Lettura – 6° Capitolo – 50 Sfumature di Nero

Buon Pomeriggio ragazze e buon Mercoledì…

Siamo al giorno della lettura del capitolo di 50 Sfumature di Nero, in questo capitolo finalmente vedremo il ballo in maschera 🙂

capitolo-6

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Stringo forte i suoi capelli tra le mani, mentre premo
febbrilmente la bocca sulla sua, consumandolo e gustando
la sensazione della sua lingua contro la mia. Lui fa lo
stesso, divorandomi. È divino.
All’improvviso mi tira su e prende l’orlo della mia
maglietta, sfilandomela dalla testa e gettandola sul
pavimento.
«Voglio sentirti» dice avidamente contro la mia bocca
mentre le sue mani mi slacciano il reggiseno. Con un
movimento fluido me lo toglie e lo lancia via.
Mi fa sdraiare sul letto, premendomi contro il materasso,
la sua bocca e la sua mano si muovono sui miei seni. Le
mie dita si intrecciano ai suoi capelli, poi lui mi prende un
capezzolo tra i denti e tira forte.
Io grido mentre la sensazione mi trapassa il corpo,
punge e tende tutti i muscoli intorno all’inguine.
«Sì, piccola, fatti sentire» mormora contro la mia pelle
ardente.
Oddio, lo voglio dentro di me, ora. Gioca con il mio
capezzolo, tirandolo con la bocca, facendomi contorcere,
dimenare e smaniare per lui. Sento il suo desiderio misto
a… cosa? Venerazione. È come se mi stesse adorando.
Mi solletica con le dita, il mio capezzolo si indurisce e si
appuntisce sotto il suo tocco esperto. Poi si sposta sui
miei jeans, e abilmente li sbottona, tira giù la cerniera, e
infila la mano nelle mutandine, facendola scivolare proprio
lì.
Il fiato gli si accorcia mentre le sue dita entrano. Spingo il
bacino verso l’alto, contro il palmo della sua mano, e lui
risponde sfregandolo su di me.
«Oh, piccola» sospira, guardandomi intensamente negli
occhi. «Sei così bagnata.» La sua voce è piena di
desiderio.
«Ti voglio» mormoro.
La sua bocca si unisce di nuovo alla mia, e sento la sua
fame disperata, il suo bisogno di me.
Questa è una novità. Non è mai stato così, eccetto forse
quando sono tornata dalla Georgia, e le sue parole di poco
prima mi riportano alla deriva. “Ho bisogno di sapere che
stiamo bene. È il solo modo che conosco.”
Il pensiero si svela dentro di me. Sapere che ho un tale
effetto su di lui, che posso offrirgli così tanto conforto… Si
tira su a sedere, afferra l’orlo dei miei jeans e me li toglie.
Poi sfila anche le mutandine.
Tenendo gli occhi fissi su di me, si alza, prende un
preservativo dalla tasca, e me lo tira, quindi si toglie i jeans
e i boxer in un unico movimento.
Apro la bustina con impazienza, e quando lui si sdraia di
nuovo accanto a me, srotolo lentamente il preservativo
sulla sua erezione. Christian mi afferra entrambe le mani.
«Tu. Sopra» ordina tirandomi a cavalcioni sopra di sé.
«Voglio vederti.»
“Oh.”
Mi guida e io, esitante, mi metto comoda su di lui.
Chiude gli occhi e solleva il bacino per venirmi incontro,
riempiendomi, mentre espira, disegnando una perfetta O
con le labbra.
Oh, è così bello. Possederlo. Lasciarmi possedere.
Mi tiene le mani, e io non so se è per non farmi scivolare
o per evitare che lo tocchi, anche se ho la mia mappa.
«Sto così bene con te» mormora.
Mi sollevo, inebriata dal potere che ho su Christian Grey,
mentre lo guardo perdere lentamente il controllo sotto di
me. Mi lascia le mani e mi afferra i fianchi, e io mi
appoggio alle sue braccia. Poi si spinge con forza dentro
di me, facendomi gridare.
«Va bene, piccola, sentimi» dice, con la voce tesa.
Reclino la testa all’indietro e mi muovo, in perfetta
sintonia con il suo ritmo, indifferente a tutti i pensieri e tutte
le ragioni. Sono persa in questo vuoto di piacere. “Su e
giù… ancora… Oh, sì…” Lo guardo, ho il fiato corto. Lui mi
sta osservando, lo sguardo ardente.
«Sei mia, Ana» dice muovendo appena la bocca.
«Sì» ansimo. «Per sempre.»
Lui geme forte, chiudendo gli occhi, reclinando la testa.
“Oddio…” Vedere Christian perdere il controllo è
sufficiente per decidere la mia sorte. Vengo gridando,
estenuata, mentre diminuisco la velocità e crollo su di lui.
«Oh, piccola» sussurra mentre raggiunge l’orgasmo,
tenendomi stretta e lasciandosi andare.
Ho la testa posata sul suo petto, nella zona off-limits.
Ansimo, tutta rossa in faccia, e resisto al bisogno di
baciarlo.
Rimango distesa su di lui, trattenendo il fiato. Mi liscia i
capelli e fa scorrere una mano sulla mia schiena,
accarezzandomi mentre il suo respiro si calma.
«Sei bellissima.»
Alzo la testa e lo guardo con aria scettica. Lui aggrotta la
fronte in risposta e si tira su a sedere, veloce, cogliendomi
di sorpresa, le braccia che si avvolgono intorno a me per
tenermi ferma. Io mi aggrappo ai suoi bicipiti. Siamo uno
di fronte all’altra.
«Tu. Sei. Bellissima» ripete.
«E tu sei sorprendentemente dolce, a volte.» Lo bacio
delicatamente.
Lui mi solleva ed esce da me. Io sussulto, mentre lo fa.
«Non hai idea di quanto sei attraente, vero?»
Arrossisco. Perché insiste su questo argomento?
«Tutti quei ragazzi che ti vengono dietro. Non è un indizio
abbastanza chiaro?»
«Ragazzi? Quali ragazzi?»
«Vuoi l’elenco?» Christian aggrotta la fronte. «Il fotografo
è pazzo di te, quel ragazzo al negozio di ferramenta, il
fratello maggiore della tua coinquilina, il tuo capo» dice
amaramente.
«Oh, Christian, non è vero.»
«Fidati. Ti vogliono. Vogliono ciò che è mio.» Mi tira
contro di sé e io alzo le braccia all’altezza delle sue spalle,
passandogli le mani tra i capelli e guardandolo divertita.
«Sei mia» ripete, gli occhi che brillano, possessivi.
«Sì, tua» gli assicuro, sorridendo. Lui sembra placarsi, e
mi sento perfettamente a mio agio nuda contro di lui, su un
letto, nella piena luce del sabato pomeriggio. Chi l’avrebbe
mai detto? I segni del rossetto sono ancora sul suo corpo.
Noto però che ha lasciato delle tracce sul copriletto, e mi
domando fugacemente come farà Mrs Jones a toglierle.
«La linea è ancora intatta» mormoro e la seguo
arditamente con l’indice lungo la sua spalla. Lui si
irrigidisce, sbattendo le palpebre all’improvviso. «Voglio
andare in esplorazione.»
Mi guarda scettico.
«Nell’appartamento?»
«No, stavo pensando a questa mappa del tesoro che ho
disegnato su di te.» Le mie dita rimangono sulla sua pelle.
Lui alza un sopracciglio, poi sbatte le palpebre, incerto.
Sfrego il naso contro il suo.
«E questo cosa implica esattamente, Miss Steele?»
Faccio scorrere le dita sul suo volto.
«Voglio solo toccarti ovunque mi sia permesso.»
Christian mi prende l’indice e se lo porta tra i denti,
mordicchiandolo delicatamente.
«Ahi.» Protesto e lui sogghigna, mentre un ringhio
sommesso gli esce dalla gola.
«Okay» dice, lasciandomi il dito, ma nella sua voce c’è
apprensione. «Aspetta.» Si piega in avanti, mi solleva di
nuovo, e si sfila il preservativo, lasciandolo cadere
disinvoltamente sul pavimento di fianco al letto.
«Odio questi aggeggi. Ho intenzione di chiamare la
dottoressa Greene perché ti dia un’occhiata.»
«Credi che il miglior ginecologo di Seattle verrà di
corsa?»
«So essere molto persuasivo» mormora, spostandomi
una ciocca dietro l’orecchio. «Franco ha fatto un ottimo
lavoro con i tuoi capelli. Mi piace come te li ha scalati.»
“Cosa?”
«Smettila di cambiare argomento.»
Mi sposta indietro, in modo che stia a cavalcioni sulle
sue ginocchia flesse, i miei piedi ai lati delle sue anche. Si
appoggia sui gomiti.
«Un rapido tocco» dice senza ironia. Sembra nervoso,
ma sta cercando di nasconderlo.
Tenendo gli occhi nei suoi, mi chino e passo il dito sotto
la linea rossa del rossetto, sui muscoli finemente scolpiti
dei suoi addominali. Lui sussulta e io mi fermo.
«Non devo» sussurro.
«No, va benissimo. Solo accetta qualche… messa a
punto da parte mia. Nessuno mi tocca da tanto tempo»
mormora.
«Mrs Robinson?» Le parole mi escono dalla bocca
senza volerlo, e, stranamente, riesco a non lasciar
trapelare rancore e amarezza dalla mia voce.
Lui annuisce, il suo disagio è palese. «Non voglio
parlare di lei. Guasterebbe il tuo umore.»
«Posso gestirlo.»
«No, non puoi, Ana. Vedi rosso ogni volta che la nomino.
Il mio passato è il mio passato. È un fatto. Non posso
cambiarlo. Sono fortunato che tu non ne abbia uno, perché
impazzirei se l’avessi.»
Lo guardo corrucciata, ma non voglio litigare.
«Impazziresti? Più di quanto tu sia già?» Sorrido,
sperando di alleggerire l’atmosfera tra noi.
Le sue labbra s’increspano. «Sono pazzo di te»
sussurra.
Il mio cuore si gonfia di gioia.
«Devo chiamare il dottor Flynn?»
«Non credo che sarà necessario» dice secco.
Si sposta indietro e distende le gambe. Io appoggio le
dita sul suo torace e le lascio scorrere sulla sua pelle. Si
irrigidisce.
«Mi piace toccarti.» Le mie dita scivolano verso il suo
ombelico, poi ancora più giù, verso il pube. Lui schiude le
labbra e il suo respiro cambia, i suoi occhi si scuriscono e
la sua erezione si anima sotto di me. “Porca miseria.
Secondo round.”
«Ancora?» mormoro.
Lui sorride. «Oh, sì, Miss Steele, ancora.»
Che modo delizioso di trascorrere il sabato pomeriggio.
Me ne sto sotto la doccia e mi lavo con aria assente,
facendo attenzione a non bagnarmi i capelli che ho tirato
indietro. Mentalmente passo in rassegna le ultime due ore.
Christian e la vaniglia sembrano andare bene.
Oggi mi ha fatto molte rivelazioni. È sconvolgente
cercare di assimilare tutte le informazioni e riflettere su ciò
che ho appreso: i dettagli dei suoi guadagni – accidenti, è
ricco da far schifo, e per un uomo così giovane è
semplicemente straordinario – e il dossier che ha su di me
e sulle sue Sottomesse brune. Mi domando se in quello
schedario ci siano tutte.
La mia vocina, imbronciata, cerca di dissuadermi: “Non
pensare neanche di andare là”. Aggrotto la fronte. “Solo
una sbirciatina?”
E poi ci sono Leila – da qualche parte, potenzialmente
con una pistola – e i suoi schifosi gusti musicali ancora
sull’iPod di Christian. Ma, cosa ancor peggiore, c’è Mrs
“Pedofila” Robinson, di cui non riesco proprio a farmi una
ragione, e non voglio farmela. Non voglio che sia uno
spettro dai capelli scintillanti nella nostra relazione.
Christian ha ragione, mi lascio coinvolgere emotivamente
quando penso a lei, perciò è meglio che non lo faccia.
Esco dalla doccia e mi asciugo; vengo colta da una
rabbia improvvisa. Ma chi non sarebbe coinvolto
emotivamente? Quale persona sana di mente farebbe
quello che lei ha fatto a un ragazzino di quindici anni?
Quanto ha contribuito alla sua deviazione? Non capisco
quella donna. E la cosa peggiore è che lui sostiene che lei
lo ha aiutato. Come?
Penso alle sue cicatrici, la desolante incarnazione fisica
degli orrori dell’infanzia e un orribile promemoria delle
cicatrici mentali che deve avere. Il mio dolce, triste
Christian. Ha detto cose così carine oggi. “È pazzo di me.”
Guardo la mia immagine riflessa nello specchio, sorrido
al ricordo delle sue parole, il mio cuore si gonfia di nuovo,
e sul mio viso si allarga un sorriso ridicolo, che lo
trasforma. Forse possiamo riuscire a far funzionare tutto
questo. Ma quanto tempo ci vorrà per farlo senza che lui mi
voglia picchiare perché ho oltrepassato qualche limite
stabilito?
Il sorriso svanisce. Questo è ciò che non so. Questa è
l’ombra che incombe su di noi. Sesso estremo, sì, posso
farlo, ma di più?
La mia vocina interiore, per una volta, resta in silenzio:
non vuole offrirmi nessuna parola saggia. Vado in camera
a vestirmi.
Christian è al piano di sotto, a fare non si sa cosa, quindi
ho la stanza tutta per me, così come tutti i vestiti nella
cabina armadio. Ho cassetti pieni di biancheria nuova.
Scelgo un bustier nero che, da cartellino, costa 540 dollari.
Ha una bordura argentata e mutandine striminzite in
abbinamento. Calze lunghe, di un colore naturale,
finissime, in pura seta. “Come sono… morbide… e persino
sensuali… sì.”
Sto prendendo il vestito quando Christian entra senza
avvertire. “Ehi, potrebbe bussare!” Rimane immobile a
fissarmi, gli occhi grigi che luccicano avidamente. Divento
rossa dappertutto, temo. Indossa pantaloni della tuta neri e
una camicia bianca con il colletto aperto. Riesco a
intravedere la riga del rossetto sulla sua pelle. Lui continua
a fissarmi.
«Posso aiutarti, Mr Grey? Immagino che ci sia un motivo
per la tua visita, a parte fissarmi inebetito.»
«Mi piace abbastanza fissarti inebetito, grazie, Miss
Steele» mormora serio, facendo un passo avanti e
mangiandomi con gli occhi. «Ricordami di mandare un
biglietto di ringraziamento a Caroline Acton.»
“Chi diavolo è questa?”
«La personal shopper di Neiman» dice, rispondendo in
tono sinistro alla mia domanda non formulata.
«Oh.»
«Sono piuttosto distratto.»
«Lo vedo. Che cosa vuoi, Christian?» Lo guardo con
aria seria.
Lui si vendica con un mezzo sorriso e tira fuori dalla
tasca le sfere d’argento, cogliendomi di sorpresa. Porca
miseria! Mi vuole sculacciare? Ora? Perché?
«Non è come pensi» si affretta a dire.
«Illuminami» mormoro.
«Pensavo che potresti mettertele stasera.»
Le implicazioni di quella frase rimangono sospese tra di
noi mentre l’idea prende corpo.
«A questo evento?» Sono scioccata.
Lui annuisce lentamente, i suoi occhi sempre più scuri.
“Oddio.”
«Dopo mi sculaccerai?»
«No.»
Per un attimo, sento una leggera punta di delusione.
Lui ride. «Vorresti che lo facessi?»
Deglutisco. Non lo so.
«Be’, sta’ sicura che io non ti toccherò in quel modo,
neppure se mi preghi.»
“Oh, questa è nuova.”
«Vuoi giocare a questo gioco?» continua reggendo le
sfere. «Le puoi sempre togliere, se ti sembra troppo.»
Lo guardo. Ha un aspetto così maliziosamente tentatore:
i capelli spettinati dopo la recente scopata, gli occhi
animati da pensieri erotici, la bellissima bocca scolpita, le
labbra sollevate in un sorriso sexy e divertito.
«Okay» acconsento. “Dannazione, sì!” La mia dea
interiore ha trovato la voce e sta urlando.
«Brava ragazza.» Christian sorride. «Vieni qui, te le infilo
dentro, dopo che ti sei messa le scarpe.»
Le scarpe? Mi volto verso i tacchi a spillo grigio tortora
che si abbinano al vestito che ho scelto.
“Assecondalo!”
Christian mi porge la mano per aiutarmi mentre salgo
sulle Louboutin, un furto da 3295 dollari. Devo essere più
alta di almeno quindici centimetri.
Mi guida verso il letto e non si siede, ma va a prendere
l’unica sedia che c’è nella stanza. Me la mette di fronte.
«Al mio cenno, ti pieghi e ti tieni alla sedia. Capito?» La
sua voce è roca.
«Sì.»
«Bene. Ora apri la bocca» mi ordina, la voce sempre
bassa.
Obbedisco, pensando che mi metterà di nuovo le sfere
in bocca per lubrificarle. No, ci infila l’indice.
“Oh…”
«Succhia» dice. Io gli prendo la mano, per tenerla ferma,
ed eseguo. “Vedi, so essere obbediente, quando voglio.”
“Sa di sapone… mmh…” Succhio forte, e vengo
ricompensata dai suoi occhi che si allargano e dalle sue
labbra che si schiudono, mentre lui inspira profondamente.
Non avrò bisogno di alcun lubrificante stavolta. Lui si mette
le sfere in bocca, mentre io mimo una fellatio sul suo dito,
girandoci intorno la lingua. Quando prova a sfilarlo, lo
afferro con i denti.
Sorride e scuote la testa, come per ammonirmi, perciò
lo lascio andare. Mi fa un cenno e io mi piego, reggendomi
alla sedia. Lui mi scosta le mutandine di lato, molto
lentamente, e infila un dito dentro di me, disegnando lenti
cerchi, perciò lo sento, ovunque. Un gemito mi sfugge dalle
labbra.
Lui sfila il dito e, con estrema cura, inserisce le sfere,
una alla volta, spingendole dentro. Dopo che le ha
sistemate, mi rimette a posto le mutandine e mi bacia il
sedere. Fa scorrere le mani sulle mie gambe, dalla caviglia
alla coscia, e bacia dolcemente entrambe le cosce, dove
finiscono le calze autoreggenti.
«Hai delle gambe bellissime, Miss Steele» sussurra.
Poi mi afferra per i fianchi e mi attira contro di sé, in
modo che io senta la sua erezione.
«Magari ti prenderò in questo modo, quando torneremo
a casa, Anastasia. Ora puoi rialzarti.»
Mi sento stordita, e molto eccitata, mentre le sfere
spingono e tirano dentro di me. Christian, dietro, si china a
baciarmi una spalla.
«Ti avevo comprato questi da indossare al galà di
sabato scorso.» Mi passa un braccio intorno e allunga
verso di me la mano aperta. Nel palmo c’è una scatoletta
rossa con la scritta CARTIER incisa sul coperchio. «Ma poi
mi hai lasciato, così non ho avuto l’opportunità di darteli.»
“Oh!”
«Questa è la mia seconda chance» mormora, la voce
irrigidita da qualche emozione senza nome. È nervoso.
Esitante, prendo la scatoletta e la apro. Dentro brilla un
paio di orecchini. Ognuno ha quattro diamanti: uno alla
base e tre pendenti, con al centro uno spazio vuoto. Sono
splendidi, semplici e classici. Avrei potuto sceglierli io, se
avessi avuto l’opportunità di fare acquisti da Cartier.
«Sono bellissimi» sussurro e, visto che sono gli
orecchini della seconda chance, li adoro. «Grazie.»
Lui si rilassa contro di me e la tensione abbandona il
mio corpo. Mi bacia di nuovo la spalla.
«Indosserai il vestito di raso argento?» mi chiede.
«Sì. Va bene?»
«Certo. Ti lascio preparare.» Esce, senza voltarsi a
guardare.
Sono entrata in un universo parallelo. La giovane donna
che mi fissa dallo specchio è degna di un tappeto rosso.
L’abito di raso, senza spalline e lungo fino al pavimento, è
semplicemente favoloso. Forse scriverò io stessa a
Caroline Acton. Mi sta alla perfezione ed esalta le poche
curve che ho.
I miei capelli ricadono in morbide onde intorno al viso,
riversandosi sulle spalle e sul seno. Sposto una ciocca
dietro l’orecchio, rivelando gli orecchini della seconda
chance. Mi sono truccata pochissimo, un look naturale.
Eyeliner, mascara, un po’ di fondotinta rosa e un rossetto
rosa pallido.
In realtà non avrei bisogno del fondotinta. Sono piuttosto
arrossata per il costante movimento delle sfere d’argento.
Sì, mi garantiranno un po’ di colore sulle guance per tutta la
sera. Scuoto la testa per l’audacia delle idee erotiche di
Christian, mi piego per prendere lo scialle di raso e la
pochette argentata, e vado in cerca del mio Mr Cinquanta
Sfumature.
È di spalle e sta parlando con Taylor e altri tre uomini nel
corridoio. L’espressione sorpresa e di apprezzamento
degli altri lo rende consapevole della mia presenza. Si gira
e io mi fermo, imbarazzata, in attesa.
Rimango senza parole. Lui è favoloso… Smoking,
papillon nero. La sua espressione mentre mi guarda è di
quelle che incute soggezione. Si avvicina lentamente e mi
dà un bacio sui capelli.
«Anastasia, sei strepitosa.»
Arrossisco a quel complimento fatto di fronte a Taylor e
agli altri uomini.
«Un po’ di champagne prima di andare?»
«Grazie» mormoro, forse troppo in fretta.
Christian fa un cenno a Taylor, che si dirige verso l’atrio
con gli altri tre colleghi.
Nel salone Christian prende una bottiglia di champagne
dal frigo.
«La squadra della sicurezza?» gli chiedo.
«Guardie del corpo. Sono sotto il controllo di Taylor. È
addestrato anche per questo.» Christian mi passa una flûte
di champagne.
«È molto versatile.»
«Sì, lo è.» Christian sorride. «Sei adorabile, Anastasia.
Salute.» Alza il suo bicchiere e lo fa tintinnare contro il mio.
Lo champagne è rosato. Ha un gusto deliziosamente
fresco e leggero.
«Come ti senti?» chiede, con lo sguardo ardente.
«Bene, grazie.» Sorrido dolcemente, senza lasciar
trapelare nulla. So benissimo che si riferisce alle sfere
d’argento.
Lui sogghigna.
«Ecco, avrai bisogno di questo.» Mi passa un grosso
sacchetto di velluto, prendendolo dal bancone della cucina.
«Aprilo» dice mentre sorseggia lo champagne. Incuriosita,
lo apro e ne estraggo una complicata maschera argentata
con piume color cobalto sulla cima.
«È un ballo in maschera» mi spiega in tono pragmatico.
«Capisco.» La maschera è bellissima. Un nastro
d’argento è intrecciato lungo i bordi e una raffinata filigrana
circonda i buchi per gli occhi.
«Farà risaltare i tuoi bellissimi occhi, Anastasia.»
Gli sorrido timidamente.
«Ne indosserai una anche tu?»
«Certo. Sono liberatorie, in un certo senso» aggiunge,
sorridendo.
“Oh. Sarà divertente.”
«Vieni. Voglio farti vedere una cosa.» Mi prende per
mano e mi conduce lungo il corridoio, a una porta vicino
alle scale. La apre, rivelando un ambiente più o meno delle
stesse dimensioni della stanza dei giochi, che deve
trovarsi proprio sopra di noi. Questa è piena di libri fino al
soffitto. “Wow, una biblioteca!” Al centro c’è un grande
tavolo da biliardo, illuminato da una lampada Tiffany.
«Hai una biblioteca!» esclamo impressionata,
sopraffatta dall’eccitazione.
«Sì, la “stanza pallosa”, come la chiama Elliot.
L’appartamento è molto grande. Oggi mi è venuto in
mente, quando hai parlato di andare in esplorazione, che
non te l’ho mai mostrato tutto. Non abbiamo tempo adesso,
ma ho pensato di farti vedere questa stanza, e magari di
sfidarti a una partita a biliardo, in un futuro non troppo
lontano.»
Gli sorrido.
«Fatti sotto.» Segretamente, faccio i salti di gioia. José
e io ci sfidavamo a pool. Ci abbiamo giocato per tre anni.
Sono un asso con la stecca. José è stato un ottimo
maestro.
«Cosa?» dice Christian, divertito.
“Oh! Devo davvero smetterla di esprimere ogni
emozione che provo nell’istante in cui la provo” mi
rimprovero.
«Niente» rispondo in fretta.
Christian strizza gli occhi.
«Be’, forse il dottor Flynn saprà svelare il tuo segreto. Lo
incontreremo stasera.»
«Il ciarlatano costoso?» “Accidenti.”
«Lui in persona. Muore dalla voglia di conoscerti.»
Christian mi prende la mano e ne accarezza delicatamente
le nocche con il pollice, mentre siamo seduti sul sedile
posteriore dell’Audi, diretti a nord. Mi sento a disagio per
la sensazione all’inguine. Resisto all’impellente bisogno di
gemere, visto che Taylor è davanti a noi – e senza le cuffie
del suo iPod – insieme a uno dei ragazzi della sicurezza,
che credo si chiami Sawyer.
Inizio a sentire una specie di indolenzimento tenue,
piacevole, nel basso ventre, a causa delle sfere. Mi chiedo
per quanto sarò in grado di gestire questa cosa senza…
uhm… sollievo? Incrocio le gambe. Mentre lo faccio, una
specie di tarlo, che se n’era rimasto buono nei meandri
della mia mente, riaffiora all’improvviso in superficie.
«Dove hai preso il rossetto?» chiedo a Christian,
pacatamente.
Lui sogghigna e punta l’indice davanti a sé. «Taylor» mi
dice muovendo appena le labbra.
Io scoppio a ridere. «Oh.» Mi fermo subito. Le sfere.
Mi mordo il labbro. Christian mi sorride, gli occhi che
brillano maliziosi. Sa esattamente cosa sta facendo, da
quel mostro di sensualità che è.
«Rilassati» mi sussurra. «Se diventa troppo…» La sua
voce sfuma, e lui mi bacia dolcemente le nocche di
entrambe le mani, a turno, poi mi succhia leggermente la
punta del mignolo.
Ora so che lo sta facendo apposta. Chiudo gli occhi
mentre l’oscuro desiderio invade il mio corpo. Mi
abbandono per un attimo alla sensazione, i muscoli si
tendono. “Oddio.”
Quando apro di nuovo gli occhi, Christian mi sta
guardando attentamente, come un principe delle tenebre.
Dev’essere l’effetto dello smoking e del papillon, ma mi
sembra più vecchio, sofisticato, un libertino incredibilmente
bello, con intenti lussuriosi. Mi toglie il fiato. Sessualmente
sono alla sua mercé e, se devo credergli, lui è mio. Il
pensiero mi fa sorridere, e il sorriso che lui rivolge a me di
rimando è abbagliante.
«Quindi cosa dobbiamo aspettarci da questo evento?»
«Oh, le solite cose» risponde Christian con disinvoltura.
«Non solite per me» gli ricordo.
Mi guarda affettuosamente e mi bacia ancora la mano.
«Un sacco di gente che fa sfoggio del proprio denaro.
Asta, lotteria, cena, ballo… Mia madre sa come si dà un
party.» Per la prima volta in tutto il giorno, sento un po’ di
eccitazione per il ricevimento.
C’è una fila di auto lussuose lungo il vialetto d’accesso
che porta alla villa dei Grey. Grandi lanterne di carta rosa
pallido sono appese lungo il percorso e, mentre avanziamo
in macchina a passo d’uomo, noto che ce ne sono
dappertutto. Nelle prime luci della sera sembrano magiche,
come se stessimo entrando in un regno incantato. Lancio
uno sguardo a Christian. È perfetto: sembra davvero un
principe! E il mio entusiasmo infantile esplode, eclissando
ogni altro sentimento.
«Mettiti la maschera» mi dice sorridendo, mentre lui
indossa la sua, semplice e nera. Il mio principe diventa
ancora più tenebroso, più sensuale.
Tutto quello che posso vedere del suo volto sono la
bellissima bocca e la mascella forte. Il mio cuore fa una
capriola nel petto a quella vista. Mi allaccio la maschera e
gli sorrido, ignorando la fame che sento dentro di me.
Taylor si ferma davanti all’ingresso, e un addetto al
posteggio apre la portiera a Christian. Sawyer scende per
aprire la mia.
«Pronta?» mi chiede Christian.
«Come sempre.»
«Sei bellissima, Anastasia.» Mi bacia la mano ed esce
dalla macchina.
Un tappeto verde scuro corre lungo il prato, conducendo
agli impressionanti terreni sul retro. Christian si stringe a
me, protettivo, e mi posa la mano sul fianco, mentre
avanziamo insieme all’élite di Seattle in abiti sfarzosi e con
maschere di tutte le fogge. Le lanterne illuminano la via.
Due fotografi fanno mettere gli ospiti in posa per le foto
sullo sfondo di un pergolato d’edera.
«Mr Grey!» Uno dei fotografi lo chiama. Christian
annuisce e mi attira più vicino a sé mentre posiamo
velocemente per la foto. Come sanno che è lui? Il suo
marchio di fabbrica, senza dubbio: la capigliatura ribelle
color rame.
«Due fotografi?» chiedo a Christian.
«Uno è del “Seattle Times” e l’altro è per le foto ricordo.
Potremo comprarne una copia dopo.»
Oh, la mia foto sui giornali, di nuovo. Per un attimo mi
ritorna in mente Leila. È così che mi ha trovata, secondo
Christian. Il pensiero mi mette a disagio, anche se mi
conforta il fatto di indossare una maschera che mi rende
irriconoscibile.
Alla fine del percorso, camerieri in livrea bianca reggono
vassoi con calici pieni fino all’orlo di champagne, e io sono
grata quando Christian me ne offre uno, distraendomi dai
miei pensieri cupi.
Ci avviciniamo a una grande tensostruttura bianca, con
appese lanterne di carta più piccole. Il pavimento, a
scacchi bianchi e neri, è circondato da una bassa
recinzione con ingressi su tre lati. A ogni ingresso ci sono
due cigni di marmo. Il quarto lato della tensostruttura è
occupato da un palco dove un quartetto d’archi sta
suonando un brano ossessivo ed etereo, che non
riconosco. Il palco sembra approntato per un’orchestra più
grande, ma non c’è ancora alcun segno degli altri musicisti.
Immagino che arriveranno più tardi. Prendendomi per
mano, Christian mi conduce sulla pista da ballo, dove gli
altri ospiti si stanno radunando, conversando tra i bicchieri
di champagne.
Più in là è stato installato un enorme tendone, aperto sul
lato più vicino a noi, così posso intravedere i tavoli e le
sedie disposti in modo formale. “Ce ne sono così tanti!”
«Quante persone verranno?» chiedo a Christian,
sconcertata dall’ampiezza del tendone.
«Circa trecento, credo. Devi chiederlo a mia madre.» Mi
sorride.
«Christian!»
Una giovane donna si materializza tra la folla e gli getta
le braccia al collo. Capisco subito che si tratta di Mia.
Indossa un abito lungo rosa pallido di chiffon,
elegantissimo, con una maschera veneziana favolosa,
delicatamente intagliata. Ha un aspetto incantevole. Mai
come in questo momento sono grata a Christian per aver
acquistato il vestito che indosso.
«Ana! Oh, cara, sei meravigliosa!» Mi abbraccia
velocemente. «Devi venire a conoscere le mie amiche.
Nessuna di loro crede che Christian abbia finalmente una
fidanzata.»
Lancio una rapida occhiata a Christian, nel panico, ma
lui si stringe nelle spalle in un rassegnato so-che-èimpossibile-
ho-dovuto-vivere-con-lei-per-anni, e lascia che
Mia mi conduca verso un gruppo di quattro ragazze, tutte in
abiti costosi e accompagnate da fidanzati impeccabili.
Mia ci presenta rapidamente. Tre di loro sono dolci e
gentili, ma Lily, credo che si chiami così, mi guarda acida
da dietro la sua maschera rossa.
«Certo, tutte noi pensavamo che Christian fosse gay»
dice maligna, nascondendo il suo rancore dietro un sorriso
ampio e finto.
Mia la guarda di traverso.
«Lily, comportati bene. È ovvio che Christian ha un gusto
eccellente in fatto di donne. Stava aspettando che
arrivasse quella giusta, e non eri tu!»
Lily diventa dello stesso colore della sua maschera, e io
pure. Potrebbe essere più imbarazzante?
«Signore, se volete scusarmi, vorrei riavere indietro la
mia compagna.» Facendomi scivolare un braccio intorno
alla vita, Christian mi attira a sé. Tutte e quattro le ragazze
arrossiscono, sorridono e fremono: il suo sorriso
ammaliante fa sempre lo stesso effetto. Mia mi guarda e
alza gli occhi al cielo, e io posso solo ridere.
«È stato un piacere conoscervi» dico, mentre lui mi
trascina via.
«Grazie» mormoro, poi, a Christian, quando siamo
abbastanza lontani.
«Ho visto che c’era Lily con Mia. È una persona
sgradevole.»
«Tu le piaci» borbotto seccamente.
Lui rabbrividisce. «Be’, il sentimento non è reciproco.
Vieni, ti presento alcune persone.»
Passo la successiva mezz’ora in una girandola di
presentazioni. Incontro due attori hollywoodiani, altri due
amministratori delegati e diversi medici famosi. “È
impossibile che mi ricordi i nomi di tutti.”
Christian mi tiene vicino a sé, e io gliene sono grata.
Francamente, il lusso, il prestigio e la sontuosità
dell’evento mi frastornano. Non ho mai partecipato a una
festa del genere in vita mia.
I camerieri in livrea bianca si muovono disinvoltamente
attraverso la folla crescente degli ospiti, con bottiglie di
champagne, e mi riempiono il bicchiere con allarmante
regolarità. “Non devo bere troppo. Non devo bere troppo”
mi ripeto, ma inizio a sentirmi la testa leggera, e non so se
sia un effetto dello champagne, dell’atmosfera carica di
mistero ed eccitazione creata dalle maschere o delle mie
sfere d’argento segrete. La dolorosa smania nel basso
ventre sta diventando impossibile da ignorare.
«E così lei lavora alla SIP?» mi chiede un gentiluomo
stempiato con una maschera da orso. O da cane? «Ho
sentito voci di un’acquisizione ostile.»
Avvampo. C’è un’acquisizione ostile da parte di un uomo
che ha più denaro che buonsenso… lo stalker per
eccellenza.
«Sono una semplice assistente, Mr Eccles. Non sono al
corrente di queste cose.»
Christian non dice niente e sorride gentilmente a Eccles.
«Signore e signori!» Il maestro di cerimonie, che
indossa una scenografica maschera di Arlecchino in
bianco e nero, ci interrompe. «Prego, accomodatevi. La
cena è servita.»
Christian mi prende per mano, e seguiamo la folla
vociante verso il tendone.
L’interno è strabiliante. Tre enormi lampadari gettano
bagliori colorati sulla seta avorio del soffitto e delle pareti.
Devono esserci almeno trenta tavoli, e mi ricordano la sala
da pranzo privata dell’Heathman: bicchieri di cristallo,
fruscianti tovaglie di lino e coperture per sedie e, al centro,
una magnifica composizione di peonie rosa pallido,
raccolte intorno a un candeliere d’argento, accanto al quale
c’è un cestino di leccornie avvolto nella seta.
Christian consulta la disposizione dei tavoli e mi guida
verso quello al centro. Mia e Grace Trevelyan-Grey sono
già lì, immerse in una fitta conversazione con un giovane
uomo che non conosco. Grace indossa un luccicante abito
verde menta, abbinato a una maschera veneziana. È
radiosa, nient’affatto tesa, e mi saluta con calore.
«Ana, che piacere vederti di nuovo! Sei bellissima!»
«Mamma.» Christian la saluta rigido e la bacia sulle
guance.
«Oh, Christian, così formale!» lo rimprovera lei,
scherzando.
I genitori di Grace, Mr e Mrs Trevelyan, ci raggiungono al
tavolo. Sembrano esuberanti e giovanili, anche se è
difficile dirlo dietro le loro maschere color bronzo. Sono
felici di vedere Christian.
«Nonna, nonno, posso presentarvi Anastasia Steele?»
Mrs Trevelyan mi travolge subito. «Oh, finalmente ha
trovato qualcuno… che meraviglia, e così carina! Speriamo
che tu faccia di lui un uomo onesto» dice, stringendomi la
mano.
“Accidenti.” Ringrazio il cielo per la maschera.
«Mamma, non mettere in imbarazzo Ana.» Grace mi
viene in soccorso.
«Ignora questa vecchia sciocca e brontolona, mia cara.»
Mr Trevelyan mi stringe la mano. «Siccome è così anziana,
pensa di avere il sacrosanto diritto di dire qualsiasi
sciocchezza le passi per quella sua testa matta.»
«Ana, questo è il mio fidanzato, Sean.» Timidamente,
Mia mi presenta il giovane. Lui mi fa un sorriso malizioso, e
i suoi occhi castani danzano divertiti mentre ci stringiamo
la mano.
«Piacere di conoscerti, Sean.»
Christian stringe la mano di Sean, guardandolo con aria
seria. “Non ditemi che anche la povera Mia deve
sopportare l’iperprotettività del fratello!” Le sorrido
comprensiva.
Lance e Janine, gli amici di Grace, sono l’ultima coppia
al nostro tavolo, mentre non c’è ancora traccia di Mr Grey.
All’improvviso, si sente sibilare un microfono, e la voce
di Mr Grey rimbomba dal sistema di amplificazione,
facendo sfumare il brusio. È in piedi su un palco in fondo al
tendone, con indosso un’impressionante maschera dorata
di Pulcinella.
«Benvenuti, signore e signori, al nostro annuale ballo di
beneficenza. Spero che gradirete quello che vi abbiamo
preparato stasera e che frugherete a fondo nelle vostre
tasche per dare supporto al fantastico lavoro che la nostra
squadra porta avanti con Affrontiamolo Insieme. Come
sapete, è una causa che sta molto a cuore a mia moglie e
a me.»
Lancio un’occhiata nervosa a Christian, che sta fissando
impassibile – credo – il palco. Mi guarda e mi fa un rapido
sorriso.
«Ora vi lascio nelle mani del nostro maestro di
cerimonie. Prego, accomodatevi e divertitevi» conclude
Carrick.
Segue un applauso educato, poi il brusio ricomincia.
Sono seduta tra Christian e suo nonno. Ammiro il
segnaposto bianco con la fine scritta in argento che reca il
mio nome, mentre un cameriere accende il candeliere.
Carrick ci raggiunge, e mi bacia su entrambe le guance,
cogliendomi di sorpresa.
«Che bello rivederti, Ana» mormora. Ha davvero un
aspetto notevole con la sua straordinaria maschera dorata.
«Signore e signori, vi prego di nominare un capotavola»
dice il maestro di cerimonie.
«Oh, io, io!» dice subito Mia, saltellando entusiasta sulla
sedia.
«Al centro del tavolo troverete una busta» prosegue il
maestro di cerimonie. «Ognuno dovrà trovare,
elemosinare, farsi prestare o rubare una banconota del
valore più alto possibile, scrivervi sopra il suo nome e
metterlo nella busta. I capitavola, per cortesia, devono
avere cura delle buste. Ne avremo bisogno più tardi.»
“Accidenti.” Non ho portato denaro con me. “Che
stupida! È una serata di beneficenza!”
Dal suo portafoglio Christian estrae due biglietti da
cento dollari.
«Ecco» dice.
“Cosa?”
«Te li ridarò» sussurro.
La sua bocca si piega leggermente, e so che non è
contento, ma non fa commenti. Scrivo il mio nome usando
la sua stilografica, nera, con un motivo floreale sul
cappuccio, e Mia fa girare la busta.
Di fronte a me c’è un altro biglietto scritto con l’inchiostro
argentato, il nostro menu.
Ballo in maschera di beneficenza per Affrontiamolo
Insieme
Menu
Tartare di salmone con panna acida e cetrioli
su un letto di pane tostato
Alban Estate Roussanne 2006
Petto d’anatra arrosto
Purè cremoso di topinambur
Composta di ciliegie al timo
Foie Gras
Châteauneuf-du-Pape Vieilles Vignes 2006,
Domaine de la Janasse
Torta morbida di nocciole in crosta di zucchero
Fichi canditi, zabaione, gelato d’acero
Vin de Constance 2004, Klein Constantia
Selezione di formaggi locali e pane
Alban Estate Grenache 2006
Caffè e pasticcini
Be’, così si spiega il massiccio schieramento di bicchieri
di cristallo di ogni dimensione davanti a ogni posto. Il
nostro cameriere ritorna, offrendo vino e acqua. Dietro di
me, i lembi del tendone da cui siamo entrati sono stati
chiusi, mentre quelli di fronte sono stati aperti, rivelando il
tramonto su Seattle e la baia di Meydenbauer.
È una vista mozzafiato, con le luci di Seattle che brillano
in lontananza e la cupa quiete arancione della baia che
riflette il colore opale del cielo. “Wow.” Infonde calma e
pace.
Dieci camerieri, ognuno con un vassoio, vengono
accanto a noi. In fila silenziosa, ci servono gli antipasti in
perfetta sincronia, poi svaniscono di nuovo. Il salmone
sembra delizioso, e mi rendo conto di essere affamata.
«Fame?» mormora Christian in modo che possa sentirlo
solo io. Ma non si sta riferendo al cibo, e i muscoli nel
profondo del mio ventre rispondono.
«Molta» sussurro, incontrando con audacia il suo
sguardo, e le sue labbra si schiudono, mentre lui inspira.
“Ah! Capisco… allora siamo in due a giocare a questo
gioco.”
Il nonno di Christian mi coinvolge in una conversazione.
È un meraviglioso anziano signore, così orgoglioso di sua
figlia e dei tre nipoti.
È strano pensare a Christian da bambino. Il ricordo delle
sue bruciature mi affiora alla mente spontaneo, ma lo
reprimo in fretta. Non voglio pensarci adesso, anche se,
ironia della sorte, è la ragione che sta dietro a questa
festa.
Vorrei che Kate fosse qui con Elliot. Si troverebbe a suo
agio. Il vertiginoso dispiegamento di forchette e coltelli
davanti a ogni posto non la spaventerebbe. Me la
immagino rivaleggiare con Mia per il ruolo di capotavola. Il
pensiero mi fa sorridere.
La conversazione prosegue con alti e bassi. Mia è
divertente come al solito, e praticamente eclissa il povero
Sean, che per la maggior parte del tempo rimane in
silenzio come me. La nonna di Christian è la più loquace.
Anche lei ha un senso dell’umorismo mordace, e di solito è
suo marito a farne le spese. Comincio a sentirmi un po’ in
imbarazzo per Mr Trevelyan.
Christian e Lance parlano animatamente di un
apparecchio che la società di Christian sta sviluppando,
ispirato dal principio di Ernst Friedrich Schumacher del
“piccolo è bello”. È difficile stargli dietro. Christian sembra
intenzionato a rendere autonome e responsabili comunità
impoverite di tutto il mondo con una tecnologia ricaricabile
manualmente: dispositivi che non necessitano di elettricità
o batterie e richiedono una manutenzione minima.
Osservarlo mentre parla del suo lavoro come un fiume in
piena è sorprendente. È appassionato e impegnato a
migliorare la vita dei meno fortunati attraverso la sua
società di telecomunicazioni, e vuole essere il primo a
mettere sul mercato questo telefono cellulare che si
ricarica manualmente.
“Wow.” Non ne avevo idea. Voglio dire, sapevo della sua
ossessione di sfamare il mondo, ma questo…
Lance sembra non capacitarsi del progetto di Christian
di regalare la sua tecnologia invece di brevettarla. Mi
domando oziosamente come abbia fatto a fare tutti quei
soldi se è così disponibile a darli via.
Mentre ceniamo, un flusso costante di persone vestite
elegantemente e mascherate si ferma presso il tavolo,
desideroso di incontrare Christian, stringergli la mano e
scambiare convenevoli. Lui mi presenta a qualcuno, ma
non a tutti. Sono curiosa di sapere sulla base di quale
criterio faccia questa scelta.
A un certo punto Mia si protende verso di me e sorride.
«Ana, mi aiuterai con l’asta?»
«Certo» rispondo, un po’ troppo sollecita.
Quando viene servito il dessert, è ormai scesa la sera, e
io mi sento davvero a disagio. Devo liberarmi delle sfere.
Prima che possa scusarmi e alzarmi, però, il maestro di
cerimonie appare al nostro tavolo e, con lui, Miss Codini.
“Come si chiamava? Hansel, Gretel… Gretchen.”
Indossa la maschera, ovviamente, ma capisco che è lei
quando il suo sguardo si fissa su Christian. Arrossisce, ed
egoisticamente sono molto compiaciuta che Christian non
la riconosca affatto.
Il maestro di cerimonie si fa dare la nostra busta e con
gesto plateale, esperto ed eloquente, chiede a Grace di
estrarre la banconota vincente. È quella di Sean, che vince
il cestino avvolto nella seta.
Applaudo cortesemente, ma mi sta diventando
impossibile concentrarmi su quello che succede.
«Se volete scusarmi» mormoro verso Christian.
Lui mi guarda attentamente.
«Hai bisogno della toilette?»
Annuisco.
«Te la mostro» mi dice, cupo.
Quando mi alzo, tutti gli uomini si alzano con me. “Oh,
che galanteria.”
«No, Christian! Non andare tu con Ana. L’accompagno
io.»
Mia è già in piedi prima che Christian possa protestare.
Lui serra la mandibola, e so che non è contento. A dirla
tutta, nemmeno io. “Ho… delle necessità.” Mi stringo nelle
spalle con aria di scuse, e lui si affretta a sedersi di nuovo,
rassegnato.
Al nostro ritorno, mi sento un po’ meglio, anche se il
sollievo nel togliere le sfere non è stato istantaneo come
avevo sperato. Adesso sono al sicuro nella mia pochette.
Come ho fatto a pensare di poterle tenere per l’intera
serata? Sono ancora smaniosa… Forse posso indurre
Christian a portarmi nella sua rimessa delle barche, più
tardi. Arrossisco al pensiero e lo guardo mentre mi siedo.
Anche lui mi guarda, l’ombra di un sorriso sulle labbra.
“Meno male… Non è più arrabbiato per l’occasione
persa, anche se forse lo sono io.” Mi sento frustrata, e
anche irritata. Christian mi stringe la mano, ed entrambi
ascoltiamo con attenzione Carrick, che è tornato sul palco
e parla di Affrontiamolo Insieme. Christian mi passa un
biglietto, una lista degli oggetti messi all’asta. La leggo
velocemente.
Beni all’asta e gentili donatori per Affrontiamolo Insieme
Mazza da baseball firmata dai Mariners Dott. Emily
Mainwaring
Borsa, portafoglio e portachiavi Gucci Andrea Washington
Voucher per una giornata, per due persone al Bravern
Center dell’Esclava – Elena Lincoln
Progetto per paesaggio e giardino – Gia Matteo
Selezione di profumi Coco De Mer Coffret & Perfume
Beauty – Elizabeth Austin
Specchio veneziano – Mr e Mrs J. Bailey
Due casse di vino di vostra scelta della Tenuta Alban
Tenuta Alban
Due biglietti VIP per il concerto degli XTY EMC Britt Inc.
Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, prima edizione
Dott. A.F.M. Lace-Field
Una giornata alla guida di una Aston Martin DB7 Mr & Mrs
L.W. Nora
Dipinto a olio Nel blu, di J. Trouton – Kelly Trouton
Lezione di volo in aliante – Seattle Area Soaring Society
Weekend per due all’Heathman Hotel, Portland The
Heathman Hotel
Una settimana (sei notti) ad Aspen, Colorado Mr C. Grey
Una settimana (sei notti) a bordo dello SusieCue Yacht
ormeggiato a St Lucia – Dott. e Mrs Larin
Una settimana (otto notti) al lago Adriana, Montana Mr &
Dott. Grey
“Accidenti.” Sbatto le palpebre verso Christian.
«Hai una proprietà ad Aspen?» sibilo. L’asta ha inizio, e
devo tenere la voce bassa.
Lui annuisce, sorpreso della mia uscita e irritato, credo.
Si porta l’indice alle labbra per zittirmi.
«Hai altre proprietà in giro?» sussurro.
Lui annuisce di nuovo e piega la testa di lato, a mo’ di
avvertimento.
L’intera sala prorompe in un applauso: uno dei beni
all’asta è stato aggiudicato per dodicimila dollari.
«Te lo dico dopo» mi risponde Christian, pacato. «Sarei
voluto venire con te» aggiunge piuttosto imbronciato.
“Be’, non l’hai fatto.” Mi mostro contrariata e mi rendo
conto di essere lagnosa; senza dubbio è l’effetto frustrante
delle sfere. Il mio umore si è rabbuiato dopo aver visto Mrs
Robinson sulla lista dei generosi donatori.
Mi guardo intorno, per vedere se riesco a scorgerla, ma
non vedo la sua chioma rivelatrice. Di certo Christian mi
avrebbe avvisata se lei fosse stata tra gli invitati di questa
serata. Rimango seduta e in ansia, applaudendo quando è
necessario, mentre ogni lotto viene venduto per cifre
esorbitanti.
L’asta prosegue e la settimana ad Aspen di Christian
arriva a ventimila dollari.
«Ventimila dollari e uno, ventimila dollari e due…» dice il
maestro di cerimonie.
Non so cosa mi prenda, ma all’improvviso sento la mia
voce risuonare chiaramente su quella degli altri.
«Ventiquattromila dollari!»
Tutte le maschere ai tavoli si girano verso di me stupite e
divertite, la reazione più grande però proviene dal posto
accanto al mio. Christian sussulta, trattenendo il fiato, e
sento la sua rabbia attraversarmi come un’onda.
«Ventiquattromila dollari per la bella signorina con il
vestito argentato. Ventiquattromila dollari e uno,
ventiquattromila dollari e due… Aggiudicato!»

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