Fan-Finction “Cinquanta sfumature di Mr Grey” Cap. 9/10/11

Carissime Sfumature, continua la pubblicazione degli estratti

della Fan-Finction di Anita Sessa

Oggi proponiamo i capitoli 9/10/11.

oh mr grey

Capitolo 9

Faccio ingresso nella mia camera all’Heatman. La stessa suite in cui ho passato la notte con Anastasia. Mi sembra quasi di sentire ancora il suo odore. Ma forse è solo che me lo porto addosso dopo esserle stato così vicino. Ho lasciato quella ragazzina impertinente circa otto chilometri fa, nel suo appartamento. E già mi manca. Estraggo il BlackBerry dalla tasca dei pantaloni e compongo il numero del mio consulente informatico.

<<Barney. Grey. Ho bisogno di un nuovo account informatico. Ti invio tutti i dettagli tra cinque minuti>>

<<Certo, Mr Grey>>

Chiudo la telefonata ed entro nello studio. Poggio il mio portatile sulla scrivania, avviandolo, e la cartella di cuoio lì affianco. Dieci minuti più tardi Miss Anastasia Rose Steele possiede il suo nuovo account personale. “Bene. Almeno non è qui a dirmi che non può accettare neppure un fottuto indirizzo email”. Sorrido tra me e me, tra l’ironico e il soddisfatto. Ordino la cena in camera e ne approfitto per fare una bella doccia rinfrancante. L’acqua lenisce piano le mie ferite, che per una volta sono di altro genere. E’ come se avessi passato gli ultimi due giorni in una realtà parallela, completamente estraniato dal mondo e dalla mia vita precedente. Nessun incubo con lei accanto. Nessuna puttana drogata morta o lurido porco ubriaco che mi scova negli angoli più bui di una catapecchia fatiscente per riempirmi di calci. Niente di niente. E’ come se avessi preso una pillola magica e avessi resettato tutto. E’ bastata lei. E ora ho quasi paura a rimanere da solo. Riluttante, esco dalla doccia e mi avvolgo un asciugamani attorno alla vita. Prendo il BlackBerry sul comodino accanto al letto e chiamo Taylor.

<<Ho bisogno che ti occupi di un’altra consegna per Miss Steele>>

<<Certo, Mr Grey. Dica pure >>

Snocciolo a Taylor tutti i dettagli del nuovo portatile che ho intenzione di regalare ad Anastasia. Un MacBook Pro, sistema operativo avanzato, tutti i programmi di base installati, hard disk di 1,5 terabyte e 32 giga di Ram. Il meglio del meglio. Un gioiellino a malapena messo in commercio.

<<Ti mando una mail con i dettagli dell’account personale e l’indirizzo dell’appartamento di Anastasia. In consegna domattina presto>>

<<Certo, Mr Grey>>

Chiudo la conversazione e inoltro a Taylor l’email inviatami poco fa dal mio consulente informatico. Poi, mezzo nudo come sono, vado nell’altra stanza ad occuparmi della mia cena.

Quando guardo l’orologio di nuovo, è tardi. Ma voglio inaugurare la sua casella di posta elettronica. Le scrivo velocemente una mail dal mio Blackberry.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 22 maggio 2011 23.15

Oggetto: Il tuo nuovo computer

Cara Miss Steele,

spero che tu abbia dormito bene. Mi auguro che farai buon uso di questo computer, come d’accordo. Aspetto con ansia la nostra cena di mercoledì. Sarò lieto di rispondere a qualsiasi tua domanda anche prima, via mail, se lo desideri.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Sorrido mentre mi infilo il pigiama e mi metto a letto. Devo davvero ricordarmi di prendere appuntamento con il mio strizzacervelli. Flynn sarà lieto di avere qualcosa di nuovo su cui discutere approfonditamente. Anche se continuerà a darci dentro con le sue stronzate orientate alla soluzione. Prima, comunque, voglio vedere Elena e sapere la sua opinione su tutto questo. In fondo lei se ne intende di più di Sottomesse e relazioni sessuali. Sospiro un po’ amaro, aggrottando la fronte. Da quando ho iniziato questa vita non ho mai avuto problemi di questo genere. Ho avuto a che fare sempre e solo con sottomesse convinte e coscienti di quello che volevo da loro. Ripenso al contratto che ho dato ad Anastasia. Già la immagino tutta concentrata a sputare sentenze impudenti sui vari punti, arrossendo di tanto in tanto e lanciando qualche gemito di sorpresa qua e là. Mi scappa una risatina al solo pensiero di lei, così giovane e inesperta, che tenta di dare un senso al mio essere in questo modo. Mentalmente ripercorro il documento. Lo conosco a memoria, ormai. E’ molto simile a quello che ho ricevuto io stesso,qualche anno fa, da Elena. Certo, rispetto a quello è stato cambiato, modificato in base alle mie esigenze, ma il succo non cambia.

Lo scopo fondamentale di questo contratto è consentire alla Sottomessa di esplorare in sicurezza la propria sensualità e i propri limiti, con il dovuto rispetto e la dovuta considerazione per i suoi bisogni e il suo benessere”.

E’ proprio quello che ho fatto lo scorso sabato. Permetterle di scoprire la propria sensualità e i propri limiti, rispettandola, venerandola e dandole quello di cui aveva bisogno. Ma è un altro il modo in cui intendo esplorare la sua sensualità da oggi in poi. Chiudo brevemente gli occhi, rivedendola sotto di me, mentre urla il mio nome percorsa dagli spasmi. Ho intenzione di darle molto di più. E da domenica potremmo iniziare a giocare sul serio. ‘Se per miracolo firmasse il tuo contratto, Grey’. Il pensiero che lei possa rifiutare la mia offerta è doloroso, francamente. E non mi sono mai trovato, in tutta la mia vita, a fronteggiare un’emozione simile. Ma sono quasi certo che lei voglia scoprire tutto quello che posso ancora darle. Lo percepisco da come si muove accanto a me, da come cerca il mio corpo, da come lo accarezza con gli occhi. Sono certo che tutto quello che ha scoperto fino ad ora le sia piaciuto.

“E hai ancora tanto da scoprire su questo argomento, Miss Steele”.

Il Dominatore e la Sottomessa convengono e concordano che tutto ciò che avverrà nei termini di questo contratto sarà consensuale, confidenziale e soggetto ai limiti concordati e alle procedure di sicurezza in esso stabilite. Limiti e procedure di sicurezza aggiuntivi possono essere concordati per iscritto”.

Bé, non credo che avrà da ridire sulla propria sicurezza. Anzi, immagino che mi tormenterà di domande in merito. Ho notato che tende a farsi sopraffare dalla paura di ciò che non conosce. Ma credo sia normale considerata la sua inesperienza. Ricordo quando anch’io ero un giovane ragazzino inesperto. La prima volta che Elena mi portò nella sua camera da letto, gli strumenti che possedeva, rinchiusi tutti in un enorme baule. Anch’io avevo paura. Ma volevo Elena. Lei era così bella, così ammaliatrice. E io avevo un disperato bisogno di liberare i miei ormoni impazziti. Non potevo tollerare nessun tipo di contatto fisico. Scopare con qualcuna era totalmente fuori questione. Sapevo che non avrei potuto reggere alla pressione ed al dolore. Ma lei mi stava offrendo tutto quello che volevo. E, arrivato a quel punto, io avrei sopportato angherie su angherie pur di scoparmela. Tanto, comunque, nessun dolore avrebbe potuto superare quello già provato. Era l’unico modo in cui potevo tollerare di essere toccato. E lei stranamente lo sapeva. Aveva capito tutto. Probabilmente la stessa Grace le aveva rivelato il mio passato e le mie fobie. Elena aveva semplicemente iniziato a sfruttare questa informazione a suo vantaggio. E per il mio piacere.

Richiudo gli occhi al ricordo della prima volta in cui usò la cinghia su di me. Era così carnale, così necessario. Dovevo subire tutto quello, per arrivare ad avere la mia ricompensa. Elena mi puniva perché meritavo di essere punito. Perché non ero nient’altro che un reietto. Non ero all’altezza della mia famiglia. Non ero perfetto come Grace, Carrick ed Elliot. E la piccola Mia, così pura e bisognosa di affetto. Prima o poi si sarebbero accorti tutti del marciume che mi portavo dentro. E mi avrebbero cacciato via. Avrebbero smesso di desiderarmi e considerarmi loro figlio e parte della loro famiglia. In fondo, non era per questo che quel lurido porco del magnaccia di Ella mi picchiava selvaggiamente e di continuo? Perché non ero desiderato. Non era per questo, forse, che si divertiva a spegnermi addosso il fuoco delle sue sigarette, mentre mi contorcevo e urlavo di dolore, implorando mia madre di prendersi cura di suo figlio per una volta. Di amarlo per una sola volta. Il tempo necessario a farlo smettere, ad impedirmi di provare così tanto dolore. Ma io non ero nessuno. E nessuno mi voleva. Solo Elena. Nonostante il mio bagaglio. E sapeva in che modo darmi quello di cui avevo bisogno. Sapeva cosa era meglio per me. Sempre. Ma dovevo meritarmelo quel meglio.

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Capitolo 10

<<No. No,no,no!>>

Mi sveglio di soprassalto gridando la mia supplica. Mi guardo attorno stranito, senza riuscire a mettere bene a fuoco dove mi trovo. Riconosco lentamente la mia suite all’Heatman. Fuori, è a malapena l’alba. Lascio ricadere pesantemente il mio corpo sul materasso, affondando sul morbido cuscino bianco. Erano giorni che non mi succedeva. Giorni che la puttana drogata e il suo magnaccia non mi assalivano di notte, mentre sono incapace di scacciare il loro crudele ricordo. Guardo fuori dalla finestra. Il sole sta sorgendo proprio in questo momento. Mi sento così solo, come se mi mancasse un pezzo. E quel pezzo, malgrado io non voglia ammetterlo con me stesso, è Anastasia. Non capisco come possa sentirmi così legato ad una sconosciuta. Perché è così. In fondo io non la conosco. Ci siamo visti quante volte? Tre? Eppure è così sconvolgente sentire quanto mi manca. Scuoto la testa, ancora turbato dall’incubo che mi ha svegliato. Come sempre, rivivere momenti della mia infanzia mi lascia spossato. Vorrei non ricordare. Vorrei poter cancellare con un solo colpo tutta quella violenza, quella crudeltà, quell’odio che ho sentito e che ora provo. Vorrei non essere così, non sentire il bisogno di farla pagare a mia madre. Ancora oggi. Ma è così che sono.

Quasi due ore più tardi sono comodamente seduto al tavolo da pranzo a fare colazione. Mi sono allenato nella palestra dell’hotel, rimuginando sui miei pensieri, e ora sono fresco di doccia e molto più rilassato di quando mi sono svegliato.

<<Mister Grey. La consegna per Miss Steele è stata appena effettuata, signore. Ho ricevuto conferma dal corriere>>

Taylor è davanti a me, mi osserva impassibile. Mi piace la sua efficienza. Sono contento di aver trovato un così valido e fidato collaboratore.

<<Grazie, Taylor>>

Si congeda con un cenno, lasciandomi alla mia omelette di albumi e all’ottimo succo d’arancia. Sorrido tra me e me, pensando alla reazione di Anastasia al mio nuovo regalo. La vibrazione del mio BlackBerry mi distrae. E’ una mail. Sua.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 23 maggio 2011 08.20

Oggetto: Il tuo nuovo computer (in prestito)

Ho dormito benissimo, grazie – per qualche strano motivo – “signore”. Pensavo che questo computer fosse in prestito, dunque non mio.

Ana

Il suo tono mi strappa un sorriso. E’ evidente che ha letto il contratto. Chissà cosa ne pensa. Magari ha qualche domanda. Clicco su “rispondi”.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 23 maggio 2011 08.22

Oggetto: Il tuo nuovo computer (in prestito)

Il computer è in prestito, sì. A tempo indeterminato, Miss Steele. Noto dal tuo tono che hai letto la documentazione che ti ho dato. Hai domande?

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

La sua risposta è immediata.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 23 maggio 2011 08.25

Oggetto: Menti curiose

Ho molte domande, ma non sono adatte a una mail, e alcuni di noi devono lavorare per vivere. Non voglio e non mi serve un computer a tempo indeterminato. A più tardi, buona giornata, “signore”.

Ana

Sorrido di nuovo allo schermo del mio telefono. Impertinente come al solito.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 23 maggio 2011 08.26

Oggetto: Il tuo nuovo computer (ancora in prestito)

A più tardi, piccola.

PS: Anch’io devo lavorare per vivere.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Lo scambio di mail con la dolce Miss Steele, ha migliorato significativamente il mio umore. Mi alzo e mi dirigo nello studio, accendendo il mio notebook sulla scrivania. Mi concentro sul lavoro, che ho trascurato negli ultimi due giorni. ‘Non è da te, Grey’. Quando finalmente stacco gli occhi dal monitor è già ora di pranzo. Non mi va di mangiare in camera. Scendo giù, nella sala da pranzo dell’hotel e ordino lo spettacolare merluzzo che fanno solo in questo albergo, accompagnato da un ottimo Sancerre. Quando torno di sopra mi attacco al BlackBerry. Ho alcune chiamate di lavoro urgenti che ho rimandato. E’ impressionante quanto lavoro si accumuli se poco poco abbasso la guardia. Per ultima contatto Ros, per assicurarmi che in ufficio la giornata si sia conclusa senza problemi. Quando stacco, do un’occhiata all’orologio. Sono da poco passate le 17. Anastasia dovrebbe essere di ritorno da lavoro. Apro il programma delle mail sul BlackBerry e trovo il suo ultimo messaggio. Ho voglia di scriverle, ma per la prima volta in vita mia mi mancano le parole. Cosa posso dirle? In effetti non avrei niente da dirle. Ma voglio. Magari un saluto veloce. Clicco su “rispondi”.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 23 maggio 2011 17.24

Oggetto: Lavorare per vivere

Cara Miss Steele,

spero che tu abbia avuto una buona giornata al lavoro.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Aspetto la sua risposta immediata, che però non arriva. Sono le cinque e mezzo del pomeriggio. Dove diavolo si sarà ficcata? So che oggi staccava alle cinque dalla ferramenta, che oltretutto non è eccessivamente distante da dove abita. L’impazienza mi rende nervoso. Mi ritrovo a percorrere tutto il perimetro della suite, stanza dopo stanza, guardando lo schermo del BlackBerry e passandomi le mani nei capelli. “Cristo, Grey! Datti una calmata!”. Finalmente un trillo. Una nuova mail.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 23 maggio 2011 17.48

Oggetto: Lavorare per vivere

“Signore”… Ho avuto un’ottima giornata al lavoro.

Grazie.

Ana

Sospiro di sollievo. “Bene”. Per qualche strana ragione temevo che non l’avrei più sentita. Ora, però, deve fare le ricerche che le ho consigliato. Voglio che sappia esattamente a cosa sta andando incontro. Prima conoscerà il mio mondo, prima potrà abbandonarvisi.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 23 maggio 2011 17.50

Oggetto: Fai i compiti!

Miss Steele,

mi fa piacere che tu abbia avuto una buona giornata. Finché mi scrivi, non ti dedichi alle ricerche.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Il mio tono è più severo di quello che avrei voluto. L’abitudine a comandare è innata. La sua risposta arriva istantaneamente.

 

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 23 maggio 2011 17.53

Oggetto: Tormento

Mr Grey,

smettila di scrivermi, così posso iniziare i miei compiti. Vorrei prendere un altro 10.

Ana

La sua risposta mi diverte e mi eccita al tempo stesso. Ricordo le sue labbra avvolte al mio uccello. “Anch’io vorrei darti un altro bel voto nelle materie orali, cara Miss Steele.”

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 23 maggio 2011 17.55

Oggetto: Impaziente

Miss Steele,

smettila di rispondere, e fai i compiti. Anche a me piacerebbe darti un altro 10. Il primo era davvero meritato. 😉

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Questo scambio di battute mi diverte. Ma spero che si concentri su quello che le ho detto di fare. Anche se io per primo fatico a concentrarmi. Il ricordo di noi due nel mio appartamento mi accende un desiderio incontrollabile. Sento il mio pene diventare di marmo e tendersi sotto la stoffa dei miei pantaloni.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 23 maggio 2011 17.59

Oggetto: Ricerche sul web

Mr Grey,

cosa suggerisci di inserire nel motore di ricerca?

Ana

La sua inesperienza totale mi fa sorridere di nuovo. Ma deve darci un taglio. Altrimenti staremo qui in eterno. E io ho bisogno di sapere cosa ne pensa, invece.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 23 maggio 2011 18.02

Oggetto: Ricerche sul web

Miss Steele,

comincia sempre da Wikipedia. Basta con le mail, a meno che tu non abbia domande. Intesi?

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 23 maggio 2011 18.04

Oggetto: Prepotente!

Sì, “signore”. Sei un vero prepotente.

Ana

Scoppio a ridere di gusto leggendo la sua risposta.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 23 maggio 2011 18.06

Oggetto: Controllo

Anastasia, non sai quanto. Be’, forse cominci ad averne un’idea. Fai il tuo dovere.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Finalmente sembra applicarsi nelle sue ricerche da internauta. Sono davvero curioso di sapere quale sarà il suo parere su tutto quello che riuscirà a scoprire. Mi resta ancora un’ora prima della cena che ho appena ordinato. Infilo l’indice e il medio tra la camicia e la cravatta, allentando quest’ultima. La sfilo e mi dirigo in camera da letto, poggiandola sulla sedia di fronte al letto. Tolgo la giacca, che va a raggiungere la cravatta blu intenso, ed entro in bagno. Pigramente mi tolgo i pantaloni del completo blu gessato, la camicia grigio perla e i boxer neri. Ho bisogno di una doccia, ma vorrei non essere solo. Apro l’acqua, che scroscia calda e lenitiva sul mio corpo nudo. Cosa non farei a quella meraviglia umana se solo l’avessi qui, a mia completa disposizione. Penso a come potrebbe essere la nostra relazione se finalmente accettasse di darsi totalmente a me. A volte la vedo esitare, e non ne capisco il motivo. Non riesco ad afferrare completamente cosa pensa, cosa prova. Ed è assurdo che proprio io, dopo anni passati ad allenarmi ad intercettare ogni minimo accenno di movimento del corpo altrui, non riesca a capire cosa pensa. A letto è una passeggiata, soprattutto perché è così inesperta. E sensibile. Ma quando siamo l’uno di fronte all’altra mi trovo in difficoltà. Chiudo l’acqua ed esco dalla doccia, avvolgendomi un piccolo asciugamani intorno alla vita. Prendo i vestiti che ho lasciato a terra e li riporto con me nella camera da letto. Mi asciugo, tamponandomi il corpo con la morbida spugna e prendo dall’armadio una camicia bianca di lino e i pantaloni grigi di flanella, indossandoli. Mi dirigo nell’altra stanza, stranamente di buonumore, nonostante i mille pensieri contrastanti che mi attanagliano il cervello. ‘La graziosa Miss Steele ti attanaglia il cervello, Grey’. Come dare torto alla mia testa? Sospiro. “Meglio occuparsi della cena ora”.

Sto completando una relazione, da presentare al meeting di lavoro di domani mattina, quando il mio BlackBerry ronza di nuovo. Dovrò tornare a Seattle per almeno metà della mia giornata, domani. Ma credo di sapere chi sia. E non ce la faccio ad aspettare di terminare la mia fottuta relazione. Apro impaziente la mail di Anastasia.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 23 maggio 2011 20.33

Oggetto: Studentessa sconvolta

Okay, ho visto abbastanza. È stato bello conoscerti.

Ana

 

Il mio cuore smette di battere. “E’ stato bello conoscerti. Cosa…? Che cazzo vuol dire? Che non intende continuare? Cosa cazzo le è successo nelle ultime due ore?”. Mi alzo in piedi, senza riuscire a placare l’ansia. Mi passo una mano nei capelli, esasperato. “Merda!”. Non posso perderla. Non posso, non posso, non posso. “Pensa, Grey. Pensa a qualcosa, cazzo!”. Il mio cervello si rifiuta di collaborare e mi lascia in un vuoto assordante. Rileggo la sua mail, cercando qualche traccia di ilarità. Niente. Nulla che faccia pensare che stia scherzando. “Ma cazzo, Anastasia! Vaffanculo!”. Sbatto il BlackBerry sul tavolo, accanto al pc. Poi prendo la mia decisione. Sono furioso. Avrei voglia di legarla, sculacciarla a sangue e scoparla fino a domattina. “E’ stato bello, Miss Steele? Ora ti mostrerò quanto può essere bello. Poi vedremo se avrai ancora voglia di scappare via da me”. Vado in camera e apro il comodino, estraendo il pacco di preservativi. Infilo una bustina in tasca. Apro l’armadio e afferro la cravatta di seta argento, quella che ho usato per legarla nel mio appartamento. Torno in fretta nello studio e, mentre salvo il documento al quale stavo lavorando, chiamo Taylor.

<<Prepara la R8>>

Chiudo bruscamente la conversazione ed esco, sbattendomi dietro la porta della suite. Un minuto più tardi sto salendo in auto. Sfreccio attraverso il traffico. Sono appena le nove quando parcheggio davanti casa sua. Non so cosa mi dovrò aspettare. Se sarà una visita breve o, come spero, lunga e soddisfacente. Scendo sbattendo lo sportello. Sono incazzato nero. Voglio affrontarla. Mi avvio a grandi passi, raggiungendo la veranda. Busso, un po’ più forte del dovuto. Trovarmi Miss Kavanagh davanti, e non lei, mi spiazza leggermente. “Cazzo!”. Per fortuna mi ricompongo alla svelta.

<<Christian, cosa ci fai qui?Ana non ha detto che saresti passato>>

Ha uno sguardo inquisitorio. “Ci mancava solo la copia mal riuscita di Christiane Amapour!”.

<<Buonasera, Katherine. Ho deciso di farle una sorpresa. Anastasia è in casa?>>

Faccio del mio meglio per risultare cortese. Ma il mio sguardo gelido si fissa nel suo. Fortunatamente lo squillo del telefono ci interrompe.

<<Entra pure. E’ in camera sua >> si arrende.

Si avvicina all’apparecchio e risponde. Chiudo la porta dietro di me, mentre sento la sua voce addolcirsi. Si rifugia nell’altra stanza, indicandomi la porta della camera di Anastasia con una mano. Dev’essere Elliot al telefono. Per una volta, quella testa di cazzo si è dimostrato utile facendomi sfuggire ad un’intervista indesiderata a tu per tu con Miss Irritazione. Busso alla porta. Nessuna risposta. Abbasso la maniglia con cautela ed entro. Anastasia è seduta alla scrivania, intenta a scribacchiare qualcosa. Ha le cuffie dell’iPod infilate e la musica a tutto volume. Ha i capelli raccolti in due codini, che mi evocano ricordi estremamente piacevoli. Indossa una tuta e scarpe da ginnastica. E’ evidentemente andata a correre. Forse aveva bisogno di schiarirsi le idee. “Peccato che tu abbia preso la decisione sbagliata, Miss Steele”. Legge attentamente il foglio che ha in mano e annota con cura ai margini. Da quello che riesco a sbirciare, sembra proprio il contratto che le ho dato ieri. “Ma allora..?”. Aggrotto la fronte. Non si è neppure accorta che sono entrato. Faccio ruotare piano le chiavi della macchina attorno al mio dito, stampandomi in faccia un’espressione arrogante. Chissà quando si renderà conto di non essere da sola. Quasi in risposta alla mia domanda segreta, i suoi meravigliosi occhi azzurri si alzano, poggiandosi increduli su di me. Si toglie le cuffie, rimando paralizzata. La guardo impassibile.

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Capitolo 11

Ho appena concluso la mia riunione di lavoro a Portland e sto tornando all’Escala per recuperare delle cose a casa e pranzare con Elena. Forse lei potrà aiutarmi a fare chiarezza su quel tornado dagli occhi azzurri di nome Anastasia Steele. Quando entro nel mio appartamento, inizio lentamente a scaricare tutta la tensione accumulata. Poggio la mia cartella di cuoio marrone sul divano e mi dirigo verso il bagno. Apro l’acqua calda, che inizia a scorrere, e torno in camera da letto, dove mi spoglio del tutto. Mi infilo sotto la cascata calda e, in fretta, faccio una doccia purificatrice. Dieci minuti più tardi sono già vestito con un paio di pantaloni scuri e una camicia di lino bianca e sto facendo ingresso in sala da pranzo, dove un’efficiente Mrs Jones è al lavoro dietro i fornelli. Mi fa un ampio sorriso, mentre mi dirigo nel mio studio. Sono stato davvero fortunato, quattro anni fa, a trovare sia lei che Taylor. Discreti, efficienti, infaticabili. A differenza di quello che si può pensare dai miei modi bruschi, sono davvero affezionato a Gail e Jason. Non a caso ho destinato un’intera ala del mio appartamento alla loro convivenza. Professionale e, da qualche tempo, sentimentale. Mi siedo alla mia scrivania, cercando di lavorare, ma i miei pensieri sono altrove. Mi ritrovo a giocherellare con la mia stilografica, con lo sguardo perso nel vuoto. So che dovrei mettere le cose in chiaro con Anastasia. Quest’attesa mi logora, mi distrugge e mi rende emotivamente instabile. Cosa che non mi succedeva da anni. “Meglio parlare prima con Elena”. ‘Magari parlare anche con Flynn non sarebbe una cattiva idea, Grey’. Annoiato, controllo le email sul BlackBerry. Anastasia non ha ancora risposto all’ultima che le ho inviato. Sorrido tristemente tra me e me. Starà pensando a qualcosa di arguto e pungente da dirmi. O probabilmente non ha ancora controllato la posta elettronica. E io sono qui, come un fottuto cagnolino, ad aspettare che lei mi sorrida per scodinzolare. “Dovrei regalarle un BlackBerry”. Taylor mi strappa bruscamente dai miei pensieri, bussando alla porta dello studio.

<<Mrs Lincoln sta salendo, signore>>

A Taylor non piace Elena, ma è molto discreto nel darlo a vedere. Sorrido tra me e me, mente rientro nel salone. Elena è appoggiata al bancone della cucina. Indossa un pantalone nero, dal taglio classico ed elegante, ed una camicetta semitrasparente di un blu intenso. I suoi corti capelli biondi scintillano alla luce del sole che entra dalla vetrata che affaccia sul terrazzo. Il suo viso si illumina con un grande sorriso non appena mi scorge. Smette di giocherellare con i due grossi anelli che indossa e si rialza. E’ alta quasi quanto me sui suoi tacchi vertiginosi. E’ appariscente, bella, sensuale. Come sempre. E una volta ero pazzo di lei. Ma ora quello che ci lega sono solo gli affari.

<<Christian!>>

Mi bacia su entrambe la guance quando mi avvicino, sorridendo calorosamente. Il contatto non mi crea nessun problema. Con Elena posso stare tranquillo.

<<Benvenuta, Elena. Accomodati>>

Le sorrido mentre le indico con la mano lo sgabello dietro le sue spalle. Mi siedo accanto a lei, in modo che possa guardarla in faccia. Mrs Jones poggia sul bancone, completamente imbandito, i piatti con il pollo alla cacciatora, per poi dileguarsi discretamente, lasciandoci da soli. Elena deposita la sua enorme borsa blu sullo sgabello accanto al suo e si siede, pronta ad ascoltarmi.

<<Mi hai detto che era urgente, Christian. Cos’è successo?>>

Fisso il cibo nel mio piatto. Mi sento come se dovessi confessare una marachella a mia madre. Quando alzo lo sguardo lei mi sta guardando, in attesa.

<<Dovremmo cominciare a mangiare, Elena. Come sta Isaac?>>

Isaac è il suo nuovo schiavo. Ha pressappoco la mia età e lei si dilunga nei particolari della loro relazione mentre le verso del vino nel bicchiere. Ascolto la mia interlocutrice senza prestarle davvero attenzione. A riportarmi alla realtà è Elena stessa, che mi schiocca le dita davanti agli occhi.

<<Mi dici cosa c’è che non va, Christian?>>

Alza le sopracciglia, guardandomi con aria preoccupata. Sospiro pesantemente.

<<Si tratta di una nuova Sottomessa>>

Elena sorride, visibilmente rilassata, tornando ad occuparsi della sua porzione di pollo.

<<Non sapevo che ne stessi cercando una nuova. Dimmi, come è andato il colloquio preliminare?>>

<<Non c’è stato nessun colloquio preliminare. Diciamo che mi è caduta tra le braccia. Nel senso letterale della frase>>

Le racconto brevemente di come ho conosciuto Anastasia e del nostro strano accordo-non accordo. Mi guarda scioccata.

<<Una vergine, Christian?Non sarà forse troppo inesperta?>>

<<Forse. Ho il dubbio che non possa essere davvero una buona Sottomessa. E’ così indisponente, cazzo!>>

Elena ridacchia, guardandomi con affetto.

<<Le ho raccontato di noi. Senza scendere nei dettagli, ovvio>>

Mentre pronuncio questa frase mi rendo conto che il nodo della questione è questo. Perché ho sentito il bisogno di raccontarle così tanto di me?

<<Come mai ne hai sentito il bisogno?>>

La domanda di Elena riecheggia i miei pensieri. La guardo, cercando di interpretare la sua espressione. Mi sembra sia leggermente sbiancata all’improvviso. Probabilmente teme mi sia fatto sfuggire il suo nome.

<<Tranquilla, Elena. Non le ho rivelato niente di particolare. Forse volevo solo che si fidasse di me, che sapesse che conosco bene la sensazione>>

Sospira, senza aggiungere nulla. Gioca con la forchetta e il cibo, pensierosa. Mi sento quasi obbligato a darle qualche altra spiegazione. Non so nemmeno io perché.

<<Volevo che si fidasse di me. Non ho mai desiderato nessuna in questo modo. Volevo fosse mia e credevo che una volta che l’avessi scopata la sensazione di vuoto che provo quando non c’è sarebbe passata. E invece….>>

Mi fermo, agitando in aria la mano e scuotendo la testa, senza riuscire a trovare le parole giuste. Elena mi fissa. Ancora una volta non so cosa le passa per la mente. “Dimmi qualcosa, cazzo”. Il silenzio è assordante, non riesco a non riempirlo di banali scuse al mio comportamento. Mi sento come se avessi tradito Elena e tutto il mondo in cui lei stessa mi ha introdotto per buttarmi a capofitto in qualcosa di proibito.

<<E’ solo…è solo che non riesco a starle lontano. Mi attrae ad un livello profondo. E il fatto di averla posseduta io soltanto mi fa sentire…potente. Per la prima volta ho trovato una persona che può essere completamente mia. In tutto. E poi…poi la desidero. Sempre. Voglio possederla costantemente, non sono mai sazio di lei, mai appagato fino in fondo. Ho bisogno di sentirla, vederla, saperla al sicuro. Anche se mi sfida, mi provoca, mi risponde in modo impertinente o non fa mai quello che le dico di fare. La sua sfida nei miei confronti mi confonde. Mi fa infuriare. Ma allo stesso tempo mi eccita da morire>>

Elena sposta il suo braccio, poggiando la mano sul mio. Mi accarezza, senza guardarmi. Dopo qualche attimo di silenzio, torna a fissare il suo piatto. “Perché si comporta in questo modo? E’ così sbagliato quello che ho fatto?”.

<<Ti ha chiamata Mrs Robinson>> le mormoro, cercando di farla sorridere.

Scoppia a ridere, ma in qualche modo quel suono è strano. Una risata vuota. Solo rumore, senza nessuna emozione sincera.

<<Perdonami, Christian. Ma credo che questo tipo di rapporto in cui sei andato ad infilarti non faccia per niente al caso tuo. Mi sembra evidente, da quello che mi hai raccontato, che tu e questa ragazzina vi trovate su piani completamente differenti. Non fa parte del nostro mondo e, inesperta com’è, non credo possa arrivare a comprenderlo del tutto. Suppongo che prima o poi inizierà a volere molto di più da questa relazione. Perché la realtà è questa, volete cose diverse. Non credo affatto che lei possa essere una buona Sottomessa. E avere lei vorrebbe dire rinunciare completamente al tuo mondo. Sei pronto a farlo e a tornare a tutto il caos di prima?>>

La fisso sconcertato, a bocca aperta, senza rispondere.

<<Scusa la franchezza, Christian. Ma volevi la mia opinione>>

Torna ad occuparsi del suo cibo, con aria apparentemente indifferente, lasciandomi a riflettere sulle sue parole. Ha ragione. Ricordo perfettamente com’era prima. Com’era il mio mondo prima di riuscire a definirne i contorni. Forse è davvero impossibile che tra me e Anastasia funzioni. Di nuovo, Elena interrompe i miei pensieri.

<<Ora devo lasciarti Christian. Devo passare al salone di bellezza. Grazie per il pranzo>>

Mi sorride, mentre mi alzo insieme a lei, accompagnandola alla porta. Chiamo l’ascensore, assorto nei miei pensieri. Elena si avvicina, accarezzandomi teneramente il viso.

<<Non lasciarti sopraffare, Christian. Tu sei il signore del tuo universo. Hai bisogno di quel controllo. Nessuno può togliertelo>>

Le porte dell’ascensore si aprono e lei mi deposita velocemente un casto bacio all’angolo della bocca prima di sparirvi all’interno. Torno dentro, rimuginando su quanto mi ha appena detto. So perfettamente che Elena ha ragione. Ho faticato tanto per arrivare ad essere quello di oggi. Ho bisogno delle mie regole, del controllo e di contorni definiti, che tengano soprattutto fuori le mie fragilità. Ma dentro di me so anche di aver bisogno di Anastasia. Sospiro, mentre torno in camera a prepararmi per ripartire. Il mio umore sta decisamente colando a picco.

Dopo essere passato in ufficio a discutere con Ros dell’esito della riunione di questa mattina, sono di nuovo in viaggio verso Portland. L’incontro con Elena non ha chiarito nulla, anzi. Mi sento ancora più combattuto, se possibile. Ho l’umore a terra. Il mio BlackBerry suona. Apro l’email appena arrivata.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 24 maggio 2011 18.29

Oggetto: Le mie obiezioni… E le tue?

Signore,

ti prego di notare la lontana origine del termine. Vorrei rispettosamente ricordare a vossignoria che l’anno in corso è il 2011. Dall’epoca romana sono stati fatti molti passi avanti. Mi permetto di offrirti anch’io una definizione su cui riflettere in vista del nostro incontro:

compromesso – sostantivo maschile

1. appianamento delle differenze per mezzo di reciprocheconcessioni; accordo raggiunto trattando su rivendicazioni e principi conflittuali o contrastanti, tramite la vicendevole modifica delle rispettive esigenze.

2. il risultato di tale accordo.

3. via di mezzo tra cose diverse: “La villetta a schiera è un compromesso tra un condominio e un’abitazione isolata”.

4. agg. danneggiato, spec. di reputazione; esposizione al rischio, al sospetto ecc: “la sua integrità è compromessa”.

Ana

Sorrido amaramente. Elena aveva ragione più di quanto io credessi. Forse non riuscirà mai a darmi quello che voglio. Eppure non posso fare a meno di notare come, nonostante l’impertinenza, non abbia tutti i torti. Le ho proposto io di trovare un punto d’incontro. “Attenta e puntigliosa come sempre, Miss Steele”. Forse riusciremo a trovare un accordo domani sera. Il pensiero mi dà una piccola speranza.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 24 maggio 2011 18.32

Oggetto: E le mie obiezioni?

Un punto per te, come al solito, Miss Steele. Vengo a prenderti domani alle 19.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 24 maggio 2011 18.40

Oggetto: 2011 – Le donne possono guidare

Signore,

io possiedo un’automobile. Ho la patente. Preferirei incontrarti da qualche parte. Dove ci vediamo? Al tuo hotel alle 19?

Ana

E’ irritante ed esasperante persino via mail.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 24 maggio 2011 18.43

Oggetto: Giovani donne caparbie

Cara Miss Steele

faccio riferimento alla mia mail inviata il 24 maggio 2011 all’1.27 e alla definizione lì contenuta. Pensi che sarai mai in grado di fare quello che ti viene detto?

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 24 maggio 2011 18:49

Oggetto: Uomini intrattabili

Mr Grey,

ho voglia di guidare.

Per favore.

Ana

Avrei voglia di sculacciarla quando non riesce a fare quello che le dico. Ma decido che è meglio acconsentire. Magari riesco ad ammorbidirla prima di domani. E si sentirà più tranquilla, forse, sapendo di poter andare via quando vorrà. Tuttavia non riesco a nascondere di essere irritato.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 24 maggio 2011 18:52

Oggetto: Uomini esasperati

D’accordo. Al mio hotel alle 19. Ci vediamo al bar al pianterreno.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Da: Anastasia Steele

A: Christian Grey

Data: 24 maggio 2011 18.55

Oggetto: Uomini non così intrattabili

Grazie.

Ana X

Il suo bacio, alla fine della mail, mi fa sorridere.

Da: Christian Grey

A: Anastasia Steele

Data: 24 maggio 2011 18.59

Oggetto: Donne esasperanti

Prego.

Christian Grey

Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

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Baci Giulia

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