Fan Finction by Anita Sessa “Capitoli 3-4-5”

Carissime sfmaturine, noi admin di “Nel Mondo di 50 Sfumature Blog” siamo onorate di presentarvi ogni settimana un estratto dei capitoli della fan fiction “Cinquanta sfumature di Mr Grey” by Anita Sessa.

Buona lettura.

∼♥♥♥♥♥∼

Estratto Capitolo 3

22

Rientro in camera dopo aver cercato di scaricare lo stress e la tensione giù in palestra. Dopo una notte insonne come quella appena trascorsa, non c’è niente di meglio che un po’ di movimento fisico per lasciarsi andare. Porto di la un bicchiere di succo d’arancia e le due pastiglie di analgesico che mi sono fatto portare su per Anastasia. Ho con me anche degli abiti puliti che le ho fatto prendere da Taylor in un negozio del centro. Un nuovo paio di jeans, una camicetta azzurra ed un nuovo paio di Converse, bianche, come quelle che le ho sfilato ieri sera. Qualcosa di semplice, pratico. Oh, e biancheria pulita, ovviamente. Su quella ho seguito più i miei gusti che quelli della ragazzina bruna che dorme di là. Le ho ordinato un costoso capo di biancheria francese, interamente di pizzo e merletti. Anche questo di un intenso azzurro cielo. Trovo che questo colore si abbini perfettamente a quello dei suoi occhi, mettendoli in risalto. E poi credo che sarà fantastica con quello addosso. ‘Se mai avrai l’occasione di vederla con quello addosso, Grey’. Busso piano alla porta della camera da letto. Niente. Entro e lei è ancora lì che dorme beata. Poggio il bicchiere e le pasticche sul comodino e lascio la busta con gli abiti su una sedia, di fronte al letto. Mi fermo per un attimo ad osservarla. “Mio Dio, sembra un angelo”. Ho passato tutta la notte a guardarla, a scrutare ogni minimo dettaglio del suo viso. E anche ora fatico a smettere. Ma meglio andarmene di qui. Non vorrei che si svegliasse e pensasse che io sia un maniaco. ‘Anche se ti comporti da tale, Grey’. A malincuore torno in salotto, dove Taylor mi attende.

<<Taylor, occupati della colazione. Tra un’ora in camera. Tutto quello che hanno sul menù, non so cosa faccia piacere mangiare a Miss Steele. Io prenderò un’omelette agli albumi. Assicurati che ci sia una bustina di tè per Anastasia. Twinings English Breakfast>>

<<Certo, signore>>

Taylor si congeda con un cenno della testa. Sono contento di poter sempre contare sulla sua efficienza. Prendo il BlackBerry e avvio la chiamata.

<<Welch. Grey. Ho bisogno che tu faccia un controllo su una persona…. José Rodriguez. E’ un fotografo. Probabilmente studia all’Università di Vancouver…..Tutto quello che riesci a scoprire. Al più presto….Si, bene>>.

Chiudo il telefono soddisfatto. “Non scherzavo quando ho detto che io e te avevamo ancora un conto in sospeso, figlio di puttana”. Chiudo gli occhi per qualche secondo e la scena di Anastasia stretta tra le sue braccia si ripresenta nella mia mente vivida come non mai. La furia torna a scorrere nelle mie vene come un fiume. Mi passo una mano nei capelli e sospiro, lasciando che il mio corpo assorba, lentamente, tutte queste nuove sensazioni. Mi piacerebbe sapere cosa cazzo mi sta succedendo, ma più ci penso e più non riesco ad afferrare il senso di tutto questo. Come se non bastasse il mio analista è immerso in un tranquillo viaggio di piacere in Europa e non accenna a tornare a casa. “Maledetto Flynn!. Ma guarda se tra i mille strizzacervelli di Seattle dovevo pescarmi l’unico con una famiglia a Londra”. Sarà meglio farsi una bella doccia rigenerante ora. Voglio rimettermi in sesto e farmi trovare pronto per quando Anastasia deciderà di svegliarsi. Raccolgo la borsa della palestra dal pavimento e torno di nuovo a bussare piano alla porta della camera da letto. Non vorrei coglierla troppo di sorpresa nel caso si fosse già svegliata. Immagino la sua confusione e l’agitazione nel ritrovarsi in una camera d’albergo piuttosto che a casa sua. La mia camera, oltretutto. Tendo l’orecchio per un istante, ma niente. Nessun rumore dall’altro lato. Apro la porta ed entro piano per non disturbare il suo sonno. Ed invece eccola lì. E’ sveglia, seduta in mezzo al letto. Tutta in disordine, spettinata e ancora assonnata. Sexy come sempre. Mi guarda sorpresa, senza proferire parola. In realtà mi sta letteralmente mangiando con gli occhi, soffermandosi sul mio torace e sui miei bicipiti. Mi scappa da ridere e per fortuna, proprio in quel momento, lei chiude gli occhi, stringendoli forte e facendo un respiro profondo. Mi ricompongo in fretta, cercando di recuperare la mia serietà. Rimaniamo entrambi in silenzio per un bel po’. Ok, meglio rompere il ghiaccio. Anche se credo che sarebbe divertente stare qui a fissarla e ad aspettare che si decida ad aprire bocca.

<<Buongiorno, Anastasia. Come stai?>>

Apre gli occhi titubante e mi guarda con aria contrita. Un leggero rossore le colora le guance.

<<Meglio di quanto mi merito>> sospira amara.

Poggio con noncuranza la mia borsa sulla sedia lì accanto e torno ad osservarla, calmo ed impassibile, anche se in realtà la situazione mi diverte da matti. Anastasia torna ad imperversare nel suo mutismo, con l’espressione di una scolaretta in attesa di una bella punizione. “Oh, non immagini nemmeno quanto mi renderebbe felice punirti sul serio, Miss Steele”. La guardo e so che in questo momento ho dipinta sul volto la mia espressione autoritaria. “Ora tocca a te parlare tesoro”. Mi guarda e quasi mi sembra di scorgere nei suoi occhi la voglia insistente di ficcare la testa sotto le coperte e non uscirne mai più.

<<Come sono arrivata qui?>> chiede flebilmente dopo un’eternità.

Mi avvicino a lei, fissando i miei occhi nei suoi che mi seguono ovunque, e vado a sedermi sul bordo del letto. Siamo molto vicini e sento il suo respiro accelerare, diventare quasi frenetico. “Si, Miss Steele. Decisamente, eccitata mi piaci di più”.

<<Dopo che sei svenuta non ho voluto mettere in pericolo il rivestimento di cuoio dei sedili della mia auto riaccompagnandoti a casa >>. La prendo in giro, ma se lo merita. In fondo, appena sei giorni fa mi ha chiesto se fossi gay. Posso permettermi un po’ d’ironia. <<E così ti ho portata qui>>

Mi guarda infastidita, mentre un moto di stizza le attraversa il volto, ma decide saggiamente di ignorare la mia arroganza mattutina. Più che altro sembra farsi distrarre da qualche altro pensiero.

<<Sei stato tu a mettermi a letto?>> mi incalza.

<<Si>>

Rispondo fingendo tutta l’innocenza di questo mondo e lei si acciglia ancora di più. “Ecco qual’è il punto”. Vuole sapere se abbiamo scopato. Potrei toglierle l’atroce dubbio, certo, ma in realtà mi secca che lei pensi a me come uno stupratore che approfitta di giovani ragazze ubriache. Vederla in difficoltà, ora, è la mia punizione segreta.

<<Ho vomitato di nuovo?>>

<<No>>

Abbassa lo sguardo mortificata.

<<Mi hai tolto tu i vestiti?>> mormora piano, con un filo di voce.

<<Si>> rispondo sarcastico, alzando un sopracciglio.

“Chi altro avrebbe potuto farlo, Miss Steele, dato che eri praticamente in coma?”. Arrossisce con violenza, senza avere il coraggio di alzare lo sguardo dalle sue mani, che sta praticamente torturando.

<<Non abbiamo…?>>

Lascia la frase a metà, senza avere il coraggio di finirla. “Ma con che razza di uomini sei uscita fino ad ora, Miss Steele?”. L’inopportuno pensiero di lei in balia di approfittatori e maniaci mi disturba. Cosa le ha fatto pensare che io appartenessi alla specie? ‘Magari le tue manie da stalker seriale, Grey’. Sbuffo mentalmente in direzione del mio cervello.

<<Anastasia, eri praticamente in coma>> le rispondo deciso. <<La necrofilia non fa per me. Mi piacciono le donne coscienti e ricettive>>

Lei si scusa, ancora più imbarazzata.

<<E’ stata una serata molto movimentata. Non la dimenticherò tanto presto>> la prendo maliziosamente in giro, sorridendole, di nuovo in modalità bastardo arrogante.

<<Non eri tenuto a rintracciarmi con le diavolerie alla James Bond che produci per i tuoi clienti>> sbotta infastidita.

Continua a leggere il terzo capitolo

http://cinquantasfumaturedimrgrey.com/2013/10/12/capitolo-3/

∼♥♥♥♥♥∼

Estratto Capitolo 4

02

Le apro gentilmente la portiera dell’Audi, in silenzio, lasciandola accomodarsi. Mentre salgo al suo fianco, mi ritrovo ad osservarla di nascosto. Si sta letteralmente consumando dalla voglia di parlare di quello che è appena successo in ascensore. Ma è troppo imbarazzata. Incredula si sfiora le labbra con le dita, tastandone il leggero gonfiore post-bacio, dovuto alla foga con cui mi sono scaraventato su di lei. L’episodio mi ha leggermente irritato. Per la prima volta nella mia vita non sono riuscito a resistere, a controllarmi. Nessuna mi ha mai intrigato in questo modo assurdo. Non ho mai sperimentato un’attrazione di questo genere. Non saprei neppure come classificarla. Distolgo lo sguardo dalle sue labbra e tento di reprimere la prepotente voglia di scopargliele sul sedile passeggero della mia Audi. Metto in moto, con il suo sguardo pressante che mi brucia addosso, e parto accendendo lo stereo, per dare finalmente un taglio ai miei pensieri. Una soave melodia copre adagio il nostro silenzio incessante, mentre imbocco Southwest Park Avenue.

«Cosa stiamo ascoltando?» mi chiede dopo un po’, sinceramente interessata.

Sembra ammaliata dalle angeliche voci che avvolgono l’abitacolo. I suoi occhi sono spalancati per la meraviglia.

«È il Duetto dei fiori di Delibes, dall’opera Lakmé. Ti piace?»

«Christian, è meraviglioso»

«Vero?»

La guardo radioso, sinceramente colpito dal fatto che le piaccia quel brano. E’ uno dei miei preferiti. Lei annuisce con convinzione, chiedendomi il permesso di riascoltarlo.

«Certo»

Premo il pulsante e la melodia celestiale ci investe di nuovo, fuoriuscendo dalle casse dell’autoradio al quale sono collegati sia il mio Mp3 che il mio Balckberry. Anastasia guarda fuori dal finestrino, perdendosi estasiata in quelle magnifiche note.

«Ti piace la musica classica?» mi chiede di colpo, curiosa.

«Ho gusti eclettici, Anastasia, da Thomas Tallis ai Kings of Leon. Dipende dall’umore. E tu?»

«Anch’io. Però non so chi sia Thomas Tallis»

«Un giorno te lo farò ascoltare>> le dico con un sorriso, guardandola brevemente. <<È un compositore inglese del Sedicesimo secolo. Epoca Tudor, musica corale religiosa»

Mi restituisce uno sguardo perplesso.

«Suona molto esoterico, lo so, ma ha qualcosa di magico, Anastasia»

Mentre le spiego questo me la immagino nella mia Stanza dei giochi, nuda, legata alla croce ed imbavagliata. Nessun altro rumore se non le melodie di Tallis in sottofondo. E i suoi gemiti di piacere. “Ok. Meglio cambiare genere”. Premo il pulsante sul volante e partono proprio i Kings of Leon con Sex on fire. Ana sorride, ma ad interrompere l’idillio ci pensa la suoneria del mio cellulare che risuona negli altoparlanti. Premo il pulsante di risposta, abbastanza infastidito.

«Grey»

«Mr Grey, sono Welch. Ho l’informazione che le serve»

«Ottimo. Mi mandi una mail. Altro da aggiungere?»

«No, signore»

Termino la chiamata senza convenevoli e la musica riprende. “Ora ti ho in pugno figlio di puttana di un José Rodriguez”. Anastasia mi guarda, aggrottando leggermente la fronte. Il Blackberry torna a squillare.

«Grey»

«Le ho mandato l’accordo di riservatezza via mail, Mr Grey»

«Bene. È tutto, Andrea»

«Buona giornata, signore»

Pochi secondi più tardi un’altra chiamata.

«Grey»

«Pronto, Christian, ci hai dato dentro?»

La mancanza di tatto di mio fratello non ha limiti.

«Ciao, Elliot… sono sul vivavoce, e c’è qualcuno in macchina con me» sospiro rassegnato.

“Non cambierà mai quella testa di cazzo”.

«Chi è?»

Alzo gli occhi al cielo, esasperato dalla sua invadenza. Ana, invece, sembra piuttosto divertita dal nostro siparietto familiare.

«Anastasia Steele»

«Ciao, Ana!»

“Ana? Ma se nemmeno la conosce!” Sempre il solito Dongiovanni da strapazzo, mio fratello. Lei sorride, contraccambiando il saluto.

«Ciao, Elliot»

«Ho sentito molto parlare di te» le mormora lui di rimando, abbassando la voce.

Aggrotto la fronte infastidito. Certo, so che scherza, ma mi da fastidio che Elliot si metta a flirtare con la mia Ana. ‘Non è di tua proprietà, Grey’. Lei, sembra assecondare la messa in scena di Elliot.

«Non credere a una parola di quello che dice Kate»

La risata divertita di mio fratello investe l’abitacolo. “Ok. E’ arrivato il momento di darci un taglio”.

«Sto per riportare a casa Anastasia» annuncio, calcando volutamente sul suo nome. «Vuoi che ti dia un passaggio?» gli chiedo.

«Magari!»

«A fra poco»

Attacco e i Kings of Leon ripartono, anche se abbasso leggermente il volume.

«Perché insisti a chiamarmi Anastasia?»

La sua domanda mi fa sorridere. Non le è sfuggita l’enfasi che ho utilizzato nel pronunciare il suo nome per intero.

«Perché è il tuo nome» le rispondo indifferente.

«Io preferisco Ana»

«Ah, sì?» mi limito a mormorarle di rimando, con poca convinzione.

“Il fatto è, mia cara Anastasia, che tu puoi preferire tutto ciò che vuoi, ma io ti chiamerò come meglio credo. E in questo momento Sottomessa sarebbe l’ideale”. Arrivati davanti casa sua spengo l’auto e mi giro per un attimo a fissarla.

<<Anastasia>> le dico mentre lei mi fissa con aria truce. <<Quello che è successo in ascensore… non succederà più, a meno che non sia stabilito prima»

Rimane molto sorpresa, ma non dice una parola. Credo che stia riflettendo su quanto le ho appena detto, cercando di dare un senso alle mie parole. E’ bellissima anche adesso, con la fronte corrucciata e lo sguardo indagatore che cerca di penetrarmi. Approfitto di questo suo momento di confusione per scendere dall’auto e aprirle la portiera. Arrossisce leggermente mentre salta fuori dall’Audi. Vorrei sapere cosa pensa. Sembra frustrata, o qualcosa del genere. Sicuramente delusa dalle mie parole. Questo glielo si legge in viso.

«A me è piaciuto quello che è successo in ascensore» mormora piano.

Le sue parole mi colpiscono forte dentro, come un pugno. Lo stomaco mi si contrae e il desiderio di averla aumenta in modo esponenziale, acuito dalla nostra vicinanza. Mi oltrepassa, decisa, evitando però di guardarmi, e si dirige verso l’interno del suo appartamento. La seguo in silenzio attraverso la veranda, aspettando che apra la porta. Entriamo e mi trovo davanti un piccolo appartamentino tranquillo, molto adatto a delle studentesse. Non mi soffermo molto a guardarmi intorno, ma seguo Anastasia nel salottino, dove troviamo Elliot e Katherine Kavanagh. Sono seduti al tavolo da pranzo, entrambi sorridono come due idioti. Si vede da lontano un miglio che hanno scopato. Equanto hanno scopato. Con la coda dell’occhio scorgo Miss Kavanagh guardarmi con sospetto mentre si alza di scatto e praticamente salta addosso alla sua amica. “Mio Dio, quant’è irritante questa donna!”.

«Ciao, Ana!»

La abbraccia come se non la vedesse da dieci anni, poi aggrotta la fronte, guardandola negli occhi. Si gira a scrutarmi da capo a piedi.

«Buongiorno, Christian» mi saluta alla fine, con tono freddo e quasi infastidito.

“Oh. Bene. Si è accorta anche di me”.

«Miss Kavanagh» le rispondo con lo stesso identico tono di voce.

«Christian, si chiama Kate»

Elliot mi borbotta contro, ammonendomi. Gli rivolgo uno sguardo ostile, poi senza dissimulare il sarcasmo, ma, comunque, in modo educato, saluto nuovamente Miss Irritazione Dai Capelli Rossi di fronte a me.

«Kate»

Elliot mi sorride compiaciuto. Poi si alza e si fionda su Anastasia.

«Ciao, Ana» le sorride, riservandole uno sguardo carico di intenzione.

Il suo tipico sguardo alla Elliot Grey Il Puttaniere. Quanto mi da sui nervi in questo momento! Ana gli risponde in modo educato, ma divertito. Guardandola mi accorgo che si sta mordendo il labbro inferiore. Lo fa sempre quando è imbarazzata. O eccitata. Dentro di me rabbia e desiderio si fondono, rischiando di esplodere. Non capisco nemmeno io perché sono tanto furioso. ‘Non sei furioso, Grey. Sei solo geloso’. La sarcastica analisi della situazione gentilmente offertami dal mio cervello bacato non tarda ad arrivare, come al solito. Fatico ad ammetterlo con me stesso, ma in realtà so che ha ragione. “Io, Christian Grey, amministratore delegato di un’immensa società, signore assoluto della mia vita, mi ritrovo ad essere geloso di una ragazzina impertinente che conosco da meno di tre secondi”. Mentre la guardo, però, mi accorgo che è come se la conoscessi da una vita. E’ mia. Le sue labbra sono mie. Il suo corpo è mio. O meglio, lo sarà. Presto. Ho un fremito d’eccitazione mentre ripenso alla splendida visione di lei mezza nuda che mi ha offerto stamattina. Devo andare via di qua, allontanarmi da lei. Ora.

«Elliot, dovremmo andare» annuncio a mio fratello.

Il mio tono non ammette repliche. Ed Elliot mi conosce fin troppo bene.

«Certo»

Si gira verso Katherine e, prendendola tra le braccia, la bacia platealmente. Una patetica scena degna di un filmetto sdolcinato da quattro soldi. Distolgo lo sguardo vagamente disgustato da loro due e mi soffermo su Anastasia, che, imbarazzata, ha gli occhi fissi a terra. Lentamente si gira a guardarmi. Mi fa una leggera smorfia, divertita ma al tempo stesso come per farmi capire che non le dispiacerebbe tutta quella teatralità. “Non sono fatto per queste stronzate, Anastasia”. Elliot continua ad esibirsi in imbarazzanti ed inopportune acrobazie, sollevando Kate in aria e facendole inarcare la schiena, senza smettere di baciarla. Io, invece, non smetto di guardare lei. “No, Ana. Io non sono un tipo da scene d’amore plateali. Io non sono quello che pensi. Forse nemmeno quello che cerchi. Ma tu sei esattamente quello che voglio”.

«A più tardi, piccola» sta sussurrando Elliot, mentre Kate si scioglie tra le sue braccia.

Anastasia torna a guardarli, con invidia malcelata. Alzo gli occhi al cielo, esasperato, ma divertito, incrociando i suoi, carichi di richieste inespresse. ‘Cosa ti aspettavi? E’ solo una ragazzina, Grey’. Le sorrido, infilandole una ciocca di capelli ribelle dietro l’orecchio. La sua reazione al mio tocco è straordinariamente immediata. Trattiene il respiro e lentamente si sposta di lato, appoggiando delicatamente la sua testa alle mie dita. E’ così dolce. Non riesco a trattenermi e, quasi senza rendermene conto, mi ritrovo a sfiorargli il labbro inferiore con il pollice, delicatamente. La sua eccitazione cresce, così come la mia. Ritraggo in fretta la mano.

«A più tardi, piccola» mormoro piano, prendendola un po’ in giro. «Passo a prenderti alle otto»

La guardo sciogliersi alle mie parole e questo mi inebria, facendomi sentire potente oltre misura. Voglio che sia mia. In questo momento più che mai. E stasera, se Dio vorrà, lo sarà per davvero. Ho giù un’idea di cosa le farò. Sorrido tra me e me, mentre mi allontano da lei, dirigendomi fuori casa. Elliot mi segue. Prima di salire in macchina si gira verso Katherine, in attesa sulla veranda, accanto ad Anastasia, e le manda un ultimo bacio. Aspetto impazientemente che si decida a smettere di fare l’idiota e a salire. Ancora qualche ultimo istante in cui mi concentro a guardare la piccola Miss Steele. Osserva leggermente imbronciata la patetica scena di Elliot e sembra triste, come se le fosse stato appena negato qualcosa. “Ma non è così, Ana. Ho appena messo il mondo ai tuoi piedi, anche se in un modo che tu fatichi a comprendere. Voglio prendermi cura di te. Non sono un tipo da cuori e fiori”. La osservo rientrare in casa, dallo specchietto retrovisore, cercando di capire cosa cazzo mi stia succedendo.

<<Allora lo avete fatto? >>

La solita discrezione di Elliot mi riporta alla realtà. Lo guardo torvo, evitando di rispondere, anche se dentro di me sono abbastanza divertito. Lui approfitta del mio silenzio per dare libero sfogo alle sue congetture da cazzaro quale è.

<< E’ carina la ragazza! Ci sa fare? E’ stata all’altezza del mio schizzinoso fratellino?>>

Continuo ad imperversare nel mio mutismo, ma l’ombra di un sorriso aleggia sulle mie labbra.

<< Dai, Christian! Dettagli, dettagli, dettagli. Credo che questa sia la prima ragazza che ti porti in camera>>

Rimango sempre sorpreso dalla capacità di mio fratello di continuare a sparare cazzate anche quando nessuno gli da corda.

<<Ho capito. Non ti va di parlare. Avrai fatto cilecca. Bé, la ragazza ha decisamente sbagliato Grey!>>

Mi giro di scatto a guardarlo. So che scherza ma le sue stronzate iniziano ad irritarmi sul serio. ‘O forse è il pensiero di Elliot e Ana insieme ad irritarti sul serio’.

<<Vaffanculo!>> sbotto, sia contro mio fratello che contro il mio cervello.

Per tutta risposta Elliot scoppia in una fragorosa risata.

<<Tranquillo, fratellino, tranquillo!Nessuno qui ha intenzione di toccare la tua Ana>>.

Mi limito a fissarlo di sottecchi, ancora infastidito.

<<Credo di avere appena trovato una ragazza meravigliosa con la quale passare la stragrande maggioranza delle mie giornate. O delle mie nottate, se preferisci!>>.

Fa un profondo sospiro.

<<Stasera la rivedo >>.

Continua a leggere il quarto capitolo 

http://cinquantasfumaturedimrgrey.com/2013/10/12/capitolo-4/

∼♥♥♥♥♥∼

Estratto Capitolo 5

o-UNIVERSAL-570

L’assordante silenzio, che dura da qualche minuto forse, mi costringe a riaprire gli occhi. Anastasia si erge dritta, al centro della mia Stanza dei giochi, illuminata dal familiare bagliore soffuso delle lampade alle pareti. E’ di spalle, e questo non mi permette di vedere la sua espressione. Ma, al momento, non oso avvicinarmi a lei. Rimane in silenzio per non so quanto tempo ancora. Si guarda intorno sorpresa, ma in un certo senso curiosa oserei dire. E’ ovvio che le ho spalancato davanti un mondo totalmente nuovo, che non ha niente a che vedere con quello che ha conosciuto fino ad ora. Respiro a fondo l’odore acre di cuoio, legno e cera. “Un odore perfetto per scopare”. E il solo pensiero fa placare la mia ansia. Inspiro profondamente, come se insieme all’aria potessi farmi entrare dentro anche una buona dose di determinazione. Continuo a guardarla con attenzione, come se fosse una gatta selvatica pronta a scattare da un momento all’altro. Da parte sua, invece, Anastasia continua a squadrare attenta l’ambiente che la circonda, così diverso dal resto dell’appartamento. Le pareti della mia Stanza dei giochi sono di un rosso porpora, quasi a sottolineare come è qui, in questa stanza, che la luce non può nulla contro le tenebre. E’ qui dove i demoni del mio passato si impossessano di me, del mio corpo, della mia anima, per liberarsi tutti in contemporanea e lasciarmi soddisfare. ‘A danno della Sottomessa di turno, Grey’. Chiudo brevemente gli occhi, solo per ritrovare la mia fermezza. La mia forza interiore. Il Christian Dominatore. Seguo i movimenti della sua testa, per indovinare cosa accarezzerà il suo sguardo penetrante. La croce di legno alla parete, corde, catene, manette, verghe, frustini. “Si, Anastasia. Osserva. Osserva tutto quello che sono”. Sposta la sua attenzione ora su una cosa, ora su un’altra. Guarda, studia, scruta in rigoroso silenzio. La panca di cuoio imbottita, il tavolo sul lato opposto della stanza, l’enorme letto a baldacchino con il materasso in pelle rossa e i cuscini di raso dello stesso colore, il divano rosso scuro. I suoi occhi si alzano al soffitto, dal quale pendono diversi moschettoni. Finalmente, dopo quella che sembra un’eternità, si gira a guardarmi. Ha un’aria ovviamente stupita, eppure non mi sembra di scorgere in lei alcuna traccia di terrore, come invece mi sarei aspettato. “ Forse c’è ancora spazio per le mie speranze”. Il cuore accelera i battiti e mi ritrovo quasi a pregare di avere ragione. Anastasia imperversa nel suo silenzio, ma inizia a muoversi all’interno della stanza, avvicinandosi ad un flagellatore che ha catturato la sua attenzione. Curiosa, lo osserva, lo tocca esitante, seguendone la linea con le dita, sino alle perline di plastica alle estremità.

«Si chiama flagellatore» le spiego calmo, con una finta dolcezza che maschera l’agitazione che spinge prepotente dentro me.

Non risponde, ma i suoi occhi implorano avidamente altre informazioni. Una miriade di espressioni diverse le animano il volto. Esitante, fa ancora qualche passo incerto all’interno del perimetro della Stanza dei giochi, avvicinandosi al letto. Alza la mano destra titubante e, con delicatezza, la avvicina ad una delle colonnine intagliate posizionate ai quattro angoli, facendoci scorrere sopra le dita in modo delicato. Cazzo se è eccitante vederla aggirarsi in questa stanza. Dentro di me tento di reprimere l’impulso di avvicinarmi a lei e baciarla di nuovo, per poi spingerla su quel letto che sta tanto ammirando, e farla mia ripetutamente. “Cazzo, parlami!”. Sto bruciando dalla curiosità di sapere cosa le passa per la mente.

«Di’ qualcosa» le ordino, tentando di mascherare il mio tono troppo severo. Non sono abituato a lasciarlo fuori da questa stanza.

Lentamente, dopo ancora qualche minuto di silenzio, la sua voce angelica torna a farsi sentire.

«Sei tu a fare questo agli altri o sono gli altri a farlo a te?»

Tutta la tensione che ho accumulato negli ultimi dieci minuti si scioglie in un mezzo sorriso. Finalmente! “Non mi ha detto che vuole andarsene. Non ancora, almeno. Ma è già un inizio”.

«Agli altri?»

Sbatto le palpebre un paio di volte, riflettendo su come rispondere esattamente alla sua domanda, non del tutto priva di fondamento. Certo, c’è stato un tempo in cui era Elena a fare tutto questo a me. Un tempo in cui un’altra persona ha usato tutto questo per darmi quello di cui avevo bisogno. “Ma ora ho tutto quello che mi serve. Io sono tutto quello di cui ho bisogno. E quel tempo è morto e sepolto ormai”. Faccio un piccolo sospiro, cercando di riordinare le idee in modo da spiegarmi nel modo più chiaro possibile.

«Lo faccio alle donne che lo desiderano»

Anastasia mi guarda come se non afferrasse le mie parole.

«Se hai già delle volontarie, cosa ci faccio io qui?»

Opto per la sincerità.

«Perché vorrei farlo con te, lo vorrei tanto»

E’ tutto quello che posso dire, è la mia spiegazione razionale, o semi razionale, a questo sentirmi così preso da lei. Lo voglio davvero tanto.

«Ah» sussulta.

Sento la sua eccitazione crescere, come anche la sua ansia. Si guarda di nuovo intorno, più timorosa stavolta. Lentamente si sposta ancora, arrivando fino all’angolo in fondo della stanza, accanto alla panca di cuoio imbottita. E’ davvero eccitante vederla toccare, esplorare e ammirare tutti questi oggetti del peccato. Sembra un angelo in visita all’inferno. “Ed è dannatamente sexy!”. In questo momento vorrei solo strapparle quei vestiti di dosso e farla gemere di piacere. Mi piacerebbe sentirla implorare il mio nome tra gli spasmi di un orgasmo, vederla impazzire di goduria e lasciarla su quel letto rosso, spossata dalla lussuria. A riportarmi alla realtà è la sua espressione, che muta tutta all’improvviso. E’ come se un pensiero spiacevole le avesse attraversato la mente.

«Sei un sadico?» mi chiede, in apprensione.

“Cazzo!”. Se le dico di si, ora, se le dico la verità, so che scapperà via. Ne sono certo. Magari, però, potrei continuare a spiegarle, a farle capire. Non so perché mi sto perdendo in tutto questo groviglio di pensieri. E’ solo che mi sento una merda al pensiero di mentirle in qualche modo. ‘Andiamo, Grey. L’hai già fatto con la cazzata dell’avvocato’. Bè, so solo che non voglio perderla. In fondo per Flynn non è una patologia. Potrei dirle questo. Oppure ometterlo del tutto. Che differenza potrebbe mai fare, a parte riuscire a non farla scappare? Di certo non le serve sapere perché lo faccio. A nessuna delle mie Sottomesse ho mai dovuto spiegare perché mi piace tanto fustigare le ragazze brune. Nessuna di loro ha mai saputo di espiare le pene della puttana drogata che mi ha generato. Perché dovrei fare un’eccezione proprio ora? E poi voglio davvero che rimanga e non scappi.

«Sono un Dominatore» le dico alla fine, sperando che lei si concentri su questa nuova informazione e non sulla mancata risposta alla sua domanda.

Per un attimo penso che la mia espressione tradisca la mia omissione. Lei aggrotta leggermente le sopracciglia.

«Cosa significa?» mormora piano.

La guardo intensamente. E’ così ingenua, povera piccola. Non so se è giusto trascinarla in tutto questo. So solo che la voglio.

«Significa che voglio che accetti di abbandonarti spontaneamente a me, in tutto»

Continua a leggere il quinto capitolo 

http://cinquantasfumaturedimrgrey.com/2013/10/12/capitolo-5/

∼♥♥♥♥♥∼

Alla prossima sfumature!

Our Score
Our Reader Score
[Total: 1 Average: 5]