Lettura ” 12 Capitolo di 50 Sfumature di Nero “

Sfumature A voi il 12 Capitolo di 50 Sfumature di Nero

«Hai parlato con lei oggi?» chiedo a Christian mentre
aspettiamo l’arrivo di Mrs Robinson.
«Sì.»
«Che cosa le hai detto?»
«Le ho spiegato che non vuoi vederla, e che capivo le
tue ragioni. Le ho detto anche che non apprezzavo il suo
agire alle mie spalle.» Il suo sguardo è impassibile e non
lascia trasparire nulla.
“Oh, bene.” «E lei cos’ha risposto?»
«Ha liquidato il tutto come solo Elena sa fare.» Le sue
labbra si tendono in una linea sghemba.
«Perché pensi che sia venuta?»
«Non ne ho idea.» Christian si stringe nelle spalle.
Taylor entra nel salone di nuovo. «Mrs Lincoln» annuncia.
“Ed eccola qui…” Perché è così dannatamente
attraente? È vestita di nero: jeans attillati, una camicetta
che mette in risalto il suo fisico perfetto, e un alone lucente
di capelli.
Christian mi attira più vicino a sé. «Elena» la saluta, il
tono perplesso.
Lei mi guarda sconvolta, raggelata. Sbatte le palpebre
prima di ritrovare la sua voce vellutata. «Mi dispiace. Non
sapevo che avessi compagnia, Christian. È lunedì» dice,
come se questo spiegasse perché è qui.
«La mia fidanzata» ribatte lui a mo’ di spiegazione.
Piega la testa di lato e le rivolge un sorriso gelido.
Sul viso di lei si apre, lentamente, un luminoso sorriso
diretto interamente a lui. È inquietante.
«Certo. Ciao, Anastasia. Non sapevo che fossi qui. So
che non vuoi parlare con me. Va bene.»
«Davvero?» chiedo con calma, guardandola e cogliendo
tutti noi di sorpresa. Aggrottando lievemente la fronte, lei
avanza nella stanza.
«Sì, ho afferrato il messaggio. Non sono qui per vedere
te. Come ho detto, Christian di rado ha compagnia durante
la settimana.» Fa una pausa. «Ho un problema, e ho
bisogno di parlarne con lui.»
«Oh!» Christian raddrizza la schiena. «Vuoi qualcosa da
bere?»
«Sì, grazie» risponde lei.
Christian va a prendere un bicchiere, mentre Elena e io
restiamo in piedi a guardarci. Lei giocherella con un
grosso anello d’argento al dito medio, mentre io non so
dove guardare. Alla fine, mi fa un piccolo sorriso tirato e si
avvicina al bancone della cucina, per sedersi su uno degli
sgabelli. Ovviamente conosce bene il posto e si sente a
proprio agio nel muoversi.
Devo restare? Devo andare? “Oh, è così difficile.” Il mio
subconscio è decisamente ostile nei confronti di questa
donna.
Vorrei dirle tante cose, nessuna delle quali è un
complimento. Ma è un’amica di Christian. La sua unica
amica. E, nonostante l’odio che provo per lei, sono
beneducata per natura. Decido di restare e mi siedo, con
tutta la grazia di cui sono capace, sullo sgabello vuoto di
Christian. Lui versa il vino nei nostri bicchieri e si siede tra
noi e il bancone della colazione. Riesce a percepire quanto
è strano tutto questo?
«Cosa succede?» le chiede.
Elena mi guarda nervosamente, e Christian mi rassicura
con un gesto affettuoso.
«Anastasia sta con me, adesso» dice rispondendo alla
sua domanda inespressa e mi stringe la mano. Io
arrossisco, e il mio subconscio si distende, lasciandomi
alle spalle quella ostilità.
I lineamenti di Elena si addolciscono, come se lei fosse
felice per lui. Davvero felice. Non capisco affatto questa
donna, mi sento nervosa e a disagio in sua presenza.
Lei fa un profondo respiro e si muove sullo sgabello,
restando appollaiata sul bordo, con l’aria agitata. Si
guarda le mani ansiosa, e inizia a girarsi maniacalmente
intorno al dito il grosso anello d’argento.
Che cosa le succede? È la mia presenza? Le faccio
quest’effetto? Io mi sento nello stesso modo… non la
voglio qui. Lei alza la testa e guarda Christian direttamente
negli occhi.
«Qualcuno mi sta ricattando.»
“Porca miseria.” Non è quello che mi sarei aspettata di
sentire dalla sua bocca. Christian si irrigidisce. Qualcuno
ha scoperto la sua inclinazione a picchiare e scopare
ragazzini? Reprimo la mia repulsione, e penso che prima o
poi tutti i nodi vengono al pettine. Il mio subconscio non
riesce a nascondere la gioia. “Bene.”
«Come?» chiede Christian, l’orrore chiaramente
percepibile nella sua voce.
Lei fruga nella sua gigantesca borsa di pelle firmata, tira
fuori un biglietto e glielo passa.
«Appoggialo lì e aprilo.» Christian le indica il bancone
con il mento.
«Non vuoi toccarlo?»
«No. Impronte digitali.»
«Christian, sai che non posso andare con questo dalla
polizia.»
Perché sto ascoltando tutto ciò? Si sta scopando
qualche altro ragazzino?
Lei gli mette il biglietto davanti, e Christian si china per
leggerlo.
«Chiedono solo cinquemila dollari» dice quasi
soprappensiero. «Qualche idea su chi possa essere?
Qualcuno della comunità?»
«No» risponde lei con la sua voce dolce e vellutata.
«Linc?»
“Linc? Chi è?”
«Cosa…? Dopo tutto questo tempo? Non credo»
brontola lei.
«E Isaac lo sa?»
«Non gliel’ho detto.»
“Chi è Isaac?”
«Credo che dovrebbe saperlo» dice Christian. Lei
scuote la testa, e ora mi sento un’intrusa. Non voglio
sapere niente di questa storia. Cerco di togliere la mia
mano da quella di Christian, ma lui aumenta la stretta e si
volta per guardarmi.
«Cosa c’è?»
«Sono stanca. Credo che andrò a letto.»
I suoi occhi cercano i miei. Per leggervi cosa? Biasimo?
Disapprovazione? Ostilità? Mantengo un’espressione più
neutra possibile.
«Okay» dice. «Non ci metterò molto.»
Mi lascia andare e io mi alzo. Elena mi guarda
perplessa. Io non apro bocca e contraccambio il suo
sguardo, senza lasciar trapelare niente.
«Buonanotte, Anastasia.» Elena mi fa un piccolo sorriso.
«Buonanotte» mormoro, e la mia voce è fredda. Mi volto
per andarmene. La tensione è troppo forte per me. Mentre
mi allontano, loro continuano la conversazione.
«Non penso che ci sia molto che posso fare, Elena»
dice Christian. «Se è una questione di denaro…» La sua
voce si smorza. «Potrei chiedere a Welch di investigare.»
«No, Christian, volevo solo che tu ne fossi al corrente»
ribatte lei.
Quando sono fuori dalla stanza, sento lei che dice: «Mi
sembri molto felice».
«Lo sono» conferma Christian.
«Te lo meriti.»
«Mi piacerebbe che fosse vero.»
«Christian» lo rimprovera lei.
Mi immobilizzo, ascoltando attentamente. Non posso
farne a meno.
«Lei sa quanto sei negativo verso te stesso? Riguardo a
tutti i tuoi problemi?»
«Mi conosce meglio di chiunque altro.»
«Ahi! Questo fa male.»
«È la verità, Elena. Non devo fare giochetti con lei.
Lasciala in pace, dico sul serio.»
«Qual è il suo problema?»
«Tu… Quello che tu e io siamo stati. Ciò che abbiamo
fatto. Lei non capisce.»
«E tu faglielo capire.»
«È il passato, Elena. Perché dovrei guastare ciò che
prova per me raccontandole della nostra relazione malata?
Ana è buona, dolce e innocente, e per qualche strano
miracolo mi ama.»
«Non è un miracolo, Christian» lo prende benevolmente
in giro Elena. «Abbi un po’ di fiducia in te stesso. Sei un
buon partito. Te l’ho detto e ripetuto. E anche lei mi sembra
adorabile, forte, capace di tenerti testa.»
Non riesco a sentire la replica di Christian. E così sono
forte? Di certo non mi sento tale.
«Non ti manca?» continua Elena.
«Cosa?»
«La tua stanza dei giochi.»
Smetto di respirare.
«Questi non sono davvero affari tuoi» ribatte Christian.
“Oh.”
«Mi dispiace» sbuffa Elena, ma non è sincera.
«Penso che sia meglio che tu vada. E, per favore, la
prossima volta chiama prima di venire qui.»
«Christian, mi dispiace» ripete lei e, a giudicare dal suo
tono, questa volta lo pensa davvero. «Da quando sei così
sensibile?» Lo sta rimproverando di nuovo.
«Elena, tu e io abbiamo un rapporto d’affari che ha
portato a entrambi enorme profitto. Lasciamo le cose
come stanno. Quello che c’è stato tra noi appartiene al
passato. Anastasia è il mio futuro, e non voglio
compromettere la nostra relazione in nessun modo, perciò
basta con queste stronzate.»
“Il suo futuro!”
«Capisco.»
«Senti, mi dispiace per il tuo problema. Forse dovresti
affrontare la cosa e smascherare il loro gioco.» Il suo tono
è più dolce.
«Non voglio perderti, Christian.»
«Non sono tuo, perciò non puoi perdermi, Elena» ribatte
lui ancora.
«Non è quello che intendevo.»
«E cosa intendevi?» Ora è brusco, arrabbiato.
«Senti, non voglio discutere con te. La tua amicizia
significa moltissimo per me. Starò lontana da Anastasia.
Ma sono qui, se hai bisogno di me. Ci sarò sempre.»
«Anastasia pensa che tu mi abbia incontrato sabato
scorso. Mi hai chiamato, tutto qui. Perché le hai detto una
cosa diversa?»
«Volevo che sapesse quanto ti ha ferito quando se n’è
andata. Non voglio che ti faccia del male.»
«Lo sa. Gliel’ho detto io. Smettila di interferire. Davvero,
ti stai comportando come una madre iperprotettiva.»
Christian sembra più rassegnato, ed Elena ride, ma c’è
una certa tristezza nella sua risata.
«Lo so. Mi dispiace. Sai che tengo a te. Non avrei mai
pensato che ti saresti innamorato, Christian. È molto
gratificante vederlo. Ma non potrei tollerare che lei ti
facesse del male.»
«Correrò il rischio» dice lui secco. «Ora, sei sicura di
non volere che Welch faccia qualche indagine?»
Lei sospira pesantemente. «Immagino che non sarebbe
una cattiva idea.»
«Okay. Lo chiamo domattina.»
Ascolto il loro battibecco, cercando di capire. Sembrano
davvero vecchi amici, proprio come dice Christian. Solo
amici. Ed Elena tiene a lui. Forse un po’ troppo. Be’,
chiunque lo conoscesse terrebbe a lui, no?
«Grazie, Christian. E mi dispiace. Non volevo essere
invadente. Vado. La prossima volta chiamerò.»
«Bene.»
“Oh, no, sta andando via!” Mi dileguo nel corridoio,
infilandomi nella stanza di Christian. Mi siedo sul letto.
Christian entra pochi minuti più tardi.
«Se n’è andata» dice guardingo, lanciandomi
un’occhiata furtiva per vedere la mia reazione.
Lo guardo, cercando di formulare la mia domanda. «Mi
dirai tutto? Sto cercando di capire perché pensi che lei ti
abbia aiutato.» Mi fermo, soppesando la frase successivo.
«Io la detesto, Christian. Penso che ti abbia causato danni
incalcolabili. Tu non hai amici. Li ha tenuti lei lontano da
te?»
Lui sospira e si passa una mano tra i capelli.
«Perché cazzo vuoi sapere di lei? Abbiamo avuto una
relazione molto lunga, spesso mi faceva uscire di testa, e
l’ho scopata in modi che non riusciresti nemmeno a
immaginarti. Fine della storia.»
Impallidisco. “È arrabbiato. Con me.” «Perché sei così
infuriato?»
«Perché tutta questa merda è finita!» grida, fissandomi
minaccioso. Sospira esasperato e scuote la testa.
Io sbianco. Abbasso gli occhi sulle mie mani, strette in
grembo. Voglio solo capire.
Lui si siede accanto a me. «Che cosa vuoi sapere?»
chiede in tono stanco.
«Non devi dirmelo per forza. Non voglio essere
invadente.»
«Anastasia, non si tratta di questo. Non mi piace parlare
di questa merda. Ho vissuto in una bolla per anni, senza
che niente mi toccasse e senza dovermi giustificare con
nessuno. Lei è sempre stata qui, come mia confidente. E
ora il mio passato e il mio futuro sono in collisione, in un
modo che non avrei mai pensato possibile.»
Lo guardo. Lui mi sta fissando, con gli occhi sgranati.
«Non avrei mai pensato di avere un futuro con nessuno,
Anastasia. Tu mi hai dato la speranza e mi hai fatto
pensare a tutte le possibilità che ho» continua.
«Ho ascoltato» sussurro e torno a fissare le mie mani.
«Che cosa? La nostra conversazione?»
«Sì.»
«E allora?» Sembra rassegnato.
«Lei ci tiene a te.»
«Sì, ci tiene. E io, a modo mio, ci tengo a lei. Ma non si
avvicina neanche un po’ a quello che sento per te, se è di
questo che stiamo parlando.»
«Non sono gelosa.» Mi ferisce che lui possa pensare
che lo sia. “O invece lo sono? Forse è proprio questo il
punto.” «Tu non la ami» mormoro.
Lui sospira di nuovo. È davvero arrabbiato. «Molto
tempo fa pensavo di amarla» dice a denti stretti.
“Oh.” «Quando eravamo in Georgia… hai detto che non
l’amavi.»
«È vero… Amavo te allora, Anastasia» mi sussurra.
«Sei l’unica persona per vedere la quale mi sono fatto un
viaggio di cinquemila chilometri.»
“Oddio.” Non capisco. Allora vuole ancora che sia la sua
Sottomessa.
«I sentimenti che nutro per te sono molto diversi da
qualsiasi cosa io possa aver mai provato per Elena» dice
a mo’ di spiegazione.
«Quando l’hai scoperto?»
Si stringe nelle spalle. «Per ironia della sorte, è stata
Elena a farmelo notare. Mi ha incoraggiato a venire in
Georgia.»
“Lo sapevo!” Me lo sentivo, quand’eravamo a Savannah.
Lo fisso inespressiva.
Che cosa devo fare? Forse lei è dalla mia parte e ha
solo paura che lo faccia soffrire. Il pensiero è doloroso. Io
non vorrei mai fargli del male. Elena ha ragione: Christian
ha già sofferto abbastanza.
Forse lei non è poi tanto male. Scuoto la testa. Non
voglio accettare la relazione che ha avuto con Christian. La
disapprovo. Sì, proprio così. È un personaggio ripugnante,
che ha circuito un ragazzino vulnerabile, derubandolo degli
anni dell’adolescenza.
«Perciò la desideravi? Quando eri più giovane.»
«Sì.»
“Ah.”
«Ho imparato tantissimo da lei. Mi ha insegnato a
credere in me stesso.»
“Ah.” «Ma ti ha anche picchiato selvaggiamente.»
Lui sorride con affetto. «Sì, lo ha fatto.»
«E a te piaceva?»
«All’epoca sì.»
«Così tanto da farti desiderare di farlo ad altri?»
I suoi occhi si allargano e si fanno seri. «Sì.»
«E ti ha aiutato a farlo?»
«Sì.»
«Si è sottomessa a te?»
«Sì.»
«E ti aspetti che lei mi piaccia?» La mia voce suona
fredda e amara.
«No. Anche se renderebbe la mia vita dannatamente più
semplice» risponde stancamente. «Comprendo la tua
reticenza.»
«Reticenza! Accidenti, Christian, se si fosse trattato di
tuo figlio, come ti sentiresti?»
Lui sbatte le palpebre come se non capisse la domanda.
Poi si acciglia. «Non ero costretto a stare con lei. È stata
una mia scelta, Anastasia» mormora.
Questa discussione non mi sta portando da nessuna
parte.
«Chi è Linc?»
«Il suo ex marito.»
«Lincoln, il magnate del legno?»
«Lui.» Sorride con malizia.
«E Isaac?»
«Il suo attuale Sottomesso.»
“Oddio.”
«Ha più di venticinque anni, Anastasia… È adulto e
consenziente» si affretta ad aggiungere, decifrando
correttamente il mio sguardo disgustato.
«La tua età» mormoro io.
«Guarda, Anastasia, come ho detto anche a lei, Elena fa
parte del mio passato. Tu sei il mio futuro. Non lasciare che
lei si metta tra noi. E poi, francamente, quest’argomento mi
sta stancando. Vado a lavorare un po’.» Si alza e mi
guarda. «Lascia perdere, per favore.»
Io lo fisso testardamente.
«Oh, quasi mi dimenticavo» aggiunge. «La tua
macchina è arrivata con un giorno di anticipo. È nel
garage. Taylor ha la chiave.»
“Wow… La SAAB?” «Posso guidarla domani?»
«No.»
«Perché no?»
«Lo sai perché no. E questo mi ricorda una cosa: se
devi uscire dal tuo ufficio, fammelo sapere. Sawyer era là,
a controllarti. Sembra proprio che io non possa fidarmi di
te.» Mi rimprovera, facendomi sentire, una volta di più,
come una bambina colta in fallo. Sarei pronta a discuterne,
ma lui è già fuori di sé per Elena, e non voglio esagerare.
Non riesco, però, a evitare di fare un commento.
«Sembra che nemmeno io possa fidarmi di te»
mormoro. «Avresti potuto dirmi che Sawyer mi teneva
d’occhio.»
«Vuoi litigare anche su questo?» ribatte.
«Non sapevo che stessimo litigando. Pensavo che
stessimo comunicando» borbotto infastidita.
Lui chiude gli occhi un attimo, come se si stesse
sforzando di non perdere le staffe. Io deglutisco e lo guardo
ansiosa. Non so come potrà finire.
«Devo lavorare» mi dice con calma. Dopodiché esce
dalla stanza.
Espiro. Non mi ero accorta di trattenere il fiato. Mi sdraio
sul letto, e fisso il soffitto.
Riusciremo mai ad avere una conversazione normale,
che non degeneri in una lite? È estenuante.
Noi due non ci conosciamo molto bene, tutto qui. Voglio
davvero trasferirmi da lui? Non so neppure se dovrei fargli
una tazza di tè o di caffè mentre lavora. O forse non dovrei
disturbarlo affatto? Non ho idea di cosa gli piaccia o cosa
non gli piaccia.
Evidentemente è stanco di tutta la storia di Elena. E ha
ragione. Devo andare avanti. Lasciar perdere. Be’,
quantomeno non si aspetta che le diventi amica, e spero
che lei adesso la smetta di insistere perché ci incontriamo.
Scendo dal letto e mi avvicino alla finestra. Faccio
scattare la serratura della portafinestra del terrazzo, la
apro, esco e passeggio fino alla balaustra di vetro. La sua
trasparenza mi inquieta. L’aria è pungente e fredda, e io
sono così in alto.
Guardo verso le scintillanti luci di Seattle. Christian
sembra così lontano da tutto, quassù nella sua fortezza. “Ha
appena detto che mi ama, quand’ecco che saltano fuori
tutte queste stronzate per colpa di quella donna terribile.”
Alzo gli occhi al cielo. La sua vita è così complicata. Lui è
così complicato.
Con un sospiro pesante e un’ultima occhiata a Seattle,
distesa come un abito d’oro lucente ai miei piedi, decido
di chiamare Ray. Non gli parlo da tempo. La conversazione
è breve, come sempre, ma mi dà modo di accertare che lui
sta bene e che sto interrompendo un’importante partita di
pallone.
«Spero che vada tutto bene con Christian» mi dice Ray
con noncuranza, e so che sta cercando di ottenere delle
informazioni ma non vuole farmi domande.
«Sì, alla grande.» Più o meno. E sto per trasferirmi da
lui. Anche se non abbiamo ancora fatto un programma.
«Ti voglio bene, papà.»
«Ti voglio bene anch’io, Annie.»
Chiudo la comunicazione e guardo l’orologio. Sono solo
le dieci di sera. A causa della nostra discussione, mi sento
stranamente carica e sveglia.
Mi faccio una rapida doccia e torno in camera, dove
decido di indossare una delle camicie da notte che
Caroline Acton mi ha procurato. Christian si lamenta
sempre perché uso le sue T-shirt. Ce ne sono tre. Scelgo
quella rosa pallido e me la infilo. La stoffa mi scivola sulla
pelle, piacevolmente aderente, e mi avvolge tutto il corpo.
Ha un’aria sontuosa: il raso più fine e sottile. “Wow!” Nello
specchio sembro una diva del cinema degli anni Trenta.
Alta, elegante… molto diversa da me.
Mi metto anche la vestaglia abbinata e decido di andare
a scegliere un libro in biblioteca. Potrei leggere sul mio
iPad, ma in questo momento voglio il conforto di reggere
fisicamente un libro tra le mani. Lascerò in pace Christian.
Forse ritroverà il suo buonumore una volta che avrà finito di
lavorare.
Ci sono così tanti libri nella biblioteca di Christian. Per
scorrere tutti i titoli ci vorrebbe una vita. Lancio un’occhiata
al tavolo da biliardo e arrossisco ricordando la serata di
ieri. Sorrido quando vedo che il righello è ancora per terra.
Lo prendo e mi colpisco il palmo della mano. Ahi! Fa male.
Perché non posso sopportare un po’ più di dolore per il
mio uomo? Sconsolata, appoggio il righello sulla scrivania
e continuo la mia ricerca di una buona lettura.
La maggior parte dei volumi sono prime edizioni. Come
può aver accumulato una collezione come questa in così
poco tempo? Forse tra i requisiti di Taylor c’è anche quella
di esperto di libri rari. Mi decido per Rebecca, di Daphne
du Maurier. Non lo leggo da tanto tempo. Sorrido e mi
rannicchio in una delle poltrone troppo imbottite, e leggo la
prima riga.
“La scorsa notte ho sognato che ritornavo a
Manderley…”
Mi sveglio di soprassalto quando Christian mi solleva tra
le braccia.
«Ehi» mormora «ti sei addormentata. Non riuscivo a
trovarti.» Strofina il naso tra i miei capelli. Assonnata, gli
metto le braccia al collo e respiro il suo profumo. Oh, ha un
odore così buono. Lui mi riporta in camera. Mi distende sul
letto e mi copre.
«Dormi, piccola» sussurra e mi preme le labbra sulla
fronte.
Mi sveglio all’improvviso per un brutto sogno e rimango
disorientata per qualche istante. Controllo ansiosamente
l’altra metà del letto, ma non c’è nessuno. Dal salone mi
giungono le note smorzate di una complessa melodia al
pianoforte.
Che ore sono? Guardo la sveglia. Le due del mattino.
Christian non è mai venuto a letto? Mi libero le gambe dalla
vestaglia che indosso ancora e scendo dal letto.
Nel salone rimango in piedi nell’ombra, ad ascoltare.
Christian è perso nella musica. Sembra al sicuro dentro la
sua bolla di luce. E la melodia che sta suonando ha una
musicalità cadenzata, che in parte mi suona familiare, ma
molto complessa. “È bravo.” Perché questo mi sorprende
sempre?
L’intera scena risulta in qualche modo diversa, noto che
il coperchio del pianoforte è abbassato, consentendomi
una visione senza impedimenti. Lui alza lo sguardo e i
nostri occhi si incontrano, i suoi sono grigi e soffusi di una
luce morbida nel bagliore della lampada. Continua a
suonare senza intoppi, mentre mi avvicino. I suoi occhi mi
seguono, assorbono la mia immagine, ardono,
illuminandosi ancora di più. Quando lo raggiungo, si ferma.
«Perché hai smesso? Era splendida.»
«Hai idea di quanto sei desiderabile in questo
momento?» mi dice con voce vellutata.
“Oh.” «Vieni a letto» sussurro, e i suoi occhi bruciano
mentre mi porge la mano. Quando la prendo, lui
inaspettatamente mi dà uno strattone, tanto che gli cado
sulle ginocchia. Mi avvolge tra le braccia e si strofina
contro il mio collo, dietro l’orecchio, facendomi provare un
contro il mio collo, dietro l’orecchio, facendomi provare un
brivido.
«Perché litighiamo?» dice, mentre mi mordicchia il lobo.
Il mio cuore manca un battito, poi riprende a pulsare,
diffondendo calore in tutto il corpo.
«Perché ci stiamo conoscendo, e tu sei testardo,
irascibile, lunatico e difficile» mormoro senza fiato,
inclinando il capo per dargli miglior accesso alla mia gola.
Lui mi accarezza il collo con il naso, e lo sento sorridere.
«Io sono tutte queste cose, Miss Steele. C’è da
chiedersi come tu riesca a sopportarmi.» Mi pizzica il lobo
e io gemo. «È sempre così?» sospira.
«Non ne ho idea.»
«Nemmeno io.» Tira la cintura della mia vestaglia, che si
apre, e la sua mano mi accarezza scendendo lungo il
corpo, sul seno. I miei capezzoli si induriscono sotto il suo
tocco leggero, si tendono contro il raso. Lui prosegue, fino
alla vita, fino ai fianchi.
«Sei così bella sotto questo tessuto, e riesco a vedere
tutto, anche questo.» Mi pizzica piano il pube attraverso la
stoffa, facendomi trasalire, mentre con l’altra mano mi
stringe i capelli sotto la nuca. Tirandomi indietro la testa, mi
bacia e la sua lingua è insistente, incessante, bisognosa.
Gemo e accarezzo il suo caro, carissimo volto. La sua
mano mi solleva lentamente la camicia da notte, senza
fretta, stuzzicante finché non mi scopre il sedere e inizia ad
accarezzarmi l’interno delle cosce con il pollice.
All’improvviso si alza, facendomi spaventare, e mi
solleva sul pianoforte. I miei piedi appoggiano sui tasti,
producendo suoni disarmonici, note incoerenti, e le sue
mani mi percorrono le gambe e mi aprono le ginocchia.
Afferra le mie mani.
«Sdraiati» mi ordina, sorreggendomi mentre mi adagio
all’indietro sul pianoforte. Il coperchio è duro e rigido sotto
la mia schiena. Mi lascia andare e mi fa aprire ancora di
più le gambe, i miei piedi danzano sui tasti, sulle note più
alte e quelle più basse.
“Oddio.” So cosa sta per fare, e l’attesa…
Gemo forte mentre mi bacia l’interno delle ginocchia. Il
raso morbido della camicia da notte si solleva ancora di
più, scivolando sulla mia pelle sensibile, mentre lui spinge
in su il tessuto. Fletto i piedi, e i tasti suonano di nuovo.
Chiudo gli occhi, mi arrendo a lui e la sua bocca raggiunge
l’apice delle mie cosce.
Mi bacia… lì. Poi soffia delicatamente, prima di
accarezzarmi il clitoride con la lingua, muovendola in
cerchio. Mi spinge a spalancare ancora di più le gambe.
Mi sento così aperta, così esposta. Mi tiene ferma, le mani
appena sopra alle mie ginocchia, mentre la sua lingua mi
tortura, non mi dà requie né sollievo… né tregua. E io mi
consumo, sollevando i fianchi, andandogli incontro,
unendomi al suo ritmo.
«Oh, Christian, per favore» gemo.
«Oh, no, piccola, non ancora» mi stuzzica lui, e io mi
sento sempre più eccitata mentre lo fa, ma lui si ferma.
«No» piagnucolo.
«Questa è la mia vendetta, Ana» ringhia dolcemente.
«Discuti con me e io me la prenderò con il tuo corpo, in
qualche modo.» Mi lascia una scia di baci sulla pancia, le
sue mani che mi percorrono le cosce, accarezzando,
premendo, stuzzicando. La sua lingua disegna cerchi
intorno al mio ombelico, mentre la sua mano… “E i suoi
pollici… oh, i suoi pollici…” raggiungono la sommità delle
mie cosce.
«Ah!» grido mentre lui ne spinge uno dentro di me.
L’altro continua a tormentarmi, con lentezza, straziandomi,
disegnando cerchi, ripetutamente. La mia schiena si
inarca, staccandosi dal pianoforte, mentre mi contorco
sotto le sue carezze. È quasi insopportabile.
«Christian!» grido, a un ritmo vertiginoso, fuori controllo
per il desiderio.
Lui ha pietà di me e smette. Solleva i miei piedi dai tasti
e mi spinge in avanti; slitto senza sforzo sul piano,
scivolando sul raso, e lui mi segue, chinandosi solo un
attimo per infilarsi il preservativo. Mi domina dall’alto e io
ansimo, mentre lo guardo desiderandolo in modo quasi
rabbioso, e mi rendo conto che è nudo. Quando si è tolto i
vestiti?
Mi guarda, e c’è una richiesta nei suoi occhi, una
richiesta d’amore e di passione. Toglie il fiato.
«Ti desidero così tanto» mi dice e molto lentamente,
meravigliosamente, affonda dentro di me.
Sono distesa sopra di lui, scarmigliata, le membra pesanti
e languide, sulla sommità del pianoforte a coda. “Oddio.” È
molto più comodo che stare stesi sul piano. Facendo
attenzione a non toccargli il torace, appoggio la guancia a
lui e rimango immobile. Christian non fa obiezioni, e io
ascolto il suo respiro mentre si placa come il mio. Mi
accarezza i capelli delicatamente.
«Bevi tè o caffè alla sera?» gli chiedo assonnata.
«Che strana domanda» mi dice un po’ annebbiato.
«Ho pensato che potevo portarti una tazza di tè, nello
studio, e mi sono resa conto che non sapevo se l’avresti
gradito.»
«Oh, capisco. Acqua o vino alla sera, Ana. Anche se
potrei provare il tè.»
La sua mano si muove ritmicamente su e giù per la mia
schiena, accarezzandomi con tenerezza.
«Sappiamo davvero poco l’una dell’altro» mormoro.
«Lo so» dice lui, e la sua voce è dolente. Mi siedo e lo
guardo.
«Che cosa c’è?» gli chiedo. Lui scuote la testa, come se
volesse liberarsi di qualche pensiero spiacevole, e
sollevando la mano mi accarezza la guancia, gli occhi
luminosi e sinceri.
«Ti amo, Ana Steele» dice.
La sveglia si accende con le notizie sul traffico delle sei del
mattino, e vengo brutalmente strappata al mio inquietante
sogno su una donna troppo bionda e una bruna. Non riesco
ad afferrare di cosa si tratti, e vengo subito distratta perché
Christian Grey è avvolto intorno a me come un drappo di
seta, i capelli in disordine sul mio petto, la mano sul mio
seno e la sua gamba su di me, che mi tiene ferma. Sta
ancora dormendo, e io ho caldo. Ma ignoro il disagio, e
provo a far scorrere dolcemente le dita tra i suoi capelli,
mentre si sveglia. Solleva i luminosi occhi grigi e mi sorride
assonnato. “Oddio, è adorabile.”
«Buongiorno» dice.
«Buongiorno a te» gli sorrido di rimando. Lui mi bacia, si
districa da me, e si solleva sul gomito, guardandomi.
«Dormito bene?» chiede.
«Sì, nonostante l’interruzione del mio sonno stanotte.»
Il suo sorriso si allarga. «Mmh… Tu puoi interrompermi
in quel modo ogni volta che vuoi.» Mi bacia di nuovo.
«E tu? Hai dormito bene?»
«Dormo sempre bene con te, Anastasia.»
«Niente più incubi?»
«No.»
Aggrotto la fronte e provo a fargli una domanda. «Che
tipo di incubi sono?»
Lui si acciglia e il suo sorriso svanisce. “Accidenti a me
e alla mia stupida curiosità!”
«Si tratta di flashback della mia prima infanzia, o così
dice il dottor Flynn. Alcuni sono vividi, altri meno.» La voce
cala e uno sguardo distante e tormentato gli attraversa il
volto. Soprappensiero, sfiora con le dita la mia clavicola,
distraendomi.
«Ti svegli piangendo e urlando?» Provo invano ad
alleggerire il tono.
Mi guarda sconcertato. «No, Anastasia. Non ho mai
pianto. Per quanto mi ricordi.» Aggrotta la fronte, come se
stesse cercando di penetrare in profondità nei ricordi. Oh,
no, è un posto troppo oscuro per andarci a quest’ora, ne
sono certa.
«Hai qualche ricordo felice della tua infanzia?» mi
affretto a chiedergli, soprattutto per distrarlo. Lui mi guarda
pensieroso per un attimo, continuando a far scorrere il dito
sulla mia pelle.
«Ricordo la puttana drogata che faceva una torta.
Ricordo il profumo. Una torta di compleanno, penso. Per
me. E poi l’arrivo di Mia, con mia madre e mio padre. Mia
madre era preoccupata per la mia reazione, ma io ho
adorato la piccola Mia fin dal primo istante. La mia prima
parola è stata “Mia”. E ricordo la prima lezione di
pianoforte. Miss Katie, la mia insegnante, era fantastica.
Allevava anche cavalli.» Sorride nostalgico.
«Hai detto che tua madre ti ha salvato. In che modo?»
Interrompo le sue fantasticherie, e lui mi guarda come se
non riuscissi a fare due più due.
«Mi ha adottato» risponde semplicemente. «La prima
volta che l’ho incontrata, ho pensato che fosse un angelo.
Era vestita di bianco ed era così gentile e calma, mentre
mi visitava. Non lo dimenticherò mai. Se lei avesse detto
no, o se Carrick avesse detto no…» Scrolla le spalle e poi
lancia un’occhiata alla sveglia. «Questo è un discorso un
po’ troppo profondo per la mattina presto» mormora.
«Ho giurato a me stessa di arrivare a conoscerti
meglio.»
«Davvero, Miss Steele? Pensavo che volessi sapere se
preferisco il tè o il caffè.» Mi sorride con malizia.
«Comunque, credo che ci sia un modo per far sì che tu mi
conosca meglio.» Spinge i fianchi contro di me a mo’ di
suggerimento.
«Credo di conoscerti già abbastanza bene sotto
quell’aspetto.» La mia voce è arrogante e piena di
rimprovero, e lo fa sorridere ancora di più.
«Non penso che ti conoscerò mai abbastanza bene
sotto quell’aspetto» sussurra lui. «Ci sono indubbi vantaggi
sotto quell’aspetto» sussurra lui. «Ci sono indubbi vantaggi
nello svegliarsi accanto a te.» La sua voce è vellutata e
talmente seducente da farmi sciogliere.
«Non devi alzarti?» La mia voce è bassa e roca. “Oh…
che cosa mi fa…”
«Non stamattina. C’è solo un posto dove voglio stare in
questo momento, Miss Steele.» E i suoi occhi luccicano
maliziosi.
«Christian!» Sussulto scioccata. Lui si sposta
improvvisamente, tanto da mettersi sopra di me,
premendomi contro il letto. Mi afferra le mani, me le tira
sopra la testa e inizia a baciarmi la gola.
«Oh, Miss Steele.» Sorride, con la bocca sulla mia pelle,
diffondendo in me un delizioso formicolio, mentre la sua
mano mi percorre il corpo e comincia a sollevare
lentamente la mia camicia da notte di raso. «Oh, quello che
mi piacerebbe farti» mormora.
E io sono perduta. L’interrogatorio è finito.
A colazione, Mrs Jones prepara pancake e bacon per me,
e omelette e bacon per Christian. Siamo seduti vicini, al
bancone, in un silenzio rilassato.
«Quando incontrerò Claude, il tuo personal trainer, così
vediamo cosa sa fare?» chiedo. Christian mi guarda e
sogghigna.
«Dipende se vuoi andare a New York questo fine
settimana oppure no… A meno che tu non voglia
incontrarlo una delle prossime mattine. Chiederò ad
Andrea di controllare i suoi impegni e fartelo sapere.»
«Andrea?»
«La mia assistente personale.»
Ah, sì. «Una delle tue tante bionde» scherzo io.
«Lei non è mia. Lavora per me. Tu sei mia.»
«Io lavoro per te» mormoro, acida.
Lui sorride, come se se ne fosse dimenticato. «È vero.»
Il suo sorriso smagliante è contagioso.
«Forse Claude può insegnarmi il kick boxing» lo metto in
guardia.
«Ah, sì? Per aumentare le tue possibilità contro di me?»
Christian alza un sopracciglio, divertito. «Continua a
provocare, Miss Steele.» È così terribilmente felice rispetto
al pessimo umore di ieri sera, quando Elena è andata via.
È totalmente disarmante. Forse è tutto questo sesso…
Forse è questo che lo rende così esuberante.
Sbircio il pianoforte dietro di me, riassaporando il
ricordo di ieri notte. «Hai alzato di nuovo il coperchio.»
«Stanotte l’avevo chiuso per non disturbarti. Non ha
funzionato, evidentemente, ma ne sono contento.» Le
labbra di Christian si sollevano in un sorriso lascivo mentre
addenta un boccone di omelette. Io divento scarlatta e gli
rispondo con un mezzo sorriso.
“Oh, sì… momenti magici sul pianoforte.”
Mrs Jones posa davanti a me il sacchetto di carta che
contiene il mio pranzo.
«Questo è per dopo, Ana. Tonno va bene?»
«Oh, sì. Grazie, Mrs Jones.» Le rivolgo un sorriso, che lei
contraccambia con calore prima di lasciare il salone.
Sospetto che se ne vada per concederci un po’ di privacy.
«Posso chiederti una cosa?» Mi rivolgo a Christian.
La sua espressione divertita sparisce. «Certo.»
«E non ti arrabbierai?»
«Riguarda Elena?»
«No.»
«Allora non mi arrabbierò.»
«Ma ho una domanda supplementare.»
«Ah.»
«Che riguarda lei.»
Alza gli occhi al cielo. «Di che si tratta?» dice, e ora so
che è esasperato.
«Perché ti arrabbi sempre quando ti chiedo di lei?»
«Onestamente?»
Lo fisso torva. «Pensavo che fossi sempre onesto con
me.»
«Tento di esserlo.»
Stringo gli occhi. «Questa mi sembra una risposta molto
evasiva.»
«Sono sempre onesto con te, Ana. Non voglio fare
giochetti. Be’, non quel tipo di giochetti» specifica, mentre
il suo sguardo si arroventa.
«Che tipo di giochetti ti piacerebbe fare?»
Lui piega la testa di lato e mi fa un mezzo sorriso. «Miss
Steele, ti lasci distrarre così facilmente.»
Ridacchio. Ha ragione. «Mr Grey, tu mi distrai in così
tanti modi.» Guardo i suoi occhi grigi, illuminati dall’ilarità.
«Il suono che preferisco al mondo è quello della tua
risata, Anastasia. Ma qual era la tua domanda di
partenza?» mi chiede dolcemente, e penso che stia
ridendo di me.
Cerco di piegare le labbra in una smorfia di disappunto,
ma mi piace Christian quando scherza. È divertente. Mi
piace qualche punzecchiatura di prima mattina. Aggrotto la
fronte, cercando di ricordare.
«Ah, sì. Vedevi le tue Sottomesse solamente nei fine
settimana?»
«Sì, è così» risponde, fissandomi nervoso.
Gli sorrido. «Perciò niente sesso durante la settimana.»
Lui ride. «Ah, era qui che volevi arrivare.» Sembra
vagamente sollevato. Ora sta davvero ridendo di me, ma
non m’importa. Vorrei fare i salti di gioia. Un’altra prima
volta. Be’, tante prime volte.
«Sembri molto compiaciuta di te stessa, Miss Steele.»
«Lo sono, Mr Grey.»
«Fai bene a esserlo.» Mi sorride. «Ora mangia la tua
colazione.»
Oh, Christian autoritario… Non si allontana mai troppo.
Siamo sul sedile posteriore dell’Audi. Taylor sta guidando
per lasciare al lavoro prima me e poi Christian. Sawyer è al
suo fianco.
«Non avevi detto che il fratello della tua coinquilina arriva
oggi?» mi chiede Christian, quasi con indifferenza, la voce
e l’espressione impassibili.
«Ethan!… Me l’ero dimenticato. Oh, Christian, grazie per
avermelo ricordato. Devo tornare al mio appartamento.»
La sua espressione si rabbuia. «A che ora?»
«Non so bene quando arriverà.»
«Non voglio che tu vada da nessuna parte per conto tuo»
dice tagliente.
«Ma certo» mormoro e resisto all’impulso di alzare gli
occhi al cielo di fronte a Mr Reazione Esagerata. «Sawyer
farà la spia… Ehm… Sarà di ronda, oggi?» Lancio una
timida occhiata in direzione di Sawyer e vedo il retro del
suo orecchio diventare rosso.
«Sì» ribatte Christian, lo sguardo glaciale.
«Se guidassi la SAAB sarebbe più facile» borbotto
seccata.
«Sawyer avrà una macchina, e potrà portarti al tuo
appartamento.»
«Okay. Ethan probabilmente mi contatterà in giornata. Ti
farò sapere quali sono i suoi piani.»
Lui mi fissa, senza dire niente. A cosa sta pensando?
«Okay» acconsente. «Da nessuna parte da sola. Mi hai
capito?» Fa ondeggiare davanti a me il suo indice.
«Sì, caro» mormoro.
L’ombra di un sorriso aleggia sulle sue labbra. «E
magari dovresti tenere acceso il tuo BlackBerry. Ti
manderò lì le mail. Così eviteremo che il tizio del mio ufficio
informatico passi una mattinata interessante, okay?» La
sua voce è sardonica.
«Sì, Christian.» Non riesco a resistere. Alzo gli occhi, e
lui mi sorride malizioso.
«Oh, Miss Steele, credo proprio che tu mi stia facendo
prudere le mani.»
«Ah, Mr Grey, a te le mani prudono perennemente. Che
cosa possiamo farci?»
Ride e poi viene distratto dal suo BlackBerry, che
dev’essere in modalità vibrazione, perché non suona. Si
rabbuia quando vede da chi proviene la chiamata.
«Che cosa c’è?» ringhia nell’apparecchio, poi ascolta
attentamente. Colgo l’occasione per studiare i suoi tratti
attentamente. Colgo l’occasione per studiare i suoi tratti
stupendi: il suo naso dritto, i capelli arruffati che gli
ricadono sulla fronte. Di tanto in tanto lancio occhiate furtive
alla sua espressione, che passa dall’incredulità all’ilarità.
Faccio attenzione.
«Stai scherzando… Per una scenata… Quando te l’ha
detto?» Christian non riesce a trattenersi dal ridacchiare.
«No, non ti preoccupare. Non devi scusarti. Sono contento
che ci sia una spiegazione logica. Mi sembrava un prezzo
ridicolmente basso… Non ho dubbi che tu abbia
pianificato qualcosa di diabolico e creativo per la tua
vendetta. Povero Isaac.» Sorride. «Bene… Ciao.» Chiude
il telefono con un colpo secco e mi guarda. I suoi occhi si
fanno improvvisamente guardinghi ma, stranamente, lui
sembra anche sollevato.
«Chi era?» chiedo.
«Vuoi davvero saperlo?» mi domanda tranquillo.
Adesso so di chi si tratta. Scuoto la testa e fisso
desolata l’odierno grigiore di Seattle, fuori dal finestrino.
Perché quella donna non può lasciarlo in pace?
«Ehi.» Lui mi prende la mano e bacia ogni nocca, e
all’improvviso mi succhia il mignolo, forte. Poi lo morde
delicatamente.
“Wow!” Ha una linea erotica diretta con il mio basso
ventre, sussulto e guardo nervosamente Taylor e Sawyer,
poi Christian. I suoi occhi si sono fatti più scuri. Mi fa un
sorriso lento, carnale.
«Non ti agitare, Anastasia» mormora. «Lei è il passato.»
E mi bacia il palmo della mano, mandandomi brividi
dappertutto. La mia momentanea irritazione è dimenticata.
«’giorno, Ana» borbotta Jack mentre mi dirigo alla mia
scrivania. «Bel vestito.»
Arrossisco. L’abito fa parte del mio nuovo guardaroba,
per gentile concessione del mio incredibilmente ricco
fidanzato. È un tubino senza maniche, di lino blu chiaro,
piuttosto aderente. Indosso anche sandali color crema con
il tacco alto. A Christian piacciono i tacchi, credo. Sorrido
segretamente a quel pensiero, ma recupero in fretta il mio
sorriso blando e professionale per il mio capo.
«’giorno, Jack.»
Mi metto a preparare una cartella per portare le sue
brochure a stampare. Lui fa capolino dalla porta dell’ufficio.
«Potrei avere un caffè, per favore, Ana?»
«Certo.» Vado in cucina e mi imbatto in Claire della
reception, anche lei a preparare il caffè.
«Ciao, Ana» mi saluta allegra.
«Ciao, Claire.»
Scambiamo qualche battuta sul suo raduno familiare,
durante il weekend, dove si è divertita immensamente, poi
io le racconto della mia gita in barca con Christian.
«Il tuo fidanzato è un sogno, Ana» mi dice, e il suo
sguardo si perde nel vuoto.
Sono tentata di alzare gli occhi al cielo anche con lei.
«Non è male.» Sorrido, poi entrambe iniziamo a ridere.
«Te la sei presa comoda!» brontola Jack, quando gli porto
il caffè.
“Oh!” «Mi dispiace.» Arrossisco, poi aggrotto la fronte.
Non ho impiegato più tempo del solito. Qual è il suo
problema? Forse è nervoso per via di qualcosa.
Scuote la testa. «Mi dispiace, Ana. Non volevo inveire
contro di te, dolcezza.»
“Dolcezza?”
«Sta succedendo qualcosa ai piani alti, e non so di cosa
si tratti. Tieni le orecchie aperte, okay? Se sentissi
qualcosa… So quanto chiacchierate voi ragazze.» Mi
sorride, e a me viene il voltastomaco. Non ha nessuna idea
di come noi “ragazze” chiacchieriamo. Inoltre, io so già
cosa sta succedendo.
«Me lo farai sapere, d’accordo?»
«Certo» mormoro. «Ho mandato le brochure allo
stampatore. Saranno pronte per le due.»
«Ottimo. Ecco.» Mi passa una pila di manoscritti. «Mi
serve il riassunto del primo capitolo, poi archiviali pure.»
«Ci penso io.»
Sono sollevata di uscire dal suo ufficio e sedermi alla
mia scrivania. Oh, è sgradevole essere al corrente di tutto.
Cosa farà Jack quando lo scoprirà? Mi si raggela il
sangue. Qualcosa mi dice che ne sarà contrariato. Lancio
uno sguardo al mio BlackBerry e sorrido. C’è una mail di
Christian.
Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 14 giugno 2011 09.23
Oggetto: Alba
Adoro svegliarmi accanto a te la mattina.
Christian Grey
Amministratore delegato, Completamente e Totalmente Innamorato
Amministratore delegato, Completamente e Totalmente Innamorato
Cotto, Grey Enterprises Holdings Inc.
Sorrido da un orecchio all’altro.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 14 giugno 2011 09.35
Oggetto: Tramonto
Caro Completamente e Totalmente Innamorato Cotto,
anch’io adoro svegliarmi con te. Ma amo essere a letto con te e negli
ascensori e sui pianoforti e sui tavoli da biliardo e sulle barche e
sulle scrivanie e nelle docce e nelle vasche da bagno e su certe
croci di legno con manette e letti a quattro piazze con lenzuola di
raso rosso e rimesse per le barche e camerette
da ragazzo.
Tua
Sessualmente Folle e Insaziabile XX
Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 14 giugno 2011 09.37
Oggetto: Hardware bagnato
Cara Sessualmente Folle e Insaziabile,
ho appena schizzato caffè su tutta la mia tastiera.
Non penso che mi sia mai capitato prima.
Ammiro una donna così concentrata sulla geografia.
Devo dedurre che tu mi vuoi solo per il mio corpo?
Christian Grey
Amministratore delegato, Completamente e Totalmente Scioccato,
Grey Enterprises Holdings Inc.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 14 giugno 2011 09.42
Oggetto: Ridacchiando… bagnata anch’io
Caro Completamente e Totalmente Scioccato,
sempre.
Devo lavorare.
Smettila di importunarmi.
SF&I XX
Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 14 giugno 2011 09.50
Oggetto: Devo?
Cara SF&I,
come sempre, ogni tuo desiderio è un ordine.
Adoro che tu stia ridacchiando e sia bagnata.
A più tardi, piccola.
x
Christian Grey
Amministratore delegato, Completamente e Totalmente Innamorato
Cotto, Scioccato e Stregato, Grey Enterprises Holdings Inc.
Metto giù il BlackBerry e riprendo a lavorare.
All’ora di pranzo Jack mi chiede di andare in rosticceria
per lui. Chiamo Christian non appena esco dall’ufficio di
Jack.
«Anastasia.» Mi risponde subito, la voce calda e
carezzevole. Come fa quest’uomo a farmi sciogliere al
telefono?
«Christian, Jack mi ha chiesto di comprargli il pranzo.»
«Pigro bastardo» brontola.
Lo ignoro. «Perciò sto uscendo. Sarebbe meglio mi
dessi il numero di Sawyer, così non dovrei disturbare te.»
«Non è un disturbo, piccola.»
«Sei da solo?»
«No. In questo momento ci sono sei persone che mi
stanno fissando, domandandosi con chi diavolo stia
parlando.»
«Davvero?» ansimo nel panico.
«Sì, davvero. È la mia fidanzata» annuncia staccandosi
dal telefono.
“Accidenti!” «Probabilmente pensavano tutti che fossi
gay, sai.»
Lui ride. «Sì, probabilmente.» Sento il suo sorriso.
«Ehm… forse è meglio che vada.» Sono sicura che non
si rende conto di quanto sono imbarazzata per averlo
interrotto.
«Lo farò sapere a Sawyer.» Ride ancora. «Hai notizie
del tuo amico?»
«Non ancora. Sarai il primo a saperlo, Mr Grey.»
«Bene. A più tardi, piccola.»
«Ciao, Christian.» Sorrido. Ogni volta che mi saluta così,
mi fa sorridere…
Sono uscita dall’ufficio, e Sawyer mi sta aspettando sui
gradini dell’edificio.
«Miss Steele» mi saluta formalmente.
«Sawyer.» Gli faccio un cenno in risposta e insieme ci
dirigiamo verso la rosticceria.
Con Sawyer non mi sento a mio agio tanto quanto con
Taylor. Lui non cessa di scrutare la strada mentre
percorriamo a piedi l’isolato. A dire il vero, mi fa sentire
ancora più nervosa, e mi ritrovo a scrutare in giro come lui.
Leila è qui? Oppure ci siamo fatti prendere tutti dalla
paranoia di Christian? Tutto questo fa parte delle sue
cinquanta sfumature di tenebra? Quanto darei per una
mezz’ora di onesta chiacchierata con il dottor Flynn!
Non c’è niente che non va. Solo l’ora di pranzo, Seattle,
la gente che corre per mangiare, per fare acquisti, per
incontrare amici. Osservo due ragazze che si abbracciano.
Mi manca Kate. Sono solo due settimane che è via, ma
mi sembrano le due settimane più lunghe di tutta la mia
vita. Sono successe così tante cose. Non mi crederà mai
quando gliele racconterò. Be’, quando le racconterò la
versione riveduta e corretta, nel rispetto dell’accordo di
riservatezza. Mi rabbuio. Devo parlare con Christian di
questo. Cosa ne farà Kate di queste informazioni?
Sbianco al pensiero. Forse tornerà anche lei con Ethan. Mi
sento eccitata all’idea, ma credo che sia improbabile. È
più verosimile che continui la vacanza con Elliot.
«Dove sta quando aspetta?» chiedo a Sawyer mentre ci
mettiamo in fila per il pranzo. Lui è davanti a me, con la
faccia rivolta alla porta, e continua a monitorare la strada e
tutti quelli che entrano. È inquietante.
«Sto seduto al bar dall’altra parte della strada, Miss
Steele.»
«E non si annoia mortalmente?»
«No, Miss Steele. È il mio lavoro» risponde, rigido.
Arrossisco. «Mi dispiace, non volevo insinuare…» La
mia voce sfuma di fronte alla sua espressione gentile e
comprensiva.
«Non si preoccupi, Miss Steele. Il mio lavoro è
proteggerla. Ed è questo che faccio.»
«Nessun segno di Leila?»
«No, Miss Steele.»
Aggrotto la fronte. «Come fa a sapere che aspetto ha?»
«Ho visto una sua fotografia.»
«Oh, ce l’ha qui con sé?»
«No.» Si picchietta sulla tempia. «L’ho memorizzata.»
Certo. Mi piacerebbe molto vedere una foto di Leila, per
capire che aspetto aveva prima di diventare la Ragazza
Fantasma. Mi domando se Christian me ne farebbe avere
una copia. Sì, probabilmente lo farebbe. Per la mia
sicurezza. Organizzo un piano, e il mio subconscio gongola
senza nascondere la sua approvazione.
Le brochure vengono consegnate in ufficio e, con mio
grande sollievo, sono venute benissimo. Ne porto una a
Jack. Il suo sguardo s’illumina. Non so se per me o per la
brochure. Scelgo di credere che sia per la seconda.
«È meravigliosa, Ana.» La sfoglia pigramente. «Sì, bel
lavoro. Vedi il tuo fidanzato stasera?» Le sue labbra si
piegano in una smorfia quando dice “fidanzato”.
«Sì. Viviamo insieme.» In un certo senso. Be’, è così, al
momento. E io ho ufficialmente accettato di trasferirmi,
perciò in fondo è solo una mezza bugia. Spero che sia
abbastanza per togliermi Jack di torno.
«E lui avrebbe qualcosa in contrario se tu uscissi per un
drink veloce stasera? Per festeggiare il tuo buon lavoro?»
«Un mio amico arriva da fuori città stasera, e usciremo a
cena.» E sarò impegnata ogni sera, Jack.
«Capisco.» Sospira, esasperato. «Magari quando torno
da New York, allora?» Alza un sopracciglio, speranzoso, e
il suo sguardo si fa allusivamente più intenso.
“Oh, no.” Faccio un sorriso vago, reprimendo un brivido.
«Vuoi un caffè o un tè?» chiedo.
«Caffè, grazie.» La sua voce è bassa e roca, come se
mi stesse domandando qualcos’altro. ’Fanculo. Non si
ritirerà in buon’ordine. Adesso lo capisco. “Oh… Cosa
faccio?”
Una volta uscita dal suo ufficio, tiro un sospiro di sollievo.
Jack mi rende nervosa. Christian ha ragione su di lui. E
una parte di me è infastidita per questo.
Mi siedo alla scrivania e il mio BlackBerry suona. Un
numero che non conosco.
«Ana Steele.»
«Ciao, Steele!» La pronuncia strascicata di Ethan mi
coglie in contropiede per un attimo.
«Ethan! Come stai?» squittisco, piacevolmente
sorpresa.
«Felice di essere tornato. Non ne potevo davvero più del
sole e dei cocktail al rum, e della mia sorellina
perdutamente innamorata del suo ragazzone. È stato un
inferno, Ana.»
«Sì! Sole, mare e cocktail al rum, sembra proprio
l’inferno dantesco.» Ridacchio. «Dove sei?»
«Sono all’aeroporto di Seattle, ad aspettare il mio
bagaglio. Che cosa stai facendo?»
bagaglio. Che cosa stai facendo?»
«Sono al lavoro. Sì, remunerativamente impiegata»
rispondo al suo sussulto. «Vuoi venire qui in ufficio a
prendere le chiavi? Poi possiamo vederci più tardi a
casa.»
«Mi sembra perfetto. Ci vediamo tra quarantacinque
minuti, forse un’ora. Qual è l’indirizzo?»
Gli do l’indirizzo della SIP.
«A presto, Ethan.»
«A più tardi» dice lui e riaggancia. Cosa? Anche Ethan?
No! E poi mi viene in mente che ha appena passato una
settimana con Elliot. Digito in fretta una mail a Christian.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 14 giugno 2011 14.55
Oggetto: Ospiti da terre assolate
Carissimo Completamente e Totalmente ICS&S,
Ethan è arrivato e sta venendo qui a prendere le chiavi di casa.
Mi piacerebbe molto assicurarmi che si sistemi bene.
Perché non passi a prendermi dopo il lavoro? Possiamo andare
all’appartamento, poi TUTTI fuori a mangiare, magari? Offro io.
Tua, Ana X
Sempre SF&I
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP
Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 14 giugno 2011 15.05
Oggetto: Cena fuori
Approvo il tuo piano. Eccetto la parte in cui vuoi offrire! Offro io.
Passo a prenderti alle sei.
x
PS: Perché non stai usando il tuo BlackBerry?!
Christian Grey
Amministratore delegato, Completamente e Totalmente Contrariato,
Grey Enterprises Holdings Inc.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 14 giugno 2011 15.11
Oggetto: Prepotenza
Oh, non essere così scontroso e irritabile.
È tutto in codice.
Ci vediamo alle sei.
Ana X
Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 14 giugno 2011 15.18
Oggetto: Donna Impossibile
Scontroso e irritabile! Te lo do io lo scontroso e irritabile.
E non vedo l’ora.
Christian Grey
Amministratore delegato, Completamente e Totalmente Più
Contrariato, ma Sorridente per qualche Sconosciuta Ragione, Grey
Enterprises Holdings Inc.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 14 giugno 2011 15.23
Oggetto: Promesse. Promesse
Fatti sotto, Mr Grey.
Anch’io non vedo l’ora. 😀
Ana X
Anastasia Steele
Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP
Lui non risponde, ma non mi aspetto che lo faccia. Me lo
immagino lamentarsi dei segnali confusi, e il pensiero mi
fa ridere. Per un attimo, sogno a occhi aperti quello che
potrebbe farmi, e mi accorgo che mi sto contorcendo sulla
sedia. Il mio subconscio disapprova totalmente. “Continua
a lavorare.”
Un po’ più tardi il mio telefono squilla. È Claire della
reception.
«C’è un tipo davvero carino che ti cerca. Dobbiamo
uscire a bere qualche volta, Ana. Conosci un sacco di bei
ragazzi» sibila con fare cospiratorio attraverso la cornetta.
Ethan! Prendo le chiavi dalla borsa e corro nell’atrio.
Porca miseria… capelli biondi schiariti dal sole,
un’abbronzatura irresistibile e luminosi occhi castani che si
alzano a guardarmi dal divano verde di pelle. Nel vedermi,
Ethan rimane a bocca aperta e balza in piedi per venirmi
incontro.
«Wow, Ana.» Mi guarda serio mentre si china per
abbracciarmi.
«Hai un aspetto magnifico.» Gli sorrido.
«Tu sei… wow… diversa. Più sofisticata, mondana.
Cos’è successo? Hai cambiato pettinatura? Vestiti? Non
lo so, Steele, ma sei sexy!»
Arrossisco violentemente. «Oh, Ethan. Sono solo i miei
abiti da lavoro» lo rimprovero, mentre Claire ci osserva con
un sopracciglio alzato e un sorriso ironico.
«Com’era Barbados?»
«Divertente» dice.
«Quando torna Kate?»
«Lei e Elliot hanno il volo venerdì. Quei due fanno
maledettamente sul serio.» Ethan alza gli occhi al cielo.
«Mi è mancata.»
«Sì? E a te com’è andata con Mr Pezzo Grosso?»
«Mr Pezzo Grosso?» Ridacchio. «Be’, è stato
interessante. Ci porta fuori a cena stasera.»
«Fico!» Ethan sembra sinceramente contento.
«Ecco.» Gli consegno le chiavi. «Conosci l’indirizzo?»
«Sì. A più tardi.» Si china su di me e mi bacia sulla
guancia.
«Adesso parli come Elliot?»
«Sì, sono quelle cose che ti rimangono appiccicate.»
«Già. A più tardi.» Gli sorrido mentre solleva da terra il
suo borsone a tracolla ed esce dall’edificio.
Quando mi volto, Jack mi sta guardando dalla parte
opposta dell’atrio, l’espressione indecifrabile. Gli sorrido
radiosa e ritorno alla mia scrivania, sentendomi i suoi
occhi addosso per tutto il tempo. Sta cominciando a darmi
sui nervi. Cosa faccio? Non ne ho idea. Devo aspettare
finché Kate sarà tornata. Lei si inventerà un piano. Il
pensiero dissipa il mio cattivo umore, e mi metto a leggere
il manoscritto successivo.
Alle sei meno cinque il mio telefono squilla di nuovo. È
Christian.
«Scontroso e Irascibile arrivato» dice e io sorrido. È
ancora il Christian scherzoso. La mia dea interiore batte le
mani con gioia come una bambina piccola.
«Bene, qui Sessualmente Folle e Insaziabile. Immagino
che tu sia fuori» dico seccamente.
«Lo sono, infatti, Miss Steele. Non vedo l’ora di vederti.»
La sua voce è calda e seducente, e il mio cuore inizia a
palpitare selvaggiamente.
«Idem, Mr Grey. Arrivo subito.» Riappendo.
Spengo il computer e raccolgo la mia borsa e il cardigan
color crema.
«Me ne sto andando, Jack» grido.
«Okay, Ana. Grazie per oggi! Buona serata.»
«Anche a te.»
Perché non può essere così tutto il tempo? Non lo
capisco.
L’Audi è parcheggiata vicino al marciapiede, e Christian
scende mentre mi avvicino. Si è tolto la giacca e indossa i
suoi pantaloni grigi, i miei preferiti, quelli che gli cadono sui
fianchi in quel modo… “Com’è possibile che questo dio
greco fosse destinato a me?” Sorrido come un’idiota,
nell’avvicinarmi, in risposta al suo sorriso parimenti idiota.
Ha passato tutto il giorno a comportarsi come un
fidanzato innamorato. Innamorato di me. Quest’uomo
adorabile, complicato, imperfetto è innamorato di me, e io
di lui. La gioia mi scoppia dentro inaspettatamente, e
assaporo il momento, mentre ho la sensazione che potrei
conquistare il mondo.
«Miss Steele, sei affascinante proprio come
stamattina.»
Christian mi attira tra le sue braccia e mi bacia con
passione.
«Anche tu, Mr Grey.»
«Andiamo a prendere il tuo amico.» Mi sorride e apre la
portiera della macchina.
Mentre Taylor si dirige all’appartamento, Christian mi
parla della sua giornata, che è andata molto meglio di ieri,
a quanto pare. Lo guardo adorante, mentre lui cerca di
spiegarmi di un qualche progresso che ha fatto il
dipartimento di Scienze ambientali alla Washington State
University di Vancouver. Non capisco quasi niente di quello
che mi dice, ma sono catturata dalla sua passione e dal
suo interesse per l’argomento. Forse così è come il nostro
rapporto sarà, nei giorni buoni e in quelli cattivi, e se i
giorni buoni sono così, non avrò molto di cui lamentarmi. Mi
passa un foglio.
«Questi sono gli orari in cui Claude è libero questa
settimana» dice.
“Oh! Il personal trainer.”
Mentre l’auto accosta davanti a casa mia, Christian
estrae il BlackBerry dalla tasca.
«Grey» risponde. «Ros, cosa c’è?» Ascolta con
attenzione, e capisco che è una conversazione importante.
«Vado a prendere Ethan. Ci metto un paio di minuti»
mormoro, alzando due dita.
Lui annuisce, evidentemente distratto dalla telefonata.
Taylor mi apre la portiera, sorridendomi con calore.
Contraccambio con un largo sorriso. Premo il pulsante del
citofono e mi annuncio allegramente.
«Ciao, Ethan, sono io. Fammi entrare.»
La porta d’ingresso si apre con un ronzio e io salgo
all’appartamento. Mi viene in mente che non ci sono più
stata da sabato mattina. Mi sembra passato un sacco di
tempo. Ethan ha lasciato gentilmente la porta socchiusa.
Metto un piede dentro e, non so perché, mi raggelo
istintivamente. Mi ci vuole un attimo per capire che è per
via della figura pallida e smunta in piedi vicino al bancone
della cucina, con un piccolo revolver tra le mani e lo
sguardo impassibile fisso su di me.

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