Fan Finction by Anita Sessa

 Estratto capitolo1 by Anita Sessa

Carissime sfmaturine, noi admin di “Nel Mondo di 50 Sfumature Blog” siamo onorate di presentarvi ogni settimana un estratto dei capitoli della fan fiction “Cinquanta sfumature di Mr Grey” by Anita Sessa.

Per continuare a leggerla visitate il suo blog

http://cinquantasfumaturedimrgrey.com/category/cinquanta-sfumature-di-mr-grey/

Buona  lettura.

Cinquanta sfumature di Mr Grey

 Estratto Capitolo 1

Fisso da qualche minuto i dati dell’ultima spedizione, sullo schermo del mio computer. Sono costretto a rileggerli più volte prima di riuscire ad afferrarli completamente. Sono al buio, seduto alla scrivania della mia suite, all’HeatmanHOTEL di Portland. Invano cerco di concentrarmi sulla marea di cifre che ho ho davanti e sulle quali dovrei redigere un accurato rapporto costi/guadagni. Tuttavia il mio cervello si ostina a ripropormi sempre la stessa immagine. La dolce Miss Steele e il nostro breve incontro di oggi. ‘Ti stai fottendo il cervello, Grey’. Scuoto la testa e sospiro pesantemente. Preferirei fottermi lei piuttosto. Solo per provare il piacere di entrarle dentro o di vederla contorcersi sotto i colpi della mia frusta. Chiudo gli occhi, perdendomi nell’immagine di lei in ginocchio davanti a me, con le mani legate saldamente dietro la sua candida schiena, intenta a succhiare il mio uccello come oggi succhiava quel dito. Il ricordo delle sue labbra è un’ossessione. Cosa non farei a quella dolcissima bocca. Per fortuna lo squillo del telefono mi riporta alla realtà, nell’oscurità della suite in cui alloggio perché oggi non ho saputo resistere alla tentazione di vedere la brunetta che da cinque giorni dà il tormento alla mia mente. ‘Sei un fottuto stalker, Grey’. “Si, lo so. Al diavolo!”. Guardo velocemente il numero e non lo riconosco. Rispondo seccamente, infastidito da quell’interruzione al mio piacevole flusso di pensieri.

<<Pronto?>>

<<Ehm…Mr Grey? Sono Anastasia Steele>>.

Mi alzo dalla sedia, di scatto. Cazzo, è lei! Sembra assurdo, ma il cuore smette di battere per qualche secondo. Poi riprende il suo ritmo a velocità folle. Che cazzo mi sta succedendo? Mi riprendo quasi subito, per fortuna.

«Miss Steele, che piacere sentirla!».

Mi rendo conto da solo che la mia voce si è trasformata. Sono davvero felice di sentirla e non riesco a nasconderlo. Sinceramente non ero sicuro che mi chiamasse, anche se speravo che quell’insistente di Miss Kavanagh non si lasciasse sfuggire la ghiotta opportunità che le ho praticamente offerto su un piatto d’argento. Miss Steele sembra molto imbarazzata, a stento percepisco il suo respiro al telefono.

<<Dunque… vorremmo procedere con il servizio fotografico per l’articolo >>.

Si ferma per un attimo e sento un sonoro sospiro. Sembra stia rilasciando tutto il fiato che tratteneva, evidentemente, da qualche minuto. L’effetto che ho su di lei mi gratifica. Sorrido a me stesso, compiaciuto, rimanendo in silenzio ad ascoltarla.

<<Domani, se per lei va bene. Dove le farebbe comodo?>>.

Lascio passare giusto qualche secondo prima di rispondere. Mi diverte sentirla così imbarazzata, con la voce tremante. Per me.

<<Alloggio all’Heathman di Portland>> le dico poi, cercando di frenare la sua ansia per l’attesa, percepibile anche a distanza. <<Facciamo domattina qui alle nove e mezzo?>>.

Odio i servizi fotografici, ma per te, Miss Steele, questo ed altro. ‘Hai davvero pensato questo, Grey?’. “Si, l’ho fatto”. Scaccio velocemente via il pensiero che sarei in grado di fare davvero questo ed altro per quella minuta ragazzina all’altro capo del telefono.

<<Perfetto, ci vediamo lì>>.

∼♥♥♥♥♥∼

Estratto Capitolo 2

ciclista

Anastasia continua a fissarmi, come se fosse ipnotizzata. E’ immobile, in silenzio, lo sguardo fisso sulle mie labbra. Vuole essere baciata, vuole essere mia. E Dio solo sa quanto lo voglia io! La osservo, perdendomi in tutto quell’azzurro, in silenzio come lei. E sento aumentare il desiderio, mentre il mio respiro accelera. Eppure so che tutto questo è sbagliato. Sbagliato per lei. Non so il perché, ma sento che è così. Per la prima volta nella mia vita mi sto facendo degli scrupoli. Ed è frustrante. So che sarebbe molto semplice per me, in questo momento, schioccare le dita e farla cadere ai miei piedi. Portarmela a letto, scoparla e fustigarla nella mia Stanza dei giochi fino a che questa assurda sensazione che mi pervade non sia del tutto esaurita. Ma non posso. “Cazzo!”. Con uno sforzo immane, stacco i miei occhi dai suoi. Li chiudo lentamente ed il distacco visivo mi permette di prendere la decisione giusta. “Io non posso baciarla. Non ora”. Scuoto la testa per auto convincermi che, nonostante la strana morsa allo stomaco che mi sta divorando, è questa la decisione giusta. Quando riapro gli occhi lei è ancora lì, in attesa, adorante. “Merda!”. Non riuscirò a resistere per molto se continua a guardarmi così. Devo allontanarmi da lei.

<<Anastasia, devi stare alla larga da me. Non sono l’uomo per te>>.

Le mormoro piano il mio avvertimento, cosciente dell’effetto che avrà su di lei. E all’improvviso è come se le avessi dato uno schiaffo. La sua espressione passa dallo stupore, alla confusione, alla rabbia in meno di tre secondi.

<<Respira, Anastasia, respira>>. Cerco di tranquillizzarla. <<Adesso ti aiuto a rimetterti in sesto e ti lascio andare>>.

Mi rendo conto che sono io il primo a non volerlo. Ma se non metto ora le distanze non ci riuscirò più. Mi allontano leggermente da lei, senza però staccargli le mani dalle spalle. La sento fremere, le ginocchia quasi le cedono. Ho paura che mi svenga tra le mani, ma poi sembra riaversi. Un moto di rabbia e delusione le accende gli occhi. Sembra mortificata, umiliata. Odio essere io l’artefice di quelle sensazioni. Abbassa lo sguardo, in silenzio, cercando probabilmente una spiegazione plausibile al mio rifiuto.

<<Ho capito>> mormora alla fine.

Ha la voce spezzata, piena di vergogna. “No, Anastasia. Non hai capito niente. Sono io quello che dovrebbe vergognarsi per averti trascinata fino a questo punto. Ora potresti essere tranquillamente immersa nella tua vita se io fossi riuscito a resistere ad una cazzo di tentazione”.

<<Grazie>> aggiunge poco dopo, spiazzandomi completamente.

<<Per cosa?>> le chiedo sbalordito, tenendola ancora salda tra le mani.

Non ci posso credere. L’ho appena rifiutata e lei mi sta ringraziando. La sua dolcezza, anche ora che la sua espressione trasuda rabbia e delusione, mi tocca il profondo dell’anima. E’ un angelo. E io non merito tutto questo. “Io sono solo un reietto. Non posso averla”.

<<Per avermi salvata>> mormora a voce bassa.

Già, il ciclista. Per un attimo l’avevo scordato. Un brivido mi attraversa la schiena al solo pensiero di quello che poteva accaderle.

<<Quell’idiota stava andando contromano>> sbotto. <<Meno male che c’ero io. Mi vengono i brividi se penso a cosa poteva succederti. Vuoi entrare un attimo nell’hotel e sederti?>>.

Mi rendo a malapena conto che sono passato a darle del tu. Devo allontanarmi da lei. La lascio andare completamente, abbassando le braccia sui fianchi. Mi guarda con aria delusa e scuote la testa. Sicuramente si starà dando la colpa per tutto questo. “La colpa è mia Anastasia, solo mia”. Non avrei dovuto tirarla in tutto questo. Avrei dovuto lasciarla perdere quel giorno nel mio ufficio. E’ solo che tutta quella sua impertinenza, quel suo sfidarmi, quel sentirla pronunciare il mio nome con le sue bellissime labbra, mi ha acceso dentro qualcosa. Non so nemmeno io bene cosa. Ma ora, a vederla così, credo che dovrei solo spegnere tutto e tornarmene nel mio oblio, senza trascinarmela dietro in qualcosa che sono sicuro non vorrebbe. O, comunque, non meriterebbe. All’improvviso si sposta, sembra avere fretta di andarsene. Si porta le braccia intorno al corpo, abbracciandosi. Vorrei farlo io, ma non ne ho il coraggio. ‘Christian Grey ha perso la sua spavalderia’. Già. Che coglione sono stato. Anastasia si volta a guardare il semaforo, in silenzio. Allo scatto del verde attraversa velocemente. La seguo, senza riuscire a trovare qualcosa di intelligente da dirle. Cammina a testa bassa, con la schiena dritta, in una dignitosa quanto rassegnata marcia. Giunti davanti all’Heatman si gira per un momento, senza riuscire a trovare la forza di alzare gli occhi ed incrociare i miei.

<<Grazie per il tè e per le foto>> mormora sommessamente.

Sta per andarsene. “Alza gli occhi, ti prego. Alzali. Guardami e renditi conto che non voglio che tu te ne vada. Guardami, cazzo!”. Vorrei urlarle contro, ma le parole non mi escono. E’ come quando ero piccolo. E’ di nuovo quel dolore. Di nuovo quella sensazione di vuoto. Non capisco come possa essere possibile una cosa del genere. Ma ora non sono un bambino. Qualsiasi cosa lo abbia scatenato io posso gestirlo, posso affrontarlo. “Voglio solo che mi guardi, solo che tu capisca che non è come pensi, che non sei sbagliata. Quello sbagliato sono io. E questa mattina ti sto salvando per la seconda volta”. Rimango davanti a lei, fermo. “Guardami. Guardami. Guardami. Guardami. Guardami”. Mi passo velocemente una mano nei capelli in un moto di frustrazione e di disperazione.

<<Anastasia…io…>> quasi balbetto, nel vano tentativo di trattenerla. Il mio tono angosciato la impietosisce forse. Lentamente alza lo sguardo e mi rendo conto di essere totalmente esposto a lei.

<<Cosa c’è Christian?>> sbotta, al culmine della sopportazione.

No, no. Non è giusto. Vedo la sua voglia di fuggire. Le lacrime le velano gli occhi, ma le reprime fino a farle sparire del tutto. E’ meglio assecondarla. E’ meglio così. O forse no. Non lo so. “Se fosse legata e imbavagliata sarebbe tutto più semplice, Cristo!”. Saprei come calmare la sua ansia, come farla stare meglio. E come stare meglio io. Ma ora non so come soffocare questo senso di vuoto che sento dentro. So solo che devo allontanarmi da lei. Trovo in fretta qualcosa da dirle.

<<In bocca al lupo per gli esami>>. Il suo viso mi restituisce un’espressione di sorpresa mista a sarcasmo. “Già, Miss Steele. Non è una grande frase d’addio, lo so da me. Ma se ti avessi detto quello che volevo dirti non sarebbe di certo stato un addio il nostro”.

<<Grazie>>. Il suo tono è sarcastico. Me lo aspettavo. <<Addio Mr Grey>>, aggiunge dopo qualche attimo, prima di girarsi nuovamente e scomparire a passo spedito nel parcheggio sotterraneo dell’albergo.

La guardo finché è possibile, finché non sparisce dal mio orizzonte. Le sue parole mi rimbombano in testa. “Addio Mr Grey”. Un addio. Non può essere. Non può dirmi addio. Io non voglio che sia un addio. Rimango a fissare il marciapiede vuoto davanti a me. Devo lottare contro me stesso con tutte le mie forze per reprimere l’istinto di correrle dietro e fermarla, calmarla e dirle di darmi una possibilità. Il pensiero mi colpisce all’improvviso e mi sconvolge. Io non ho mai implorato per avere una possibilità. Ho costruito il mio mondo su questo principio. Non sarà di certo Anastasia Steele a buttarlo all’aria in due secondi. Faccio un profondo respiro, cercando di domare la tensione e, molto lentamente, ritrovo un briciolo della mia forza interiore. “Io sono il padrone del mio universo”. Mi giro e prendo la mia decisione, avviandomi verso l’interno dell’hotel. Il capitolo Anastasia Steele finisce in questo preciso istante…….

 

 

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