stoffa dei miei pantaloni. La voglia è al limite. Non può farmi questo effetto. Non posso essere io a cedere. Ma il mio pensiero nasce e muore in questo modo. Mi rendo conto che può. Lei può farlo. Ma non può essere così facile. “Bene, Miss Steele. Mi vuoi? Allora mi prenderai tutto”.

«Ben detto, solo a me» gemo contro una sua guancia.

Faccio un leggero passo indietro e con un solo movimento del braccio sgombero la scrivania lasciando cadere a terra fogli, documenti importanti, penne e cartelline. Crolla tutto a terra, come le mie certezze in questo momento. Ma non mi importa. Voglio solo entrarle dentro e dimostrarle che sono ancora io che comando. Anche se ho ceduto a lei. La stendo sulla scrivania, sistemandola alla meglio.

«Detto fatto, piccola» le mormoro.

Estraggo dalla tasca il preservativo che, come prevedevo, si è dimostrato utile presto. Lo estraggo dalla bustina e, senza smettere di fissarla, tiro giù la cerniera dei pantaloni. Quel suono, nel silenzio totale in cui siamo immersi, concentrati a guardarci negli occhi, risulta di un erotico indescrivibile. Tutto questo è fottutamente eccitante. Vederla sotto di me, vogliosa di essere scopata su un tavolo, a gambe aperte. Srotolo il preservativo sul mio cazzo in fiamme, lentamente, massaggiandolo e dandogli un briciolo di sollievo. Sono così fottutamente eccitato che anche solo il mio tocco, mentre lei mi guarda da quella posizione, potrebbe farmi venire.

«Voglio sperare che tu sia pronta» le dico ansimando, sorridendole da bastardo arrogante.

Senza preavviso, senza sincerarmi che lei sia pronta davvero, le blocco i polsi i lati del corpo e la penetro in un solo colpo. Spero di farle male. Spero che capisca che sfidarmi non la porterà a niente di buono. Anastasia geme di sollievo, di voglia, di lussuria. Si inarca sulla scrivania, accogliendomi fino in fondo. E la scoperta che ho appena fatto mi lascia fuori di me.

«Cazzo, Ana, sei pronta, eccome» le mormoro, con la voce piena di adorante meraviglia.

Non solo è pronta per me. E’ completamente bagnata. Eccitata. Mi vuole. Mi vuole davvero. Anche per lei è lo stesso. Anche lei non riesce a non desiderare il mio corpo. Nonostante i miei timori, le mie paure, le mie incertezze, tutto questo caos e questa merda che mi porto dietro da una vita. Nonostante abbia visto. Nonostante le abbia detto di mia madre. Nonostante tutto. Anastasia si muove, avvolgendomi con le sue gambe ed attirandomi ancora più a fondo dentro di lei. La consapevolezza che lei mi desideri fino a questo punto, nonostante tutto, mi fa perdere il controllo. Mi muovo su di lei, dentro e fuori il suo sesso bagnato e voglioso, come una furia. Sono un animale selvaggio che cerca di domare un altro animale selvaggio. In questo momento siamo qui perché lo ha voluto lei. Io lo desideravo. Ma è lei che lo ha voluto. Lo ha chiesto ed ottenuto. “Mi vuoi, Miss Steele? E allora prendimi. Prendimi tutto. Prendimi fino a perdere la ragione”. Affondo dentro di lei con colpi duri e decisi, senza riuscire a domare la mia libidine scatenata. I suoi gemiti di puro piacere mi infiammano ancora di più. “Ti sto fottendo, Anastasia. E senza pietà”. Sono brutalmente eccitato. Il mio cazzo è in fiamme dentro di lei, che lo avvolge calda e umida. La inchiodo alla scrivania con colpi duri, decisi. E lei non si lamenta, anzi. Le piace. Le piace che io la tenga ferma e la scopi di santa ragione, in questo modo così possessivo e carnale. Voleva questo sin dall’inizio. Sin da quando mi ha guardato negli occhi questa mattina. La lussuria che leggo nei suoi occhi mi appaga e si fonde con la mia, con i miei colpi cadenzati che non lasciano un millimetro delle nostre carni distanti tra loro. Sono tutto dentro di lei mentre la sento gemere forte, sempre più vicina al piacere. Muovo i fianchi, roteandoli e riaffondo nuovamente in lei. Più forte. Chiude gli occhi, godendosi le mie potenti spinte che la spostano sul piano della scrivania. Il silenzio tra di noi, rotto solo dai nostri respiri, viene spezzato da un gemito sonoro ed assordante. Anastasia è al limite. E io con lei. Aumento il ritmo, spingendo sempre più forte. I nostri corpi si irrigidiscono. Sto per venire . Ma voglio che anche lei perda il controllo. Lo voglio con tutto me stesso.

«Su, piccola, lasciati andare per me» mormoro a stento.

E viene. Impetuosamente. Dandomi il suo orgasmo deciso, forte e intenso. E io la seguo allo stesso modo, spingendomi dentro di lei e stringendole i polsi con le mie mani. E’ come se per un attimo i nostri corpi fossero fusi ed estraniati da noi stessi al tempo stesso. La sento dentro di me. Sento che mi sta squarciando l’anima. Mi accascio su di lei, mentre entrambi ci riprendiamo dall’orgasmo. La sbircio di sottecchi, strofinando il mio naso sulla pelle morbida e sudata del suo collo.

«Che diavolo mi stai facendo?» mormoro, in un misto di piacere e sorpresa. «Mi hai completamente sedotto, Ana. Devi avermi fatto un incantesimo»

Lascio i suoi polsi, che ancora stringevo con forza. Le sue mani corrono subito verso i miei capelli, accarezzandoli e pettinandoli all’indietro. Le sue gambe salgono e si stringono accanto a me. Sono in uno stato come di trance, con lei che mi ha appena posseduto. E ora continua a farlo. Sono completamente suo in questo momento.

«Sono io, quella sedotta» mi sussurra piano, contro la testa.

Alzo lo sguardo, fissandola con sconcerto. “Non posso. Non puoi legarti a me. Non puoi volermi in questo modo così intenso. Ti farò solo del male”. Vorrei dirle tutto questo, mentre guardo la sua espressione appagata e sento la sua serenità. Ma invece riesco solo a non volere che mi lasci. Le afferro la testa con le mani.

«Tu. Sei. Mia» le dico, guardandola dritto negli occhi, come per imprimerle questa affermazione nella testa.«Chiaro?»

Mi guarda adorante, sorpresa.

«Sì, tua» mormora piano.

Ho già voglia di prenderla di nuovo. So che non mi basterà il solo weekend, che sono pronto a passare ogni minuto con lei, senza lasciarla. Senza farla allontanare. Potrei tranquillamente passare la mia vita così, affondato dentro il suo morbido sesso bagnato e pulsante. E invece andrà via da me per giorni. Non voglio. Non dopo questo. “Ti prego. Ti prego, dimmi che hai cambiato idea”.

«Sei sicura di dover andare in Georgia?»

Involontariamente mi premo di più contro di lei, lasciando che la mia erezione affondi tutta dentro di lei di nuovo. ‘Inchiodarla alla scrivania, Grey, non la inchioderà a te per tutta la vita’. Anastasia annuisce, piano, come se percepisse la mia paura e avesse a sua volta paura della mia reazione. E di fatto il mio sguardo si fa di ghiaccio. Scivolo in fretta fuori da lei, senza alcun riguardo. La sento sussultare. “Bene”. Reggendomi sulle mani, mi chino su di lei.

«Ti fa male?» le chiedo, arrogante.

«Un po’» ammette, in imbarazzo.

«Mi fa piacere» le sibilo contro, guardandola truce. «Così ti ricordi dove sono stato. Solo io»

Puoi continuare a leggere il 19 capitolo cliccando qui

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Capitolo 20

Jamie-Dornan-with-curly-hairstyle-pictures

Il mio BlackBerry vibra e sorrido mentre lo estraggo dalla tasca, guardando fisso la splendida vista sullo Space Needle di Seattle.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 30 maggio 2011 21.53

Oggetto: Gesti iperstravaganti

Caro Mr Grey,

ciò che mi spaventa davvero è che sapevi quale volo avrei preso. Il tuo stalking non conosce imiti. Speriamo che il dottor Flynn sia tornato dalle vacanze.

Mi hanno offerto la manicure, un massaggio alla schiena e due calici di champagne: non male, come inizio della vacanza.

Grazie

Ana

Mi scappa una risata divertita. Proprio oggi pomeriggio ho sentito John. Finalmente è tornato dalle vacanze e l’ho costretto a mettere un appuntamento in agenda per me. Non importa quando. Domani mi farà sapere. Guardo il mio orologio, rendendomi conto solo ora che è completamente sfasato e va diversi minuti in avanti. Devo averlo sbattuto contro la scrivania stamattina. Le scrivo una veloce mail di risposta.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 30 maggio 2011 21.59

Oggetto: Prego

Cara Miss Steele,

il dottor Flynn è tornato, e ho appuntamento con lui questa settimana. Chi ti ha massaggiato la schiena?

Christian Grey

Amministratore delegato con amici nei posti giusti, Grey Enterprises Holdings Inc.

In realtà è stato Taylor ad avere accesso alle informazioni sul volo di Anastasia. Gli amici nei posti giusti sono i suoi. Ma io ho Taylor. E’ una sorta di proprietà transitiva. La risposta di Anastasia tarda ad arrivare. Probabilmente starà salendo a bordo. Ne approfitto per versarmi un altro calice di vino e rimettere a posto l’orologio. Mi sento così solo in questo appartamento. E pensare che fino a qualche giorno fa sarei stato bene nella mia solitudine. Ora….ora mi manca la sua voce, il suo profumo, la sua risata. La sua voglia di vivere. Mi passo una mano nei capelli, tornando alla finestra, e sorseggiando il mio vino. In così poco tempo ho rimesso in discussione tutto quello che ho faticato a diventare in 27 anni. Ho messo il mio mondo ai suoi piedi e lei mi tiene in bilico, sospeso su un filo di seta che pende sul vuoto, sul nulla. O meglio. Su un mondo sconosciuto. Almeno a me. Ci ho messo troppo per passare dal caos al controllo. E per fortuna. Ma ora sento che le cose mi stanno scivolando di mano. Avrei bisogno di mettere tutto a posto. Di farle firmare il suo contratto e metterlo in una dannata cartellina insieme a tutti gli altri. E invece sono io il primo a tentennare. Ho esitato quando lei ha accettato. Ho esitato perché mi sembra così pura, così ingenua. Anche solo il contratto firmato da lei è qualcosa di così candido che non mi va di metterlo lì, nello schedario, insieme a tutti gli altri. Lei non è come tutte le altre. Merita un posto a parte nella mia vita. ‘Bene, Grey. Allora incornicialo dopo averglielo fatto firmare’. Il mio cervello stronzo e irriverente viene interrotto dal suono del BlackBerry.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 30 maggio 2011 22.22

Oggetto: Mani forti ed esperte

Caro signore,

è stato un giovanotto molto carino a massaggiarmi la schiena. Già. Molto carino davvero. Non avrei incontrato Jean-Paul nella sala d’aspetto della classe economy, quindi grazie ancora per il regalo. Non so se potrò scriverti dopo il decollo, e ho bisogno di riposarmi un po’, perché negli ultimi tempi non ho dormito tanto.

Sogni d’oro, Mr Grey… ti penso.

Ana

Immediatamente mi sento furioso. Ed eccitato. Un uomo. Un cazzo di uomo l’ha toccata. Io che l’ho messa in prima classe e ho fatto in modo che nessuno le si sedesse vicino, per tenerla mia, solo mia, ora devo essere schernito da lei che si è fatta massaggiare la schiena da un coglione pseudo francese qualunque .”Cristo!”. Il solo pensiero di altre mani che la sfiorano, la toccano, la fanno gemere d piacere mi infiamma. Il sangue mi ribolle, nella testa ho un brusio che mi annebbia il cervello. So perché lo ha fatto. So perché mi ha detto questo. Vuole farmela pagare per non averle detto nulla del volo. Per averla spostata dalla classe economy alla prima senza interpellarla. Mi provoca. E ci riesce bene. Le piace provocarmi. ‘Almeno tanto quanto piace a te che lei lo faccia, Grey’. Sorrido, sconfitto da me stesso. E’ vero. Mi piace. E questo mi sconvolge. Mi sconvolge che una donna mi sfidi e mi ecciti così tanto. Mi sconvolge non sapere cosa sia tutto questo….non so nemmeno io come chiamarlo. E’ come un frastuono onnipresente nella mia testa, nel mio corpo. Uno stato di agitazione fuori dal comune. Ad ogni modo, decido di stare allo scherzo, e di rilanciare a mia volta.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 30 maggio 2011 22.25

Oggetto: Divertiti finché puoi

Cara Miss Steele,

so cosa stai cercando di fare e, fidati, ci sei riuscita. La prossima volta volerai nella stiva, legata e imbavagliata in una cassa. Credimi quando dico che vederti in quello stato mi darebbe un piacere molto maggiore che limitarmi a pagare la differenza di un biglietto di prima classe.

Aspetto con ansia il tuo ritorno.

Christian Grey

Amministratore delegato con una mano che prude, Grey Enterprises Holdings Inc.

Il suo aereo dovrebbe essere già decollato, quindi per il momento non dovrei sentire altri bip sonori. Poggio il bicchiere di vino sul tavolino in soggiorno e mi lascio cadere pesantemente sul divano. Ho bisogno di una doccia. La sua provocazione è stata il colpo di grazia. Dopo un intero pomeriggio passato a fare di tutto per evitare di pensare che non la vedrò per quattro giorni, ecco che ora la voglia di lei si è fatta più forte che mai. Il suono del telefono mi distrae. Il suo nome sulla mail che apro mi fa incazzare.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 30 maggio 2011 22.30

Oggetto: Stai scherzando?

Sai, non capisco se stai scherzando. Se non è così, credo che me ne resterò in Georgia. Le casse sono un limite assoluto per me. Scusa se ti ho fatto arrabbiare. Dimmi che mi perdoni.

Sento l’immediato bisogno di rassicurarla. E allo stesso tempo di sculacciarla fino allo sfinimento. Perché mi sta scrivendo dall’aereo in volo. E perché ha appena detto di voler restare in Georgia.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 30 maggio 2011 22.31

Oggetto: Sto scherzando

Com’è possibile che tu mi stia scrivendo adesso? Stai mettendo in pericolo la vita di tutte le persone a bordo, te compresa, usando il BlackBerry! Penso che questo vada contro una delle nostre regole.

Christian Grey

Amministratore delegato con entrambe le mani che prudono, Grey Enterprises Holdings Inc.

Ora sono certo che non mi risponderà. E so anche di averla spaventata. La conosco. Ma deve imparare fondamentalmente due cose. Che non può mettersi in pericolo in nessun modo. E che è mia, quindi non ha possibilità di fuga. Le mie mani scorrono trai miei capelli, tirandoli forte all’indietro. “Cristo”. Quando smetterà di mandarmi il cervello in fumo? Quando mi passerà questo senso di impotenza che provo con lei?Decidendo che per il momento è meglio non pensarci, vado a farmi una doccia. Mi spoglio completamente e mi lascio scorrere addosso l’acqua, regolando il getto al massimo. Fa quasi male per quanto picchia sulla pelle. Appoggio le mani alle piastrelle fredde e vi lascio cadere anche la fronte. Il mio corpo è teso. Vorrei non essere qui. Vorrei essere su quell’aereo con lei. Vorrei tenerle la mano, accarezzarla piano. Lasciarla addormentarsi sulla mia spalla e guardarla dormire per tutto il volo. Vederla serena e pacata, immersa in chissà quale sogno. Nelle notti che abbiamo passato assieme ho imparato ad essere geloso anche dei suoi sogni. E se non sognasse me? Se di notte avesse qualcun altro ad accarezzarla, a baciarla, a penetrarla con forza? Stringo forte gli occhi e contraggo la mascella. “Solo io. Solo mia. Devi essere solo mia, Anastasia”. Il ricordo del nostro magnifico rapporto di questa mattina mi lascia per un attimo senza respiro. Mi ha completamente sedotto. Stregato oserei dire. Non ho saputo resistere alla tentazione di averla. Era Eva nel giardino dell’Eden. E io, proprio come Adamo, ho ceduto alla tentazione del peccato. Dovrebbe essere il contrario. Dovrei essere io a tentarla, a farla cadere ai miei piedi. Ma questa mattina è stato diverso. Se lei mi avesse chiesto di inginocchiarmi io l’avrei fatto. Se mi avesse chiesto di prenderla per ore, l’avrei fatto. Avrei fatto di tutto. Avrei continuato ad inchiodarla a quella scrivania per tutto il giorno, se solo lo avesse voluto. Ma nonostante tutto, nonostante lei abbia sentito la stessa cosa che ho sentito io, nonostante sappia quanto possa essere fantastico tra di noi, non ha cambiato idea. Ha deciso di andarsene e di prendere quel fottuto aereo per quella fottuta Georgia. Per starmi lontana. Perché per lei è troppo tutto questo. Dentro di me so che ha preso la decisione giusta. So che ha ragione, che tutto questo è davvero troppo. E saperlo mi fa stare ancora peggio. Perché mi fa rendere conto di quanto io sia un essere meschino, di quanto io la voglia, la desideri pur essendo consapevole che non potrò mai renderla felice. Sbatto entrambi i palmi delle mani contro le piastrelle, lanciando un mezzo urlo, spezzato dalla rabbia. “Cristo!”. Esco dal bagno come una furia, senza neppure avvolgermi nell’accappatoio. Nudo, gocciolante, mi passo una mano nei capelli, esasperato come non lo sono mai stato nella mia vita. Ho voglia di lei. Mi butto con la schiena sul letto, guardando il soffitto della mia camera. Chiudo gli occhi e inspiro forte. C’è ancora l’odore di lei nella mia camera. Intenso. Che mi carica di desiderio. Allungo una mano e afferro il suo cuscino. ‘Suo?? Grey, ha dormito con te due volte. Il cuscino è ancora tuo’. Sì, ma il fatto è che io non sono più mio. Io sono suo. Questo cuscino, questa stanza, la mia casa, tutto quello che ho. E’ tutto suo se questo la rende felice. Mi aggiusto sul letto, stringendomi il cuscino addosso. Le lenzuola sono bagnate sotto di me, ma poco me ne importa. Resto così, cercando di addormentarmi. Cercando di non pensare a quanto mi manca. E allo stesso tempo di pensare a lei. Come se non farlo potesse indurmi a dimenticarla, a svegliarmi domattina e capire che era tutto un sogno. Solo un meraviglioso sogno.

Quando suona la sveglia ho gli occhi aperti già da un pezzo. Mi sono addormentato nudo e bagnato, ieri sera. Ma ho vegliato, più che dormito solo per qualche ora. E non mi sono mosso. Ho freddo. E faccio fatica ad alzarmi. Il freddo in realtà viene da dentro. Mi manca. Più di quanto potessi immaginare. Questa notte mi ha scritto una mail. L’ho riletta mille volte, senza riuscire a capire il senso, prima. E poi, finalmente rendendomi conto che è stata completamente sincera. Come sempre. E mi ha lasciato con una fottuta paura di perderla.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 31 maggio 2011 06.52 – ORA SOLARE DEGLI STATI UNITI ORIENTALI

Oggetto: Ti piace spaventarmi?

Sai quanto odio che tu spenda soldi per me. Lo so, sei molto ricco, ma è una cosa che mi mette a disagio, come se mi pagassi per il sesso che facciamo insieme. Comunque, mi piace viaggiare in prima classe, è molto più comodo. Quindi, grazie. Dico sul serio. Ed è vero che mi sono goduta il massaggio di Jean-Paul. Era gay fino alla punta dei capelli. Avevo omesso questo dettaglio per farti arrabbiare, perché ce l’avevo con te, e mi dispiace. Come al solito, però, hai reagito in modo esagerato. Non puoi scrivermi cose come quelle… legata e imbavagliata in una cassa. (Dicevi sul serio o era uno scherzo?) Queste cose mi spaventano… tu mi spaventi… Sono avvinta dal tuo incantesimo, sto valutando uno stile di vita con te che non sapevo nemmeno esistesse fino alla settimana scorsa, e poi mi scrivi una cosa del genere e mi viene voglia di scappare a gambe levate. Certo, non lo farò, perché mi manchi. Mi manchi davvero. Voglio che tra noi funzioni, ma sono terrorizzata dall’intensità di quello che sento per te e dal sentiero oscuro in cui mi stai portando. Quello che mi offri è erotico e sensuale, e io sono curiosa, ma ho anche paura che mi farai male, fisicamente ed emotivamente. Dopo tre mesi potresti dirmi addio, e cosa ne sarebbe, allora, di me? D’altra parte,immagino che questo sia un rischio che si corre in ogni relazione. Solo che questo non è il tipo di relazione che avrei mai pensato di avere, soprattutto alla mia prima volta. Per me è un enorme atto di fede. Avevi ragione quando hai detto che non ho il nerbo della Sottomessa… Sono d’accordo con te, adesso. Detto questo, voglio stare con te e, se è questo che devo fare, mi piacerebbe provare, ma temo che farò una pessima figura e finirò piena di lividi… e l’idea non mi fa impazzire. Sono felice che tu abbia detto di voler provare a darmi di più. Ho solo bisogno di riflettere su cosa significhi “di più” per me e questa è una delle ragioni per cui ho voluto prendere le distanze. Mi stordisci tanto che trovo difficile pensare a mente lucida quando siamo insieme. Stanno chiamando il mio volo. Devo andare.

Ci sentiamo più tardi,

Tua Ana.

Il fatto di mandarla tanto in confusione con le mie parole, tanto da non farle riuscire a distinguere uno scherzo dalla realtà, rispecchia esattamente come mi fa sentire lei. Ma può essere così davvero? Può provare lo stesso desiderio che io provo per lei? Può davvero provarlo per uno come me? Faccio fatica a crederci, onestamente. E poi la sua folle paura del dolore. Io non voglio farle del male. Ma ho paura anch’io che finirà così. Ho paura di me stesso. Ho paura di riuscire a farle quello che ho fatto a tutte le altre. Dopo qualche ora mi ha mandato un sms, dicendomi che era arrivata sana e salva a Savannah. E io sono rimasto immobile. Qui, sul letto. Perso nei miei pensieri. Perso a ricordare la sensazione sublime di essere dentro di lei. Ma non posso restare immobile fino al suo ritorno. Ho un’azienda da dirigere. “Per fortuna oggi vedo Flynn”. A fatica mi alzo e venti minuti dopo sono pronto. Mi guardo allo specchio e sembro fresco e riposato. La realtà è tutt’altra. Ma quello che conta è come mi vedono gli altri. Come mi sento importa solo a me. Mi dirigo in salotto, salutando Gail che mi informa che la mia colazione è pronta. Prendo il BlackBerry e vado a sedermi, per godermi la mia omelette di albumi e il mio succo alla pesca. Devo rispondere alla sua mail, ma preferisco farlo in macchina, mentre vado a lavoro. Almeno avrò tempo. E poi questa mattina mi sono alzato prestissimo. Per recuperare il tempo perduto ieri. Non son neppure le sette e venti quando finisco di fare colazione. Sorrido. Mi trattengo dal rileggere per la centesima volta la mail. Ho bisogno di dimostrare a me stesso che posso almeno controllarmi su questo. Mangio. Forse un po’ più velocemente del solito. Aspetto l’ascensore. Forse con un po’ più di impazienza del solito. E mentre scendo in garage, forse mi mordo il labbro inferiore con un po’ più forza del solito. Le mani entrambe in tasca. Una stringe il telefono. Quando le porte si aprono esco velocemente e mi infilo nell’auto, mentre Taylor parte. Tiro fuori il telefono e sospiro aprendo la posta elettronica. E’ giunto il momento di fare chiarezza.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 31 maggio 2011 07.30

Oggetto: Finalmente!

Anastasia,

mi rincresce notare che appena metti un po’ di distanza tra noi riesci a comunicare con me in modo aperto e sincero. Perché non puoi farlo quando siamo insieme? È vero, sono ricco. Ti ci devi abituare. Perché non dovrei spendere i miei soldi per te? Abbiamo detto a tuo padre che sono il tuo fidanzato, accidenti. Non è questo che fanno i fidanzati?

Cerco di alleggerire un po’ l’atmosfera, ma so che non può durare per molto. Devo affrontare il punto cruciale della situazione.

Come tuo Dominatore, mi aspetto che accetti qualsiasi mio regalo senza discutere. Abbiamo detto a tuo padre che sono il tuo fidanzato. Diamine è questo che fanno i fidanzati. Già che ci sei, dillo anche a tua madre. Non so come rispondere se mi dici che ti senti una prostituta. So che non hai usato questa parola, ma in qualche modo è sottintesa. Non so cosa potrei dire o fare per sradicare questa tua sensazione. Vorrei che tu avessi il meglio di ogni cosa. Lavoro tantissimo, quindi posso spendere i soldi come mi pare e piace. Posso comprarti tutto ciò che desideri, Anastasia, e voglio farlo. Chiamala redistribuzione della ricchezza, se vuoi. Sappi solo che non potrei mai e poi mai pensare a te in quel modo, e mi fa rabbia che tu ti percepisca così. Per essere una ragazza tanto intelligente, spiritosa e attraente, hai dei seri problemi di autostima, e ho una mezza idea di fissarti un appuntamento con il dottor Flynn.

Mi sorprende sempre quanto abbia poca stima di sé. Ma, in effetti, questo è un problema che abbiamo in comune. Quante volte mi sono sentito ripetere da Flynn che non devo pensare di essere un mostro. Eppure…eppure è quello che sono. Se solo lui potesse vedermi all’opera, con le mie Sottomesse. Se potesse davvero entrarmi nella testa. Allora capirebbe.

Ti chiedo scusa per averti spaventato. Detesto l’idea di metterti paura. Pensi davvero che ti lascerei viaggiare nella stiva? Accidenti, ti ho offerto il mio jet privato. Sì, era uno scherzo, a quanto pare non molto riuscito.

Per un attimo mi concedo il lusso di pensare a lei completamente nuda. Il suo corpo legato e la sua bellissima bocca impudente zittita dalla morsa di un bavaglio. Il mio cazzo inizia a pulsare violentemente. “Dio quanto vorrei scoparla proprio ora!”.

Tuttavia, il pensiero di te legata e imbavagliata mi eccita (questo non è uno scherzo, è la verità). Posso fare a meno della cassa, che non mi fa nessun effetto. So che hai dei problemi con la storia del bavaglio, ne abbiamo già parlato, e se/quando ti imbavaglierò davvero, ne discuteremo. Quello che secondo me non riesci a capire è che in una relazione tra Dominatore e Sottomessa è la Sottomessa ad avere il potere. Sei tu. Te lo ripeto: sei tu ad avere il potere. Non io. Nella rimessa delle barche, hai detto di no. Non posso toccarti se tu dici di no, a questo ci serve il contratto, che dice quello che non sei disposta a fare. Se proviamo delle cose e non ti piacciono, possiamo rivedere il contratto. La decisione spetta a te, non a me. E se non vuoi essere legata e imbavagliata in una cassa, non accadrà.

Chiudo gli occhi al pensiero di quanto siano vere queste parole. Con lei non ho margine di errore. Non posso sfuggire a quello che provo. E’ lei che comanda. Lei che decide. Lei che detta le regole per far funzionare la nostra relazione. E questo mi attanaglia lo stomaco. Espiro con forza, causando la preoccupazione di Taylor.

<<E’ tutto a posto, signore?>>

<<Sì, Taylor. Grazie>> rispondo, cercando di tornare in me.

Riprendo a digitare, decidendo di essere sincero con lei. Del tutto.

Io voglio condividere con te il mio stile di vita. Non ho mai voluto niente con tanta forza. A essere sinceri, ammiro il fatto che una persona così innocente sia disposta a provare. Questo mi dice più di quanto immagini. Non riesci a capire che anch’io sono vittima del tuo incantesimo, anche se te l’ho detto innumerevoli volte. Non voglio perderti. Mi fa male il pensiero che tu sia volata a migliaia di chilometri di distanza per allontanarti da me, perché con me vicino non riesci a pensare lucidamente. Per me è lo stesso, Anastasia. La mia ragionevolezza scompare quando siamo insieme, è questa la profondità del mio sentimento per te. Capisco la tua trepidazione. Ho provato a starti lontano; sapevo che eri inesperta, anche se non ti sarei mai corso dietro se avessi saputo fino a che punto, eppure riesci ancora a disarmarmi, in un modo che prima non è riuscito a nessuno. Prendi la tua mail: l’ho letta e riletta infinite volte, cercando di capire il tuo punto di vista. Tre mesi è una durata arbitraria. Potremmo fare sei mesi, un anno? Quanto vorresti che durasse? Cosa ti farebbe sentire al sicuro? Dimmelo. Capisco che per te sia un grande atto di fede. Devo guadagnarmi la tua fiducia, ma in compenso tu devi comunicare con me quando io non ci riesco. Sembri così forte e indipendente, e poi leggo quello che hai scritto e vedo un altro lato di te. Dobbiamo guidarci a vicenda, Anastasia, e solo tu puoi dirmi come devo comportarmi nei tuoi confronti. Devi essere sincera con me, e dobbiamo trovare entrambi il modo di far funzionare questa intesa. Ti preoccupi di non essere una Sottomessa. Può essere che tu abbia ragione. Detto questo, l’unica situazione in cui assumi il contegno giusto per una Sottomessa è la stanza dei giochi. Sembra che sia l’unico luogo in cui mi permetti di esercitare il necessario controllo su di te, e l’unico luogo in cui fai quello che ti viene detto. “Esemplare” è il termine che mi viene in mente. E non ti ho mai riempito di lividi. Al limite, ti ho arrossato un po’ il sedere. Fuori dalla stanza dei giochi, mi piace che tu mi sfidi. È un’esperienza nuova e rigenerante, un aspetto che non cambierei. Quindi, sì, dimmi cosa significa per te “di più”. Farò ogni sforzo per tenere la mente aperta, e cercherò di darti lo spazio di cui hai bisogno e di starti lontano finché sei in Georgia. Aspetto con ansia la tua prossima mail. Nel frattempo, divertiti. Ma non troppo.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Fisso lo schermo del BlackBerry per qualche minuto, rileggendo quello che ho scritto. Sono combattuto con me stesso, ma prima di ripensarci invio il messaggio. Sospiro pesantemente e scorgo Taylor a guardarmi dallo specchietto retrovisore. Poggio la testa al poggiatesta, guardando il tettuccio del Suv. Sono stanco. Vorrei mollare tutto e raggiungerla. Ma le ho promesso tempo. E spazio. Dunque sono costretto a portare il culo in azienda e guadagnarmi sul serio il pane che mangio. La mattinata passa lentamente e il mio umore cola a picco. A farne le spese è Andrea, contro la quale sbraito in malo modo un paio di volte. Ma non è colpa sua. Lo so. Per evitare di comportarmi ulteriormente da stronzo, mi barrico nel mio ufficio fino all’ora di pranzo. E’ da poco passata l’una quando esco e mi dirigo in ascensore come una freccia. Dieci minuti più tardi sono nello studio di Flynn. Cynthia mi accoglie con un sorriso raggiante e mi lascia subito accomodare nello studio. Busso piano e apro al suono della voce di John che mi dice di entrare. Alza gli occhi dal suo iPad e mi guarda con un sorriso.

<<Accomodati, Christian>> mi dice in tono rassicurante.

Mi avvicino alla scrivania, e gli stringo la mano che mi tende, sorridendogli. Per la prima volta, dopo settimane, mi sento a mio agio.

Puoi continuare a leggere il 20 capitolo cliccando qui

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A mercoledì prossimo con gli altri capitoli

Giulia

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