Lettura 11° capitolo” 50 sfumature di nero “

Sfumature.

A voi l’11 capitolo di 50 Sfumature di nero.

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Con grazia e facilità Christian colpisce la palla bianca, che
scivola sul tavolo e frisa la nera, la quale, lentamente,
rotola, resta un attimo in bilico sulla buca d’angolo a destra
e poi ci cade dentro.
Accidenti.
Lui si rialza, le labbra piegate in un sorriso trionfante da
ora-sei-tutta-mia-Steele. Posa la stecca e mi si avvicina, i
capelli in disordine, i jeans e la T-shirt bianca. Non sembra
affatto un amministratore delegato, ha più l’aspetto di un
ragazzaccio dei bassifondi. Per la miseria, è
dannatamente sexy.
«Non sarai una che non sa perdere, vero?» mormora,
trattenendo a stento un sogghigno.
«Dipende da quanto forte mi sculaccerai» sussurro,
sorreggendomi alla stecca. Lui me la toglie di mano e la
mette da parte, infila il dito nello scollo della camicetta e mi
attira a sé.
«Bene, contiamo le tue infrazioni, Miss Steele.» Conta
sulle dita. «Uno: mi hai fatto sentire geloso di un membro
del mio personale. Due: hai discusso con me riguardo al
tuo lavoro. Tre: hai deliberatamente fatto ondeggiare il tuo
delizioso sedere davanti al mio naso negli ultimi venti
minuti.»
I suoi occhi brillano di una morbida luce grigia, eccitati.
Si piega e strofina il naso contro il mio. «Voglio che tu ti
tolga i jeans e questa camicetta così seducente. Ora.» Mi
dà un bacio leggero come una piuma, poi si dirige con
nonchalance verso la porta e la chiude a chiave.
“Oddio.”
Quando si volta e mi guarda, il suo sguardo brucia di
desiderio. Io rimango paralizzata, a mo’ di zombie, il cuore
mi martella nel petto, il sangue pompa a mille, e non sono
capace di muovere un muscolo. Nella mia mente, tutto
quello a cui riesco a pensare è: “Questo è per lui”. Lo
ripeto come un mantra più volte.
«I vestiti, Anastasia. Mi pare che tu li abbia ancora
addosso. Togliteli. O lo farò io per te.»
«Fallo tu.» Ritrovo finalmente la voce, e suona bassa e
veemente. Christian sorride.
«Oh, Miss Steele. È uno sporco lavoro, ma penso di
poter raccogliere la sfida.»
«Sei abituato a raccogliere sfide ben peggiori, Mr
Grey.» Alzo un sopracciglio, e lui sorride.
«Che cosa intendi dire, Miss Steele?» Mentre viene
verso di me, si ferma davanti a una piccola scrivania
ricavata dentro la libreria. Si china e prende un righello di
venti centimetri. Lo tiene per entrambe le estremità e lo
flette, senza che i suoi occhi abbandonino mai i miei.
“Accidenti. Ha scelto l’arma.” Mi si secca la gola.
All’improvviso sono eccitata e bagnata. Solo Christian
può riuscire a farmi questo con uno sguardo e un righello
tra le mani. Si infila il righello nella tasca posteriore dei
jeans e viene verso di me, gli occhi cupi e pieni di
promesse. Senza dire una parola, si inginocchia e inizia a
slacciarmi le scarpe, rapido ed efficiente, sfilandomele poi
entrambe, seguite dalle calze. Mi appoggio al bordo del
tavolo da biliardo, per non cadere. Lo guardo mentre
scioglie le stringhe e mi meraviglio della profondità di ciò
che sento per questo uomo bellissimo e imperfetto. Lo
amo.
Lui mi prende per i fianchi, infila le dita nella cintura dei
miei jeans, slaccia il bottone e abbassa la cerniera. Alza gli
occhi e mi guarda attraverso le lunghe ciglia, facendomi il
più malizioso dei suoi sorrisi, mentre mi abbassa i jeans.
Esco dai pantaloni, contenta di indossare il perizoma di
pizzo bianco. Lui afferra le mie gambe da dietro e fa
scorrere il naso fino al punto di congiunzione delle cosce.
Praticamente mi sciolgo.
«Voglio essere piuttosto violento con te, Ana. Devi dirmi
di fermarmi, se è troppo» ansima.
“Oddio.” Mi bacia… lì. Io gemo sommessamente.
«Safeword?» mormoro.
«No, nessuna safeword, dimmi solo di fermarmi, e io mi
fermerò. Capito?» Mi bacia ancora, strofinandosi su di me.
“Oh, è una sensazione così piacevole.” Si alza e mi guarda
intensamente. «Rispondimi» mi ordina, la sua voce è
morbida come il velluto.
«Sì, sì, ho capito.» Sono sconcertata dalla sua
insistenza.
«Hai continuato a fare allusioni e a mandarmi segnali
ambigui per tutto il giorno, Anastasia» mi dice. «Hai detto
di temere che io avessi perso smalto. Non sono sicuro di
capire cosa intendessi, e non so quanto seria fossi, ma lo
scopriremo. Non voglio ancora tornare nella stanza dei
giochi, perciò adesso proveremo in questo modo, ma se
non ti piace, devi promettermi di dirmelo.» La bruciante
intensità della sua ansia prende il posto della precedente
sfrontatezza.
“Christian, non essere ansioso, per favore.” «Te lo dirò.
Niente safeword» gli assicuro.
«Siamo innamorati, Anastasia. Gli innamorati non usano
safeword.» Aggrotta la fronte. «O no?»
«Credo di no» mormoro. “Accidenti… come faccio a
saperlo?” «Lo giuro.»
Lui mi scruta in volto, come per trovare qualche segno
del fatto che potrei non avere il coraggio nelle mie
convinzioni, e io sono nervosa, ma eccitata. Sono molto più
felice di fare questo, adesso che so che lui mi ama. È
molto semplice per me, e non voglio rimuginarci troppo.
Sorride mentre inizia a sbottonarmi la camicetta, con le
dita che lavorano in fretta. Non me la toglie, però. Si
protende per prendere la stecca.
“Accidenti, che cosa vuole farci con quella?” Un brivido
di paura mi attraversa il corpo.
«Giochi bene, Miss Steele. Devo dire che sono
sorpreso. Perché non hai messo in buca la nera?»
Dimentico la mia paura e faccio il broncio,
domandandomi perché diavolo debba sentirsi sorpreso…
sexy, arrogante bastardo che non è altro. La mia dea
interiore si sta riscaldando sullo sfondo, facendo gli
esercizi a terra, con un ampio sorriso sulla faccia.
Posiziono la palla bianca. Christian fa il giro del tavolo e
si mette proprio dietro di me, mentre mi chino per colpire.
Mi posa la mano sulla coscia destra e fa scorrere le dita su
e giù lungo la mia gamba, su fino al sedere e poi giù,
accarezzandomi leggero.
«Sbaglierò, se continui a fare così» sussurro chiudendo
gli occhi e godendo della sensazione della sua mano su di
me.
«Non m’importa se la colpisci o la manchi, piccola.
Voglio solo vederti così… Mezza svestita, mentre ti allunghi
sul mio tavolo da biliardo. Hai idea di quanto sei sexy in
questo momento?»
Arrossisco, e la mia dea interiore si mette una rosa tra i
denti e inizia a ballare il tango. Faccio un bel respiro.
Cerco di ignorarlo e mi concentro sul tiro. È impossibile. Mi
accarezza il sedere ripetutamente.
«Buca d’angolo di sinistra» mormoro, poi colpisco la
palla bianca. Lui mi sculaccia forte sulle natiche.
È così inaspettato che grido. La palla bianca colpisce la
nera, che rimbalza sulla sponda. Christian mi accarezza
ancora.
«Credo che tu debba ritentare» mi sussurra. «Dovresti
concentrarti, Anastasia.»
Ho il fiato corto adesso, eccitata da questo gioco. Lui
raggiunge l’estremità del tavolo, rimette la palla nera in
posizione, poi rimanda la bianca verso di me. Ha un’aria
così carnale, gli occhi intensi, il sorriso lascivo. Come
potrei resistergli? Afferro la palla e la metto in posizione,
pronta a colpirla ancora.
«Ahi ahi» mi ammonisce. «Aspetta.» Oh, quanto ama
prolungare l’agonia. Torna indietro e si rimette alle mie
spalle. Chiudo gli occhi ancora una volta mentre lui mi
accarezza la coscia sinistra e poi di nuovo il sedere.
«Prendi la mira» ansima.
Non riesco a trattenere un gemito mentre il desiderio si
impadronisce di me. E provo, ci provo davvero, a pensare
al punto in cui colpire la palla nera con la bianca. Mi sposto
un po’ verso destra, e lui mi segue. Mi piego sul tavolo
ancora una volta. Usando ogni residuo di forza rimastomi –
considerevolmente diminuita, ora che so cosa succederà
quando colpirò la palla bianca – prendo la mira e colpisco
la palla bianca. Christian mi sculaccia di nuovo, forte.
“Ahia!” Manco la buca di nuovo. «Oh, no!» ringhio.
«Ancora una volta, piccola. E se la manchi anche
adesso, te lo farò prendere.»
“Cosa? Prendere cosa?”
Rimette in posizione la palla nera e torna, in modo
dolorosamente lento, dietro di me, accarezzandomi il
sedere.
«Ce la puoi fare» mi incita.
“Oh… non quando mi distrai in questo modo.” Spingo il
mio sedere contro la sua mano, e lui mi colpisce piano.
«Non vedi l’ora, eh, Miss Steele?» mormora.
“Sì. Ti voglio.”
«Bene, liberiamoci di questo.» Lentamente, fa scorrere il
mio perizoma giù per le cosce. Non posso vedere quello
che ne fa, ma mi lascia con la sensazione di essere
totalmente esposta, mentre mi bacia con dolcezza
entrambe le natiche.
«Tira, piccola.»
Vorrei piagnucolare, ma questo non succederà. So che
mancherò il colpo. Punto la palla bianca, colpisco, e per la
mia impazienza manco completamente la nera. Aspetto il
colpo di Christian, ma non arriva. Invece, lui si china su di
me, appiattendomi contro il tavolo, mi toglie di mano la
stecca e la fa rotolare verso la sponda. Lo sento, duro,
contro il mio sedere.
«L’hai mancata» mi dice dolcemente all’orecchio. La
mia guancia è premuta sul tappeto verde. «Appoggia i
palmi delle mani sul tavolo.»
Faccio come mi dice.
«Bene. Ora ti sculaccerò, così la prossima volta forse
non lo farai.» Si sposta sulla mia sinistra. Sento la sua
erezione contro il fianco.
Gemo e il cuore mi salta in gola. Ansimo, con il fiato
corto, mentre l’eccitazione scorre nelle mie vene. Lui mi
accarezza piano il sedere con una mano e con l’altra mi
afferra i capelli e li stringe nel pugno, appoggiandomi il
gomito sulla schiena e tenendomi giù. Non ho scampo.
«Apri le gambe» mormora e per un momento esito. Lui
mi colpisce forte. Con il righello! Il rumore fa più male della
sferzata, e mi coglie di sorpresa. Sussulto, e lui mi colpisce
ancora.
«Le gambe» ordina. Io le apro, boccheggiando. Il
righello mi colpisce ancora. “Ahi…” fa male, ma ogni volta
il sibilo sulla pelle è peggio della sensazione che mi dà.
Chiudo gli occhi e assimilo il dolore. Dopotutto, non è
eccessivo. Il respiro di Christian si fa più affannoso. Mi
colpisce più volte, e io gemo. Non sono sicura della
quantità dei colpi che posso sopportare, ma sentendolo
così, sapendo quanto è eccitato, alimenta il mio
coinvolgimento e il mio desiderio di continuare. Sto
oltrepassando il confine verso il lato oscuro, un luogo della
mia psiche che non conosco bene ma che ho già visitato,
nella stanza dei giochi, con la musica di Tallis. Il righello
colpisce ancora una volta, io gemo forte, e Christian
ringhia in risposta. Mi percuote un’altra volta… e poi di
nuovo… più forte, stavolta. Sussulto.
«Fermati.» La parola mi esce di bocca prima che io me
ne renda conto. Christian molla subito il righello e mi lascia
andare.
«Ne hai abbastanza?» sussurra.
«Sì.»
«Ora voglio scoparti» mi dice, la voce tesa.
«Sì» mormoro con desiderio. Lui si abbassa la cerniera,
e io mi sdraio ansimante sul tavolo, sapendo che sarà
violento.
Mi meraviglio ancora una volta per avercela fatta. E, sì,
anche per aver apprezzato quello che Christian mi ha fatto,
fino a questo punto. È così oscuro, ma è sempre lui.
Mi infila due dita dentro e le muove in circolo. La
sensazione è meravigliosa. Chiudo gli occhi e mi
abbandono a quello che provo. Sento l’ormai familiare
rumore della bustina del preservativo che viene aperta, poi
Christian si posiziona dietro di me, tra le mie gambe,
spingendole per aprirle di più.
Lentamente, si infila dentro di me, riempiendomi. Lo
sento gemere di puro piacere, e la cosa mi eccita. Quindi
mi prende per i fianchi, con decisione, scivola fuori da me,
e poi rientra, stavolta con vigore, facendomi urlare. Si
ferma per un momento.
«Ancora?» mi chiede dolcemente.
«Sì… sto bene. Lasciati andare… portami con te»
mormoro senza fiato.
Lui emette un gemito gutturale, scivola fuori ancora una
volta, e poi rientra con violenza. Ripete il movimento più
volte, lentamente, deliberatamente… un ritmo spossante,
brutale, divino.
“Oh, merda…” Inizio a tremare tutta. Anche lui lo sente, e
aumenta il ritmo, spingendo, di più, più forte, più veloce… e
io mi abbandono, esplodendo intorno a lui… in un orgasmo
che mi prende l’anima, che mi prosciuga e mi lascia
sfibrata, esausta.
Sono vagamente consapevole che anche Christian
viene, pronunciando il mio nome, con le dita affondate nei
miei fianchi, e poi si ferma e crolla su di me. Scivoliamo a
terra, e lui mi culla tra le sue braccia.
«Grazie, piccola» ansima, coprendomi il viso di baci
leggeri. Apro gli occhi e lo guardo, e lui mi abbraccia e mi
tiene stretta.
«Hai la guancia arrossata a causa del panno del tavolo»
mormora massaggiandomi dolcemente. «Com’è stato?» I
suoi occhi sono grandi e attenti.
«Bello da far tremare le ginocchia» mormoro. «Mi piaci
violento, Christian, e mi piaci anche dolce. Mi piace che
tutto questo succeda con te.»
Lui chiude gli occhi e mi abbraccia ancora più forte.
“Accidenti, sono stanca.”
«Non sbagli mai, Ana. Sei bellissima, brillante,
stimolante, divertente, sexy, e io ringrazio ogni giorno la
divina provvidenza che sia stata tu a venire a intervistarmi
e non Katherine Kavanagh.» Mi bacia sui capelli. Io sorrido
e sbadiglio contro il suo petto. «Ti ho sfinita» continua.
«Vieni. Facciamo il bagno e poi andiamo a letto.»
Siamo entrambi nella vasca da bagno di Christian, a
guardarci reciprocamente, immersi fino al mento nella
schiuma. Il dolce profumo del gelsomino ci avvolge.
Christian mi sta massaggiando i piedi, uno alla volta. Ed è
talmente meraviglioso che dovrebbe essere illegale.
«Posso chiederti una cosa?» dico piano.
«Certo. Qualsiasi cosa, Ana, lo sai.»
Respiro profondamente e mi tiro su a sedere, facendo
una leggera smorfia per il dolore.
«Domani, quando andrò al lavoro, puoi dire a Sawyer di
lasciarmi davanti all’ingresso dell’ufficio e di venirmi a
prendere alla fine della giornata? Per favore, Christian. Per
favore.» Lo supplico.
Lui si blocca e aggrotta la fronte. «Pensavo che fossimo
d’accordo» borbotta.
«Per favore» lo prego.
«E il pranzo?»
«Mi preparerò qualcosa da portarmi dietro, così non
dovrò uscire. Per favore.»
Mi bacia la pianta del piede. «Trovo davvero difficile dirti
di no» mormora come se percepisse la cosa come una
sconfitta. «Non uscirai?»
«No.»
«Okay.»
Gli sorrido. «Grazie.» Mi metto in ginocchio, schizzando
acqua dappertutto, e lo bacio.
«Prego, Miss Steele. Come sta il tuo sedere?»
«Indolenzito, ma non troppo male. L’acqua lenisce il
dolore.»
«Sono contento che tu mi abbia detto di fermarmi» dice
osservandomi attentamente.
«Anche il mio sedere è contento.»
Lui sorride.
Mi stiracchio nel letto, sono così stanca. Sono solo le dieci
e mezzo di sera, ma a me sembrano le tre del mattino.
Questo è stato uno dei weekend più estenuanti della mia
vita.
«Miss Acton non ha procurato anche una camicia da
notte?» chiede Christian con un’ombra di disapprovazione
nella voce, mentre mi guarda.
«Non lo so. Mi piace indossare le tue T-shirt» biascico
assonnata.
I suoi tratti si ammorbidiscono. Si china su di me per
baciarmi la fronte.
«Devo lavorare. Ma non voglio lasciarti sola. Posso
usare il tuo computer per connettermi con l’ufficio? Ti
disturbo se lavoro qui?»
«Non è il mio computer…» farfuglio cadendo nel sonno.
La radiosveglia si accende, urlando di colpo le notizie
sul traffico. Christian è ancora addormentato al mio fianco.
Mi strofino gli occhi e guardo l’ora. Le sei e mezzo. Troppo
presto.
Fuori sta piovendo, per la prima volta da una vita, e la
luce è cambiata, è più morbida. Mi sento coccolata e a mio
agio in questo enorme e moderno monolite, con Christian
al mio fianco. Lui apre gli occhi di scatto e sbatte le
palpebre, assonnato.
«Buongiorno.» Sorrido e gli faccio una carezza,
avvicinandomi per dargli un bacio.
«Buongiorno, piccola. Di solito apro gli occhi prima che
la sveglia si spenga» mormora pensieroso.
«L’hai messa presto.»
«Eh, sì, Miss Steele.» Christian sorride. «Devo alzarmi.»
Mi bacia, e poi scende dal letto. Io mi ributto sui cuscini.
“Wow, svegliarsi in un giorno lavorativo accanto a Christian
Grey. Com’è successo tutto questo?” Chiudo gli occhi e
sonnecchio.
«Forza, dormigliona, alzati.» Christian si china su di me.
Si è fatto la barba, è lavato e fresco. “Mmh… ha un
profumo così buono…” Indossa una camicia bianca
inamidata e un completo nero. Niente cravatta. È di nuovo
in versione amministratore delegato.
«Cosa?» mi chiede.
«Vorrei che tornassi a letto.»
Schiude le labbra, sorpreso dal mio invito, e mi sorride
quasi timido. «Sei insaziabile, Miss Steele. Per quanto
l’idea mi alletti, ho un appuntamento alle otto e mezzo,
perciò tra poco devo uscire.»
Oh, ho dormito un’altra ora o giù di lì. “Accidenti.” Scivolo
fuori dal letto, mentre Christian mi guarda divertito.
Mi faccio la doccia e mi vesto velocemente, indossando gli
abiti che ho preparato ieri: una gonna attillata grigio
antracite, una camicetta grigio pallido e scarpe nere con il
tacco, tutto offerto dal mio nuovo guardaroba. Mi spazzolo i
capelli e li raccolgo, poi entro nel salone, senza sapere
davvero cosa aspettarmi. Come farò ad andare al lavoro?
Christian sta sorseggiando il caffè al bancone. Mrs
Jones è in cucina a preparare pancake e bacon.
«Sei bellissima» mormora Christian. Mi circonda con un
braccio e mi bacia dietro l’orecchio. Con la coda
dell’occhio vedo Mrs Jones che sorride. Arrossisco.
«Buongiorno, Miss Steele» dice mettendomi davanti
pancake e bacon.
«Oh, grazie. Buongiorno» mormoro. Accidenti, potrei
abituarmi a tutto questo.
«Mr Grey mi ha detto che gradisce portare qualcosa con
sé per il pranzo. Che cosa preferisce mangiare?»
Guardo Christian, che sta tentando di non ridere. Lo
fisso stringendo gli occhi.
«Un sandwich… un’insalata. Non importa.» Sorrido a
Mrs Jones.
«Improvviso subito qualcosa, signorina.»
«Per favore, mi chiami Ana.»
«Ana.» Mi sorride e si mette a preparare il tè.
“Wow… fantastico.”
Mi volto e piego la testa di lato verso Christian, per
sfidarlo… Coraggio, accusami di flirtare anche con Mrs
Jones.
«Devo andare, piccola. Taylor tornerà a prenderti e ti
lascerà all’ufficio con Sawyer.»
«Solo alla porta.»
«Sì. Solo alla porta.» Christian alza gli occhi al cielo.
«Stai attenta, però.»
Mi guardo intorno e vedo Taylor in piedi all’entrata.
Christian si alza e mi bacia, afferrandomi il mento.
«A più tardi, piccola.»
«Buona giornata in ufficio, caro» gli dico. Lui si gira e mi
lancia uno dei suoi bellissimi sorrisi, poi se ne va. Mrs
Jones mi passa una tazza di tè, e all’improvviso mi sembra
strano che ci siamo solo noi due qui.
«Da quanto tempo lavora per Christian?» le chiedo,
pensando di dover fare un po’ di conversazione.
«Quattro anni, più o meno» mi dice mentre mi prepara il
pranzo da portare via.
«Potrei fare da sola, sa…» mormoro, imbarazzata che
debba pensarci lei al posto mio.
«Lei mangi la sua colazione, Ana. Questo è il mio lavoro.
Mi piace. È bello occuparsi di persone come Mr Taylor e
Mr Grey.» Mi fa un sorriso molto dolce.
Le mie guance prendono colore per il piacere, e vorrei
bombardare di domande questa donna. Deve sapere così
tanto di Christian, ma, a dispetto dei suoi modi affettuosi e
gentili, ha un contegno molto professionale. So che ci
sentiremmo entrambe in imbarazzo se iniziassi a farle
domande, perciò finisco la mia colazione in un silenzio
ragionevolmente tranquillo, interrotto solo dalle sue puntuali
domande riguardo alle mie preferenze per il pranzo.
Venticinque minuti dopo Sawyer compare sulla soglia
del salone. Mi sono lavata i denti e sono pronta ad andare.
Prendo il sacchetto di carta marrone con il pranzo… Non
ricordo che mia madre abbia mai fatto una cosa del
genere per me. Sawyer e io scendiamo al pianoterra con
l’ascensore. Lui è molto taciturno, non lascia trasparire
niente. Taylor ci attende nell’Audi, e salgo sul sedile
posteriore, dopo che Sawyer mi ha aperto la portiera.
«Buongiorno, Taylor» dico sorridente.
«Miss Steele.» Sorride anche lui.
«Taylor, mi dispiace per ieri e per le battute
inappropriate che ho fatto. Spero di non averla messa nei
guai.»
Taylor aggrotta la fronte guardandomi divertito dallo
specchietto retrovisore mentre si immette nel traffico di
Seattle.
«Miss Steele, è raro che mi trovi nei guai» mi rassicura.
“Oh, bene. Forse Christian non l’ha rimproverato. L’ha
fatto solo con me allora” penso, acida.
«Sono contenta di sentirlo, Taylor.» Sorrido.
Jack mi guarda, studiandomi, mentre mi dirigo alla
scrivania.
«’giorno, Ana. Hai passato un bel weekend?»
«Sì, grazie. Tu?»
«Tutto bene. Sistemati… Ho del lavoro per te.»
Annuisco e mi siedo davanti al computer. Mi sembrano
passati anni dall’ultima volta che sono stata qui. Accendo il
computer e scarico le mail. Ovviamente, ce n’è una di
Christian.

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 8.24
Oggetto: Capo
Buongiorno, Miss Steele,
volevo solo dirti grazie per il meraviglioso fine settimana nonostante
il dramma.
Spero che non te ne andrai mai.
E volevo anche ricordarti che le notizie riguardo alla SIP devono
rimanere segrete per quattro settimane.
Cancella questa mail non appena l’avrai letta
Tuo
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc. & capo del
capo del tuo capo

Spera che non me ne vada? Vuole che mi trasferisca da
lui? Santo cielo… Quasi non lo conosco. Premo CANC.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 9.03
Oggetto: Prepotente
Caro Mr Grey,
mi stai chiedendo di venire a vivere da te? E, certo, ricordo che le
prove delle tue memorabili doti di stalker non devono essere
divulgate per altre quattro settimane. Devo fare l’assegno per
Affrontiamolo Insieme e mandarlo a tuo padre? Per favore, non
cancellare questa mail. Per favore, rispondi.
TVB XXX
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

«Ana!» Jack mi fa sobbalzare.
«Sì?» Arrossisco, e Jack aggrotta la fronte.
«Tutto okay?»
«Certo.» Mi alzo e vado nel suo ufficio con un bloc-notes.
«Bene. Come probabilmente ricordi, giovedì andrò al
convegno sull’editoria di New York. Io ho biglietti e
prenotazioni per me, ma vorrei che venissi anche tu.»
«A New York?»
«Sì. Dovremo partire mercoledì e restare fuori a dormire.
Credo che la troverai un’esperienza molto formativa.» Il suo
sguardo si adombra mentre lo dice, ma il suo sorriso è
cordiale. «Puoi fare le necessarie prenotazioni di viaggio?
E fissa una stanza in più all’hotel dove alloggerò io,
d’accordo? Credo che Sabrina, la mia precedente
assistente, abbia lasciato i dettagli da qualche parte.»
«Okay.» Gli sorrido debolmente.
Accidenti. Torno alla mia scrivania. Lui non manderà giù
questa cosa. Ma il fatto è che io voglio andarci. Mi sembra
davvero un’opportunità, e sono sicura di poter tenere a
bada Jack, se sarà necessario. Di nuovo alla scrivania,
trovo la risposta di Christian.

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 9.07
Oggetto: Prepotente? Io?
Sì. Per favore.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Accidenti… vuole davvero che mi trasferisca. Oh,
Christian… è troppo presto. Mi prendo la testa tra le mani
e cerco di raccogliere le idee. È la sola cosa di cui ho
bisogno dopo questo straordinario weekend. Non ho avuto
un momento per me, per pensare e capire tutto quello che
ho vissuto e scoperto in questi ultimi due giorni.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 9.20
Oggetto: Flynnismo
Christian,
cos’è successo al “dobbiamo imparare a camminare prima di poter
correre”?
Possiamo parlarne stasera, per favore?
Mi è stato chiesto di andare a un convegno a New York giovedì.
Significa stare fuori a dormire per una notte, mercoledì.
Volevo solo che tu lo sapessi.
A X
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 9.21
Oggetto: COSA?
Sì. Parliamone stasera.
Andrai da sola?
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 9.30
Oggetto: Non urlare in lettere maiuscole il lunedì mattina!
Possiamo parlare anche di questo stasera?
A X
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 9.35
Oggetto: Non mi hai ancora sentito urlare
Dimmelo.
Se ci vai con quel depravato con cui lavori, allora la risposta è no,
dovrai passare sul mio cadavere.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Il cuore mi sprofonda nel petto. “Merda… Si comporta
come se fosse mio padre

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 9.46
Oggetto: No, TU non mi hai ancora sentita urlare
Sì. Devo andarci con Jack.
Voglio andarci. È un’opportunità interessante per me.
E non sono mai stata a New York.
Non fare una tempesta in un bicchiere d’acqua.
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 9.50
Oggetto: No, TU non mi hai ancora sentito urlare
Anastasia,
non è per il fottuto bicchiere d’acqua che sono preoccupato.
La risposta è NO.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

«No!» grido al mio computer, facendo voltare tutti i
colleghi verso di me. Jack si affaccia alla porta del suo
ufficio.
«Tutto a posto, Ana?»
«Sì. Mi dispiace» mormoro. «Io… ehm… non avevo
salvato un documento.» Sono viola per l’imbarazzo. Lui
sorride con un’espressione interrogativa. Faccio diversi
respiri profondi e digito velocemente una risposta. Sono
fuori di me.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 9.55
Oggetto: Cinquanta sfumature
Christian,
cerca di stare calmo.
Io NON andrò a letto con Jack, non lo farei per tutto l’oro del mondo.
Io ti AMO. Ed è questo che succede quando le persone si amano.
Hanno FIDUCIA l’una nell’altra.
Non penso che tu FARAI L’AMORE, SCULACCERAI, SCOPERAI o
FRUSTERAI nessun altro. Ho FIDUCIA in te.
Per favore, usami la stessa GENTILEZZA.
Ana
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Rimango seduta ad aspettare la sua risposta. Non arriva
niente. Chiamo la linea aerea e prenoto un biglietto per
me, assicurandomi di essere sullo stesso volo di Jack.
Sento il segnale acustico che annuncia l’arrivo di una
nuova mail.

Da: Lincoln, Elena
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 10.15
Oggetto: Appuntamento per pranzo
Cara Anastasia,
mi piacerebbe davvero molto pranzare con te. Credo che siamo
partite con il piede sbagliato, e vorrei raddrizzare le cose. Sei libera
qualche volta in settimana?
Elena Lincoln

“Porca miseria… non Mrs Robinson!” Come diavolo ha
“Porca miseria… non Mrs Robinson!” Come diavolo ha
fatto a trovare il mio indirizzo mail? Mi prendo la testa tra le
mani. Potrebbe mai essere peggiore questa giornata?
Il mio telefono squilla, alzo la testa e rispondo, lanciando
un’occhiata all’orologio. Sono solo le dieci e venti, e già
rimpiango di aver lasciato il letto di Christian.
«Ufficio di Jack Hyde, sono Ana Steele.»
Una voce penosamente familiare mi ringhia contro:
«Vuoi per cortesia cancellare l’ultima mail che mi hai
mandato e cercare di essere un po’ più discreta per quel
che riguarda il linguaggio che usi dalla mail dell’ufficio? Te
l’ho detto, il sistema è monitorato. Farò in modo di limitare
i danni da qui». Riattacca.
“Porca miseria…” Fisso il telefono. Christian mi ha
chiuso la comunicazione in faccia. Quell’uomo fa il bello e il
cattivo tempo nella mia neonata carriera, e adesso si
permette di sbattermi il telefono in faccia? Fisso con astio
il ricevitore, e se non fosse completamente inanimato, so
che si farebbe piccolo piccolo per la paura, sotto il mio
sguardo fulminante.
Apro la casella di posta e cancello l’ultimo messaggio
che gli ho mandato. Non è tanto grave. Ho solo accennato
alle sculacciate e, be’, sì, alle frustate. “Accidenti, se se ne
vergogna così tanto, allora non dovrebbe farlo.” Prendo il
mio BlackBerry e lo chiamo sul cellulare.
«Cosa c’è?» grida.
«Andrò a New York, che ti piaccia o no» sibilo.
«Non cont…»
Riaggancio, interrompendolo a metà della frase.
L’adrenalina mi scorre nel corpo. Ecco. Gliel’ho detto.
Sono furiosa!
Faccio un bel respiro, cercando di ricompormi.
Chiudendo gli occhi, immagino di essere in un luogo felice.
“Mmh… la cabina di una barca con Christian.” Cancello
mentalmente l’immagine, visto che sono troppo arrabbiata
con lui in questo momento per lasciarlo avvicinare al mio
luogo felice.
Apro gli occhi e, con calma, prendo il bloc-notes e scorro
la lista delle cose da fare. Un respiro lungo e profondo e il
mio equilibrio è ristabilito.
«Ana!» urla Jack facendomi sobbalzare. «Non prenotare
il volo!»
«Oh, troppo tardi. L’ho già fatto» replico mentre lui esce
dal suo ufficio e mi raggiunge. Sembra fuori di sé.
«Senti, c’è qualcosa sotto. Per qualche ragione,
all’improvviso tutte le note spese per i viaggi e gli alberghi
del personale devono essere approvate dalla direzione. È
una notizia che arriva direttamente dai vertici. Devo vedere
il vecchio Roach. A quanto pare, è appena stata resa
effettiva una sospensione di tutte le spese. Non capisco.»
Si pizzica la base del naso con le dita e chiude gli occhi.
Mi sento impallidire e avverto un nodo allo stomaco.
“Christian!”
«Prendi le mie telefonate. Vado a sentire cos’ha da dire
il vecchio Roach.» Mi strizza l’occhio e s’incammina a
grandi falcate verso il suo capo. Non il capo del suo capo.
“Maledizione! Christian Grey…” Il mio sangue comincia
a ribollire.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 10.43
Oggetto: Che cosa hai fatto?
Per favore, dimmi che non interferirai con il mio lavoro.
Voglio davvero andare a quel convegno.
Non avrei dovuto chiedertelo.
Ho cancellato la mail offensiva.
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 10.43
Oggetto: Che cosa hai fatto?

Sto solo proteggendo ciò che è mio.
La mail che mi hai mandato avventatamente ora è stata cancellata
dal server della SIP, così come le mie mail a te.
Si dà il caso che io mi fidi di te in modo assoluto. È di lui che non mi
fido.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

 

Controllo per vedere se ho ancora le sue mail, e sono
scomparse. L’influenza di quest’uomo non conosce limiti.
Come fa? Chi conosce che può introdursi furtivamente
nelle profondità dei server della SIP e cancellare le mail? È
una cosa totalmente fuori dalla mia portata.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 10.46
Oggetto: Cresci
Christian,
non ho bisogno di essere protetta dal mio capo.
Potrebbe anche farmi delle proposte, ma io gli direi di no.
Non puoi interferire. È sbagliato e prepotente sotto ogni punto di
vista.
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 10.50
Oggetto: La risposta è NO
Ana,
ho visto quanto sei “efficace” nell’opporti alle attenzioni indesiderate.
Ricordo che è stato così che ho avuto il piacere di passare la mia
prima notte con te. Perlomeno il fotografo prova dei sentimenti per te.
Il depravato, invece, no. È un cascamorto seriale, e cercherà di
sedurti. Chiedigli che cos’è successo alla precedente assistente e a
quella prima di lei.
Non voglio litigare su questo.
Se vuoi andare a New York, ti ci porterò io. Possiamo andarci questo
fine settimana. Ho un appartamento là.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

“Oh, Christian!” Non è questo il punto. È una situazione
così dannatamente frustrante. E, ovviamente, lui ha un
appartamento a New York. Cos’altro possiede? Mi devo
fidare di lui perché tira fuori la storia di José? Me lo
rinfaccerà in eterno? Ero ubriaca, per l’amor del cielo. Non
mi ubriacherei con Jack.
Scuoto la testa davanti allo schermo, ma immagino di
non poter continuare a litigare via mail. Devo aspettare fino
a stasera. Controllo l’ora. Jack non è ancora tornato dal
suo incontro con Jerry, e devo fare i conti con Elena.
Rileggo la sua mail e decido che il modo migliore per
affrontare la cosa è girarla a Christian. Che si concentri su
di lei piuttosto che su di me.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 11.15
Oggetto: FW appuntamento a pranzo o peso irritante
Christian,
mentre eri impegnato a interferire con la mia carriera e a salvarti il
culo per le mie mail imprudenti, ho ricevuto il seguente messaggio
da Mrs Lincoln. Davvero, io non ho voglia di incontrarla. E anche se
l’avessi, non mi è permesso lasciare questo edificio. Come abbia
ottenuto il mio indirizzo di posta elettronica, non lo so. Che cosa mi
suggerisci di fare? Ecco qui sotto il suo messaggio:
Cara Anastasia,
mi piacerebbe davvero molto pranzare con te. Credo che siamo
partite con il piede sbagliato, e vorrei raddrizzare le cose. Sei libera
qualche volta in settimana?
Elena Lincoln
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 13 giugno 2011 10.23
Oggetto: Peso irritante
Non essere arrabbiata con me. Ho a cuore i tuoi migliori interessi.
Se ti succedesse qualcosa, non potrei mai perdonarmelo.
Penso io a Mrs Lincoln.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 13 giugno 2011 10.32
Oggetto: Più tardi
Possiamo discuterne stasera, per favore?
Sto cercando di lavorare e le tue continue interferenze mi
distraggono.
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Jack ritorna dopo mezzogiorno e mi dice che il viaggio a
New York è saltato per me, mentre lui ci andrà. Non c’è
niente che possa fare per cambiare la politica della
direzione. Raggiunge il suo ufficio a grandi passi,
sbattendosi la porta alle spalle, ovviamente furioso. Perché
è così arrabbiato?
Dentro di me so che le sue intenzioni sono meno che
onorevoli, ma sono sicura di poterlo tenere a bada, e mi
domando che cosa sappia Christian delle precedenti
assistenti. Metto da parte questi pensieri e continuo a
lavorare per un po’, ma mi riprometto di cercare di far
cambiare idea a Christian, anche se le speranze sono
poche.
All’una Jack mette la testa fuori dalla porta del suo
ufficio.
«Ana, per favore, puoi uscire a prendermi qualcosa da
mangiare?»
«Certo. Cosa vuoi?»
«Pastrami su pane di segale, poca senape. Ti rimborso
quando torni.»
«Da bere?»
«Coca-Cola, per favore. Grazie, Ana.» Ritorna in ufficio
mentre io cerco il mio portafoglio.
“Porca miseria! Ho promesso a Christian che non sarei
uscita.” Sospiro. Non lo saprà mai, e io farò in fretta.
Claire della reception mi offre il suo ombrello, visto che
sta ancora piovendo. Mentre mi dirigo verso l’uscita, mi
infilo la giacca e scocco un’occhiata furtiva in entrambe le
direzioni. Non sembra esserci nulla di anomalo. Nessun
segno della Ragazza Fantasma.
Cammino velocemente, e spero in modo discreto, verso
l’isolato della rosticceria. Tuttavia, più mi avvicino al
negozio, più ho la brutta sensazione di essere osservata, e
non so se sia la mia paranoia recentemente accresciuta
oppure la realtà. “Spero che non sia Leila con una pistola.”
“È solo la tua immaginazione” esclama la mia vocina.
“Chi mai vorrebbe spararti?”
Torno dopo una quindicina di minuti, salva, ma anche
sollevata. Penso che la paranoia estrema di Christian e la
sua iperprotettività stiano iniziando a influenzarmi.
Mentre porto il pranzo a Jack, lui alza lo sguardo dal
telefono.
«Ana, grazie. Visto che non verrai con me, ho bisogno
che ti fermi fino a tardi. Dobbiamo preparare queste
relazioni. Spero che tu non abbia programmi.» Mi sorride
con calore, e io arrossisco.
«No, va bene» dico con un sorriso smagliante e il cuore
che mi sprofonda nel petto. Non sarà facile far accettare
una cosa del genere. Christian farà il diavolo a quattro, ne
sono sicura.
Mentre ritorno alla scrivania, decido di non dirglielo
subito, altrimenti potrebbe avere il tempo di interferire in
qualche maniera. Mi siedo e mangio il mio sandwich di
insalata di pollo che Mrs Jones ha fatto per me. È
delizioso. Lei sì che sa come fare un sandwich formidabile.
Certo, se mi trasferissi da Christian, Mrs Jones mi
preparerebbe il pranzo tutti i giorni lavorativi. L’idea mi
sconvolge. Non ho mai sognato una disgustosa ricchezza,
e tutto il resto. Solo l’amore. Trovare qualcuno che mi ama
e non cerca di controllare ogni mia mossa. Il telefono
squilla.
«Ufficio di Jack Hyde…»
«Mi avevi assicurato che non saresti uscita» mi
interrompe Christian. La sua voce è gelida e dura.
Il cuore mi sprofonda nel petto per la milionesima volta
quest’oggi. “Merda. Come diavolo fa a saperlo?”
«Jack mi ha mandato a prendergli il pranzo. Non potevo
dire di no. Mi stai facendo pedinare?» Mi viene la pelle
d’oca al solo pensiero. Non c’è da stupirsi che mi sentissi
tanto paranoica: qualcuno mi stava seguendo davvero.
L’idea mi fa arrabbiare.
«Questo è il motivo per cui non volevo che tornassi a
lavorare!» esclama Christian.
«Christian, per favore. Sei così…» Così Mr Cinquanta
Sfumature! «…così soffocante.»
«Soffocante?» sussurra, sorpreso.
«Sì. Devi smetterla. Te ne parlerò stasera.
Sfortunatamente, devo fermarmi fino a tardi per lavorare,
visto che non potrò andare a New York.»
«Anastasia, non voglio soffocarti» mi dice pacato,
sgomento.
«Be’, lo fai. Adesso devo lavorare. Ne parliamo più
tardi.» Riaggancio, sentendomi svuotata e vagamente
depressa.
Dopo il nostro meraviglioso weekend la realtà mi
colpisce duramente. Mai come adesso vorrei scappare.
Scappare in qualche posto tranquillo, così da poter
riflettere su quest’uomo, su com’è fatto, e su come
comportarmi con lui. So che ha qualcosa che non va, lo
vedo chiaramente adesso, ed è allo stesso tempo
doloroso ed estenuante. Dalle poche e preziose
informazioni che mi ha dato riguardo alla sua vita, capisco
il perché. Un bambino non amato. Un orribile passato di
abusi. Una madre che non poteva proteggerlo, che lui non
poteva proteggere, e che gli è morta davanti.
Rabbrividisco. Povero Christian. Io gli appartengo, ma
non per essere messa in una gabbia dorata. Come posso
farglielo capire?
Con il cuore pesante, prendo uno dei manoscritti che
Jack mi ha chiesto di riassumere e mi metto a leggere.
Non riesco a pensare ad alcuna soluzione semplice per il
problema del controllo di Christian. Dovrò solo parlargliene
più tardi, di persona.
Mezz’ora dopo Jack mi manda via mail un documento
che devo rivedere e sistemare, in modo che sia pronto per
la stampa in tempo per il suo convegno. La cosa non solo
mi occuperà il resto del pomeriggio, ma anche buona parte
della serata. Mi metto al lavoro.
Quando alzo lo sguardo, sono passate le sette e l’ufficio
è deserto, anche se la luce nella stanza di Jack è ancora
accesa. Non ho notato nessuno andare via… Comunque,
ho quasi finito. Mando via mail il documento a Jack per
l’approvazione e controllo la posta in arrivo. Non c’è niente
di nuovo da Christian, perciò do un’occhiata veloce al
BlackBerry, sussultando quando si mette a vibrare. È lui.
«Ciao» mormoro.
«Ciao, quando finisci?»
«Per le sette e mezzo, credo.»
«Ci vediamo fuori.»
«Okay.»
Mi sembra tranquillo, forse nervoso. Perché? Teme la
mia reazione?
«Sono ancora arrabbiata con te, ma è tutto» sussurro.
«Abbiamo molto di cui parlare.»
«Lo so. Ci vediamo alle sette e mezzo.»
Jack esce dal suo ufficio.
«Devo andare. A dopo.» Riaggancio.
Guardo Jack che cammina con aria indifferente verso di
me.
«Ho solo bisogno di un paio di modifiche. Ti ho
rimandato il documento.»
Si china su di me mentre io recupero il documento. È
molto vicino. Spiacevolmente vicino. Il suo braccio tocca il
mio. Accidentalmente? Sussulto, ma fingo di non notarlo. Il
suo braccio è sullo schienale della mia sedia e mi tocca la
schiena. Mi sposto in avanti, in modo da non appoggiarmi
allo schienale.
«Pagine sedici e ventitré. Poi dovremmo esserci»
mormora, la bocca a pochi centimetri dal mio orecchio.
La sua vicinanza mi fa accapponare la pelle, ma decido
di non farci caso. Apro il documento e, incerta, inizio ad
apportare i cambiamenti. Lui è ancora su di me, e tutti i
miei sensi sono in iperallerta. È una sensazione strana,
che mi distrae. Dentro di me sto urlando: “Arretra!”.
«Una volta modificato, sarebbe bene stampare il
documento. Puoi farlo domani. Grazie per esserti fermata
fino a tardi, Ana.» La sua voce è melliflua, gentile, come se
stesse parlando a un animale ferito. Mi si contorce lo
stomaco.
«Credo che il minimo che possa fare per ricompensarti
è offrirti un drink veloce. Te lo meriti.» Mi sposta dietro
l’orecchio una ciocca di capelli sfuggita all’elastico, e mi
accarezza delicatamente il lobo.
Rabbrividisco, stringendo i denti e spostando la testa.
“Merda.” Christian aveva ragione. “Non toccarmi.”
«A dire il vero, stasera non posso.» “O qualsiasi altra
sera, Jack.”
«Nemmeno una cosa veloce?» cerca di persuadermi.
«No, non posso. Ma grazie.»
Jack si siede sul bordo della scrivania e aggrotta la
fronte. Milioni di campanelli d’allarme mi suonano nella
testa. Sono da sola in ufficio. Non posso uscire. Guardo
nervosamente l’orologio. Altri cinque minuti prima che
Christian sia qui.
«Ana, penso che formiamo un’ottima squadra, mi
dispiace non essere riuscito a portarti a New York. Non
sarà la stessa cosa senza di te.»
“Ne sono sicura.” Gli sorrido debolmente, perché non mi
viene in mente niente da dire. E, per la prima volta in tutto il
giorno, provo un certo sollievo per non dover andare a New
York.
«E così hai passato un bel weekend?» mi chiede
zuccheroso.
«Sì, grazie.» Dove vuole andare a parare?
«Hai visto il tuo fidanzato?»
«Sì.»
«Che lavoro fa?»
“Ti tiene per le palle…” «È in affari.»
«Interessante. Che tipo di affari?»
«Oh, ha le mani in pasta un po’ dappertutto.»
Jack piega la testa di lato e si protende verso di me,
invadendo il mio spazio personale. Di nuovo.
«Sei molto reticente, Ana.»
«Be’, è nel settore delle telecomunicazioni,
manifatturiero e agricolo.»
Jack alza un sopracciglio. «Tante cose. Per chi lavora?»
«Lavora in proprio. Se il documento per te va bene e non
hai nulla in contrario, adesso vorrei andare.»
Lui si fa indietro. Il mio spazio personale è di nuovo
sicuro.
«Certo. Mi dispiace, non volevo trattenerti» mi dice,
bugiardo.
«A che ora chiude l’edificio?»
«La sicurezza è qui fino alle undici di sera.»
«Bene.» Sorrido, e la mia vocina, lo so, mi sta per dire
che dovrei essere sollevata nel sapere che non siamo da
soli nel palazzo. Spengo il computer, prendo la borsa e mi
alzo, pronta ad andarmene.
«Ti piace, dunque? Il tuo fidanzato?»
«Lo amo» rispondo, guardando Jack negli occhi.
«Capisco.» Lui aggrotta la fronte e si alza dalla mia
scrivania. «Come fa di cognome?»
Arrossisco.
«Grey. Christian Grey» borbotto.
Jack rimane a bocca aperta. «Lo scapolo più ricco di
Seattle? Quel Christian Grey?»
«Sì. Lui.» Sì, quel Christian Grey, il tuo futuro capo, che ti
mangerà per colazione se invadi il mio spazio personale
un’altra volta.
«Ecco perché ho pensato che avesse un’aria familiare»
dice Jack rabbuiandosi e aggrottando di nuovo la fronte.
«Be’, è un uomo fortunato.»
Sbatto le palpebre. Che cosa devo dire?
«Passa una bella serata, Ana.» Jack mi sorride, ma il
suo è un sorriso che non raggiunge gli occhi. Torna rigido
nel suo ufficio, senza voltarsi indietro.
Faccio un lungo sospiro di sollievo. Bene, il problema
potrebbe essere risolto. Christian ha fatto di nuovo la
magia. Il suo nome, da solo, è un talismano per me, e ha
fatto battere in ritirata quest’uomo. Mi concedo un piccolo
sorriso vittorioso. “Vedi, Christian? Il tuo nome basta a
proteggermi. Non c’era bisogno che ti dessi tanto da fare
per bloccare le spese aziendali.” Riordino la scrivania e
controllo l’orologio. Christian dev’essere fuori.
L’Audi è parcheggiata vicino al marciapiede, e Taylor
esce per aprirmi la portiera. Non sono mai stata tanto
felice di vederlo ed entro nella macchina, scampando alla
pioggia.
Christian è sul sedile posteriore e mi guarda, gli occhi
spalancati e guardinghi. Si prepara alla mia sfuriata, la
mascella dura e tesa.
«Ciao» dico.
«Ciao» replica lui, cauto. Allunga un braccio e mi afferra
la mano, stringendola forte. Il mio cuore si scioglie un po’.
Sono così confusa. Non sono neppure riuscita a pensare a
quello che devo dirgli.
«Sei ancora arrabbiata?» mi chiede.
«Non lo so» mormoro. Lui mi solleva la mano e mi sfiora
le nocche con baci leggeri e dolci.
«È stata una giornata schifosa» dice.
«Sì, è vero.» Ma, per la prima volta da quando lui è
uscito per andare al lavoro stamattina, inizio a rilassarmi. Il
solo fatto di essere in sua compagnia è un balsamo che mi
calma. Tutte le stronzate di Jack, lo scambio di mail e la
seccatura rappresentata da Elena svaniscono in
sottofondo. Ci siamo solo io e il mio maniaco del controllo,
sul sedile posteriore della macchina.
«Va meglio, ora che sei qui» sussurra. Restiamo seduti
in silenzio mentre Taylor si immette nel traffico serale.
Siamo entrambi taciturni e pensierosi. Ma sento che anche
Christian comincia lentamente a staccare la spina, a
rilassarsi. Mi accarezza delicatamente le nocche con il
pollice. È dolce e confortante.
Taylor si ferma fuori dall’Escala ed entrambi corriamo
dentro l’edificio, per ripararci dalla pioggia. Christian mi
prende la mano mentre aspettiamo l’ascensore, e i suoi
occhi scrutano l’ingresso.
«Immagino che tu non abbia trovato Leila.»
«No. Welch la sta ancora cercando» bofonchia con aria
scoraggiata.
L’ascensore arriva e noi entriamo nella cabina. Christian
mi guarda, i suoi occhi sono imperscrutabili. Oh, è
splendido, con i capelli in disordine, la camicia bianca,
l’abito scuro. E all’improvviso, proveniente da chissà dove,
ecco quella sensazione. “Oddio…” Il desiderio, la lussuria,
l’elettricità. Se fosse visibile, sarebbe di un’aura azzurro
intenso tutto intorno a noi. È così potente. Lui schiude le
labbra e mi guarda.
«Lo senti?» dice senza fiato.
«Sì.»
«Oh, Ana» geme e mi afferra, le sue braccia scivolano
intorno a me, una mano alla base del collo, che mi sostiene
la testa, mentre le sue labbra trovano le mie. Le mie dita
sono tra i suoi capelli, e sulla sua guancia, mentre mi
spinge contro la parete dell’ascensore.
«Odio litigare con te» mi dice piano, contro la bocca, e
c’è qualcosa di disperato, di appassionato nel suo bacio,
che si rispecchia nel mio. Il desiderio mi esplode nel corpo,
tutta la tensione della giornata esige uno sfogo. Mi stringo
contro di lui, cercando di più. Lingue che si intrecciano,
respiri che si fondono, mani che accarezzano e dolci,
dolcissime sensazioni. La sua mano è sul mio fianco, e
all’improvviso mi solleva la gonna, e le sue dita mi
accarezzano le cosce.
«Mio Dio, indossi le autoreggenti.» Geme in segno di
apprezzamento mentre con il pollice mi sfiora la pelle oltre
l’elastico delle calze. «Voglio vederti» ansima, e mi solleva
del tutto la gonna, scoprendo la parte alta delle mie cosce.
Facendo un passo indietro, preme il bottone di fermata,
e l’ascensore si arresta senza sobbalzi, fino a fermarsi tra
il ventiduesimo e il ventitreesimo piano. Gli occhi di
Christian sono cupi, le labbra schiuse, e il respiro è
affannoso, come il mio. Ci guardiamo l’un l’altra, senza
toccarci. Sono grata di essere appoggiata con la schiena
alla parete, perché posso sorreggermi mentre mi crogiolo
nella vista di questo uomo bellissimo, che mi guarda in
modo sensuale, carnale.
«Sciogliti i capelli» mi ordina, la voce roca. Alzo le
braccia e sciolgo la coda, lasciando andare i capelli, che
mi ricadono come una pesante nuvola intorno alle spalle e
sul seno. «Slacciati i primi due bottoni della camicetta»
sussurra, gli occhi accesi di una luce selvaggia, ora.
Mi fa sentire così licenziosa. Slaccio un bottone dopo
l’altro con straziante lentezza, in modo da scoprire la parte
superiore del seno.
Lui deglutisce. «Hai idea di quanto tu sia seducente in
questo momento?»
Mi mordo deliberatamente il labbro e scuoto la testa. Lui
chiude gli occhi un istante, e quando li riapre, stanno
brillando. Fa un passo in avanti e mi intrappola mettendo le
mani sulla parete dell’ascensore, ai due lati della mia testa.
Mi è vicinissimo, anche se non mi tocca.
Sollevo il viso per guardarlo negli occhi, e lui si china e
sfiora il mio naso con il suo, l’unico contatto tra noi. Insieme
a lui, nello spazio ristretto dell’ascensore, mi sento
bruciare. Lo voglio. Ora.
«Penso che tu lo sappia, Miss Steele. Penso che ti
piaccia farmi impazzire.»
«Ti faccio impazzire?» sussurro.
«In tutte le cose, Anastasia. Sei una sirena, una dea.» Si
avvicina ancora di più, mi prende la gamba al di sopra del
ginocchio e se la mette intorno ai fianchi, cosicché io
rimango su una gamba sola, appoggiata a lui. Lo sento
contro di me, lo sento duro ed eccitato appena sopra il mio
inguine, mentre fa scorrere la lingua giù per la mia gola. Io
gemo e mi aggrappo con un braccio al suo collo.
«Sto per prenderti, lo sai?» dice in un respiro e io inarco
la schiena in risposta, premendomi contro di lui, bramosa
di sentirlo. Lui emette un gemito basso, gutturale e mi
spinge in su, mentre si slaccia i pantaloni.
«Tieniti forte, piccola» mormora, e magicamente estrae
la bustina del preservativo e me la accosta alla bocca, io la
prendo tra i denti, e lui tira, così che in due riusciamo ad
aprirla.
«Brava ragazza.» Si scosta appena, e si infila il
preservativo in un istante. «Bene, non posso aspettare i
prossimi sei giorni» dice mentre mi guarda tra le lunghe
ciglia. «Spero che tu non sia troppo affezionata a queste
mutandine.» Le tira con le sue abili dita, e quelle si
lacerano nelle sue mani. Il sangue mi pulsa impazzito nelle
vene. Ansimo per il bisogno di lui.
Le sue parole sono inebrianti, e tutta l’angoscia della
giornata è dimenticata. Siamo solo lui e io, a fare ciò che
sappiamo fare meglio. Senza togliere gli occhi dai miei,
lentamente, mi entra dentro. Il mio corpo si inarca. Butto
indietro la testa e chiudo gli occhi, godendomi quella
sensazione. Lui arretra e poi si spinge di nuovo dentro di
me, lentamente, dolcemente. Gemo.
«Sei mia, Anastasia» mi mormora contro la gola.
«Sì. Tua. Quando lo capirai?» Ansimo. Lui geme e inizia
a muoversi, a muoversi davvero. E io mi arrendo al suo
ritmo implacabile, assaporando ogni spinta, il suo respiro
irregolare, il suo bisogno, riflessi in me.
Mi fa sentire forte, potente, desiderata e amata. Amata
da quest’uomo affascinante, complicato, che amo a mia
volta con tutto il cuore. Spinge sempre più forte, sempre
più forte, senza fiato, perdendosi in me, come io mi perdo
in lui.
«Oh, piccola» mormora, e io vengo stringendomi a lui.
Lui si ferma, mi abbraccia, e poi mi segue, sussurrando il
mio nome.
Adesso che Christian è appagato, calmo e mi bacia con
dolcezza, il suo respiro è tornato regolare. Mi tiene in piedi
contro la parete dell’ascensore, le nostre fronti sono l’una
contro l’altra, e il mio corpo è debole, ma piacevolmente
sazio.
«Oh, Ana» mormora. «Ho tanto bisogno di te.» Mi bacia
la fronte.
«E io di te, Christian.»
Mi lascia andare, mi sistema la gonna e mi riallaccia i
bottoni della camicetta, poi digita la combinazione sulla
tastiera e riavvia l’ascensore, il quale riprende a salire con
uno scossone. Mi aggrappo alle braccia di Christian per
non cadere.
«Taylor si domanderà dove siamo.» Mi fa un sorriso
lascivo.
“Oh, no.” Mi passo le mani nei capelli postcoito cercando
di sistemarli, poi mi arrendo e li lego in una coda.
«Ce la farai.» Christian mi sorride malizioso mentre si
tira su la cerniera e si infila il preservativo in tasca.
Ancora una volta lui sembra l’incarnazione del perfetto
imprenditore americano e, dato che i suoi capelli hanno un
aspetto postcoito la maggior parte del tempo, c’è
pochissima differenza. A parte il sorriso rilassato e gli
occhi increspati agli angoli, che gli conferiscono un fascino
adolescenziale. Tutti gli uomini si calmano così facilmente?
Quando le porte si aprono, Taylor ci sta aspettando.
«Problemi con l’ascensore» mormora Christian mentre
entrambi usciamo, e io non riesco a guardare in faccia
nessuno dei due. Entro in fretta nell’appartamento e corro
in camera da letto, in cerca di biancheria pulita.
Quando riemergo, Christian si è tolto la giacca ed è seduto
al bancone della cucina, a chiacchierare con Mrs. Jones.
Lei mi sorride gentile, mentre ci mette davanti due piatti.
“Mmh… il profumo è delizioso.” Coq au vin, se non
sbaglio. Sono affamata.
«Buon appetito, Mr Grey, Ana» dice e ci lascia soli.
Christian prende una bottiglia di vino bianco dal frigo, e
quando ci sediamo mi racconta di quanto sia vicino a
perfezionare il suo telefono cellulare alimentato a energia
solare. È eccitato per l’intero progetto, e capisco allora che
la sua non è stata una giornata del tutto schifosa.
Gli chiedo delle sue proprietà. Lui sorride, e viene fuori
che, a parte gli appartamenti a New York, Aspen e
all’Escala, non ha nient’altro. Quando abbiamo finito,
sparecchio e metto i piatti nel lavello.
«Lascia tutto lì. Ci penserà Gail» dice. Mi volto e lo
guardo, e lui mi fissa attentamente. Mi abituerò mai ad
avere qualcuno che pulisce e riordina per me?
«Bene, ora che sei più docile, Miss Steele, possiamo
parlare di oggi?»
«Penso che sia tu quello più docile. Sto facendo un
ottimo lavoro per domarti, credo.»
«Domare me?» sogghigna, divertito. Quando io
annuisco, lui aggrotta la fronte come se stesse riflettendo
sulle mie parole. «Sì. Può essere, Anastasia.»
«Avevi ragione su Jack» mormoro, seria adesso, e mi
appoggio al bancone della cucina per valutare la sua
reazione. L’espressione di Christian tradisce disappunto e
il suo sguardo si indurisce.
«Ha provato a fare qualcosa?» sussurra, la voce
glaciale.
Scuoto la testa per rassicurarlo. «No. E non ci proverà,
Christian. Oggi gli ho detto che sono la tua fidanzata, e lui
ha fatto retromarcia.»
«Sei sicura? Posso licenziare quel bastardo» dice con
rabbia.
Sospiro, resa audace dal vino. «Devi davvero lasciarmi
combattere le mie battaglie. Non puoi costantemente
anticipare le mie mosse e cercare di proteggermi. È
soffocante, Christian. Non crescerò mai se continui a
interferire. Ho bisogno di un po’ di libertà. Io non mi
sognerei mai di immischiarmi nei tuoi affari.»
Lui sbatte le palpebre. «Voglio solo che tu sia al sicuro,
Anastasia. Se dovesse succederti qualcosa, io…» Si
ferma.
«Lo so. Capisco perché ti senti così portato a difendermi
e una parte di me lo apprezza. So che, se avessi bisogno
di te, tu ci saresti, così come io ci sarei per te. Ma se
vogliamo avere qualche speranza di un futuro insieme, devi
fidarti di me e del mio giudizio. Sì, ogni tanto sbaglio,
commetto errori, ma devo imparare.»
Christian mi fissa. La sua espressione ansiosa mi
spinge a girare intorno al bancone per avvicinarmi a lui,
che è seduto sullo sgabello. Gli prendo le braccia e me le
avvolgo intorno alla vita, poi appoggio le mie mani sui suoi
avambracci.
«Non puoi interferire con il mio lavoro. È sbagliato. Non
ho bisogno che tu parta alla carica come un cavaliere sul
suo cavallo bianco per salvarmi ogni giorno. So che
vorresti avere tutto sotto controllo, e ne capisco il perché,
vorresti avere tutto sotto controllo, e ne capisco il perché,
ma non puoi. È un obiettivo impossibile… Devi imparare a
lasciar andare.» Alzo una mano e gli accarezzo il volto,
mentre lui mi guarda con gli occhi sgranati. «E se riuscirai
a farlo, io mi trasferirò da te» aggiungo dolcemente.
Lui inspira forte, sorpreso. «Davvero?» sussurra.
«Sì.»
«Ma non mi conosci.» Si acciglia e all’improvviso
sembra sconvolto e nel panico, molto poco l’uomo di
tenebra.
«Ti conosco abbastanza, Christian. Niente di quello che
potrai dirmi su di te mi spaventerà tanto da farmi
scappare.» Lo accarezzo sulla guancia con le nocche della
mano. La sua espressione si trasforma da ansiosa in
dubbiosa. «Se solo potessi essere un po’ più tollerante
con me…» lo supplico.
«Ci sto provando, Anastasia. Non potevo starmene zitto
e lasciarti andare a New York con quel… quel depravato.
Ha una reputazione terribile. Nessuna delle sue assistenti è
rimasta per più di tre mesi, né è stata confermata
dall’azienda. Non voglio questo per te, piccola.» Sospira.
«Non voglio che ti capiti niente. Se ti succedesse qualcosa
di male… Il solo pensiero mi riempie di paura. Non posso
prometterti di non interferire. Non se penserò che potresti
farti del male.» Si ferma e prende fiato. «Io ti amo,
Anastasia. Farò qualsiasi cosa in mio potere per
proteggerti. Non posso immaginare la mia vita senza di
te.»
Lo fisso a bocca aperta, scioccata.
Tre semplici parole. Il mio mondo si ferma, si inclina, poi
riprende a girare su un nuovo asse. E io assaporo il
momento, guardando Christian nei suoi occhi grigi,
bellissimi e sinceri.
«Ti amo anch’io.» Mi protendo in avanti e lo bacio, e il
bacio diventa appassionato.
Taylor, che è entrato nella stanza senza essere visto, si
schiarisce la gola. Christian si tira indietro, fissandomi
attentamente. Si alza, il suo braccio intorno alla mia vita.
«Sì?» dice rivolto a Taylor.
«Mrs Lincoln sta salendo, signore.»
«Cosa?»
Taylor si stringe nelle spalle, a mo’ di scuse. Christian
sospira pesantemente e scuote la testa.
«Be’, questo sarà interessante» mormora e mi fa un
sorriso di traverso, rassegnato.
“Accidenti!” Perché quella maledetta donna non ci lascia
in pace?

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