Lettura Capitolo 13 “50 Sfumature di nero “

Sfumature, Siamo così arrivate Al capitolo 13 🙂

13
“Oddio!”
Lei è qui. Mi guarda con un’espressione assente,
sconcertante e tiene una pistola in mano. Io sbatto
ripetutamente le palpebre in direzione di Leila e la mia
mente comincia a lavorare freneticamente. “Come ha fatto
a entrare? Dov’è Ethan? Accidenti! Dov’è?”
Una morsa di gelo mi stringe il cuore, e mi viene la pelle
d’oca per il terrore. E se lei gli avesse fatto del male? Inizio
a respirare rapidamente, mentre l’adrenalina e la paura mi
entrano in circolo. “Stai calma, stai calma.” Ripeto
mentalmente il mantra più volte.
Lei piega il capo di lato, guardandomi come se fossi un
fenomeno da baraccone. Accidenti, non sono io il
fenomeno da baraccone qui.
Mi sembra di averci messo un’eternità a elaborare
questi pensieri, quando in realtà è passata solo una
manciata di secondi. L’espressione di Leila rimane
assente. Il suo aspetto è sciatto e trascurato come sempre.
Indossa ancora quel sudicio trench e sembra avere più che
mai bisogno di una doccia. I suoi capelli sono unti e
appiccicati alla testa, i suoi occhi sono di un color castano
opaco, offuscati e vagamente confusi.
Benché abbia la bocca secca, cerco di parlare. «Ciao.
Leila, vero?» dico stridula. Lei sorride, ma è più
un’inquietante torsione delle labbra che un sorriso.
«Lei parla» sussurra, e la sua voce è morbida e ruvida al
tempo stesso, un suono spaventoso.
«Sì, parlo» dico gentile, come rivolgendomi a un
bambino. «Sei qui da sola?» Dov’è Ethan? Il mio cuore
impazzisce al pensiero che gli possa essere successo
qualcosa.
La sua espressione si rabbuia, tanto che penso che stia
per scoppiare a piangere. Sembra così disperata.
«Sola» sussurra. «Sola.» E la profondità della tristezza
in quella parola mi devasta il cuore. Che cosa intende? Io
sono sola? Lei è sola? È sola perché ha fatto del male a
Ethan? Oh, no. Devo combattere il terrore che mi artiglia la
gola, mentre le lacrime minacciano di scendere.
«Che cosa ci fai qui? Posso aiutarti?» La interrogo in
tono calmo, gentile, nonostante la paura soffocante. Lei
aggrotta la fronte, come se la mia domanda l’avesse
completamente confusa. Ma non fa alcuna mossa violenta.
La mano che regge la pistola è rilassata. Adotto una tattica
diversa, cercando di ignorare la pelle d’oca.
«Vuoi un tè?» Perché le sto chiedendo se vuole un tè? È
la risposta di Ray a ogni situazione difficile, che affiora
inopportuna. Accidenti, gli prenderebbe un colpo se mi
vedesse in questo momento. Avrebbe rispolverato il suo
addestramento nell’esercito e l’avrebbe disarmata. In
realtà, Leila non sta puntando la pistola contro di me. Forse
posso muovermi. Lei scuote la testa, poi la piega da una
parte e dall’altra, come se stesse facendo stretching al
collo.
Faccio un profondo respiro, cercando di calmarmi, e mi
dirigo verso l’isola della cucina. Lei aggrotta le
sopracciglia, come se non riuscisse a capire che cosa sto
facendo e si sposta un po’, per continuare a guardarmi in
faccia. Prendo il bollitore e con mano tremante lo riempio
sotto il rubinetto. Mentre mi muovo, il mio respiro si
regolarizza. Sì, se mi volesse morta, di certo mi avrebbe
già sparato. Leila mi osserva con curiosità divertita e
assente. Quando accendo il bollitore, mi sento affliggere
dal pensiero di Ethan. È ferito? Legato?
«C’è qualcun altro nell’appartamento?» le chiedo
timidamente.
Lei piega la testa, e con la mano destra, quella che non
regge la pistola, afferra una ciocca dei suoi capelli lunghi e
unti e inizia ad arrotolarsela intorno al dito,
giocherellandoci, tirandola e torcendola. È ovviamente un
tic nervoso e, mentre mi lascio distrarre da ciò, rimango
colpita ancora una volta da quanto questa donna mi
assomigli. Trattengo il fiato, aspettando una sua risposta,
l’ansia che cresce dentro di me a un livello quasi
insopportabile.
«Sola. Tutta sola» mormora. Lo trovo confortante. Forse
Ethan non è qui. Il sollievo mi dà forza.
«Sei sicura di non volere un tè o un caffè?»
«Non ho sete» risponde piano, e fa un passo verso di
me, guardinga. La mia sensazione di forza svanisce.
“Accidenti!” Mi si mozza il fiato per la paura, che mi entra in
circolo in tutto il corpo. Ciò nonostante, mi volto e prendo
un paio di tazze dalla credenza.
«Cos’hai che io non ho?» mi domanda, e la sua voce
assume il tono cantilenante di un bambino.
«Che cosa vuoi dire, Leila?» le chiedo il più gentilmente
possibile.
«Il Padrone… Mr Grey… lascia che tu lo chiami con il
suo nome.»
«Non sono la sua Sottomessa, Leila. Ehm… Il Padrone
capisce che sono incapace, inadeguata a ricoprire quel
ruolo.»
Lei piega la testa dall’altra parte. È un gesto inquietante
e innaturale.
«I-na-de-gua-ta.» Prova a ripetere la parola, a
pronunciarla, per capire come suona sulla sua lingua. «Ma
il Padrone è contento. L’ho visto. Ride e sorride. Queste
reazioni sono rare… molto rare per lui.»
“Oh.”
«Tu mi assomigli.» Leila cambia approccio,
sorprendendomi, e i suoi occhi sembrano mettermi a fuoco
per la prima volta. «Al Padrone piacciono le obbedienti
che assomigliano a te e a me. Le altre, lo stesso… lo
stesso… Tu dormi anche nel suo letto. Ti ho vista.»
“Oddio!” Era nella stanza. Non lo immaginavo.
«Mi hai visto nel suo letto?» sussurro.
«Io non ho mai dormito nel letto del Padrone» mormora.
È come un’apparizione eterea e sfumata. Una mezza
persona. Sembra così leggera e, a dispetto della pistola
che tiene in mano, all’improvviso mi sento travolgere dalla
compassione per lei. Le sue mani si stringono intorno
all’arma, e i miei occhi si allargano, minacciando di
schizzarmi fuori dalle orbite.
«Perché al Padrone piacciamo così? Mi fa pensare a
qualcosa… qualcosa… Il Padrone è oscuro… Il Padrone è
un uomo oscuro, ma io lo amo.»
“No, no, non lo è” mi arrabbio mentalmente. Non è
oscuro. È un buono, e non è immerso nel buio. Mi ha
raggiunta nella luce. E ora lei è qui, a cercare di trascinarlo
indietro con l’idea perversa di essere innamorata di lui.
«Leila, vuoi dare a me la pistola?» le chiedo
dolcemente. La sua mano la stringe forte, e se la preme
contro il petto.
«Questa è mia. È tutto quello che mi rimane.» Accarezza
dolcemente l’arma. «Così lei può unirsi al suo amore.»
“Quale amore… Christian?” È come se mi avesse dato
un pugno nello stomaco. So che lui sarà qui a momenti per
scoprire che cosa mi sta trattenendo nell’appartamento.
Significa che gli sparerà? Il pensiero è talmente orribile
che mi si forma un groppo in gola, impedendomi quasi di
respirare, e la paura mi attanaglia.
Con un tempismo perfetto la porta si spalanca e
Christian appare sulla soglia. Taylor è dietro di lui.
Christian mi squadra rapidamente e noto una scintilla di
sollievo nei suoi occhi. Ma la sua gioia è effimera, nel
momento in cui il suo sguardo saetta su Leila e si ferma,
focalizzandosi su di lei senza vacillare. Lui la fissa con
un’intensità che non gli ho mai visto, i suoi occhi sono
spalancati, selvaggi, furiosi e spaventati.
“Oh, no… oh, no.”
Leila sgrana gli occhi e, per un momento, sembra che le
ritorni la ragione. Sbatte le palpebre rapidamente, mentre
la sua mano si stringe intorno alla pistola.
Il fiato mi si mozza in gola, e il mio cuore prende a
martellare così forte che sento il sangue pulsarmi nelle
orecchie. “No, no, no!”
Il mio mondo vacilla nelle mani di questa povera donna
pazza. Sparerà? A entrambi? Solo a Christian? Il pensiero
mi paralizza.
Ma dopo un’eternità, mentre il tempo è come sospeso
intorno a noi, lei abbassa leggermente la testa e fissa
Christian da sotto le lunghe ciglia, con espressione
contrita.
Lui alza una mano, segnalando a Taylor di restare dov’è.
Il volto cereo di Taylor tradisce la sua furia. Non l’ho mai
visto così, ma lui rimane immobile, mentre Christian e Leila
si fissano.
Mi rendo conto che sto trattenendo il fiato. Che cosa farà
lei? Che cosa farà lui? Continuano solo a guardarsi.
L’espressione di Christian è gelida, piena di qualche
emozione senza nome. Potrebbe essere pietà, paura,
affetto… Oppure è amore? No, per favore, non amore!
Lui la trafigge con lo sguardo e, in una lenta agonia,
l’atmosfera nell’appartamento cambia. La tensione cresce,
tanto che riesco a sentire il loro legame, la carica elettrica
tra loro.
“No!” All’improvviso ho la sensazione di essere io
l’intrusa, quella che si immischia, mentre loro rimangono in
piedi a guardarsi. Sono un’estranea, una guardona, una
che spia una scena proibita, intima, dietro le tende chiuse.
Lo sguardo intenso di Christian brucia e risplende
ancora di più, e il suo portamento cambia sottilmente.
Sembra più alto, più spigoloso in qualche modo, più freddo
e più distante. Riconosco questo atteggiamento. L’ho già
visto prima… nella sua stanza dei giochi.
Mi viene di nuovo la pelle d’oca. Questo è il Christian
Dominatore, e come sembra a suo agio! Se sia nato così
oppure abbia imparato a impersonare il ruolo, proprio non
lo so, ma con il cuore che mi sprofonda nel petto e lo
stomaco in rivolta, osservo la reazione di Leila: le sue
labbra si schiudono, il suo respiro si accorcia, mentre un
po’ di rossore le colora le guance. “No!” È uno sgradito
scorcio del passato di Christian, straziante da osservare.
Alla fine, lui muove le labbra formulando una parola. Non
riesco a capire che parola sia, ma l’effetto su Leila è
immediato. Lei si lascia cadere in ginocchio, il capo chino,
e la pistola scivola inutile sul pavimento.
Christian raggiunge con calma il punto in cui l’arma è
caduta e si china a raccoglierla. La osserva con malcelato
disgusto, e poi se la infila nella tasca della giacca. Guarda
ancora una volta Leila, mentre lei rimane servilmente
inginocchiata.
«Anastasia, va’ con Taylor» ordina. Taylor oltrepassa la
soglia e mi fissa.
«Ethan» sussurro.
«Al piano di sotto» mi risponde in tono distaccato. I suoi
occhi non lasciano mai Leila.
Al piano di sotto. Non qui. Ethan sta bene. Il sollievo
scorre veloce e impetuoso nel mio sangue, e per un
momento credo di essere sul punto di svenire.
«Anastasia!» Il tono di Christian è tagliente.
All’improvviso non riesco a muovermi. Non voglio
lasciarlo. Non voglio lasciarlo con lei. Lui le si avvicina,
mentre lei è sempre in ginocchio ai suoi piedi. Torreggia
su di lei, protettivo. Leila è così immobile. È una cosa
innaturale. Non riesco a distogliere gli occhi da loro due…
insieme…
«Per l’amor di Dio, Anastasia, vuoi fare quello che ti
viene detto per una volta nella vita?» Gli occhi di Christian
si fissano nei miei, mentre lui mi guarda torvo. La sua voce
è una gelida lama di ghiaccio. La rabbia, dietro la calma
delle sue parole, è palpabile.
È arrabbiato con me? Ma no. Per favore, no! Mi sento
come se mi avesse dato uno schiaffo. Perché vuole restare
con lei?
«Taylor, porta Miss Steele di sotto. Ora.»
Taylor annuisce mentre io fisso Christian.
«Perché?» sussurro.
«Vai. Torna al mio appartamento.» I suoi occhi ardono
nei miei. «Ho bisogno di restare da solo con Leila» dice
con urgenza.
Penso che stia cercando di lanciarmi un messaggio, ma
sono così scossa da tutto quello che è successo che non
ne sono sicura. Guardo Leila e noto un lieve sorriso sulle
sue labbra, mentre per il resto rimane del tutto impassibile.
Una vera Sottomessa. “Porca miseria!” Il cuore mi si
raggela.
Questo è ciò di cui lui ha bisogno. Questo è ciò che gli
piace. “No!” Voglio urlare.
«Miss Steele. Ana.» Taylor mi tende la mano,
implorandomi di andare. Sono immobilizzata dal terribile
spettacolo di fronte a me, che conferma le mie peggiori
paure e fa leva su tutte le mie insicurezze: Christian e Leila
insieme, il Dominatore e la sua Sottomessa.
«Taylor» lo incalza Christian, e Taylor si china e mi
prende tra le braccia. L’ultima cosa che vedo mentre
usciamo è Christian che accarezza gentilmente la testa di
Leila e le mormora qualcosa.
“No!”
Mentre Taylor mi porta giù dalle scale, io mi lascio
mollemente andare tra le sue braccia, cercando di capire
quello che è successo negli ultimi dieci minuti. Oppure ne
sono passati di più? Di meno? Ho perso la cognizione del
tempo.
Christian e Leila, Leila e Christian… insieme? Che cosa
sta facendo con lei adesso?
«Gesù, Ana! Che cazzo sta succedendo?»
Sono sollevata di vedere Ethan, che cammina avanti e
indietro nell’atrio, ancora con il suo borsone. “Oh, per
fortuna, lui sta bene!” Quando Taylor mi mette giù,
praticamente mi avvento su Ethan, gettandogli le braccia al
collo.
«Ethan! Oh, grazie a Dio!» Lo abbraccio, tenendolo
stretto. Ero così preoccupata e, per un istante, mi sento
sollevata dal panico per quello che sta avvenendo
nell’appartamento al piano di sopra.
«Che cazzo succede, Ana? Chi è questo qui?»
«Oh, scusa, Ethan, lui è Taylor. Lavora con Christian.
Taylor, questo è Ethan, il fratello della mia coinquilina.»
I due si scambiano un cenno di saluto con la testa.
«Ana, che cosa sta succedendo di sopra? Stavo
cercando le chiavi dell’appartamento quando un paio di tizi
sono saltati fuori dal nulla e me le hanno prese. Uno di loro
era Christian…» La voce di Ethan si affievolisce.
«Sei in ritardo… Grazie a Dio.»
«Sì. Ho incontrato un amico. Abbiamo bevuto qualcosa.
Allora, che cosa succede?»
«C’è una ragazza, una ex di Christian. Nel nostro
appartamento. È andata fuori di testa, e Christian è…» La
mia voce si spezza, e gli occhi mi si riempiono di lacrime.
«Ehi» sussurra Ethan e mi stringe a sé. «Qualcuno ha
chiamato la polizia?»
«No, non è quel tipo di situazione.» Singhiozzo contro il
suo petto e, ora che ho iniziato a piangere, non riesco più a
fermarmi, la tensione si scioglie attraverso il pianto. Ethan
stringe le braccia intorno a me, ma so che è confuso.
«Ehi, Ana, andiamo a bere qualcosa.» Mi dà qualche
goffo colpetto sulla schiena. Improvvisamente anch’io mi
sento goffa, e imbarazzata e, in tutta onestà, vorrei
starmene da sola. Ma annuisco, accettando la sua offerta.
Desidero andarmene da qui, allontanarmi da qualsiasi
cosa stia succedendo al piano di sopra.
Mi volto verso Taylor.
«L’appartamento era stato controllato?» chiedo tra le
lacrime, asciugandomi il naso con il dorso della mano.
«Questo pomeriggio.» Taylor scrolla le spalle come per
scusarsi e mi passa un fazzoletto. Ha l’aria distrutta. «Mi
dispiace, Ana» mormora.
Accidenti, ha un’aria così colpevole. Non voglio farlo
sentire ancora peggio.
«Sembra proprio che Leila abbia la sorprendente abilità
di sfuggirci» aggiunge Taylor, incupendosi.
«Ethan e io beviamo qualcosa e poi andiamo
all’Escala.» Mi asciugo gli occhi.
Taylor sposta il proprio peso da un piede all’altro, a
disagio. «Mr Grey vuole che lei torni subito
all’appartamento» dice pacato.
«Be’, adesso sappiamo dov’è Leila.» Non riesco a
evitare l’amarezza nella voce. «Perciò non c’è bisogno di
tutta questa sorveglianza. Dica a Christian che ci vediamo
dopo.»
Taylor apre la bocca per ribattere, ma poi saggiamente
la richiude.
«Vuoi lasciare il tuo borsone a Taylor?» chiedo a Ethan.
«No, lo porto con me, grazie.»
Ethan fa un cenno di saluto a Taylor, poi mi accompagna
alla porta. Solo in quel momento mi ricordo di aver lasciato
la borsa sul sedile posteriore dell’Audi. Non ho niente con
me.
«La mia borsa…»
«Non ti preoccupare» mormora Ethan, pieno di riguardo.
«Va bene così. Faccio io.»
Scegliamo un bar dall’altra parte della strada,
sistemandoci sugli sgabelli di legno vicino alla vetrina.
Voglio vedere che cosa succede: chi viene e, ancora più
importante, chi va. Ethan mi passa una bottiglia di birra.
«Problemi con una ex?» chiede, gentile.
«È un po’ più complicato di così» mormoro,
improvvisamente sulla difensiva. Non posso parlare di
questo argomento. Ho firmato un accordo di riservatezza.
E per la prima volta, mi dispiace davvero, come del fatto
che Christian non abbia accennato alla possibilità di
annullarlo.
«Ho tempo» dice Ethan gioviale e beve una lunga
sorsata di birra.
«Si tratta di una ex di diversi anni fa. Aveva lasciato il
marito per un ragazzo, ma qualche settimana fa lui è
rimasto ucciso in un incidente d’auto, e ora lei sta dietro a
Christian.» Mi stringo nelle spalle. Ecco, questo non rivela
poi troppo.
«Gli sta dietro?»
«Aveva una pistola.»
«Cazzo!»
«In realtà, non ha minacciato nessuno. Penso che
volesse fare del male a se stessa. Ero preoccupata per te,
perché non sapevo se tu fossi nell’appartamento.»
«Capisco. Lei sembra una squilibrata.»
«Sì, lo è.»
«E cosa sta facendo Christian con lei, ora?»
Il sangue mi defluisce dal volto e la bile mi sale in gola.
«Non lo so» sussurro.
Ethan spalanca gli occhi. Alla fine ci è arrivato.
“Questo è il nocciolo del mio problema. Che cosa stanno
facendo? Parlando, spero. Solo parlando.” Eppure, tutto
quello che riesco a vedere è la sua mano che le accarezza
dolcemente i capelli.
“Leila è mentalmente disturbata e Christian ci tiene a lei.
Tutto qui” penso razionalmente. Ma nei meandri della mia
mente la tristezza prende il sopravvento.
È più di questo. Leila era in grado di soddisfare i suoi
bisogni in un modo in cui io non riesco. Il pensiero è
deprimente.
Cerco di concentrarmi su tutto quello che abbiamo fatto
insieme negli ultimi giorni: la sua dichiarazione d’amore, il
suo umorismo civettuolo, la sua giocosità. Ma le parole di
Elena continuano a tornarmi in mente per perseguitarmi. È
vero ciò che si dice di chi origlia.
“Non ti manca… la tua stanza dei giochi?”
Finisco la birra a tempo di record, e Ethan me ne mette
davanti un’altra. Non sono di grande compagnia, ma, ciò
nonostante, lui rimane con me, a chiacchierare, a cercare
di sollevarmi il morale, mi parla di Barbados, di Kate e
delle pagliacciate di Elliot, che è una fantastica distrazione.
Ma è solo questo: una distrazione.
La mia mente, il mio cuore, la mia anima sono ancora in
quell’appartamento con Christian e la donna che un tempo
è stata la sua Sottomessa. Una donna che pensa di amarlo
ancora. Una donna che mi assomiglia.
Alla terza birra una grossa auto con i vetri oscurati si
ferma vicino all’Audi. Riconosco il dottor Flynn che ne esce,
accompagnato da una donna che indossa quello che
sembra un camice azzurro. Scorgo Taylor che tiene loro
aperto il portone d’ingresso.
«Chi è quello?» mi chiede Ethan.
«È il dottor Flynn. Christian lo conosce.»
«Che tipo di dottore?»
«Uno strizzacervelli.»
«Ah.»
Rimaniamo entrambi a guardare. Pochi minuti dopo
escono. Christian porta Leila in braccio, avvolta in un
lenzuolo. “Cosa?” Li osservo inorridita mentre salgono
sull’auto e partono.
Ethan mi lancia un’occhiata comprensiva, e io mi sento
devastata, completamente devastata.
«Posso avere qualcosa di un po’ più forte?» chiedo, con
un filo di voce.
«Certo. Cosa vuoi?»
«Un brandy. Per favore.»
Ethan annuisce e va al bancone. Guardo fuori, verso
l’ingresso del palazzo dov’è il mio appartamento. Qualche
minuto più tardi ne esce Taylor, che sale sull’Audi e si
dirige all’Escala… o segue Christian? Non lo so.
Ethan mi mette di fronte un grosso bicchiere di brandy.
«Avanti, Steele. Prendiamoci una sbronza.»
Suona come la migliore proposta che mi abbiano fatto
da un po’. Facciamo tintinnare i bicchieri, e io bevo un
sorso di quel liquore ambrato; il suo calore bruciante è una
distrazione gradita dall’orribile pena che mi cresce nel
cuore.
È tardi e mi sento confusa. Ethan e io siamo chiusi fuori
dall’appartamento. Lui insiste per accompagnarmi a piedi
all’Escala, ma non si tratterrà. Ha chiamato l’amico che ha
incontrato prima per un drink e ha combinato di sistemarsi
da lui per la notte.
«E così è qui che vive il Pezzo Grosso.» Ethan emette un
fischio tra i denti, impressionato.
Io annuisco.
«Sei sicura che non vuoi che entri con te?» mi chiede.
«No, ho bisogno di affrontare la situazione. Oppure di
andarmene a dormire.»
«Ci vediamo domani?»
«Sì. Grazie, Ethan.» Lo abbraccio.
«Ce la farai, Steele» mi mormora nell’orecchio. Mi lascia
andare e resta a guardarmi mentre mi dirigo verso
l’edificio.
«A più tardi» grida. Gli faccio un debole sorriso, lo saluto
con la mano, e premo il pulsante.
Esco dall’ascensore e mi appresto a entrare
nell’appartamento di Christian. Taylor non è lì in attesa, il
che è insolito. Apro la porta e mi dirigo verso il salone.
Christian è al telefono e passeggia accanto al pianoforte.
«È qui» esclama. Si volta per fissarmi e chiude la
comunicazione. «Dove cazzo sei stata?» ringhia, ma non
accenna ad avvicinarsi.
È arrabbiato con me? Ha appena passato Dio solo sa
quanto tempo con la sua ex fidanzata sciroccata ed è lui a
essere arrabbiato con me?
«Hai bevuto?» mi chiede, sgomento.
«Un po’.» Non pensavo che fosse così evidente.
Lui sussulta e si passa una mano tra i capelli. «Ti avevo
detto di tornare qui.» La sua voce è minacciosamente
tranquilla. «Sono le dieci e un quarto di sera. Mi stavo
preoccupando per te.»
«Sono andata a bere un paio di birre con Ethan, mentre
tu ti prendevi cura della tua ex» sibilo verso di lui. «Non
sapevo per quanto tempo saresti rimasto… con lei.»
Lui stringe gli occhi e fa un paio di passi verso di me, ma
si ferma.
«Perché dici così?»
Faccio spallucce e abbasso gli occhi sulle mie mani.
«Ana, cosa c’è che non va?» E per una volta, sento
qualcosa di diverso dalla rabbia nella sua voce. Cos’è?
Paura?
Deglutisco, cercando di capire cosa voglio dire. «Dov’è
Leila?» gli chiedo guardandolo negli occhi.
«In un ospedale psichiatrico a Fremont» dice, e il suo
sguardo sta scrutando il mio viso. «Ana, che cosa c’è?» Si
avvicina. Adesso è di fronte a me. «Cosa c’è che non va?»
mormora.
Scuoto la testa. «Non vado bene per te.»
«Cosa?» esclama, gli occhi sgranati. «Perché lo pensi?
Com’è possibile che tu lo pensi?»
«Non posso essere tutto quello di cui hai bisogno.»
«Tu sei tutto quello di cui ho bisogno.»
«Il solo vederti con lei…» La voce mi muore in gola.
«Perché mi fai questo? Questa faccenda non riguarda
te, Ana. Riguarda lei.» Inspira forte, passandosi di nuovo la
mano tra i capelli. «In questo momento è una ragazza
molto malata.»
«Ma io ho sentito… quello che condividevate.»
«Cosa? No.» Fa per toccarmi, ma io mi ritraggo
istintivamente. Lui lascia cadere la mano, e mi guarda
sbattendo le palpebre. Sembra in preda al panico.
«Stai scappando?» sussurra mentre i suoi occhi si
dilatano per la paura.
Rimango in silenzio, mentre cerco di radunare i miei
pensieri confusi.
«Non puoi» mi prega.
«Christian… io…» Mi sforzo di raccogliere le idee. Che
cosa sto cercando di dire? Ho bisogno di tempo. Tempo
per elaborare la situazione. Dammi tempo.
«No. No!» dice lui.
«Io…»
Si guarda intorno concitatamente. In cerca
d’ispirazione? Di un intervento divino? Non lo so.
«Non puoi andartene. Ana, io ti amo!»
«Anch’io ti amo, Christian, è solo che…»
«No… no!» dice disperato e si afferra la testa tra le
mani.
«Christian…»
«No» mormora, gli occhi sgranati per il panico, e
all’improvviso crolla in ginocchio davanti a me, con il capo
chino, le mani sulle cosce. Fa un respiro profondo e non si
muove.
“Cosa?” «Christian, cosa stai facendo?»
Continua a guardare giù, senza sollevare gli occhi.
«Christian! Che cosa stai facendo?» ripeto con voce
acuta. Lui non si muove. «Christian, guardami!» gli ordino,
nel panico.
Alza la testa senza esitazione, e mi fissa impassibile con
i suoi occhi grigi e freddi. È quasi sereno… in attesa.
“Porca miseria…” Christian. Il Sottomesso.

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