Capitolo 1

«Proebe svegliati. »
«Mamma lasciami dormire! »
«Phoebe Grey alzati da questo dannatissimo letto adesso! » Urla mia madre.
Apro gli occhi, e immediatamente li richiudo.
Ho un fortissimo mal di testa.
Tutta colpa dei cocktail che ho bevuto ieri sera; ero ubriaca fradicia alla fine della serata.
Non so nemmeno come io sia riuscita ad arrivare a casa sana e salva.
«Tuo padre ti vuole nel suo studio, figlia mia ieri sera hai combinato un casino. »
«Mamma non ho fatto nulla di male, ho solo bevuto più del dovuto. »
«Phoebe, come ti è saltato in mente uscire di nascosto senza nemmeno avvisare? Tuo padre era in ansia. »
«Papà è sempre in ansia. » Dico.
Riapro gli occhi, le luci del mattino continuano a darmi fastidio, devo prendere qualcosa per il mal di testa.
Mi tolgo le lenzuola di dosso, e cerco di alzarmi nonostante mi giri un po’ tutto, devo aver bevuto davvero tanto ieri sera.
Guardo mia madre con aria innocente, anche oggi si è vestita in modo impeccabile.
Indossa un Tailleur classico blu con spacco sul dietro, uno dei tanti che usa per andare a lavoro.
«Phoebe, non guardarmi con quel faccino innocente. Vai a farti una doccia e prendi le pillole che ho lasciato sopra il comodino per il mal di testa. » dice guardandomi con aria di una che la sa lunga sulle sbronze.
«Parli come se sapessi cosa voglia dire avere una sbronza. »
«Forse si, ricordati che anch’io ho avuto la tua età. »
Sorride, adoro i suoi sorrisi nonostante sia una delle più famose editor di Seattle, non ha perso quell’aria semplice che aveva prima di sposarsi, uno degli uomini più potenti degli Stati Uniti d’America.
Mio padre, Christian Grey, è sempre arrabbiato con me, soprattutto ultimamente.
Adesso è iniziata la mia fase di ribellione.
Lo so, alla mia età dovrebbe essermi passata ma, credetemi, da quando sono nata mio padre mi è sempre stato con il fiato sul collo.
Quando era piccola, i miei compagni di scuola potevano andare alle gite scolastiche, io invece potevo partecipare solo se accompagnata da Taylor, il nostro autista.
In fase adolescenziale le cose non sono andate meglio, per la mia sicurezza ho frequentato un esclusivo collegio di suore.
Dimenticavo un piccolo particolare non c’era l’ombra di un ragazzo, era un collegio esclusivamente femminile.
Per fortuna, ho conosciuto Violet la mia migliore amica, dal giorno in cui ci siamo scontrate per sbaglio in uno dei corridoi del collegio, non ci siamo più separate.
Siamo un po’ come sorelle, anche se abbiamo due personalità diverse.
Violet è una ragazza molto esuberante, ama le feste, e soprattutto vuole conoscere sempre nuova gente.
Per gente nuova intendo anche ragazzi, molti ragazzi, ogni settimana esce con uno diverso.
In alcuni momenti la invidio un po’, lei non ha mai paura, si butta a capofitto in tutto ciò che le piace.
Ieri sera siamo andate in un pub, in realtà sono stata trascinata come la maggior parte delle volte.
Dopo esserci sedute vicino il bancone, abbiamo iniziato a bere senza fermarci.
Lei ha fatto subito colpo, io invece ogni volta che un ragazzo voleva portarmi in pista per ballare mi sono rifiutata.
Anche se un vago ricordo inizia a riaffiorare in me, un ragazzo bellissimo con una voce profonda e occhi verdi fissi nei miei.
Ricordo che in modo molto brusco dopo che si è avvicinato, mi ha chiesto di smetterla di bere ed io per tutta risposta l’ho mandato a quel paese e gli ho tirato anche un cocktail in pieno viso.
Per fortuna la mia cara amica Violet si è messa in mezzo, altrimenti credo che sarei stata capace di prenderlo a schiaffi.
Non ricordo bene cosa sia successo dopo, credo di essere stata trasportata fuori con forza dal pub.
Violet, dice sempre che se continuerò così, un giorno sarò come una di quelle vecchiette zitelle che aiutano i poveri gattini.
Forse ha ragione, ma, provate voi a spiegare a mio padre che ho ventuno anni, e che non sono più la sua piccola principessa.
Mio padre ha sempre avuto manie del controllo, ogni volta che mi piaceva qualcuno, finiva sempre allo stesso modo, lui che mi elencava tutto l’albero genealogico del povero pretendente di turno.
A differenza mia Theodor, mio fratello, non ha mai avuto nessun problema.
Amo mio fratello credetemi, ma al caro Theo è sempre stato concesso tutto.
Theo ha avuto un’infanzia tranquilla, la sua adolescenza è stata piena di feste e le ragazze non gli sono mai mancate.
Per il suo 16° compleanno ha ricevuto una bellissima AUDI nera, mentre io cosa ho ricevuto?
Una casa vicino l’università di Washington, dove studio economia solo perché secondo mio padre i dormitori universitari puzzano e sono pieni di ragazzi poco raccomandabili.
Da un paio di mesi ho smesso di essere remissiva nei suoi confronti, adesso faccio quello che mi pare.
Alla fine alla mia età sono grande abbastanza da far tutto ciò che voglio.
Mia madre continua a fissarmi.
Ha un’aria stanca sicuramente non è riuscita a chiudere occhio nemmeno lei mentre ero fuori.
Per fortuna mancano solo due settimane alla fine delle vacanze estive e poi potrò tornare nel mio appartamento vicino l’università insieme a Violet.
«Mi raccomando, non dimenticare di prendere le pillole che ti ho lasciato sopra il comodino per il mal di testa. » Esclama.
«Ok mamma, vado a farmi la doccia, prendo le pillole e scendo. »
«Phoebe, per favore non fare le tue solite scenate. Non gridare contro tuo padre sai che ti vuole bene. »
«Ok, promesso mamma. »
Anche se, non sono sicura che riuscirò a mantenere la promessa che ho appena fatto.
Mi sorride, viene verso me, e abbracciandomi mi stampa un bacio in fronte.
«Ci vediamo stasera tesoro. »
«A stasera, mamma. »
«Ah, dimenticavo, ti aspetta una sorpresa. Buona fortuna. » esclama prima di chiudersi la porta alle sue spalle, lasciandomi a bocca aperta.
Che cosa voleva dire con “ti aspetta una sorpresa”? Forse mio padre non è poi così arrabbiato, magari mi ha fatto anche uno dei suoi regali generosi.
Apro l’armadio, prendo le prime cose che trovo, un jeans e una maglia azzurra scollata ma non troppo, visto che devo presentarmi nello studio di mio padre.
Entro in bagno, mi spoglio e m’infilo in doccia.
L’acqua calda scorre nel mio corpo, ed è in questo momento che inizio ad avere nuovi flashback sugli eventi di ieri sera.
«Oddio adesso ricordo tutto! » esclamo ad alta voce.
Dopo che Violet mi ha impedito di scagliarmi contro occhi verdi, si è mosso verso di me, e prendendomi per il polso mi ha trascinata fuori..
«Non devi bere più in questo modo» Ha detto.
Ed io per tutta risposta gli ho urlato contro «Chicazzo sei, mio padre? Vai a farti fottere! »
Poi ha chiamato un taxi dandogli dei soldi, sono stata caricata con forza in macchina e sono arrivata a casa.
«Come faceva a sapere il mio indirizzo? Occhi verdi se dovessi incontrarti nuovamente, questa volta gli schiaffi sarebbero pochi. »
Esco dalla doccia, prendo l’asciugamano e mi avvolgo, asciugo i miei capelli ribelli con il Phon, e metto i vestiti.
Fisso i miei occhi azzurri allo specchio, le mie occhiaie fanno davvero paura, le copro con un po’ di trucco.
Dopo essermi sistemata, guardandomi allo specchio mi sento rinata.
Esco dal bagno, vado verso il comodino e prendo le pillole come mi ha suggerito mia madre.
Apro la porta e mi avvio verso lo studio di mio padre.
Scendo le scale lentamente, forse ho paura, o forse sono in ansia per la sorpresa.
«Buongiorno signorina Phoebe. »
«Buongiorno Gail. »
«La colazione è pronta, se vuole, posso servirla. »
«Grazie Gail ma… questa mattina non ho molta fame. »
«Come vuole signorina, suo padre l’aspetta nello studio. »
«Grazie Gail vado subito. »
Il salone è enorme, praticamente quanto il mio appartamento, giro alla mia sinistra e mi fermo di fronte la porta dello studio di mio padre.
Faccio un sospiro, e con tutto il coraggio che ho in corpo busso.
«Entra, Phoebe. » dice con voce molto seria.

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