Lettura capitoli ” 16 – ” 50 Sfumature di Nero

Sfumature

A voi i capitoli 16 di 50 Sfumature di nero.

16

Gli occhi di Jack scintillano, mentre lui sogghigna e mi
squadra con un’occhiata lasciva.
La paura mi soffoca. Che cosa succede? Che cosa
vuole? Da qualche parte dentro di me, e nonostante la
bocca arida, trovo la risolutezza e il coraggio di tirar fuori
qualche parola. Il mio mantra di autodifesa “Continua a
farlo parlare” mi gira e rigira nel cervello come una
sentinella.
«Jack, questo non mi sembra il momento giusto. Il tuo
taxi arriverà tra dieci minuti, e devo consegnarti tutti i
documenti.» La mia voce è tranquilla ma roca, e mi
tradisce.
Lui sorride, ed è un dispotico sorriso da ora-ti-fotto che
alla fine raggiunge i suoi occhi. Brillano nel crudo bagliore
della luce al neon sopra di noi, nella scialba stanzetta
senza finestre. Fa un passo verso di me, fissandomi truce,
senza mai distogliere lo sguardo. Le sue pupille si dilatano
mentre lo guardo, il nero eclissa l’azzurro. “Oh, no.” La mia
paura cresce.
«Sai, ho dovuto lottare con Elizabeth per darti questo
lavoro…» La sua voce sfuma mentre fa un altro passo
avanti, e io ne faccio uno indietro, contro la credenza.
“Continua a farlo parlare, continua a farlo parlare, continua
a farlo parlare.”«Jack, qual è esattamente il problema? Se vuoi esporre
le tue lamentele, allora forse dovremmo chiedere a
qualcuno dell’ufficio Risorse umane di essere presente.
Possiamo parlarne con Elizabeth in un contesto più
formale.»
“Dov’è la sicurezza? Gli addetti sono ancora
nell’edificio?”
«Non abbiamo bisogno che l’ufficio Risorse umane
interferisca, Ana» sogghigna. «Quando ti ho assunta, ho
pensato che saresti stata una lavoratrice infaticabile.
Pensavo che avessi delle potenzialità. Ma adesso non lo
so. Sei diventata distratta e negligente. E mi domandavo…
se fosse il tuo fidanzato a fuorviarti» pronuncia la parola
“fidanzato” con un disprezzo che mette i brividi.
«Ho deciso di controllare il tuo account mail per cercare
una risposta. E sai cos’ho trovato, Ana? Cosa c’era di
strano? Le sole mail personali nel tuo account erano quelle
al tuo arrogante fidanzato.» Fa una pausa, per valutare la
mia reazione. «Così ho pensato: dove sono le mail che
manda lui? Non ce ne sono. Nada . Niente. Allora, che cosa
sta succedendo, Ana? Com’è possibile che quelle mail ti
arrivino e non siano sul nostro sistema? Sei una spia
aziendale messa qui dall’organizzazione di Grey? È così?»
“Oh, no. Le mail. Che cos’ho detto?”
«Jack, di cosa stai parlando?» Cerco di sembrargli
sconcertata, e sono piuttosto convincente. Questa
conversazione non sta andando come mi aspettavo, e non
mi fido di lui neanche un po’. Quest’uomo è arrabbiato,
pericoloso e totalmente imprevedibile. Cerco di ragionarecon lui.
«Hai appena detto che hai dovuto persuadere Elizabeth
ad assumermi. Perciò come potrei essere una spia messa
qui da qualcuno? Pensaci, Jack.»
«Ma è stato Grey a mandare all’aria il viaggio a New
York, vero?»
“Oh, merda.”
«Come c’è riuscito, Ana? Che cos’ha fatto il tuo ricco
fidanzato?»
Il poco colore che mi è rimasto in viso sparisce, e penso
di essere sul punto di svenire. «Non so di cosa tu stia
parlando, Jack» sussurro. «Il tuo taxi sarà qui tra poco.
Posso portarti le tue cose?» “Oh, per favore, lasciami
andare. Smettila.”
Jack prosegue, godendosi il mio disagio. «Lui pensa
che vorrei provarci con te?» Sorride malizioso e il suo
sguardo si riscalda. «Be’, voglio che pensi a qualcosa
mentre sono a New York. Ti ho dato questo lavoro, e mi
aspetto che tu mi dimostri un po’ di gratitudine. In effetti, ne
ho diritto. Ho dovuto lottare per averti. Elizabeth voleva
qualcuno più qualificato, ma io… ho visto qualcosa in te.
Perciò dobbiamo fare un patto. Un patto in cui tu mi rendi
felice. Mi segui, Ana?»
“Accidenti!”
«Vedila come una ridefinizione delle tue mansioni, se
vuoi. E se mi farai felice, io non indagherò oltre su come il
tuo fidanzato stia manovrando dietro le quinte, ungendo i
suoi contatti o riscuotendo favori da qualcuno dei suoi
leccapiedi.»Rimango a bocca aperta. “Mi sta ricattando. Per sesso!”
Cosa posso dire? La notizia dell’acquisizione di Christian
deve rimanere segreta per altre tre settimane. Non riesco
quasi a crederci. Sesso… con me!
Jack si avvicina ancora di più. Adesso è di fronte a me,
e mi guarda negli occhi. L’odore nauseante della sua
acqua di colonia mi invade le narici, facendomi rivoltare lo
stomaco, e, se non mi sbaglio, il suo fiato puzza di alcol.
“Merda, ha bevuto… Quando?”
«Sei una tale cacasotto, una fica di legno, lo sai, Ana?
Sei una che provoca e poi non la dà» sussurra a denti
stretti.
“Cosa? Una che provoca e poi non la dà… Io?”
«Jack, non so di cosa tu stia parlando» sussurro, mentre
sento l’adrenalina scorrere nel mio corpo. È ancora più
vicino adesso. Sto aspettando per fare la mia mossa. Ray
sarebbe orgoglioso di me. Ray mi ha insegnato cosa fare.
Ray sa come difendersi. Se Jack mi tocca, se anche solo
mi alita vicino, lo butto a terra. Il mio respiro è leggero.
“Non devo svenire, non devo svenire.”
«Guardati.» Mi lancia un’occhiata lasciva. «Sei arrapata,
lo vedo. E mi hai provocato. In fondo, lo vuoi. Lo so.»
Sta completamente delirando. La mia paura ha superato
il livello di guardia, minacciando di travolgermi. «No, Jack.
Non ti ho mai provocato.»
«Invece lo hai fatto, puttanella ritrosa. So interpretare i
segnali.» Alza una mano e mi accarezza il viso con il
dorso, fino al mento. Il suo dito indice mi sfiora la gola, e il
cuore mi batte fortissimo mentre io cerco di vincere larepulsione. Lui raggiunge la base del mio collo, dove il
bottone della camicetta nera è aperto, e mi preme la mano
sul petto.
«Tu mi desideri. Ammettilo, Ana.»
Mantenendo gli occhi fissi nei suoi e concentrandomi su
quello che devo fare, piuttosto che sulla repulsione e sulla
paura crescenti, metto piano la mano sulla sua, come per
fargli una carezza. Lui sorride trionfante. Afferro il suo
mignolo e lo piego all’indietro, strattonandolo con forza e
all’improvviso.
«Ahi!» urla Jack, per il dolore e la sorpresa, e mentre
perde l’equilibrio, io alzo il ginocchio, veloce e decisa, fino
al suo inguine e centro perfettamente il bersaglio. Poi,
mentre lui collassa con un gemito sul pavimento della
cucina, le mani strette tra le gambe, lo schivo abilmente a
sinistra.
«Non provare mai più a toccarmi» gli ringhio contro. «Il
tuo itinerario e le brochure sono nella busta sulla mia
scrivania. Io me ne vado a casa. Buon viaggio. E in futuro,
fattelo da solo il tuo dannatissimo caffè.»
«Brutta puttana!» grida a mezza voce, rivolto a me, ma
io sono già fuori dalla porta.
Raggiungo a tutta velocità la mia scrivania, afferro la
giacca e la borsa e schizzo come un fulmine nella
reception, ignorando i lamenti e le imprecazioni del
bastardo ancora disteso sul pavimento della cucina.
Scappo fuori dall’edificio e mi fermo un momento quando
sento l’aria fresca sul viso. Faccio un bel respiro e mi
ricompongo. Non ho mangiato niente in tutto il giorno e,mentre la scarica di adrenalina che avrei preferito non
provare diminuisce, le mie gambe cedono e mi affloscio a
terra.
Osservo con blando distacco il film al rallentatore che mi
scorre davanti: Christian e Taylor, con i loro abiti scuri e le
camicie bianche, saltano fuori dalla macchina in cui
aspettavano e corrono verso di me. Christian crolla in
ginocchio al mio fianco e, a qualche livello della mia
coscienza, tutto quello che riesco a pensare è: “È qui. Il mio
amore è qui”.
«Ana, Ana! Cosa c’è?» Mi prende in grembo e mi tasta
le braccia, su e giù, controllando che non ci siano segni di
lesione. Poi mi afferra la testa tra le mani e guarda con i
suoi occhi grigi sgranati, terrorizzati, dentro i miei. Mi
abbandono nel suo abbraccio, improvvisamente
sopraffatta dal sollievo e dalla fatica. “Oh, le braccia di
Christian. Non c’è nessun altro posto dove vorrei trovarmi.”
«Ana.» Mi scuote dolcemente. «Cosa c’è? Stai male?»
Muovo la testa e mi rendo conto che devo iniziare a
comunicare.
«Jack» sussurro, e percepisco, piuttosto che vedere,
l’occhiata veloce che Christian lancia a Taylor, il quale
improvvisamente scompare dentro l’edificio.
«Cazzo!» Christian mi avvolge tra le braccia. «Che cosa
ti ha fatto quel depravato?»
A quel punto mi esce una risata. Ricordo lo shock di
Jack quando gli ho afferrato il dito.
«È per quello che gli ho fatto io.» Inizio a ridere e non
riesco a fermarmi.«Ana!» Christian mi scuote di nuovo. «Ti ha toccata?»
«Solo una volta.»
I muscoli di Christian si tendono, mentre la rabbia si
impadronisce di lui. Si alza in fretta, potente, forte come
una roccia, tenendomi in braccio. È furioso. “No!”
«Dov’è quello stronzo?»
Da dentro l’edificio sentiamo provenire grida attutite.
Christian mi rimette in piedi.
«Riesci a reggerti da sola?»
Annuisco.
«Non andare. Non farlo, Christian.» All’improvviso mi
torna la paura, paura di ciò che Christian farà a Jack.
«Sali in macchina» mi grida rabbioso.
«Christian, no.» Gli afferro il braccio.
«Entra in quella dannata macchina, Ana.» Mi scrolla via
da sé.
«No! Per favore!» lo supplico. «Rimani. Non lasciarmi
da sola.» Uso la mia ultima arma.
Fremendo di rabbia, Christian si passa una mano tra i
capelli e mi guarda truce, chiaramente dilaniato
dall’indecisione. Le grida all’interno dell’edificio si
intensificano, e poi cessano di colpo.
“Oh, no. Che cosa ha fatto Taylor?”
Christian tira fuori il suo BlackBerry.
«Christian, Jack ha le mie mail.»
«Cosa?»
«Le mail che ti ho mandato. Voleva sapere dove
finiscono le tue. Stava cercando di ricattarmi.»
Christian ha lo sguardo assassino.“Oh, no.”
«Cazzo!» esclama strizzando gli occhi verso di me.
Digita un numero sul suo BlackBerry.
“Oddio, sono nei guai. Chi sta chiamando?”
«Barney. Grey. Ho bisogno che tu acceda al server
centrale della SIP e cancelli tutte le mail che Anastasia
Steele mi ha mandato. Poi accedi ai file di dati di Jack
Hyde e accertati che non siano archiviate lì. Se ci sono,
cancellale… Sì, cancella tutto. Adesso. Fammi sapere
quando hai fatto.»
Chiude la chiamata rabbiosamente e compone un altro
numero.
«Roach. Grey. Hyde. Lo voglio fuori. Adesso. All’istante.
Chiama la sicurezza. Fagli sgombrare subito la scrivania,
oppure la prima cosa che farò domani mattina sarà
liquidare questa società. Hai già tutte le giustificazioni di
cui hai bisogno per dargli il benservito. Mi hai capito?»
Rimane in ascolto un attimo, poi riaggancia e sembra
soddisfatto.
«BlackBerry» sibila verso di me a denti stretti.
«Per favore, non essere arrabbiato con me.» Lo guardo
sbattendo le palpebre.
«Sono arrabbiato con te proprio adesso» ringhia e si
passa un’altra volta la mano nei capelli. «Sali in
macchina.»
«Christian, per favore…»
«Sali in quella dannata macchina, Anastasia, o che Dio
m’aiuti, ti ci chiuderò dentro io» mi minaccia, gli occhi che
ardono furiosi.“Oh, merda.” «Non fare niente di stupido, per favore» lo
prego.
« STUPIDO !» esplode. «Ti ho detto mille volte di usare quel
cazzo di BlackBerry. Non venirmi a parlare di cose stupide.
Entra in quella fottutissima macchina, Anastasia. ORA !»
urla, e mi sento attraversare da un brivido di paura. Questo
è il Christian molto arrabbiato. Non l’ho mai visto tanto
furioso prima d’ora. Mantiene a stento l’autocontrollo.
«Okay» mormoro cercando di placarlo. «Ma per favore,
sta’ attento.»
Stringendo le labbra, lui mi indica furioso la macchina,
fissandomi con ferocia.
“Va bene, ho afferrato il messaggio!”
«Per favore, sii prudente. Non voglio che ti succeda
niente. Ne morirei» mormoro. Lui sbatte le palpebre e si
immobilizza, abbassando le braccia mentre fa un respiro
profondo.
«Starò attento» dice, e il suo sguardo si addolcisce. “Oh,
grazie a Dio.” I suoi occhi mi bruciano sulla schiena mentre
mi dirigo alla macchina, apro la portiera del passeggero
ed entro. Una volta che sono al sicuro nell’Audi, lui
scompare dentro l’edificio, e il cuore mi schizza in gola.
Che cosa ha in mente di fare?
Rimango seduta e aspetto. Cinque minuti eterni. Il taxi di
Jack si ferma di fronte all’Audi. Dieci minuti. Quindici.
Accidenti, che cosa stanno facendo là dentro, e come sta
Taylor? L’attesa è un’agonia.
Venticinque minuti più tardi, Jack emerge dall’edificio
aggrappato a una scatola di cartone che si tiene stretta alpetto. Dietro di lui c’è l’addetto alla sicurezza. Dov’era
prima? E dopo di loro arrivano Christian e Taylor. Jack ha
un aspetto sofferente. Punta dritto verso il taxi, e sono
contenta che l’Audi abbia i finestrini scuri, in modo che lui
non possa vedermi. Il taxi parte, e non credo proprio che si
stia dirigendo all’aeroporto. Nel frattempo Christian e
Taylor raggiungono la macchina.
Christian apre la portiera del guidatore, probabilmente
perché mi sono seduta davanti, e Taylor sale dietro di me.
Nessuno dei due dice una parola mentre Christian
s’immette nel traffico. Arrischio un’occhiata verso di lui. Ha
l’aria tesa, ma sembra distratto. Il telefono della macchina
squilla.
«Grey» risponde Christian.
«Mr Grey, sono Barney.»
«Barney, sono con il vivavoce, e ci sono altre persone in
macchina» lo avverte Christian.
«Signore, tutto fatto. Ma ho bisogno di parlare con lei di
qualcos’altro che ho trovato nel computer di Mr Hyde.»
«Ti chiamerò non appena arrivo a destinazione. E
grazie, Barney.»
«Nessun problema, Mr Grey.»
Barney riaggancia. Dalla voce sembra più giovane di
quello che mi aspettavo.
“Cos’altro c’è nel computer di Jack?”
«Hai intenzione di parlarmi?» gli chiedo con garbo.
Christian mi guarda, prima di tornare a fissare la strada
davanti a lui, e capisco che è ancora arrabbiato.
«No» borbotta imbronciato.Oh, ci risiamo… Quanto è infantile. Incrocio le braccia e
guardo fuori dal finestrino oscurato. Forse dovrei chiedergli
di lasciarmi al mio appartamento. Così potrebbe “non
parlare” con me a distanza di sicurezza e risparmiare a
entrambi l’inevitabile litigio. Ma non voglio lasciarlo
rimuginare, non dopo ieri.
Alla fine, si ferma di fronte all’Escala, e scende dalla
macchina. Muovendosi con eleganza intorno alla vettura,
viene ad aprirmi la portiera.
«Scendi» ordina, mentre Taylor prende il suo posto alla
guida. Io accetto la mano che mi porge e lo seguo fino
all’ascensore. Non mi lascia andare.
«Christian, perché sei così arrabbiato con me?»
sussurro mentre aspettiamo.
«Lo sai il perché» borbotta mentre entriamo
nell’ascensore e digita il codice del suo piano. «Dio, se ti
fosse capitato qualcosa, a questo punto quell’uomo
sarebbe morto.» Il tono di Christian mi penetra gelido
dentro le ossa. Le porte dell’ascensore si chiudono.
«Per come stanno le cose, gli rovinerò la carriera, così
che non possa più approfittarsi delle ragazze, cane
miserabile che non è altro.» Scuote la testa. «Cristo, Ana!»
All’improvviso mi afferra e mi imprigiona nell’angolo
dell’ascensore.
Le sue mani mi tirano indietro i capelli, mentre lui mi fa
sollevare il viso, e la sua bocca è sulla mia, per un bacio
appassionato e disperato. Non so perché, ma la cosa mi
sorprende. Assaporo il suo sollievo, il suo desiderio, e la
rabbia residua mentre la sua lingua prende possesso dellamia bocca. Si ferma e mi guarda, continuando a premermi
contro la parete dell’ascensore, in modo che non posso
muovermi. Mi lascia senza fiato, devo aggrapparmi a lui
per avere sostegno, e fisso il suo bellissimo volto pieno di
determinazione e senza traccia di buonumore.
«Se ti fosse successo qualcosa… Se lui ti avesse fatto
del male…»
Lo sento rabbrividire. «BlackBerry» ordina pacato.
«D’ora in avanti. Capito?»
Annuisco, deglutendo, incapace di interrompere il
contatto con il suo sguardo spietato e ipnotico.
Lui si raddrizza, lasciandomi andare quando l’ascensore
si ferma. «Ha detto che gli hai dato un calcio nelle palle.» Il
tono di Christian è più leggero, con una traccia di
ammirazione, e penso di essere stata perdonata.
«Sì» sussurro, pensando ancora all’intensità del suo
bacio e al suo comando prepotente.
«Bene.»
«Ray è un ex militare. Mi ha istruita bene.»
«Sono veramente felice di sentirlo» dice con un sospiro
e aggiunge, inarcando un sopracciglio: «Devo
ricordarmelo». Mi prende per mano e mi porta fuori
dall’ascensore. Lo seguo, sollevata. Penso che
difficilmente potrò vederlo più arrabbiato di poco fa.
«Devo chiamare Barney. Non ci metterò molto.»
Scompare nel suo studio lasciandomi sola nel salone. Mrs
Jones sta dando gli ultimi tocchi alla nostra cena. Mi rendo
conto di essere affamata, ma ho bisogno di fare qualcosa.
«Posso aiutarla?» chiedo.Lei ride. «No, Ana. Le preparo un drink o qualcos’altro?
Ha l’aria stanca.»
«Gradirei un bicchiere di vino.»
«Bianco?»
«Sì, grazie.»
Mi appollaio su uno degli sgabelli, e lei mi porge un
bicchiere di vino bianco fresco. Non so cosa sia, ma è
delizioso e mi scivola nella gola facilmente, calmando i
miei nervi a pezzi. A che cosa stavo pensando stamattina?
A quanto mi sento viva da quando ho incontrato Christian.
A quanto eccitante è diventata la mia vita. Accidenti, avrò
mai qualche giornata noiosa?
Che cosa starei facendo ora, se non avessi mai
conosciuto Christian? Sarei rintanata nel mio
appartamento, a confidarmi con Ethan, terrorizzata
dall’incontro con Jack, sapendo di dover rivedere quel
depravato venerdì. Per come stanno le cose ora, con ogni
probabilità non lo vedrò mai più. Ma per chi lavorerò
adesso? Aggrotto la fronte. Non ci avevo pensato. “Merda,
ce l’ho ancora un lavoro?”
«’sera, Gail» dice Christian entrando nel salone e
strappandomi ai miei pensieri. Punta dritto verso il frigo, e
si versa un bicchiere di vino.
«Buonasera, Mr Grey. In tavola tra dieci minuti,
signore?»
«Perfetto.»
Christian solleva il suo bicchiere.
«Agli ex militari che addestrano bene le loro figlie» dice,
e i suoi occhi si addolciscono.«Alla salute» mormoro alzando il mio bicchiere.
«Cosa c’è?» mi chiede Christian.
«Non so se ho ancora un lavoro.»
Piega la testa di lato. «Vuoi ancora averne uno?»
«Certo.»
«Allora ce l’hai ancora.»
Semplice. Visto? È il signore del mio universo. Alzo gli
occhi al cielo e lui sorride.
Mrs Jones ha preparato un fantastico tortino di pollo,
lasciandoci soli a gustarlo. Mi sento meglio dopo aver
mangiato. Siamo seduti al bancone e, nonostante i miei
tentativi di persuasione, Christian non vuole dirmi che
cos’ha trovato Barney nel computer di Jack. Lascio cadere
l’argomento, e decido di affrontare lo spinoso tema
dell’impellente visita di José.
«Ha chiamato José» dico con noncuranza.
«Ah.» Christian si volta verso di me.
«Vuole consegnarti le foto venerdì.»
«Una consegna personale. Che gentile» borbotta
Christian.
«Vorrebbe uscire. Per un drink. Con me.»
«Capisco.»
«E Kate e Elliot dovrebbero essere tornati» aggiungo
velocemente.
Christian posa la forchetta e aggrotta la fronte.
«Che cosa mi stai chiedendo esattamente?»
Mi stizzisco. «Non ti sto chiedendo niente. Ti sto
informando dei miei programmi per venerdì. Senti, vorreivedere José, e lui vorrebbe fermarsi a dormire. Può stare
qui oppure nel mio appartamento, ma se starà là, allora
dovrei esserci anch’io.»
Gli occhi di Christian si allargano. Sembra sbalordito.
«Ci ha provato con te.»
«Christian… settimane fa. Era ubriaco, io ero ubriaca, tu
hai salvato la situazione. Non succederà più. Non è Jack,
per l’amor di Dio.»
«C’è Ethan là. Può tenergli lui compagnia.»
«Vuole vedere me, non Ethan.»
Christian mi guarda torvo.
«È solo un amico» dico con enfasi.
«Non mi piace.»
“E allora?” Accidenti, a volte è irritante. Faccio un respiro
profondo. «È un mio amico, Christian. Non lo vedo
dall’inaugurazione della mostra, ed è stato un incontro
troppo breve. So che tu non hai amici, a parte quella donna
orrenda, ma non mi lamento quando la vedi!» esclamo.
Christian sbatte le palpebre, scioccato. «Voglio vederlo.
Sono stata una pessima amica per lui.» La mia vocina
interiore mi mette in allarme. “Stai battendo i piedini?
Basta adesso!”
I suoi occhi grigi ardono. «È questo ciò che pensi?»
sussurra.
«Che penso di cosa?»
«Di Elena. Preferiresti che non la vedessi?»
«Esattamente. Preferirei che non la vedessi.»
«Perché non l’hai detto?»
«Perché non sta a me dirlo. Tu pensi che lei sia la tuaunica amica.» Mi stringo nelle spalle, esasperata. Lui non
capisce davvero. Com’è che questa conversazione è finita
su di lei? Non voglio nemmeno pensare a quella donna.
Cerco di riportare l’argomento su José. «Proprio come non
sta a te dire se posso o non posso vedere José. Lo
capisci?»
Christian mi guarda, perplesso. “A cosa sta pensando?”
«Può stare qui, suppongo» borbotta. «Così posso
tenerlo d’occhio.» Sembra infastidito.
“Alleluia!”
«Grazie! Sai, se verrò a vivere qui anch’io…» La voce
mi viene meno. Christian annuisce. Sa cosa stavo per dire.
«Non è che ti manchi lo spazio.» Sorrido.
Le sue labbra si piegano lentamente verso l’alto. «Lo
stai facendo per me quel sorrisetto, Miss Steele?»
«Assolutamente sì, Mr Grey.» Mi alzo, nel caso in cui le
mani cominciassero a prudergli, pulisco i piatti, e poi li
metto nella lavastoviglie.
«Lo farà Gail.»
«L’ho fatto io adesso.» Rimango in piedi a guardarlo.
Lui mi fissa intensamente.
«Devo lavorare per un po’» mi dice scusandosi.
«Fantastico. Troverò qualcosa da fare.»
«Vieni qui» mi ordina, ma la sua voce è dolce e
seducente, il suo sguardo ardente. Non esito a obbedire,
aggrappandomi a lui, appollaiato sullo sgabello. Mi avvolge
tra le sue braccia, mi attira a sé, e mi stringe forte.
«Tutto okay?» mi sussurra tra i capelli.
«Okay?»«Dopo quello che è successo con quello stronzo? Dopo
quello che è successo ieri?» aggiunge e la sua voce è
tranquilla.
Lo guardo negli occhi seri, intensi. “Sono okay?” «Sì»
sussurro.
Lui mi stringe ancora più forte, e io mi sento al sicuro,
adorata e amata, tutto in una volta sola. È delizioso.
Chiudo gli occhi e mi godo la sensazione che mi dà essere
tra le sue braccia. Amo quest’uomo. Amo il suo profumo
inebriante, la sua forza, il suo umore volubile.
«Non litighiamo» mormoro. Lui mi bacia i capelli e
inspira a fondo. «Hai un profumo meraviglioso come
sempre, Ana.»
«Anche tu» sussurro e lo bacio sul collo.
Lui mi lascia andare, troppo presto. «Ne avrò per un
paio d’ore.»
Vago svogliatamente per l’appartamento. Christian sta
ancora lavorando. Ho fatto la doccia e ho indossato un
paio di pantaloni della tuta e una T-shirt delle mie, e sono
annoiata. Non ho voglia di leggere. Se rimango ferma, mi
vengono in mente Jack e le sue mani su di me.
Do un’occhiata alla mia vecchia stanza, la stanza delle
Sottomesse. José può dormire qui. La vista gli piacerà.
Sono le otto e un quarto e il sole sta iniziando a tramontare
a ovest. Le luci della città scintillano sotto di me. È
magnifico. Sì, a José piacerà qui. Mi domando pigramente
dove Christian appenderà le foto che mi ha fatto José.
Preferirei che non lo facesse. Non ci tengo a vedermi ogniminuto.
Percorrendo il corridoio, mi ritrovo fuori dalla stanza dei
giochi e, senza pensarci, abbasso la maniglia. Christian di
solito la tiene chiusa a chiave ma, con mia sorpresa, la
porta si apre. Che strano. Sentendomi come un bambino
che marina la scuola e vagabonda nella foresta proibita,
entro. È buio. Premo l’interruttore e le luci sotto la cornice
del soffitto si illuminano di un bagliore morbido. È come me
la ricordo. Una specie di grembo protetto.
Immagini dell’ultima volta in cui sono stata qui mi
attraversano la mente. La cintura… Faccio una smorfia nel
ricordare. Ora pende con aria innocente, in fila con le altre,
sulla rastrelliera accanto alla porta. Timidamente, faccio
scorrere le dita sulle cinture, sui frustini e sugli
sculacciatori. Accidenti. Questo è ciò che devo affrontare
con il dottor Flynn. Una persona con questo stile di vita può
semplicemente
smettere?
Sembra
improbabile.
Raggiungo il letto e mi siedo sulle morbide lenzuola di raso
rosso, guardando tutte le attrezzature che mi circondano.
Qui accanto c’è la panca, e sopra quell’assortimento di
verghe. “Così tante! Non ne basta una?” Be’, meno se ne
parla e meglio è. E il grande tavolo. Non lo abbiamo mai
provato, qualsiasi cosa ci faccia lui. Lo sguardo mi cade
sul divano Chesterfield. Vado a sedermici. È solo un sofà,
niente di straordinario, niente a cui legare qualche ricordo.
Lancio un’occhiata dietro di me, e adocchio il cassettone
stile museo. La mia curiosità è solleticata. Che cosa ci
tiene dentro?
Mentre apro il primo cassetto, mi rendo conto che ilsangue mi sta martellando nelle vene. Perché sono così
nervosa? Sembra tanto proibito, come se stessi
sconfinando, il che ovviamente è vero. Ma se mi vuole
sposare, be’…
Accidenti, cos’è tutta questa roba? Un assortimento di
strumenti e attrezzi bizzarri è ordinatamente disposto nel
cassetto a scomparti. Non ho idea di cosa siano, o a cosa
servano. Ne prendo uno. È a forma di proiettile con una
specie di manico. “Mmh… che diavolo ci fai con questo?”
Rimango allibita, anche se credo di avere un’idea. Ce ne
sono di quattro misure diverse! Mi si rizzano i capelli e alzo
gli occhi.
Christian è in piedi sulla porta, che mi fissa con
un’espressione indecifrabile. Da quanto tempo è lì? Mi
sento come se mi avesse colta con le mani nel barattolo
della marmellata.
«Ciao.» Sorrido nervosamente, e so di avere gli occhi
sgranati e di essere mortalmente pallida.
«Che cosa stai facendo?» mi chiede dolcemente, ma
c’è qualcos’altro nel suo tono.
“Oh, merda. È arrabbiato?” Avvampo. «Ehm… ero
annoiata e curiosa» borbotto, imbarazzata di essere stata
scoperta. Aveva detto che sarebbe stato occupato un paio
d’ore.
«Una combinazione molto pericolosa.» Si passa l’indice
sul labbro inferiore, in quieta contemplazione, senza
distogliere gli occhi da me. Io deglutisco a fatica.
Lentamente, Christian entra nella stanza e si chiude la
porta alle spalle, i suoi occhi ardono. “Oddio.” Si appoggiacon noncuranza al cassettone, ma penso che la sua
disinvoltura sia ingannevole. La mia dea interiore non
riesce a capire se sia tempo di lottare o scappare.
«Dunque, che cosa ti incuriosisce, esattamente, Miss
Steele? Forse posso illuminarti.»
«La porta era aperta… Io…» Guardo Christian,
trattenendo il fiato e sbattendo le palpebre, incerta come
sempre sulla sua reazione o su quello che dovrei dire. I
suoi occhi sono cupi. Credo che sia divertito, ma è difficile
da dire. Si appoggia con i gomiti sul cassettone e posa il
mento sulle mani giunte.
«Sono entrato qui stamattina, domandandomi cosa fare
di tutto questo. Devo essermi dimenticato di chiudere.» Si
acciglia per un attimo, come se lasciare la porta aperta
fosse una terribile mancanza. Io aggrotto la fronte. Non è
da lui essere tanto smemorato.
«Ah.»
«Ma ora eccoti qua, curiosa come sempre.» La sua
voce è dolce, sorpresa.
«Non sei arrabbiato?» sussurro, con il fiato che mi
rimane.
Lui piega la testa di lato, e le sue labbra si contraggono
divertite.
«Perché dovrei essere arrabbiato?»
«Mi sento come se avessi sconfinato… e tu ce l’hai con
me.» La mia voce è tranquilla, come se fossi sollevata. La
fronte di Christian si increspa.
«Sì, hai sconfinato, ma non sono arrabbiato. Spero che
un giorno vivrai qui con me, e tutto questo…» indica lastanza con un gesto della mano «… sarà anche tuo.»
La stanza dei giochi…? Lo guardo a bocca aperta. È
una cosa difficile da capire.
«È per questo che sono stato qui oggi. Cercavo di
decidere cosa fare.» Si picchietta sulle labbra con l’indice.
«Sono sempre arrabbiato con te? Non lo ero stamattina.»
“Oh, è vero.” Sorrido al ricordo di Christian quando ci
siamo svegliati, e questo mi distrae dal pensiero di quel
che sarà della stanza dei giochi. Era un Christian così
divertente stamattina.
«Eri allegro. Mi piace il Christian allegro.»
«Davvero?» Inarca un sopracciglio, e le sue adorabili
labbra si incurvano in un sorriso. Un sorriso timido. “Wow!”
«Cos’è questo?» Sollevo la cosa che sembra un
proiettile d’argento.
«Sempre a caccia d’informazioni, Miss Steele. Quello è
un dilatatore anale» mi dice dolcemente.
«Oh…»
«L’ho comprato per te.»
“Cosa?” «Per me?»
Lui annuisce lentamente, il volto ora serio e guardingo.
Aggrotto la fronte. «Compri… ehm… giocattoli nuovi…
per ogni Sottomessa?»
«Alcune cose. Sì.»
«Dilatatori anali?»
«Sì.»
Okay… Deglutisco. Un dilatatore anale. È di metallo
duro… Sarà spiacevole? Ricordo la nostra discussione
riguardo ai giocattoli sessuali e ai limiti assoluti, dopo lamia laurea. All’epoca, credo di aver detto che avrei
provato. Ora, vedendomene davanti uno vero, non so se è
qualcosa che voglio fare. Lo esamino ancora una volta e lo
rimetto al suo posto nel cassetto.
«E questo?» Tiro fuori un oggetto gommoso, lungo e
nero, composto da una serie di sferette di dimensioni
decrescenti, unite insieme. La prima è la più grande,
l’ultima è la più piccola. Sono otto in totale.
«Sfere anali» dice Christian, osservandomi con
attenzione.
“Oh!” Le esamino affascinata e orripilata. Tutte queste,
dentro di me… “Là!” Non ne avevo idea.
«Fanno un certo effetto se le tiri fuori durante l’orgasmo»
aggiunge in tono pragmatico.
«Sono per me?» sussurro.
«Per te.» Annuisce lentamente.
«Dunque questo è il cassetto anale?»
Lui fa un sorrisetto malizioso. «Se preferisci.»
Lo chiudo in fretta, sentendo che sto diventando rossa
come un semaforo.
«Non ti piace il cassetto anale?» mi chiede con aria
innocente, divertito. Io lo guardo e mi stringo nelle spalle,
cercando di trarmi d’impaccio con un po’ di faccia tosta.
«Non è proprio in cima alla mia lista “cose da fare con
Christian”» borbotto con nonchalance. Timidamente, apro il
secondo cassetto. Lui sogghigna.
«Quello contiene una selezione di vibratori.»
Lo richiudo velocemente.
«E quello dopo?» sussurro, livida, ma per l’imbarazzo.«Quello è più interessante.»
“Oh!” Esitante, lo apro, senza distogliere gli occhi dal
volto bellissimo, ma anche molto compiaciuto, di Christian.
Dentro c’è una varietà di oggetti di metallo e alcune
mollette da bucato. Mollette da bucato! Prendo degli arnesi
che assomigliano a delle pinze.
«Pinze genitali» spiega Christian. Si sposta, venendomi
accanto. Rimetto subito via l’oggetto e scelgo qualcosa di
più delicato: due pinzette unite da una catena.
«Alcuni di questi sono per il dolore, ma la maggior parte
sono per il piacere» mormora.
«Che cos’è questo?»
«Pinze per capezzoli. Per entrambi.»
«Entrambi? I capezzoli?»
Christian sorride con malizia. «Be’, ci sono due mollette,
piccola. Sì, entrambi i capezzoli, ma non è quello che
intendevo. Queste sono sia per il piacere sia per il dolore.»
“Oh.” Me le toglie di mano.
«Dammi il mignolo.»
Faccio come mi dice, e lui mi pizzica la punta del dito
con una pinza.
Non è troppo stretto.
«La sensazione è molto intensa, ma è quando si tolgono
che si provano il dolore e il piacere più forti.» Tolgo la
pinza. Mmh… potrebbe essere divertente. Il pensiero mi
eccita.
«Mi piace la foggia» mormoro, e Christian sorride.
«Lo sai, Miss Steele? Credo che ci avrei scommesso.»
Annuisco timida e rimetto le pinze nel cassetto. Christiansi sporge in avanti per prenderne altre due.
«Queste sono regolabili.» Le solleva per farmele
ispezionare.
«Regolabili?»
«Le puoi mettere molto strette… oppure no. Dipende
dall’umore.»
Come fa a far sembrare tutto così erotico? Deglutisco, e
per distogliere la sua attenzione prendo in mano un
aggeggio che assomiglia alla rotella da cucina per tagliare
la pasta.
«E questo?» Lo guardo perplessa. Di certo non si
cucina nella stanza dei giochi.
«Quella è una rotella neurologica di Wartenberg.»
«Per?»
La prende. «Dammi la mano. Con il palmo in su.»
Gli tendo la sinistra e lui la prende delicatamente,
accarezzandomi le nocche con il pollice. Mi sento
attraversare da un brivido. La sua pelle contro la mia non
manca mai di eccitarmi. Fa scorrere la rotella sul mio
palmo.
«Ah!» Mi sento pungere la pelle… Non c’è solo il dolore,
ma qualcosa in più. In effetti, è stuzzicante.
«Immaginala sul seno» mormora Christian.
“Oh!” Arrossisco e strappo via la mano. Il mio respiro e
le pulsazioni del cuore aumentano.
«C’è una linea di confine molto sottile tra piacere e
dolore, Anastasia» continua dolcemente, mentre si china
per rimettere l’oggetto nel cassetto.
«Mollette da bucato?» sussurro.«Si possono fare parecchie cose con una molletta da
bucato.» I suoi occhi ardono.
Chiudo il cassetto.
«È tutto?» Christian sembra divertito.
«No…» Apro il quarto cassetto, e rimango confusa di
fronte a un ammasso di pelle e cinghie. Prendo una delle
cinghie… Sembra attaccata a una pallina.
«È una ball gag . Una specie di bavaglio. Per tenerti
buona» spiega Christian, ancora una volta divertito.
«Limiti relativi» mormoro.
«Ricordo» dice. «Puoi comunque respirare. I denti
afferrano la pallina.» La prende e con le dita mima una
bocca che tiene stretta la pallina.
«Hai mai indossato una ball gag ?» chiedo.
Lui si irrigidisce e mi guarda. «Sì.»
«Per soffocare le urla?»
Lui chiude gli occhi, e penso che sia per esasperazione.
«No, non è fatta per questo.»
“Ah, no?”
«Ha a che fare con il controllo, Anastasia. Quanto
indifesa ti sentiresti legata e senza poter parlare? Quanto ti
dovresti fidare, sapendo che ho potere su di te? che devo
saper leggere il tuo corpo e le tue reazioni, piuttosto che
sentire le tue parole? Ti rende più dipendente, e dà a me il
controllo definitivo.»
Deglutisco.
«Ne parli come se ti mancasse.»
«È ciò che conosco» mormora. I suoi occhi sono grandi
e seri, e l’atmosfera tra noi è cambiata; è come se lui sistesse confessando.
«Tu hai potere su di me. Sai di averlo» sussurro.
«Ce l’ho? Mi fai sentire… indifeso.»
«No!» “Oh, Christian…” «Perché?»
«Perché sei la sola persona che conosco che possa
davvero farmi male.» Mi sposta una ciocca di capelli dietro
l’orecchio.
«Oh, Christian… Questo vale per entrambi. Se tu non mi
volessi…» Rabbrividisco, abbassando gli occhi sulle mie
dita intrecciate. È qui che sta l’altra mia segreta riserva
riguardo a noi. Se lui non fosse così… disturbato, mi
vorrebbe? Scuoto la testa. Devo cercare di non pensarci.
«L’ultima cosa che voglio è farti male. Ti amo» mormoro.
Alzo entrambe le mani e faccio scorrere le dita tra le sue
basette, accarezzandogli dolcemente le guance. Lui
appoggia il volto contro le mie dita, lascia cadere la ball
gag nel cassetto e mi circonda la vita con le mani. Mi attira
a sé.
«Abbiamo finito con la presentazione e descrizione del
campionario?» chiede, la sua voce è dolce e seducente.
Le sue mani mi accarezzano la schiena, su fino alla nuca.
«Perché, cosa vuoi fare?»
Mi bacia dolcemente, e io mi abbandono al suo
abbraccio.
«Ana, oggi sei stata quasi aggredita.» Il tono di voce è
gentile ma guardingo.
«Allora?» chiedo, beandomi della sensazione della sua
mano sulla schiena e della sua vicinanza. Lui mi tira
indietro la testa e mi guarda severo.«Cosa significa “allora”?» mi rimprovera.
Guardo il suo viso adorabile e scontroso, e rimango
abbagliata.
«Christian, sto bene.»
Lui mi stringe a sé. «Quando penso a ciò che poteva
succedere» dice in un sospiro, seppellendo la faccia tra i
miei capelli.
«Quando imparerai che sono più forte di quello che
sembro?» gli sussurro contro il collo, rassicurante,
inspirando il suo profumo delizioso. Non c’è nulla di meglio
al mondo che essere tra le braccia di Christian.
«Io lo so che sei forte» rimugina lui, pacato. Mi dà un
bacio sui capelli ma, con mio enorme disappunto, mi
lascia andare.
Chinandomi, tiro fuori un altro aggeggio dal cassetto
aperto. Diverse manette attaccate a una sbarra. Le sollevo.
«Questa» dice Christian, con lo sguardo intenso «è una
barra divaricatrice con manette per mani e piedi.»
«Come funziona?» domando, genuinamente affascinata.
«Vuoi che te lo mostri?» mormora sorpreso, chiudendo
gli occhi per un istante. I suoi occhi sono ardenti, quando li
riapre.
«Sì, voglio una dimostrazione. Mi piace essere legata»
sussurro mentre la mia dea interiore balza dalla sua tana
alla chaise longue.
«Oh, Ana» mormora lui. Di colpo sembra angosciato.
«Cosa c’è?»
«Non qui.»
«Cosa vuoi dire?»«Ti voglio nel mio letto, non qui. Vieni.» Prende la sbarra
dalla mia mano e mi porta nella sua stanza.
Perché ce ne andiamo? Mi lancio un’occhiata alle spalle
mentre usciamo. «Perché non qui?»
Christian si ferma sulle scale e mi guarda con un’aria
seria.
«Ana, tu puoi anche essere pronta a tornare là dentro,
ma io no. L’ultima volta che ci siamo stati tu mi hai lasciato.
Quando lo capirai?» Si acciglia e mi lascia andare, per
poter gesticolare con la mano libera. «Di conseguenza,
tutto il mio atteggiamento è cambiato. Tutta la mia visione
della vita è radicalmente mutata. Te l’ho detto. Ciò che non
ti ho detto è…» Si ferma e si passa una mano tra i capelli,
cercando le parole giuste. «Sono come un alcolista in
recupero, okay? È l’unico paragone che mi viene in mente.
L’impulso è sparito, ma non voglio avere tentazioni. Non
voglio farti del male.»
Sembra così pieno di rimorsi, e in questo momento un
dolore acuto mi attraversa come una lancia. Che cos’ho
fatto a quest’uomo? Ho migliorato la sua vita? Era felice
prima di incontrarmi, no?
«Non posso sopportare l’idea di farti del male perché ti
amo» aggiunge guardandomi negli occhi, la sua
espressione è assolutamente sincera, come quella di un
ragazzino che sta dicendo la verità pura e semplice.
Il suo candore mi toglie il fiato. Lo adoro più che mai. Lo
amo incondizionatamente.
Mi lancio su di lui con tanta foga che deve lasciar cadere
la barra che ha in mano per prendermi, mentre lo spingocontro la parete. Afferro il suo volto tra le mani, attiro le sue
labbra contro le mie, assaporando la sua sorpresa, e
spingo la lingua nella sua bocca. Sono in piedi sullo scalino
sopra il suo, per cui ci troviamo alla stessa altezza, e io mi
sento euforica e potente. Baciandolo appassionatamente,
le mie dita si intrecciano ai suoi capelli, e ho voglia di
toccarlo, dappertutto, ma mi trattengo, sapendo della sua
paura. Ciò nonostante, il mio desiderio si scatena, caldo e
intenso, sbocciando nelle profondità del mio corpo. Lui
emette un gemito e mi prende per le spalle,
allontanandomi.
«Vuoi che ti scopi qui sulle scale?» mormora, con il
respiro affannoso. «Perché in questo momento lo farei.»
«Sì» mormoro. Il mio sguardo è intenso quanto il suo, ne
sono certa.
Mi fissa, gli occhi velati dalle ciglia. «No. Ti voglio nel
mio letto.» Mi solleva all’improvviso, mi carica su una
spalla, facendomi strillare, e mi sculaccia forte sul sedere,
tanto da farmi strillare ancora. Mentre scende per le scale,
si ferma per raccogliere la barra divaricatrice.
Mrs Jones sta uscendo dalla lavanderia quando
attraversiamo il corridoio. Ci sorride e io la saluto con la
mano, come per scusarmi. Non credo che Christian la noti.
In camera, mi rimette in piedi e lascia cadere la barra sul
letto.
«Non penso che mi farai del male» mormoro.
«Nemmeno io penso che ti farò del male» dice lui. Mi
prende la testa tra le mani e mi bacia, a lungo,
intensamente, facendo avvampare il mio sangue giàardente.
«Ti desidero così tanto» mi sussurra contro la bocca,
ansimando. «Sei sicura dopo… dopo oggi?»
«Sì, anch’io ti desidero. Voglio spogliarti.» Non vedo
l’ora di toccarlo… Le mie dita smaniano dal desiderio di
accarezzarlo.
I suoi occhi si dilatano e lui esita per un istante, forse per
considerare la mia richiesta.
«Okay» dice cauto.
Allungo le mani verso i bottoni della sua camicia e lo
sento trattenere il fiato.
«Non ti toccherò, se non vuoi» sussurro.
«No» si affretta a replicare. «Fallo pure. È fantastico. Sto
bene» mormora lui.
Slaccio delicatamente un bottone e le mie dita passano
al successivo, scivolando sulla sua camicia. I suoi occhi
sono grandi e luminosi, le sue labbra si schiudono mentre il
suo respiro diventa superficiale. È così bello, anche
quando ha paura… proprio perché ha paura. Slaccio il
terzo bottone e vedo i suoi morbidi peli affacciarsi dalla
scollatura.
«Voglio baciarti lì » mormoro.
Fa un respiro profondo. «Baciarmi?»
«Sì» sussurro.
Lui sussulta mentre slaccio il bottone successivo e molto
lentamente mi chino in avanti, rendendo chiare le mie
intenzioni. Lui sta trattenendo il fiato, ma rimane immobile
mentre poso un bacio delicato sulla peluria. Slaccio l’ultimo
bottone e mi rialzo. Lui mi sta guardando, c’è un’aria disoddisfazione, calma e… aspettativa sul suo volto.
«Sta diventando più facile, vero?» chiedo piano.
Lui annuisce, mentre lentamente gli faccio scivolare la
camicia giù dalle spalle e la lascio cadere sul pavimento.
«Che cosa mi hai fatto, Ana? Dimmelo» mormora.
«Qualunque cosa sia, non ti fermare.» E mi prende tra le
braccia, infilando entrambe le mani nei miei capelli e
spingendomi la testa all’indietro, così da avere libero
accesso alla mia gola.
Le sue labbra corrono sul mio mento, mordicchiandolo
dolcemente. Mugolo. Oh, desidero quest’uomo. Le mie
dita giocherellano con la cintura dei suoi pantaloni,
slacciando il bottone e tirando giù la cerniera.
«Oh, piccola» mormora senza fiato mentre mi bacia
dietro l’orecchio. Sento la sua erezione, dura e decisa,
spingere contro di me. Lo voglio. In bocca. All’improvviso
faccio un passo indietro e mi lascio cadere in ginocchio.
«Ehi…» ansima lui.
Gli tiro giù i pantaloni e i boxer con un movimento
brusco, e lo libero. Prima che lui possa fermarmi, glielo
prendo in bocca e inzio a succhiare, godendo del suo
sbalordimento. Mi guarda, osservando ogni mia mossa, gli
occhi così intensi e pieni di carnale beatitudine. Oddio.
Tengo a bada i denti e lo succhio più forte. Lui chiude gli
occhi e si abbandona a questo godimento. So che effetto
gli faccio, ed è un piacere edonistico, liberatorio e
terribilmente sensuale. La sensazione che provo mi dà alla
testa. Non sono solo potente… sono onnisciente.
«Cazzo» sibila, e mi tiene con delicatezza la testa,mentre muove i fianchi così da entrare più in profondità
nella mia bocca. Oh, sì, lo voglio e lo lavoro con la lingua,
succhiando forte… più volte…
«Ana.» Cerca di tirarsi indietro.
“Oh, no, non lo farai, Grey. Ti voglio.” Gli afferro con
fermezza i fianchi, raddoppiando i miei sforzi, e capisco
che è vicino.
«Per favore» ansima. «Sto per venire, Ana» geme.
Bene. La mia dea interiore getta la testa all’indietro in
estasi, e lui viene, gridando, nella mia bocca.
Apre i suoi occhi grigi e luminosi, abbassandoli su di
me, e io gli sorrido, leccandomi le labbra. Il sorriso che mi
fa in risposta è malizioso e salace.
«Oh, dunque è questo il gioco a cui stiamo giocando,
Miss Steele?» Si china, mi mette le mani sotto le ascelle e
mi tira su in piedi. All’improvviso la sua bocca è sulla mia.
Ansima.
«Sento il mio sapore. Il tuo è migliore» mormora contro
le mie labbra. Mi sfila la maglietta e la getta sul pavimento,
poi mi solleva e mi butta sul letto. Mi afferra i pantaloni
della tuta e me li toglie con una sola mossa: sotto sono
nuda. Sono sdraiata sul suo letto. In attesa. Vogliosa. I suoi
occhi assaporano la mia immagine.
«Sei una donna bellissima, Anastasia» mormora con
ammirazione.
Mmh… Piego la testa di lato, civettuola, e gli sorrido.
«Tu sei un uomo bellissimo, Christian, e hai un sapore
meraviglioso.»
Mi fa un sorriso furbo e prende la barra divaricatrice. Miafferra la caviglia sinistra e velocemente la chiude nella
cavigliera, ma non troppo stretta. Verifica quanto spazio
ho, inserendo il mignolo tra la cavigliera e la mia pelle. Non
distoglie gli occhi dai miei. Non ha bisogno di vedere cosa
sta facendo. Mmh… Lo ha già fatto prima.
«E ora vediamo di cosa sai tu. Se ricordo bene, sei una
leccornia straordinariamente squisita, Miss Steele.»
“Oh.”
Mi prende l’altra caviglia e, in modo rapido ed efficiente,
la chiude nell’altra cavigliera, così che i miei piedi
rimangono a una distanza di mezzo metro.
«La cosa bella di questo divaricatore è che si può
allungare» dice a bassa voce. Preme un pulsante sulla
barra, e le mie gambe si aprono ancora di più. “Wow,
quasi un metro.” Spalanco la bocca e faccio un bel respiro.
“Accidenti, questo sì che è erotico.” Sono eccitata, inquieta
e vogliosa.
Christian si passa la lingua sulle labbra.
«Oh, ci divertiremo un mondo con questa, Ana.» Afferra
la barra e la ruota, cosicché mi ribalto sulla pancia. La
cosa mi prende alla sprovvista.
«Vedi cosa posso farti?» dice cupo e ruota di nuovo la
barra bruscamente, cosicché torno sdraiata sulla schiena,
a fissarlo a bocca aperta, senza fiato.
«Queste manette sono per i polsi. Penserò se mettertele
oppure no. Dipende se ti comporterai bene oppure no.»
«Quando non mi comporto bene?»
«Mi vengono in mente alcune infrazioni» risponde
dolcemente, facendomi scorrere le dita sotto i piedi. Mi fa ilsolletico, ma la barra mi tiene in posizione anche quando
cerco di sottrarmi al suo tocco.
«Il BlackBerry, per esempio.»
Sussulto. «Che cosa mi farai?»
«Oh, non rivelo mai i miei piani.» Mi sorride, i suoi occhi
brillano di pura malizia.
“Wow.” È così sexy da togliere il fiato. Sale carponi sul
letto, per trovarsi in ginocchio davanti alle mie gambe,
splendidamente nudo, e io sono perduta.
«Mmh… Sei così aperta, Miss Steele.» Mi sfiora
delicatamente l’interno di ciascuna coscia, in modo lento
ma deciso, disegnando piccoli cerchi. Non interrompe mai
il contatto visivo.
«È tutta una questione di attesa, Ana. Che cosa ti farò?»
Queste parole pronunciate dolcemente penetrano nella
parte più profonda e oscura di me. Mi contorco sul letto e
mugolo. Le sue dita continuano il lento assalto alle mie
gambe, oltrepassando il retro delle ginocchia. D’istinto,
vorrei chiudere le gambe, ma non posso.
«Ricordati: se qualcosa non dovesse piacerti, basta che
tu mi dica di fermarmi» mormora. Chinandosi su di me, mi
bacia il ventre, morbidi baci che mi succhiano, mentre le
sue mani continuano la loro lenta tortura spostandosi su
per l’interno della mia coscia, accarezzando, solleticando.
«Oh, per favore, Christian» lo supplico.
«Oh, Miss Steele. Ho scoperto che sai essere impietosa
nei tuoi assalti amorosi su di me. Credo di poter
contraccambiare il favore su di te.»
Stringo la trapunta con le dita, mentre mi arrendo a lui.La sua bocca scende e le sue mani salgono, fino al
culmine delle mie gambe, esposto e vulnerabile. Emetto un
lamento, mentre lui fa scivolare le dita dentro di me, e
sollevo i fianchi per andargli incontro. Christian geme in
risposta.
«Non la finisci mai di sorprendermi, Ana. Sei così
bagnata» mormora contro la mia pelle, nel punto in cui i
peli del mio pube si congiungono al ventre. Mi inarco
mentre la sua bocca mi trova.
“Oddio.”
Inizia il suo assalto lento e sensuale, la lingua che turbina
più volte mentre le dita si muovono dentro di me. Poiché
non posso chiudere le gambe, o muovermi in alcun modo,
la sensazione è intensa, molto intensa. Inarco la schiena
mentre cerco di assorbirla.
«Oh, Christian» uggiolo.
«Lo so, piccola» sospira, e facendosi largo verso di me,
soffia dolcemente sulla parte più sensibile del mio corpo.
« Ah! Per favore!» lo supplico.
«Di’ il mio nome» ordina.
«Christian» lo chiamo, riconoscendo a stento la mia
voce. È così stridula, così eccitata.
«Ancora» dice d’un fiato.
«Christian, Christian, Christian Grey» grido forte.
«Sei mia.» La sua voce è dolce e letale. All’ultimo
assalto della sua lingua cedo, abbandonandomi
all’orgasmo, in modo spettacolare, e visto che ho le gambe
aperte, va avanti ripetutamente e io sono perduta.
Mi rendo conto a stento che Christian mi ha girata.«Stiamo per provare questo, piccola. Se non ti piace, o
è troppo scomodo, dimmelo e io mi fermerò.»
Cosa? Sono troppo persa nei postumi dell’orgasmo per
formulare qualsiasi pensiero coerente. Mi ritrovo seduta in
grembo a Christian. Com’è successo?
«Stenditi, piccola» mi sussurra all’orecchio. «Testa e
torace sul letto.»
Intontita, obbedisco. Lui mi tira indietro entrambe le mani
e le assicura con le manette alla sbarra, vicino alle caviglie.
“Oh…” Ho le ginocchia flesse, il sedere in aria, vulnerabile,
completamente suo.
«Ana, sei bellissima.» Ha la voce piena di desiderio.
Strappa la bustina del preservativo. Fa scorrere le dita
dalla base della mia schiena, poi ancora più sotto, lì , prima
di fermarsi un istante sul sedere.
«Quando sarai pronta, voglio anche questo.» Il suo dito
indugia sopra di me. Ansimo forte mentre mi tendo tutta
sotto la leggera pressione. «Non oggi, dolce Ana, ma un
giorno… Ti voglio in ogni modo. Voglio possedere ogni
centimetro di te. Sei mia.»
Penso al dilatatore anale, e ogni muscolo dentro di me si
tende. Le sue parole mi strappano un gemito, e le sue dita
si muovono su e giù su un territorio più familiare.
Un momento dopo, mi penetra con forza. « Ahi! Piano!»
mi lamento, e lui si ferma.
«Stai bene?»
«Fa’ piano… Fammici abituare.»
Lui scivola fuori e poi mi penetra di nuovo,
delicatamente, riempiendomi… due, tre volte. Sonoinerme.
«Sì, bene, ora ci sono» sussurro, beandomi di quella
sensazione.
Lui geme, riprende il suo ritmo. E si muove, si muove…
implacabile… riempiendomi tutta… ed è favoloso. C’è
gioia nella mia vulnerabilità, gioia nella mia resa a lui, e
nella consapevolezza che può perdersi in me nel modo che
vuole. Questo lo posso fare. Christian mi conduce in luoghi
oscuri, luoghi di cui ignoravo l’esistenza, e insieme li
riempiamo di una luce accecante. Oh, sì… abbagliante,
sfolgorante.
E mi lascio andare, mi beo di quello che mi fa, trovando
la mia dolce, dolcissima liberazione, e vengo di nuovo,
gridando forte, urlando il suo nome. Lui si ferma, versando
in me il suo cuore e la sua anima.
«Ana, piccola» grida e crolla accanto a me.
Slaccia con destrezza cavigliere e manette e mi
massaggia le caviglie e i polsi. Quando ha finito e
finalmente sono libera, mi attira tra le sue braccia e io mi
lascio andare alla deriva, esausta.
Quando riemergo, gli sono rannicchiata a fianco e lui mi
sta guardando. Non ho idea di che ore siano.
«Potrei osservarti dormire per ore, Ana» mormora e mi
bacia sulla fronte.
Sorrido e mi strofino languidamente contro di lui.
«Non vorrei mai lasciarti andare» mi dice dolcemente e
mi avvolge tra le braccia.
Mmh… «Non voglio andarmene mai. Non lasciarmiandare via» mormoro assonnata, le palpebre che rifiutano
di sollevarsi.
«Ho bisogno di te» sussurra, ma la sua voce è distante,
eterea, fa parte dei miei sogni. Lui ha bisogno di me…
bisogno di me… e mentre finalmente scivolo nell’oscurità, il
mio ultimo pensiero è per un bambino con gli occhi grigi e i
capelli ramati, sporchi e in disordine che mi sorride
timidamente.

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