Lettura Capitolo 10 ” Cinquanta sfumature di nero “

Sfumature.

A voi il 10° capitolo di 50 sfumature di nero

«Mac sarà presto di ritorno» mormora Christian.
«Mmh…» Apro gli occhi sbattendo le palpebre e
incontro il suo sguardo dolce. Oh, Signore, i suoi occhi
sono di un colore incredibile, specialmente qui, sul mare:
riflettono la luce che brilla sull’acqua attraverso gli oblò
della cabina.
«Mi piacerebbe davvero molto restare qui sdraiato con
te per tutto il pomeriggio, ma Mac avrà bisogno di una
mano con il gommone.» Christian si protende verso di me
e mi bacia tenero. «Ana, in questo momento sei
bellissima, tutta in disordine e sexy. Mi fai desiderare di
prenderti ancora.» Sorride e si alza dal letto. Io rimango
sdraiata supina, ad ammirare la vista.
«Non sei tanto male, capitano.» Gli scocco un bacio di
ammirazione e lui sorride.
Lo osservo muoversi con grazia, mentre si veste. È
davvero divinamente bello e, ancora una volta, ha fatto
l’amore con me in modo dolcissimo. Quasi non riesco a
credere alla mia fortuna. Non posso credere che
quest’uomo sia mio. Si siede accanto a me e s’infila le
scarpe.
«Capitano, eh?» dice. «Be’, ma io sono il signore del
vascello.»
Sposto la testa da un lato. «Sei il signore del mio cuore,
Mr Grey.» “E del mio corpo… e della mia anima.”
Lui scuote la testa incredulo e mi bacia. «Sarò sul ponte.
C’è una doccia nel bagno, se vuoi. Hai bisogno di
qualcosa? Un drink?» mi chiede sollecito, e tutto quello che
riesco a fare è sorridergli. È lo stesso uomo? È lo stesso
Christian?
«Cosa c’è?» chiede in risposta al mio sorriso sciocco.
«Tu.»
«In che senso?»
«Chi sei e cos’hai fatto a Christian?»
Le sue labbra si piegano in un sorriso triste.
«Non è molto lontano, piccola» dice dolcemente, e c’è
una vena di malinconia nella sua voce che mi fa subito
rimpiangere di avergli fatto quella domanda. Ma lui scuote
la testa. «Lo vedrai fin troppo presto.» Mi fa un sorrisetto.
«Specialmente se non ti alzi.» Si china e mi dà una
sculacciata. Guaisco e rido al tempo stesso.
«Mi hai fatto spaventare.»
«Davvero?» Christian aggrotta la fronte. «Devi darmi
qualche segnale, Anastasia. Come può fare altrimenti un
uomo?» Si piega su di me e mi bacia di nuovo. «A più
tardi, piccola» aggiunge, e con un sorriso smagliante si
alza e mi lascia ai miei pensieri.
Quando mi presento sul ponte, Mac è di nuovo a bordo, ma
si dilegua al livello superiore non appena apro le porte del
salone. Christian è al BlackBerry. “Con chi sta parlando?”
mi domando. Lui mi raggiunge e mi stringe a sé,
baciandomi i capelli.
«Grande notizia… bene. Sì… davvero? La scala
antincendio?… Capisco… Sì, stasera.»
Preme il pulsante di fine chiamata. Il suono dei motori
che si accendono mi fa sobbalzare. Mac dev’essere nella
cabina di pilotaggio sopra di noi.
«È tempo di tornare» dice Christian, mi bacia ancora
una volta mentre mi allaccia il giubbotto salvagente.
Il sole è basso nel cielo dietro di noi mentre rientriamo nel
porto, e io rifletto sul magnifico pomeriggio appena
trascorso. Sotto la guida attenta e paziente di Christian ho
stivato la randa, la vela anteriore e lo spinnaker, e ho
imparato a fare un nodo piatto, un nodo parlato e un nodo
margherita. Le sue labbra erano atteggiate al sorriso
durante la lezione.
«Potrei legarti, uno di questi giorni» borbotto acida.
Fa una smorfia ilare. «Prima dovrai prendermi, Miss
Steele.»
Le sue parole mi riportano alla mente la volta in cui mi ha
rincorso per l’appartamento, l’eccitazione, e le orribili
conseguenze. Aggrotto la fronte e rabbrividisco. Dopo
quell’episodio l’ho lasciato.
Riuscirei a lasciarlo di nuovo, ora che ha ammesso di
amarmi? Lo guardo in quei suoi limpidi occhi grigi. Potrei
mai lasciarlo, qualsiasi cosa mi faccia? Potrei tradirlo
così? No. Penso di no.
Lui mi ha fatto fare un altro tour della sua bellissima
barca, spiegandomi tutte le tecniche e il design innovativo,
e l’alta qualità dei materiali usati per costruirla. Ripenso
all’intervista che gli ho fatto quando l’ho conosciuto. Avevo
intuito già allora la sua passione per le barche, ma
pensavo che il suo amore fosse solo per le navi da carico
transoceaniche che la sua società costruisce, e non anche
per i catamarani eleganti e supersexy.
E a bordo di questa barca lui ha fatto l’amore con me
dolcemente e senza fretta. Scuoto la testa, ricordando il
mio corpo che si inarcava, eccitato dalle sue carezze. È un
amante eccezionale, ne sono sicura, anche se non ho
termini di paragone. Ma Kate si sarebbe profusa in dettagli
sull’argomento sesso, se fosse sempre così. Non è da lei
trattenersi sui particolari.
Ma per quanto tempo tutto questo sarà abbastanza per
lui? Non lo so, e il pensiero mi mette ansia.
Adesso Christian è seduto, e io sono in piedi tra le sue
braccia da un tempo che mi pare lunghissimo, in un
silenzio confortevole e complice, mentre la Grace è
sempre più vicina a Seattle. Ho il timone tra le mani, e
Christian mi spiega di volta in volta cosa devo fare.
«Navigare è una poesia vecchia come il mondo» mi
sussurra all’orecchio.
«Sembra una citazione.»
Lo sento sorridere. «Lo è. Antoine de Saint-Exupéry.»
«Oh… adoro Il piccolo principe.»
«Anch’io.»
È appena scesa la sera quando Christian, le mani sempre
sulle mie, ci guida dentro il porto. Ci sono luci che ci
ammiccano dalle altre barche, riflettendosi sulle acque
scure, ma è ancora abbastanza chiaro, è una serata
piacevole, limpida, che prelude a quello che sarà
sicuramente un tramonto spettacolare.
Una folla si raduna sul pontile mentre Christian fa virare
lentamente il catamarano in uno spazio relativamente
piccolo. Esegue la manovra con destrezza e senza
difficoltà riporta la barca nel posto che abbiamo lasciato
qualche ora fa. Mac salta sulla banchina e assicura la
Grace a una bitta.
«Eccoci di ritorno» dice Christian.
«Grazie» mormoro. «È stato un pomeriggio perfetto.»
Sorride. «Lo penso anch’io. Forse potrei iscriverti a un
corso di vela, per uscire da soli.»
«Mi piacerebbe. Così potremmo battezzare il letto altre
volte.»
Si china su di me e mi bacia dietro l’orecchio. «Mmh…
non vedo l’ora, Anastasia» sussurra, facendo scattare
sull’attenti ogni mio singolo follicolo pilifero.
“Come fa?”
«Vieni, l’appartamento è a posto. Possiamo tornare.»
«E le cose che abbiamo in albergo?»
«È già andato a prenderle Taylor.»
“Oh! Quando?”
«Stamattina, dopo aver perlustrato la Grace con la sua
squadra» dice Christian rispondendo alla mia domanda
inespressa.
«Quel poveretto non dorme mai?»
«Ma certo che dorme.» Christian inarca un sopracciglio,
con aria interrogativa. «Sta solo facendo il suo lavoro,
Anastasia, e lo fa molto bene. Jason è una vera scoperta.»
«Jason?»
«Jason Taylor.»
Pensavo che Taylor fosse il suo nome di battesimo.
Jason. Gli sta bene. È solido, affidabile. Per qualche
ragione, mi fa sorridere.
«Gli sei affezionata» dice Christian, guardandomi con
aria pensierosa.
«Suppongo di sì.» La sua affermazione mi spiazza. Lui
si rabbuia. «Non sono attratta da lui, se è per questo che ti
stai accigliando. Smettila.»
Christian sta quasi facendo il broncio… immusonito.
“Accidenti, è proprio un bambino a volte.” «Penso che
Taylor si prenda cura di te molto bene. Per questo mi
piace. Mi sembra affidabile e leale. Esercita il fascino di
uno zio su di me.»
«Di uno zio?»
«Sì.»
«Okay, di uno zio.» Christian soppesa quella definizione.
Rido.
«Oh, Christian, cresci, per l’amor del cielo.»
Lui spalanca la bocca, sorpreso del mio rimprovero, ma
poi aggrotta la fronte, come se prendesse in
considerazione quello che ho detto. «Sto cercando di
farlo» dice alla fine.
«Questo è vero» replico dolcemente, alzando gli occhi al
cielo.
«Che ricordi mi evochi quando alzi gli occhi al cielo,
Anastasia.» Sorride.
Io rispondo con uno sguardo malizioso. «Be’, se ti
comporti bene, forse potremmo far rivivere qualcuno di
quei ricordi.»
Le sue labbra prendono una piega sarcastica.
«Comportarmi bene?» Alza un sopracciglio. «Dimmi, Miss
Steele, che cosa ti fa pensare che voglia farli rivivere?»
«Probabilmente è il modo in cui i tuoi occhi si illuminano
come se fosse Natale, quando lo dici.»
«Mi conosci già così bene» osserva.
«Vorrei conoscerti meglio.»
Lui mi fa un sorriso dolce. «E io vorrei conoscere meglio
te, Anastasia.»
«Grazie, Mac.» Christian stringe la mano di McConnell e
scendiamo sul molo.
«È sempre un piacere, Mr Grey. Arrivederci. Ana,
piacere di averla conosciuta.»
Gli stringo la mano con imbarazzo. Deve sapere che
cosa abbiamo fatto Christian e io quando lui è sceso a
terra.
«Buona giornata, Mac, e grazie.»
Lui mi sorride e mi strizza l’occhio, facendomi arrossire.
Christian mi prende per mano e camminiamo fino alla
passeggiata del porto.
«Da dove viene Mac?» chiedo, incuriosita dal suo
accento.
«Irlanda… Irlanda del Nord» si corregge Christian.
«È un tuo amico?»
«Mac? Lavora per me. Ha aiutato a costruire la Grace.»
«Hai molti amici?»
Christian aggrotta la fronte. «Non molti. Facendo ciò che
faccio… non coltivo le amicizie. C’è solo…» Si ferma, si
acciglia ulteriormente, e so che stava per menzionare Mrs
Robinson.
«Hai appetito?» mi chiede, per cambiare argomento.
Annuisco. A dire il vero, sto morendo di fame.
«Mangeremo dove abbiamo lasciato la macchina.
Vieni.»
Vicino all’SP c’è un piccolo bistrot italiano chiamato Bee.
Mi ricorda un posto a Portland: pochi tavoli e séparé,
arredamento molto essenziale e moderno, una grande
fotografia in bianco e nero d’inizio secolo a mo’ di murale.
Christian e io ci accomodiamo in un séparé e studiamo
attentamente il menu, sorseggiando un frascati, delizioso e
leggero. Alzo gli occhi dalla lista, dopo aver scelto, e vedo
che Christian mi sta guardando con attenzione.
«Cosa c’è?» chiedo.
«Sei molto carina, Anastasia. L’aria aperta ti dona.»
Arrossisco. «Il vento mi frastorna, a dirti la verità. Ma ho
passato un bellissimo pomeriggio. Un pomeriggio perfetto.
Grazie.»
Lui sorride, nei suoi occhi c’è calore. «È stato un
piacere» sussurra.
«Posso chiederti una cosa?» Decido di proseguire le
mie indagini.
«Qualsiasi cosa, Anastasia. Lo sai.» Piega la testa di
lato. È bellissimo.
«Non mi pare che tu abbia tanti amici. Perché?»
Lui scrolla le spalle e si rabbuia. «Te l’ho detto, non ne
ho il tempo. Ho dei soci d’affari, anche se è un rapporto
molto diverso dall’amicizia, suppongo. Ho la mia famiglia,
tutto qui. A parte Elena.»
Ignoro la menzione di quella strega. «Nessun amico
maschio della tua età con cui puoi uscire a scaricarti?»
«Sai come mi piace scaricarmi, Anastasia.» Increspa le
labbra. «E poi lavoro, consolido la mia attività.» Sembra
stupito. «È tutto quello che faccio. A parte navigare e
volare ogni tanto.»
«Nemmeno al college?»
«No.»
«Solo Elena, allora?»
Lui annuisce, con aria diffidente.
«Dev’essere una vita solitaria.»
Piega le labbra in un sorriso mesto. «Che cosa vuoi
mangiare?» chiede cambiando argomento.
«Prenderò il risotto.»
«Ottima scelta.» Christian chiama il cameriere e mette
fine alla conversazione.
Dopo aver fatto le ordinazioni, mi muovo a disagio sulla
sedia, fissandomi le dita intrecciate. Se è in vena di
parlare, devo cercare di approfittarne.
Devo chiedergli delle sue aspettative, dei suoi… mmh…
bisogni.
«Anastasia, cosa c’è che non va? Dimmelo.»
Alzo gli occhi sul suo volto preoccupato.
«Dimmelo» mi esorta con più enfasi, e la sua
preoccupazione si trasforma in… cosa? paura? rabbia?
Faccio un profondo respiro. «Temo solo che questo non
sia abbastanza per te. Sai, per scaricarti.»
I muscoli della sua mascella si tendono, lo sguardo si
indurisce. «Ti ho dato motivo di pensare che non sia
abbastanza?»
«No.»
«Allora perché lo pensi?»
«So come sei fatto. Quali sono… mmh… i tuoi bisogni»
balbetto.
Lui chiude gli occhi e si gratta la fronte.
«Che cosa devo fare?» La sua voce è dolce in modo
sinistro, come se fosse arrabbiato, e sento il cuore
affondarmi nel petto.
«No, mi hai fraintesa… Tu sei fantastico, e so che sono
solo pochi giorni che ci frequentiamo, ma spero che la mia
presenza non ti stia forzando a essere qualcuno che non
sei.»
«Sono ancora me stesso, Anastasia, in tutte le mie
cinquanta sfumature. Sì, devo lottare contro la mia
tendenza ad avere il controllo su tutto… ma è la mia natura,
il modo in cui ho affrontato la vita. Sì, mi aspetto che ti
comporti in un certo modo, e quando non lo fai è stimolante
e originale allo stesso tempo. Facciamo ancora quello che
mi piace fare. Hai lasciato che ti sculacciassi dopo la tua
bizzarra idea di fare un’offerta per l’asta, ieri.» Sorride
teneramente al ricordo. «Mi è piaciuto punirti. Non credo
che lo stimolo mi passerà mai… Ma ci sto provando, e non
è così dura come pensavo.»
Io mi sposto sulla sedia, a disagio, e arrossisco,
rammentando il nostro incontro illecito nella stanza che
occupava da ragazzo. «Non m’importa» sussurro
sorridendo timidamente.
«Lo so.» Le sue labbra s’incurvano in un sorriso
riluttante. «Nemmeno a me. Ma lascia che ti dica una cosa,
Anastasia, tutto questo è nuovo per me e questi pochi
giorni sono stati i migliori della mia vita. Non voglio
cambiare niente.»
“Oh!”
«Sono stati i migliori anche della mia, senza eccezioni»
mormoro e il suo sorriso si allarga. La mia dea interiore
annuisce con vigore e mi dà di gomito. “Okay, okay.”
«E così, non mi vuoi portare nella tua stanza dei giochi?»
Lui deglutisce e impallidisce. Ogni traccia di ilarità
scompare. «No, non voglio.»
«Perché no?» sussurro. Questa non è la risposta che mi
aspettavo.
E sì… be’, sento anche una punta di delusione. La mia
dea interiore batte i piedi e fa il broncio, con le braccia
conserte come una bambina arrabbiata.
«L’ultima volta che ci siamo stati tu mi hai lasciato» mi
risponde pacatamente. «Rifuggo da ogni cosa che
potrebbe farti pensare di lasciarmi di nuovo. Ero
devastato, quando l’hai fatto. Te l’ho detto. Non voglio
sentirmi così mai più. Ti ho spiegato quello che sento per
te.» I suoi occhi grigi sono grandi e intensi per la sincerità.
«Ma non mi sembra giusto. Non può essere molto
rilassante per te doverti costantemente preoccupare di
come mi sento. Hai fatto tutti questi cambiamenti per me, e
io… io vorrei poter contraccambiare in qualche modo. Non
lo so… forse… cercando… facendo qualche gioco…»
balbetto e divento rossa come le pareti della stanza dei
giochi.
Perché è così difficile parlarne? Ho fatto sesso estremo
in tutte le maniere con quest’uomo, cose che non avevo
mai sentito nominare fino a qualche settimana fa, che non
pensavo neppure possibili, eppure la più difficile di tutte è
parlarne.
«Ana, contraccambi già più di quanto pensi. Per favore,
per favore, non sentirti così.»
Il Christian spensierato non c’è più. I suoi occhi adesso
sono grandi di paura. Mi si stringe lo stomaco. «Piccola, è
stato solo un weekend» continua. «Diamoci del tempo. Ho
pensato molto a noi la settimana scorsa, dopo che te ne
sei andata. Abbiamo bisogno di tempo. Hai bisogno di
fidarti di me, e io di te. Forse, un giorno, potremo
assecondarci, ma adesso a me piaci così come sei. Mi
piace vederti felice, rilassata e spensierata, e sono
contento di sapere che in qualche modo sono io a farti
sentire così. Non ho mai…» Si ferma e si passa una mano
tra i capelli. «Dobbiamo imparare a camminare prima di
poter correre.» All’improvviso, mi sorride.
«Cosa c’è di tanto divertente?»
«Flynn. Lo dice sempre. Non ho mai pensato che l’avrei
citato.»
«Un flynnismo, dunque.»
Christian ride. «Esatto.»
Il cameriere arriva con i nostri antipasti e la bruschetta, e
la nostra conversazione cambia registro. Christian si
rilassa.
Non posso fare a meno di pensare al Christian che ho
visto oggi: tranquillo, felice e spensierato. Perlomeno ora
sta ridendo, di nuovo a suo agio.
Dentro di me, sospiro di sollievo mentre inizia a farmi
domande sui posti dove sono stata. La discussione è
breve, visto che non sono andata da nessuna parte a
eccezione degli Stati Uniti continentali. Christian invece ha
viaggiato in tutto il mondo. Scivoliamo in una
conversazione più spensierata e felice, parlando dei posti
che ha visitato.
Dopo una gustosa e ricca cena, Christian mi riporta
all’Escala. La voce dolce di Eva Cassidy si diffonde dalle
casse dello stereo, offrendomi una piacevole pausa per
pensare. Ho trascorso una giornata incredibile. La
dottoressa Greene, la nostra doccia, l’ammissione di
Christian, fare l’amore con lui in hotel e sulla barca, la
macchina che mi ha comprato. Christian stesso è stato
molto diverso di volta in volta. È come se si stesse
lasciando andare o si stesse riscoprendo… non lo so.
Chi avrebbe mai detto che poteva essere così dolce?
Lui sapeva di esserlo?
Quando lo guardo, anche lui sembra perso nei suoi
pensieri. Mi colpisce che non abbia praticamente avuto
un’adolescenza. Un’adolescenza normale, intendo. Scuoto
la testa.
Ripenso al momento in cui ho ballato con il dottor Flynn e
al panico negli occhi di Christian quando gli ho rivelato che
Flynn mi aveva detto tutto di lui. Christian mi sta ancora
nascondendo qualcosa. Come possiamo andare avanti se
si sente così?
Pensa che potrei lasciarlo se lo conoscessi. Pensa che
potrei lasciarlo se fosse se stesso. “Oh, è così complicato.”
A mano a mano che ci avviciniamo a casa, lui comincia
a innervosirsi, finché la tensione diventa palpabile. Mentre
guida, lancia occhiate ai marciapiedi, alle strade che
fiancheggiamo, i suoi occhi guizzano dappertutto, e so che
sta cercando Leila. Guardo anch’io. Tutte le giovani brune
sono sospette, ma non la vedo.
Quando parcheggia nel garage, la sua bocca è irrigidita
in una linea severa. Mi domando perché siamo tornati qui,
se lui dev’essere così inquieto e ansioso. Sawyer è di
pattuglia nel parcheggio. L’Audi profanata non c’è più. Si
avvicina per aprirmi la portiera mentre Christian si ferma
accanto al SUV.
«Salve, Sawyer» lo saluto.
«Miss Steele.» Fa un cenno con la testa. «Mr Grey.»
«Nessun segno?» chiede Christian.
«No, signore.»
Christian annuisce, mi prende per mano e si dirige verso
l’ascensore. So che il suo cervello sta alacremente
rimuginando. Lui è distratto. Non appena siamo dentro la
cabina, si volta verso di me.
«Non ti è permesso uscire di qui da sola. Mi hai
capito?» sbotta.
«Okay.» “Accidenti, stai calmo.” Ma i suoi modi mi fanno
sorridere. Mi congratulo con me stessa. Mi stupisce che,
solo una settimana fa, quest’uomo, tutto controllo e ordini
bruschi, mi incutesse timore quando mi parlava così. Ma
ora lo capisco molto meglio. È il suo modo di affrontare le
cose. È preoccupato per via di Leila, mi ama, e vuole
proteggermi.
«Cosa c’è di tanto divertente?» borbotta, e anche la sua
espressione si addolcisce.
«Tu.»
«Io, Miss Steele? Perché sono divertente?» Fa il
broncio.
Christian con il broncio è… sexy.
«Non fare il broncio.»
«Perché?» Sembra ancora più divertito.
«Perché mi fa lo stesso effetto che fa su di te quando
faccio così.» Mi mordo il labbro apposta.
Lui alza un sopracciglio, sorpreso e compiaciuto allo
stesso tempo. «Davvero?» Lo fa di nuovo, e poi si china su
di me per darmi un bacio veloce e casto.
Io sollevo la testa per incontrare la sua bocca e,
nell’istante in cui le nostre labbra si toccano, la natura del
bacio cambia, l’incendio divampa nelle mie vene a questo
intimo contatto, spingendomi verso di lui.
All’improvviso le mie dita sono tra i suoi capelli. Lui mi
afferra e mi schiaccia contro la parete, le sue mani
incorniciano il mio viso, e mi tengono avvinta alle sue
labbra mentre le nostre lingue si cercano. Non so se è lo
spazio angusto a far sembrare tutto molto più reale, ma
sento il suo bisogno, la sua ansia, la sua passione.
“Accidenti.” Lo voglio. Qui. Adesso.
L’ascensore si ferma, le porte si aprono e Christian
stacca il volto dal mio, i suoi fianchi mi tengono ancora
imprigionata contro la parete, la sua erezione preme contro
di me.
«Wow…» mormora senza fiato.
«Wow…» faccio anch’io, immettendo finalmente aria nei
polmoni.
Mi guarda, con gli occhi che luccicano. «Che cosa mi
stai facendo, Ana.» Segue con il pollice la curva del mio
labbro inferiore.
Con la coda dell’occhio vedo Taylor fare qualche passo
indietro, così da uscire dal mio campo visivo. Mi sollevo un
po’ e poso un bacio all’angolo della bocca perfettamente
scolpita di Christian.
«Potrei farti la stessa domanda.»
Si stacca e mi prende per mano, i suoi occhi sono più
cupi adesso, socchiusi. «Vieni» mi ordina.
Taylor è ancora nell’atrio, e ci aspetta con discrezione.
«Buonasera, Taylor» lo saluta Christian, cordialmente.
«Mr Grey, Miss Steele.»
«Ero Mrs Taylor ieri.» Sorrido e Taylor arrossisce.
«Suona bene, Miss Steele» commenta Taylor.
«L’ho pensato anch’io.»
Christian aumenta la pressione sulla mia mano e si
rabbuia. «Se avete finito, mi piacerebbe essere
aggiornato.» Lancia un’occhiataccia a Taylor, che ora
sembra a disagio, ed è colpa mia: ho oltrepassato il limite.
«Mi dispiace» dico muovendo appena le labbra, rivolta a
Taylor, che si stringe nelle spalle e mi sorride gentile prima
che mi volti per seguire Christian.
«Sarò da te tra poco. Voglio solo scambiare una parola
con Miss Steele» dice Christian a Taylor, e so di essermi
cacciata nei guai.
Mi guida nella sua camera da letto e chiude la porta.
«Non flirtare con il personale, Anastasia» mi rimprovera.
Io apro la bocca per difendermi, poi la richiudo, poi la
riapro. «Non stavo flirtando. Ero solo amichevole… C’è
differenza.»
«Non essere amichevole con il personale e non flirtare
con nessuno di loro. Non mi piace.»
“Oh, addio, Christian spensierato.” «Mi dispiace»
borbotto e mi fisso le mani. Non mi aveva fatto sentire una
bambina per tutto il giorno. Mi prende il viso tra le mani per
farmi sollevare la testa e incontrare i suoi occhi.
«Lo sai quanto sono geloso» sussurra.
«Non hai alcun motivo di essere geloso, Christian. Il mio
corpo e la mia anima sono tuoi.»
Lui sbatte le palpebre, come se trovasse difficile
crederlo. Si china su di me e mi bacia velocemente, ma
non c’è la passione che abbiamo sperimentato un
momento fa nell’ascensore.
«Non ci metterò molto. Fa’ come se fossi a casa tua»
dice imbronciato e si volta, lasciandomi stordita e confusa.
“Perché mai dovrebbe essere geloso di Taylor?” Scuoto
la testa, incredula.
Guardo la sveglia e noto che sono appena passate le
otto. Decido di preparare i miei vestiti per andare al lavoro
domani mattina. Salgo al piano di sopra, nella mia camera
da letto, e apro la cabina armadio. È vuota. Tutti i vestiti
sono spariti. “Oh, no!” Christian mi ha preso in parola e si è
sbarazzato del guardaroba.
Perché mi ha preso in parola? La voce di mia madre mi
risuona in testa per perseguitarmi: “Gli uomini prendono
tutto alla lettera, tesoro”. Sbuffo e fisso lo spazio vuoto.
C’erano anche dei vestiti bellissimi, come quello d’argento
che ho indossato al ballo.
Sconsolata, ritorno in camera. “Aspetta un momento.
Che cosa succede?” L’iPad è scomparso. E il mio Mac?
“Oh, no.” Il mio primo pensiero è che sia stata Leila a
rubarli.
Corro giù per le scale e torno nella camera da letto di
Christian. Sul comodino ci sono il mio Mac, il mio iPad, e il
mio zainetto. È tutto qui.
Apro la porta della cabina armadio. Ci sono i miei vestiti.
Tutti. Condividono lo spazio con quelli di Christian. Quando
è successo? Perché non mi avvisa mai quando fa una
cosa come questa?
Mi volto, e lui è in piedi sulla soglia.
«Oh, ce l’hanno fatta a spostare tutto» mormora,
distratto.
«Cosa c’è che non va?» chiedo. Il suo volto è teso.
«Taylor pensa che Leila sia entrata dalla scala
antincendio. Deve aver avuto la chiave. Adesso tutte le
serrature sono state cambiate. La squadra di Taylor ha
controllato a fondo ogni stanza dell’appartamento. Lei non
è qui.» Si ferma e si passa una mano tra i capelli. «Vorrei
tanto sapere dov’è. Sta eludendo tutti i nostri tentativi di
trovarla, quando invece ha bisogno d’aiuto.» Corruga la
fronte, e il disappunto che sentivo fino a poco fa svanisce.
Lo abbraccio. Lui mi stringe a sé e mi dà un bacio sui
capelli.
«Cosa farai quando la troverai?» chiedo.
«Il dottor Flynn può occuparsene.»
«E suo marito?»
«Se n’è lavato le mani di lei.» Il tono di Christian è
amaro. «La sua famiglia vive nel Connecticut. Penso che
qui sia sola.»
«Che tristezza.»
«Ti va bene che abbia fatto portare qui le tue cose?
Voglio dividere la stanza con te» mormora.
“Ehi, rapido cambio di direzione!”
«Sì.»
«Voglio che dormi con me. Non ho incubi quando dormi
con me.»
«Hai incubi?»
«Sì.»
Mi stringo più forte a lui. Un altro carico da novanta. Mi si
stringe il cuore per quest’uomo.
«Stavo preparando gli abiti per andare al lavoro domani
mattina» mormoro.
«Lavoro!» esclama Christian come se fosse una
parolaccia, e mi lascia andare, guardandomi torvo.
«Sì, lavoro» replico, confusa dalla sua reazione.
Lui mi fissa come se non comprendesse. «Ma Leila… è
là fuori.» Si ferma. «Non voglio che tu vada a lavorare.»
“Cosa?” «Questo è ridicolo, Christian. Devo andare al
lavoro.»
«No che non devi.»
«Ho un nuovo impiego, che mi piace. Certo che devo
andarci.» “Che cosa significa?”
«No, non devi» replica con enfasi.
«Credi che me ne starò qui a girarmi i pollici mentre tu
giochi a fare il signore dell’universo?»
«Francamente… sì.»
“Oh, Signore… Dammi la forza.”
«Christian, devo andare al lavoro.»
«No, non devi.»
«Sì. Io. Devo» dico lentamente, come se lo spiegassi a
un bambino.
Lui mi guarda torvo. «Non è sicuro.»
«Christian… ho bisogno di lavorare per vivere, andrà
tutto bene.»
«No, non hai bisogno di lavorare per vivere… E come
sai che andrà tutto bene?» Sta quasi urlando.
“Che cosa vuol dire? Che mi darà dei soldi? Oh, questo
è più che ridicolo. Lo conosco da quanto? Cinque
settimane?”
È arrabbiato, me lo dicono i suoi occhi che fanno fuoco e
fiamme, ma non m’importa.
«Per l’amor del cielo, Christian, Leila era in piedi in
fondo al tuo letto e non mi ha fatto niente, e sì, ho bisogno
di lavorare. Non voglio che mi mantenga tu. Devo restituire
il prestito studentesco.»
Fa una smorfia seccata, mentre io punto i pugni sui
fianchi. Non indietreggerò di un millimetro. “Chi diavolo si
crede di essere?”
«Non voglio che tu vada al lavoro.»
«Non devi dirmelo tu, Christian. Non è una decisione che
spetta a te.»
Lui si passa di nuovo la mano tra i capelli mentre mi
fissa. Passano secondi, minuti nei quali ci guardiamo in
cagnesco.
«Sawyer verrà con te.»
«Christian, non è necessario. Non essere irrazionale.»
«Irrazionale?» ringhia. «O lui viene con te, o sarò
davvero molto irrazionale e ti terrò qui.»
“Lo farebbe davvero?” «In che modo, esattamente?»
«Oh, troverei un modo, Anastasia. Non mettermi alla
prova.»
«Okay!» gli concedo alzando le mani per calmarlo.
“Porca miseria. Mr Cinquanta Sfumature è tornato e non ce
n’è per nessuno.”
Ci fissiamo con aria torva.
«Okay, Sawyer può venire con me, se ti fa sentire
meglio» concedo, alzando gli occhi al cielo. Christian
stringe i suoi a fessura e fa qualche passo verso di me,
con aria minacciosa. Io indietreggio di un passo. Lui si
ferma e prende fiato, chiude gli occhi, si passa entrambe le
mani nei capelli. “Oh, no.” Sembra fuori di sé.
«Posso farti fare un tour della casa?»
“Un tour? Mi stai prendendo in giro?” «Okay» balbetto
diffidente. Altro cambio di direzione. Mr Lunatico è di
nuovo in città. Mi porge la mano e, quando la prendo,
stringe la mia dolcemente.
«Non volevo spaventarti.»
«Non mi hai spaventata. Stavo solo per andarmene»
dico a mo’ di battuta.
«Andartene?» Christian sgrana gli occhi.
«Sto scherzando!» “Oh, accidenti.”
Mi conduce fuori dalla cabina armadio, e io mi prendo un
attimo per calmarmi. L’adrenalina mi scorre ancora nel
corpo. Uno scontro con lui non è da sottovalutare.
Mi fa fare il giro dell’appartamento, mostrandomi le varie
stanze. Oltre alla stanza dei giochi, ci sono tre camere da
letto per gli ospiti al piano di sopra. E sono stupita di
scoprire che Taylor e Mrs Jones hanno un’ala tutta per loro,
con una cucina, una spaziosa zona giorno e una camera
da letto per ciascuno. Mrs Jones non è ancora tornata dalla
sua visita alla sorella che vive a Portland.
Al piano di sotto la stanza che più cattura il mio interesse
è quella davanti allo studio, con un enorme televisore e un
vasto assortimento di console per videogiochi. È
accogliente.
«E così hai un’Xbox?» sogghigno.
«Sì, ma sono una frana. Elliot mi batte sempre. È stato
divertente quando hai pensato che volessi portarti a
giocare con l’Xbox.» Mi sorride, la rabbia è già
dimenticata. Grazie a Dio ha recuperato il suo buonumore.
«Sono contenta che mi trovi divertente, Mr Grey»
rispondo altezzosa.
«Lo sei, Miss Steele… quando non sei esasperante,
ovviamente.»
«Di solito sono esasperante quando tu sei
irragionevole.»
«Io? Irragionevole?»
«Sì, Mr Grey. Irragionevole potrebbe essere il tuo
secondo nome.»
«Non ho un secondo nome.»
«Irragionevole calzerebbe a pennello.»
«Credo che sia una questione di punti di vista, Miss
Steele.»
«Sarei interessata a sentire l’opinione professionale del
dottor Flynn.»
Christian mi sorride malizioso.
«Pensavo che Trevelyan fosse il tuo secondo nome.»
«No. Cognome.»
«Ma non lo usi.»
«È troppo lungo. Vieni» mi ordina. Lo seguo.
Attraversiamo il salone e percorriamo il corridoio
principale finché, dopo aver oltrepassato la lavanderia e
l’impressionante cantina dove Christian tiene i vini,
arriviamo all’ufficio di Taylor, ampio e ben equipaggiato.
Taylor si alza in piedi non appena entriamo. L’ambiente è
abbastanza grande per ospitare un tavolo da riunioni per
sei persone. Sopra una scrivania c’è una serie di monitor.
Non avevo idea che l’appartamento avesse un sistema di
telecamere a circuito chiuso. Sui visori ci sono il bancone
della cucina, le scale, l’ascensore di servizio e l’atrio.
«Salve, Taylor. Stavo facendo fare un giro ad
Anastasia.»
Taylor annuisce ma non sorride. Mi domando se gli sia
stato ordinato di fare così. O forse è perché sta ancora
lavorando? Quando gli sorrido, lui mi fa un cortese cenno
con la testa. Christian mi prende la mano ancora una volta
e mi porta in biblioteca.
«Qui ci sei stata.» Christian apre la porta. E io getto
un’occhiata al grande tavolo da biliardo con il tappeto
verde.
«Possiamo giocare?» chiedo.
Christian sorride, sorpreso. «Okay. Hai mai giocato
prima?»
«Qualche volta…» mento, e lui strizza gli occhi piegando
la testa di lato.
«Sei una pessima bugiarda, Anastasia. O non hai mai
giocato in vita tua, oppure…»
Mi passo la lingua sulle labbra. «Temi un po’ di
competizione?»
«Dovrei avere paura di una ragazzina come te?»
Christian mi prende in giro in modo benevolo.
«Scommettiamo, Mr Grey.»
«Sei così sicura di te, Miss Steele?» Mi sorride, divertito
e incredulo allo stesso tempo. «Che cosa vuoi
scommettere?»
«Se vinco, voglio che mi porti ancora una volta nella tua
stanza dei giochi.»
Lui mi fissa come se non riuscisse a comprendere
quello che ho appena detto. «E se vinco io?» mi chiede
dopo diversi istanti sotto shock.
«Allora potrai scegliere tu.»
Le sue labbra si piegano mentre pensa alla replica.
«Okay, andata.» Mi sorride. «Vuoi giocare a pool, biliardo
inglese o carambola?»
«A pool, per favore. Gli altri non li conosco.»
Da un armadietto sotto la libreria Christian estrae una
grossa valigia di pelle. Dentro ci sono le palle da biliardo in
una custodia di velluto. Veloce ed efficiente, le dispone sul
panno verde. Penso di non aver mai giocato a pool su un
tavolo così grande. Christian mi passa una stecca e
qualche pezzo di gesso.
«Vuoi spaccare?» Simula un po’ di galanteria. Si sta
divertendo. Crede che vincerà.
«Okay.» Passo il gesso sulla punta della stecca e soffio
via quello in eccesso. Intanto guardo Christian di sottecchi.
I suoi occhi diventano più cupi, quando lo faccio.
Mi allineo con la palla bianca e con un colpo veloce e
secco colpisco al centro del triangolo in cui sono state
disposte le altre, con una tale forza che una di quelle rigate
finisce nella buca d’angolo a destra. Le altre palle sono
sparse sul tappeto verde.
«Scelgo quelle rigate» dico con un sorriso innocente. La
sua bocca si piega divertita.
«Prego» mi dice gentile.
Io procedo mettendo in buca altre tre palle, in rapida
successione. Dentro di me, sto ballando. In questo
momento sono estremamente grata a José per avermi
insegnato a giocare a pool tanto bene. Christian mi guarda
impassibile, senza rivelare nulla, ma il suo buonumore
sembra scemare. Manco la palla rigata verde per un soffio.
«Lo sai, Anastasia, potrei stare qui a guardarti mentre ti
pieghi e ti distendi sul biliardo per tutto il giorno» mi dice
con l’aria di chi apprezza davvero.
Arrossisco. Grazie a Dio indosso i jeans. Lui sorride con
malizia. “Sta cercando di distrarmi, il bastardo.” Si toglie il
maglioncino color crema e lo getta sullo schienale di una
sedia, mi sorride e si avvicina per il suo primo tiro.
Si piega sul tavolo. La bocca mi si secca. “Oh, capisco
quello che voleva dire.” Christian, con i jeans attillati e la Tshirt
bianca, che si piega così… è uno spettacolo da
vedere. Perdo quasi di vista il gioco. Lui mette in buca
quattro palle piene, velocemente, poi sbaglia imbucando
quella bianca.
«Un errore banale, Mr Grey» lo prendo in giro.
Lui sorride. «Ah, Miss Steele, non sono che un povero
mortale. Tocca a te, credo.» Mi indica il tavolo.
«Non starai cercando di perdere?»
«Oh, no. Per quello che ho in mente come premio voglio
vincere, Anastasia.» Si stringe nelle spalle. «Ma, del resto,
voglio sempre vincere.»
Lo guardo, stringendo gli occhi. Sono contenta di
indossare la mia camicetta azzurra, che ha una piacevole
scollatura. Faccio il giro del tavolo, piegandomi molto e
dandogli ogni possibilità di guardarmi sia il sedere sia
dentro lo scollo. Si può giocare in due a questo gioco.
«So cosa stai facendo» mi sussurra, gli occhi scuri.
Piego la testa di lato, con fare civettuolo, e accarezzo
gentilmente la stecca, facendo scorrere su e giù la mano,
lentamente. «Oh, sto solo decidendo dove tirare» dico
distratta.
Colpisco la palla rigata arancione mettendola in una
posizione migliore, poi mi rialzo. Sono proprio di fronte a
Christian. Preparo il mio prossimo colpo, piegandomi sul
tavolo. Sento Christian trasalire e prendere fiato e,
ovviamente, sbaglio. “Merda.”
Lui viene dietro di me, mentre sono ancora piegata, e mi
mette una mano sul sedere. “Mmh…”
«Me lo stai facendo ondeggiare davanti per tentarmi,
Miss Steele?» E mi colpisce forte.
Io sussulto. «Sì» mormoro, perché è vero.
«Stai attenta a quello che desideri, piccola.»
Mi massaggio le natiche, mentre lui raggiunge l’altro
capo del tavolo e si piega per fare il suo tiro. “Accidenti,
potrei guardarlo per tutto il giorno.” Colpisce la palla rossa,
e la manda nella buca laterale sinistra. Continua con quella
gialla, mirando alla buca d’angolo a destra, e la manca.
Sorrido.
«Stanza Rossa, stiamo arrivando» lo prendo in giro.
Lui si limita ad alzare un sopracciglio e a farmi segno di
continuare. Lavoro in fretta sulla palla rigata verde e, con un
colpo di fortuna, riesco a mettere in buca anche l’ultima,
quella rigata arancione.
«Nomina la tua buca» mi dice Christian, ed è come se
stessimo parlando di qualcos’altro, qualcosa di oscuro e
rude.
«Buca d’angolo a sinistra.» Mi metto d’impegno sulla
palla nera, ma la manco. Fa un giro largo. “Dannazione.”
Christian fa un ghigno quasi malefico, mentre si china sul
tavolo e si occupa velocemente delle due palle piene che
gli mancano. Sto praticamente boccheggiando, mentre
guardo il suo corpo agile proteso sul tavolo. Lui si alza e
passa il gesso sulla sua stecca, i suoi occhi ardono nei
miei.
«Se vinco io…»
“Oh, sì…?”
«Ti prenderò a sculacciate e poi ti scoperò su questo
tavolo da biliardo.»
“Oddio.” Ogni singolo muscolo sotto il mio ombelico si
tende.
«Buca d’angolo a destra» mormora puntando la palla
nera, si piega e tira.

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