Lettura .Capitolo 15 ” 50 sfumature di nero “

Sfumature,

A voi il 15° Capitolo di 50 Sfumature di nero.

«Ehi» mi dice Christian dolcemente e mi attira a sé. «Per
favore, Ana, non piangere» mi prega. È sul pavimento del
bagno, e io gli sono seduta in grembo. Lo circondo con le
braccia e piango contro il suo collo. Lui sussurra gentile tra
i miei capelli, e mi accarezza la schiena, la testa.
«Mi dispiace, piccola» sussurra, il che mi fa piangere
ancora di più e abbracciarlo più stretto.
Restiamo lì seduti per sempre. Alla fine, quando ho
pianto tutte le mie lacrime, Christian si alza, reggendomi
tra le braccia, e mi porta nella sua stanza, dove mi depone
sul letto. In pochi secondi è accanto a me e le luci sono
spente. Mi attira a sé, tenendomi stretta, e io finalmente
scivolo in un sonno oscuro e tormentato.
Mi sveglio di soprassalto. Mi gira la testa e ho troppo
caldo. Christian è avvinghiato a me come un rampicante.
Borbotta nel sonno mentre mi sfilo dal suo abbraccio, ma
non si sveglia. Mi tiro su a sedere e guardo l’ora. Sono le
tre del mattino. Ho bisogno di un’aspirina e di bere. Scivolo
fuori dal letto e vado in cucina.
Nel frigorifero trovo un cartone di succo d’arancia e me
ne verso un bicchiere. Mmh… è delizioso, e il cerchio alla
testa si placa immediatamente. Frugo nella credenza alla
ricerca di un analgesico e trovo una scatola di plastica
piena di medicinali. Prendo due aspirine e mi verso un
altro bicchiere di succo d’arancia.
Mi avvicino alla grande vetrata e guardo Seattle che
dorme. Le luci brillano e ammiccano sotto il castello in
cielo di Christian, o dovrei dire la sua fortezza? Premo la
fronte contro il vetro freddo. È un sollievo. Ho tanto a cui
pensare dopo tutte le rivelazioni di ieri. Mi giro,
appoggiandomi con la schiena alla vetrata, e scivolo a
terra. Il salone ha un aspetto cupo, l’unica luce proviene
dalle tre lampade sopra l’isola della cucina.
Potrei mai vivere qui sposata con Christian? Dopo tutto
quello che lui ha fatto qui? Con tutta la storia che questo
posto nasconde per lui?
Matrimonio. È quasi incredibile e completamente
inaspettato. Ma allora, qualsiasi cosa riguardo a Christian
è inaspettata. Cinquanta Sfumature di tenebra.
Il mio sorriso svanisce. Assomiglio a sua madre. Questo
mi ferisce profondamente, e all’improvviso mi manca l’aria.
Assomigliamo tutte a sua madre.
Come diavolo faccio ad andare avanti dopo questa
rivelazione? Non mi stupisce che non volesse dirmelo. Ma
sicuramente non può ricordarsi molto di sua madre. Mi
domando se dovrei parlarne con il dottor Flynn. Christian
me lo permetterà? Forse lui potrebbe colmare le lacune.
Scuoto la testa. Mi sento stanca del mondo, ma mi piace
la calma serenità del salone e le sue bellissime opere
d’arte: fredde e austere, ma a loro modo meravigliose
nell’ombra, e sicuramente di grandissimo valore. Potrei
vivere qui? Nella buona e nella cattiva sorte? In salute e in
malattia? Chiudo gli occhi e appoggio la testa contro il
vetro, facendo un respiro profondo, purificatore.
La tranquillità pacifica viene lacerata da un urlo
viscerale, primordiale, che mi fa rizzare i capelli in testa e
scattare sull’attenti. “Christian! Cosa succede?” Balzo in
piedi e raggiungo di corsa la camera da letto prima che
l’eco di quell’orribile suono sia svanito, il cuore che mi
martella per la paura.
Premo uno dei due interruttori della luce. Christian si sta
rigirando nel letto, contorcendosi in agonia. «No!» Urla di
nuovo, e quel suono inquietante, devastante, mi trafigge.
“Oh, no… un incubo!”
«Christian!» mi chino su di lui, lo prendo per una spalla,
e lo scuoto per svegliarlo. Lui apre gli occhi, stravolti e
vacui, che perlustrano rapidamente la stanza vuota prima
di fermarsi su di me.
«Te ne sei andata, te ne sei andata, devi essertene
andata» borbotta, e il suo sguardo stralunato diventa uno
sguardo d’accusa. Lui ha un’aria così persa che mi strazia
il cuore. Povero Christian.
«Sono qui.» Mi siedo sul letto di fianco a lui. «Sono qui»
mormoro dolcemente nel tentativo di rassicurarlo. Gli
appoggio il palmo della mano sul volto, cercando di
tranquillizzarlo.
«Te n’eri andata» sussurra affannosamente. I suoi occhi
sono ancora stravolti e spaventati, ma sembra che si stia
calmando.
«Sono andata a prendere da bere. Avevo sete.»
Lui chiude gli occhi e si stropiccia il viso. Quando li
riapre, sembra così afflitto.
«Sei qui. Oh, grazie a Dio.» Mi afferra e mi attira
accanto a sé.
«Sono andata solo a bere» mormoro.
“Oh, l’intensità della sua paura… riesco a sentirla.” La
sua T-shirt è madida di sudore, e il suo cuore martella
mentre lui mi abbraccia forte. Mi sta fissando come per
rassicurarsi che sono davvero lì. Gli accarezzo dolcemente
i capelli e poi la guancia.
«Christian, sono qui. Non vado da nessuna parte» dico
cercando di calmarlo.
«Oh, Ana» dice in un sospiro. Mi prende il mento per
tenermi fermo il viso e poi la sua bocca è sulla mia. Il
desiderio lo attraversa, e il mio corpo risponde
spontaneamente. È così legato e in sintonia con il suo. Le
sue labbra sono sul mio orecchio, sulla mia gola, poi di
nuovo sulla bocca; i denti che mordono delicatamente il
mio labbro inferiore, la sua mano che percorre il mio corpo
dal fianco al seno, infilandosi sotto la T-shirt.
Accarezzandomi e insinuandosi nei meandri del mio
corpo, lui mi strappa la solita, familiare reazione; il suo
tocco mi manda brividi ovunque. Gemo mentre la sua
mano racchiude il mio seno in una coppa e le sue dita si
stringono sul capezzolo.
«Ti voglio» mormora.
«Sono qui per te. Solo per te, Christian.»
Lui geme e mi bacia ancora una volta,
appassionatamente, con un fervore e una disperazione che
non gli avevo mai sentito prima. Afferro l’orlo della sua Tshirt
e gliela tiro su; lui mi aiuta, sfilandosela dalla testa.
Poi, inginocchiandosi tra le mie gambe, mi fa alzare in
fretta e sfila anche la mia T-shirt.
I suoi occhi sono seri, pieni di desiderio e di oscuri
segreti… rivelati. Mi prende il viso tra le mani e mi bacia,
ed entrambi sprofondiamo di nuovo sul letto, la sua coscia
tra le mie, così che per metà è sopra di me. La sua
erezione preme contro il mio fianco, attraverso i boxer. Mi
vuole, ma le parole che mi ha detto riguardo a sua madre
scelgono questo momento per tornare a tormentarmi… Ed
è come una secchiata di acqua fredda sulla mia libido.
“Accidenti. Non posso farlo. Non ora.”
«Christian… fermati. Non posso» sussurro con urgenza
contro la sua bocca, la mia mano che preme sul suo
avambraccio.
«Cosa? Cosa c’è che non va?» mormora e inizia a
baciarmi il collo, facendo correre la punta della lingua
leggera giù per la mia gola. “Oh…”
«No, per favore. Non posso farlo, non ora. Ho bisogno di
tempo, per favore.»
«Oh, Ana, non pensare troppo a quello» sussurra mentre
mi mordicchia il lobo.
«Ah!» Sussulto, sentendolo nel mio basso ventre, e il
mio corpo si inarca, tradendomi. Sono così disorientata.
«Io sono quello di prima, Ana. Ti amo e ho bisogno di te.
Toccami. Per favore.» Strofina il suo naso contro il mio, e
la sua supplica sincera mi commuove e mi fa sciogliere.
“Toccarlo. Toccarlo mentre facciamo l’amore. Oddio.”
Si erge su di me, guardandomi negli occhi, e nella
penombra della debole lampada sul comodino riesco a
capire che sta aspettando la mia decisione, ed è catturato
dalla mia magia.
Esitante, alzo una mano e accarezzo la morbida peluria
sopra il suo sterno. Lui sussulta e stringe gli occhi come se
sentisse dolore, ma stavolta non tolgo la mano. La sposto
sulla sua spalla, sentendo il tremito che lo percorre tutto.
Geme, e io lo attiro verso di me, e appoggio tutte e due le
mani sulla sua schiena, dove non l’ho mai toccato prima,
sulle sue scapole, trattenendolo. Il suo gemito strozzato mi
eccita come mai prima d’ora.
Nasconde la testa contro il mio collo, baciandolo,
succhiandolo, mordendolo, prima di percorrerlo con il naso
fino al mio mento, baciandomi ancora. La sua lingua si
impadronisce della mia bocca, le sue mani si muovono su
tutto il mio corpo, di nuovo. Le sue labbra scendono…
scendono… e scendono sul mio seno, adoranti, e le mie
mani rimangono sulle sue spalle e sulla sua schiena, a
gustarsi il guizzare dei suoi muscoli finemente cesellati, la
pelle ancora sudata dopo l’incubo. Le sue labbra si
chiudono sul mio capezzolo, tirandolo e succhiandolo, tanto
che questo si solleva per incontrare la sua bocca stupenda
ed esperta.
Gemo e faccio correre le unghie sulla sua schiena. Lui
ansima. Un singhiozzo strozzato.
«Oh, cazzo, Ana» boccheggia, a metà tra il lamento e il
gemito. Mi si stringe il cuore, ma, al tempo stesso, ogni
muscolo sotto il girovita si tende. “Oh, cosa gli farei!”
Adesso ansimo, all’unisono con lui.
La sua mano scende sulla mia pancia, e più sotto,
proprio lì, e le sue dita sono su di me, poi dentro di me.
Ansimo mentre lui muove le dita in circolo, e spingo il
bacino verso l’alto per accogliere le sue carezze.
«Ana» sussurra. All’improvviso si stacca da me e si
mette seduto. Si toglie i boxer e si protende verso il
comodino per prendere la bustina del preservativo. I suoi
occhi sono di un grigio ardente mentre me la passa. «Lo
vuoi fare? Puoi ancora dire di no. Puoi sempre dire di no»
mormora.
«Non darmi la possibilità di pensare, Christian. Anch’io ti
desidero.» Apro la bustina con i denti, mentre lui si china
tra le mie gambe, e con dita tremanti gli infilo il
preservativo.
«Attenta» mi dice. «Cosìmi smonti, Ana.»
Mi meraviglio di quello che posso fare a quest’uomo
toccandolo. Si allunga verso di me, e per il momento
scaccio i miei dubbi e li rinchiudo nei recessi della mente.
Sono intossicata da quest’uomo, il mio uomo, il mio
Christian. Lui si sposta all’improvviso, cogliendomi del tutto
di sorpresa, e io mi trovo sopra di lui. “Wow!”
«Prendimi tu» mormora, i suoi occhi brillano di
un’intensità selvaggia.
“Oddio.” Lentamente, oh, molto lentamente, affondo
sopra di lui. Christian getta la testa all’indietro, chiude gli
occhi e geme. Gli prendo le mani e inizio a muovermi,
crogiolandomi nella pienezza del possesso, godendo della
sua reazione, osservandolo mentre ansima sotto di me. Mi
sento una dea. Mi protendo su di lui e gli do un bacio sul
mento, facendo correre i denti lungo la sua mascella
coperta da un accenno di barba. Il sapore è delizioso. Lui
mi afferra i fianchi e stabilizza il mio ritmo, lento e
disinvolto.
«Ana, toccami… ti prego.»
“Oh.” Mi chino in avanti e mi tengo in equilibrio con le
mani sul suo torace. Lui grida, e il suo grido è quasi un
singhiozzo, e si spinge ancora più profondamente dentro di
me.
«Ah» gemo e faccio scorrere delicatamente le unghie
sul suo petto, tra i suoi peli. Lui mugola forte e si contorce,
e all’improvviso sono ancora una volta sotto di lui.
«Basta» ansima. «Basta, per favore.» Ed è una supplica
che viene dal cuore.
Gli prendo il volto tra le mani, sentendo che le sue
guance sono bagnate, e lo attiro verso le mie labbra, per
poterlo baciare. Le mie mani scivolano sulla sua schiena.
Il suo gemito è profondo e basso, gutturale, mentre lui si
muove dentro di me, spingendo, ma io non riesco a venire.
La mia mente è annebbiata dai problemi. Sono troppo
concentrata su di lui.
«Lasciati andare, Ana» mi dice.
«No.»
«Sì!» esclama. Si muove piano, facendo roteare i
fianchi, ripetutamente.
“Accidenti… ah!”
«Avanti, piccola, ne ho bisogno. Vieni con me.»
Esplodo, il mio corpo è schiavo del suo; mi avvolgo
intorno a lui, aggrappata come un rampicante mentre lui
grida il mio nome, e viene con me, per poi lasciarsi
andare, con tutto il suo peso, premendomi contro il
materasso.
Cullo Christian tra le braccia, la sua testa sul mio petto,
mentre restiamo sdraiati nel piacevole ricordo del rapporto
appena consumato. Faccio scorrere le dita tra i suoi
capelli e ascolto il suo respiro tornare normale.
«Non lasciarmi mai» sussurra, e io alzo gli occhi al cielo,
nella consapevolezza che non può vedermi.
«So che stai alzando gli occhi» mormora, e sento una
punta di ilarità nella sua voce.
«Mi conosci bene» replico piano.
«Vorrei conoscerti meglio.»
«E io vorrei conoscere meglio te, Grey. Cosa c’era nel
tuo incubo?»
«Il solito.»
«Raccontamelo.»
Lui deglutisce e s’irrigidisce prima di emettere un lungo
sospiro. «Devo avere all’incirca tre anni, e il magnaccia
della puttana drogata è di nuovo fuori di sé. Fuma, una
sigaretta dopo l’altra, e non riesce a trovare il
posacenere.» Si ferma, e io rabbrividisco mentre il gelo mi
afferra il cuore.
«Fa male» dice. «È il dolore che ricordo. È quello che mi
fa avere gli incubi. Quello, e il fatto che lei non facesse
niente per fermarlo.»
“Oh, no. È insopportabile.” Mi stringo di più a lui, le mie
gambe e le mie braccia lo tengono saldamente contro di
me, e cerco di non lasciare che la disperazione che provo
mi soffochi. Come si può trattare un bambino in quel
modo? Lui alza la testa e mi tiene avvinta con il suo intenso
sguardo grigio.
«Tu non sei come lei. Non pensarlo neanche per un
istante. Per favore.»
Lo guardo e sbatto le palpebre. È davvero rassicurante
sentirlo. Riappoggia la testa sul mio petto e penso che
abbia finito, invece prosegue, sorprendendomi.
«Qualche volta nei miei sogni lei è distesa sul
pavimento, e penso che stia dormendo. Ma non si muove.
Non si muove mai. E io ho fame. Sono davvero affamato.»
“Porca miseria.”
«C’è un rumore sonoro e lui è di ritorno, e mi colpisce
forte, imprecando contro la puttana. La sua prima reazione
era sempre quella di usare i pugni o la cintura.»
«È per questo che non ti piace essere toccato?»
Chiude gli occhi e si stringe ancora di più a me. «È
complicato» mormora. Si struscia contro il mio seno,
inspirando profondamente, cercando di distrarmi.
«Rispondimi» lo incalzo.
Lui sospira. «Lei non mi voleva bene. Io non ne volevo a
lei. Il solo modo di toccare che conoscevo era… violento.
Viene tutto da lì. Flynn lo spiega meglio di me.»
«Posso vedere Flynn?»
Lui alza la testa e mi guarda. «Mr Cinquanta Sfumature ti
sta contagiando?»
«Molto di più. Mi piace come mi sta contagiando in
questo momento.» Sotto di lui, mi dimeno in modo
provocante e Christian sorride.
«Sì, Miss Steele, piace anche a me.» Si tira su e mi
bacia. I nostri sguardi restano agganciati per un momento.
«Sei così preziosa per me, Ana. Facevo sul serio
riguardo al matrimonio. Potremo conoscerci meglio, così.
Io mi prenderò cura di te e tu potrai prenderti cura di me.
Potremo avere dei bambini, se vorrai. Metterò il mondo ai
tuoi piedi, Anastasia. Ti desidero, corpo e anima, per
sempre. Per favore, pensaci.»
«Ci penserò, Christian. Lo farò» lo rassicuro, vacillando
ancora. “Bambini? Accidenti.” «Mi piacerebbe davvero
molto parlare con il dottor Flynn, sempre che non ti
dispiaccia.»
«Qualsiasi cosa per te, piccola. Qualsiasi. Quando
vorresti vederlo?»
«Il prima possibile.»
«Okay. Domani mattina prenderò un appuntamento.»
Lancia un’occhiata all’orologio. «È tardi. Dovremmo
dormire.» Allunga una mano per spegnere la luce e mi
attira contro di sé.
Guardo la sveglia. “Merda.” Sono le tre e
quarantacinque.
Lui stringe le braccia intorno a me, abbracciandomi da
dietro, e si strofina contro il mio collo. «Ti amo, Ana Steele,
e ti voglio al mio fianco, sempre» mormora e mi bacia sul
collo. «Ora dormi.»
Chiudo gli occhi.
Riluttante, sollevo le palpebre pesanti e una luce forte
riempie la stanza. Piagnucolo. Mi sento intorpidita,
disconnessa dalle mie membra di piombo, e Christian è
avvinghiato a me come l’edera. Come sempre, ho troppo
caldo. Non può essere più tardi delle cinque di mattina. La
sveglia non è ancora suonata. Mi muovo per dissipare un
po’ di calore, girandomi tra le sue braccia, e lui borbotta
qualcosa di incomprensibile nel sonno. Guardo l’orologio.
Le otto e quarantacinque.
“Accidenti, farò tardi al lavoro!” Scendo di corsa dal letto
e mi fiondo in bagno. In meno di cinque minuti ho fatto la
doccia.
Christian è seduto sul letto e mi osserva, con
divertimento e diffidenza malcelati, mentre finisco di
asciugarmi e prendo i vestiti. Forse sta aspettando che
reagisca alle sue rivelazioni di ieri. In questo preciso
momento non ho tempo.
Controllo i miei indumenti. Pantaloni neri, camicetta
nera. Fanno molto Mrs Robinson, ma non ho tempo per
cambiare idea. In fretta, indosso reggiseno e mutandine
nere, sapendo che lui sta osservando ogni mia mossa. È…
inquietante. La lingerie è okay.
«Stai bene» mugola Christian dal letto. «Puoi chiamare
e dire che sei malata, lo sai.» Mi fa quel suo sorriso di
traverso, devastante, assolutamente erotico. Oh, è una
tentazione così forte. La mia dea interiore mi fa il broncio
provocatoriamente.
«No, Christian, non posso. Non sono un amministratore
delegato megalomane con un bellissimo sorriso, che può
andare e venire a suo piacimento.»
«Adoro venire a mio piacimento.» E il suo meraviglioso
sorriso raggiunge la perfezione di un film in alta definizione.
«Christian!» lo rimprovero. Gli getto addosso
l’asciugamano e lui ride.
«Bellissimo sorriso, eh?»
«Sì. Lo sai che effetto mi fa.» Mi metto l’orologio.
«Davvero?» Sbatte le palpebre con aria innocente.
«Sì che lo sai. Lo stesso effetto che fa su tutte le donne.
È davvero irritante vederle andare in estasi.»
«Ah, sì?» Inarca un sopracciglio, ancora più divertito.
«Non fare l’innocente, Mr Grey, non ti si addice»
borbotto distrattamente mentre mi acconcio i capelli in una
coda e mi infilo le scarpe nere con il tacco alto. Ecco, così
ci siamo.
Quando mi chino per salutarlo con un bacio, lui mi afferra
e mi attira sul letto, stendendosi su di me, con un sorriso da
un orecchio all’altro. “Oddio.” È così bello: occhi pieni di
malizia, capelli arruffati, sorriso abbagliante. Adesso è
giocoso.
Io sono stanca, ancora scossa dalle rivelazioni di ieri,
mentre lui è arzillo e sexy da morire. “Oh, mio esasperante
Mr Cinquanta Sfumature!”
«Cosa posso fare per convincerti a rimanere?» mi
chiede con dolcezza, e il mio cuore manca un battito e poi
inizia ad accelerare. È la tentazione personificata.
«Non puoi fare nulla» mormoro, divincolandomi per
tirarmi su a sedere. «Lasciami andare.»
Fa il broncio e io mi arrendo. Sorridendo, sfioro con le
dita le sue labbra scolpite. Lo amo con tutti i suoi colossali
casini. Non ho neppure iniziato a esaminare gli eventi di
ieri e il mio stato d’animo in proposito.
Lo bacio, ringraziando Dio di essermi lavata i denti. Lui
risponde con un bacio lungo e pieno di passione, poi,
velocemente, mi rimette in piedi, lasciandomi stordita,
senza fiato e leggermente tremante.
«Taylor ti accompagnerà. È più veloce che cercare
posto per il parcheggio. Ti sta aspettando fuori» mi dice
Christian, gentile, e sembra sollevato. Temeva per la mia
reazione di stamattina? Di certo stanotte… ehm,
stamattina… gli ho provato che non sto per scappare.
«Okay. Grazie» mormoro, delusa di essere in piedi, e
vagamente irritata di non poter guidare la mia SAAB. Ma ha
ragione, ovviamente. Farò prima con Taylor.
«Goditi la tua mattinata di riposo, Mr Grey. Mi
piacerebbe restare, ma il proprietario della società per cui
lavoro potrebbe non approvare che i suoi impiegati non
vadano in ufficio solo per un po’ di sesso.» Prendo la
borsa.
«Personalmente, Miss Steele, non ho dubbi che
approverebbe. In effetti potrebbe insistere su questo
punto.»
«Perché te ne stai a letto? Non è da te.»
Lui incrocia le mani dietro la testa e mi sorride.
«Perché posso, Miss Steele.»
Scuoto la testa. «A più tardi, piccolo.» Gli soffio un bacio
e sono fuori dalla porta.
Taylor mi sta aspettando e sembra aver capito che sono in
ritardo, visto che guida come un pazzo e mi lascia davanti
all’ufficio alle nove e un quarto. Gli sono grata quando
accosta. Di essere viva. La sua guida mi ha spaventata. E
grata di non essere terribilmente in ritardo… solo quindici
minuti.
«Grazie, Taylor» mormoro, bianca in volto. Ricordo che
Christian mi ha detto che guidava carri armati. Forse
partecipa anche a gare automobilistiche.
«Ana.» Mi saluta con un cenno della testa, e io schizzo in
ufficio, rendendomi conto, quando apro la porta della
reception, che Taylor sembra aver superato la formalità del
Miss Steele. La cosa mi fa sorridere.
Claire mi saluta con un ampio sorriso e io corro
attraverso la reception per raggiungere la mia scrivania.
«Ana!» mi chiama Jack. «Vieni qui.»
“Oh, merda.”
«È questa l’ora di arrivare?» esclama.
«Mi dispiace, non mi sono svegliata in tempo.»
Arrossisco.
«Che non succeda più. Preparami un caffè, e poi ho
bisogno che mi scrivi alcune lettere. Sbrigati» grida,
facendomi sobbalzare.
Perché è così arrabbiato? Che cosa gli ho fatto? Corro
in cucina e gli preparo il caffè. Forse non sarei dovuta
venire. In questo momento avrei potuto essere… be’, avrei
potuto fare qualcosa di molto eccitante con Christian, o
fare colazione con lui, o anche solo parlare. Questa
sarebbe stata una novità.
Jack a stento si accorge di me quando rientro nel suo
ufficio per portargli il caffè. Mi mette bruscamente sotto il
naso un foglio, scritto a mano, in una calligrafia a malapena
leggibile.
«Batti questa lettera al computer e riportamela da
firmare, poi mandane una copia a tutti i nostri autori.»
«Sì, Jack.»
Non alza gli occhi quando esco. Dio, se è arrabbiato!
È con un certo sollievo che finalmente mi siedo alla
scrivania. Bevo un sorso di tè mentre aspetto che il
computer si accenda. Controllo le mail.
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 9.05
Oggetto: Mi manchi
Per favore, usa il tuo BlackBerry.
X
ChristianGrey
Amministratore delegato,GreyEnterprises Holdings Inc.
Da: Anastasia Steele
A: ChristianGrey
Data: 15 giugno 2011 9.27
Oggetto: Buon per te
Il mio capo è furioso.
Ècolpa tua che mi hai fatto tirare tardi con le tue…bricconate.
Dovresti vergognarti.
Anastasia Steele
Assistente di JackHyde,Direttore editoriale, SIP
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 9.32
Oggetto: Bricconate?
Non devi lavorare, Anastasia.
Non hai idea di quanto le mie bricconate mi facciano inorridire. Ma mi piace tenerti alzata fino a tardi 😉
Per favore, usa il BlackBerry.
Oh, e sposami, per favore.
ChristianGrey
Amministratore delegato,GreyEnterprises Holdings Inc.
Da: Anastasia Steele
A: ChristianGrey
Data: 15 giugno 2011 9.35
Oggetto: Devi guadagnartelo
Conosco la tua naturale propensione a darmi il tormento, ma ora
smettila.
Devo parlare con il tuo strizzacervelli.
Solo allora potrò darti la mia risposta.
Non sono contraria a vivere nel peccato.
Anastasia Steele
Assistente di JackHyde,Direttore editoriale, SIP
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 9.40
Oggetto: BLACKBERRY
Anastasia, se devi iniziare a discutere del dottor Flynn, allora USAIL
BLACKBERRY.
Questa non è una richiesta.
ChristianGrey
Amministratore delegato,Ora Contrariato,GreyEnterprises Holdings
Inc.
“Oh, no. Adesso si è arrabbiato anche lui. Be’, può fare
fuoco e fiamme, per quel che me ne importa.” Prendo il
BlackBerry dalla borsa e lo guardo scettica. In quel
momento, si mette a suonare. Non riesce a lasciarmi in
pace?
«Sì?» rispondo secca.
«Ana, ciao…»
«José! Come stai?» Oh, che bello sentire la sua voce.
«Sto bene, Ana. Senti, ti vedi ancora con quel Grey?»
«Ehm… sì… perché?» Dove vuole arrivare?
«Bene, ha comprato tutte le tue foto, e pensavo che
potrei portarle io a Seattle. La mostra chiude giovedì,
perciò potrei recapitarvele venerdì sera. E magari
potremmo bere qualcosa insieme. A dire la verità, speravo
anche di trovare un posto dove fermarmi per la notte.»
«José, è fantastico. Sì, sono sicura che possiamo
organizzare qualcosa. Lasciami parlare con Christian e ti
richiamo, okay?»
«Ottimo! Aspetto una tua chiamata. Ciao, Ana.»
«Ciao.»
Accidenti. Non ho più visto né sentito José
dall’inaugurazione della sua mostra. Non gli ho neppure
chiesto com’è andata e se ha venduto altre fotografie.
Bell’amica sono.
E così potrei passare il venerdì sera con José. Christian
sarà d’accordo? Mi rendo conto che mi sto mordendo il
labbro fino a farmi male. Quell’uomo usa due pesi e due
misure. Può fare il bagno a quella sciroccata della ex
amante, mentre io probabilmente dovrò subire una valanga
di proteste per voler andare a bere qualcosa con José.
Come gestirò la cosa?
«Ana!» Jack mi risveglia bruscamente dalle mie
«Ana!» Jack mi risveglia bruscamente dalle mie
fantasticherie. È ancora arrabbiato? «Dov’è quella
lettera?»
«Ehm… arriva.» “Cos’è che lo divora?”
Scrivo velocemente la lettera, la stampo e mi avvio
nervosa verso il suo ufficio.
«Ecco qua.» L’appoggio sulla scrivania e mi volto per
andarmene. Jack lancia un’occhiata critica e pungente al
foglio.
«Non so che cosa tu stia facendo là fuori, ma io ti pago
per lavorare» abbaia.
«Ne sono consapevole, Jack» borbotto, a mo’ di scuse.
Mi sento lentamente pungere dall’imbarazzo.
«È piena di errori!» esclama. «Rifalla.»
“Porca miseria.” Sta iniziando ad assomigliare a
qualcuno che conosco, ma la ruvidezza di Christian è
qualcosa che posso tollerare. Jack, invece, mi dà sui nervi.
«E portami un altro caffè, già che ci sei.»
«Scusa» sussurro e mi precipito fuori dal suo ufficio il
più velocemente possibile.
“Accidenti. Sta diventando insopportabile.” Mi siedo di
nuovo alla scrivania, correggo in fretta la lettera, che
conteneva due errori, e la controllo accuratamente prima di
stamparla. Ora è perfetta. Gli preparo un altro caffè,
facendo sapere a Claire, con un’alzata d’occhi, che sono
nei guai fino al collo. Faccio un bel respiro e ritorno
nell’ufficio di Jack.
«Meglio» bofonchia riluttante e firma la lettera.
«Fotocopiala, tieni l’originale e spediscila a tutti gli autori.
Hai capito?»
«Sì.» Non sono un’idiota. «Jack, c’è qualcosa che non
va?»
Lui alza la testa, i suoi occhi azzurri si incupiscono
mentre il suo sguardo mi squadra. Il sangue mi si gela nelle
vene.
«No.» La sua risposta è concisa, maleducata e
sprezzante. Rimango lì in piedi come l’idiota che ho
appena detto di non essere e poi esco dal suo ufficio
abbattuta. Forse anche lui soffre di un disturbo della
personalità. “Accidenti, sono circondata!” Vado alla
fotocopiatrice che, ovviamente, è inceppata, e quando
riesco a farla funzionare, scopro che manca la carta.
Decisamente oggi non è la mia giornata.
Quando finalmente sono di nuovo alla scrivania, a infilare
la lettera nelle buste, il mio BlackBerry ronza. Attraverso il
vetro, vedo che Jack è al telefono. Rispondo. È Ethan.
«Ciao, Ana. Com’è andata ieri sera?»
Ieri sera. Un rapido collage di immagini mi attraversa la
mente. Christian in ginocchio, la sua confessione, la sua
proposta di matrimonio, i maccheroni al formaggio, il mio
pianto, il suo incubo, il sesso, il fatto di poterlo toccare…
«Ehm… bene» mormoro in modo poco convincente.
Ethan non risponde subito, poi decide di stare al gioco.
«Fantastico. Posso passare a riprendere le chiavi
dell’appartamento?»
«Certo.»
«Sarò lì tra mezz’ora. Hai tempo per un caffè?»
«Non oggi. Sono arrivata tardi, e il mio capo ha un
diavolo per capello e un’edera velenosa attaccata al
sedere.»
«Sembra terribile.»
«Terribile e orribile» ridacchio.
Ethan ride e il mio umore si solleva un pochino. «Okay.
Ci vediamo tra mezz’ora.» Riaggancia.
Alzo lo sguardo e Jack mi sta fissando. “Oh, merda.” Lo
ignoro deliberatamente e continuo a imbustare le lettere.
Mezz’ora dopo il mio telefono squilla. È Claire. «È di
nuovo qui, in reception. Il dio biondo.»
Ethan è una visione rasserenante dopo tutta l’angoscia
di ieri e il cattivo umore che il mio capo mi sta infliggendo
oggi, ma mi saluta fin troppo velocemente.
«Ci vediamo stasera?»
«Probabilmente rimarrò da Christian.» Arrossisco.
«Ti ha preso di brutto» osserva Ethan di buonumore.
Mi stringo nelle spalle. Non è neanche la metà di quello
che sento, e in quel momento mi rendo conto che mi ha
preso più che di brutto. Mi sono innamorata perdutamente.
E il fatto sorprendente è che, a quanto pare, la stessa cosa
vale anche per Christian. Ethan mi abbraccia in fretta.
«A più tardi, Ana.»
Ritorno alla scrivania, arrovellandomi sulla mia scoperta.
Oh, cosa darei per avere una giornata per conto mio, solo
per pensare a tutto questo.
«Dove sei stata?» All’improvviso, Jack incombe su di
me.
«Avevo una cosa da fare in reception.» Sta davvero
mettendo alla prova i miei nervi.
«Voglio il mio pranzo. Il solito» dice bruscamente e torna
con passo pesante nel suo ufficio.
“Perché non sono rimasta a casa con Christian?” La mia
dea interiore incrocia le braccia sul petto e fa il broncio.
Anche lei vuole una risposta a quella domanda. Prendo la
borsa e il BlackBerry e mi avvio verso la porta. Controllo i
messaggi.
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 09.06
Oggetto: Mi manchi
Il mio letto è troppo grande senza di te.
Aquanto pare dovrò andare anch’io al lavoro.
Anche i direttori generali megalomani hanno bisogno di fare
qualcosa.
X
ChristianGrey
Amministratore delegato che si gira i pollici, Grey Enterprises
Holdings Inc.
Ce n’è un altro suo, di un po’ più tardi.
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 9.50
Oggetto: Discrezione
Èla miglior virtù.
Per favore, sii discreta… Le mail dal tuo posto di lavoro sono monitorate.
QUANTEVOLTETELODEVODIRE?
Sì. Maiuscole urlanti, come dici tu. USAIL TUOBLACKBERRY.
Il dottor Flynn ci può incontrare domani sera.
X
ChristianGrey
Amministratore delegato ancora contrariato, Grey Enterprises
Holdings Inc.
E un altro successivo… Oh, no.
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Oggetto: Sleale
Data: 15 giugno 2011 12.15
Non ho più tue notizie.
Per favore, dimmi che è tutto okay.
Sai quanto mi preoccupo. Manderò Taylor a controllare!
X
ChristianGrey
Amministratore delegato iperansioso, Grey Enterprises Holdings
Inc.
Alzo gli occhi al cielo e lo chiamo. Non voglio che si
preoccupi.
«Ufficio di ChristianGrey, sono Andrea Parker.»
“Oh.” Sono talmente sconcertata che non sia Christian a
rispondere che mi blocco in mezzo alla strada, e il giovane
dietro di me borbotta irritato mentre mi sorpassa per
evitare di venirmi addosso. Mi fermo sotto il tendone verde
della rosticceria.
«Pronto? Posso aiutarla?» Andrea riempie il vuoto del
mio silenzio impacciato.
mio silenzio impacciato.
«Mi dispiace… ehm… speravo di parlare con
Christian…»
«Mr Grey è in riunione in questo momento» mi informa,
energica ed efficiente. «Vuole lasciare un messaggio?»
«Può dirgli che lo ha chiamato Ana?»
«Ana? Come Anastasia Steele?»
«Ehm… sì.» La sua domanda mi lascia confusa.
«Attenda un momento in linea, Miss Steele.»
Ascolto attentamente mentre lei abbassa il ricevitore, ma
non riesco a capire cosa sta succedendo. Pochi secondi
più tardi Christian è in linea. «Stai bene?»
«Sì, benissimo.»
Lui fa un sospiro di sollievo.
«Christian, perché non dovrei stare bene?» sussurro
rassicurante.
«Di solito sei così veloce a rispondere alle mie mail.
Dopo quello che ti ho raccontato ieri, ero preoccupato»
dice piano, e poi si rivolge a qualcun altro nel suo ufficio.
«No, Andrea. Di’ loro di aspettare» dice severo. Oh,
conosco quel tono di voce.
Non sento la replica di Andrea.
«No. Ho detto di aspettare» esclama.
«Christian, sei chiaramente impegnato. Ti ho chiamato
solo per farti sapere che sto bene, ed è vero. Ho una
giornata molto piena, tutto qui. Jack continua a far
schioccare la frusta. Ehm… voglio dire…» Arrossisco e
rimango in silenzio.
Christian non dice niente per un minuto buono.
«Fa schioccare la frusta, eh? Be’, un tempo lo avrei
definito un uomo fortunato» commenta, con umorismo
caustico. «Non farti mettere i piedi in testa, piccola.»
«Christian!» lo rimprovero e so che sta sorridendo.
«Tienilo solo d’occhio, tutto qui. Senti, sono felice che tu
stia bene. A che ora devo passare a prenderti?»
«Ti manderò una mail.»
«Dal BlackBerry» dice lui, severo.
«Sì, signore» ribatto.
«A più tardi, piccola.»
«Ciao…»
È ancora in linea.
«Riaggancia» lo rimprovero sorridendo.
Lui sospira pesantemente attraverso il telefono. «Vorrei
che non fossi mai andata al lavoro stamattina.»
«Anch’io. Ma sono occupata. Riaggancia.»
«Riaggancia tu.» Sento il suo sorriso. Oh, il Christian
scherzoso. Amo il Christian scherzoso. Mmh… Amo
Christian. Punto.
«Ci siamo già passati.»
«Ti stai mordendo il labbro.»
“Accidenti, ha ragione. Come fa a saperlo?”
«Vedi? Tu pensi che io non lo sappia, Anastasia. Ma io
ti conosco meglio di quanto tu creda» mormora in quel
modo seducente che mi fa sentire debole, ed eccitata.
«Christian, parleremo più tardi. Ora, davvero, anch’io
vorrei non averti lasciato stamattina.»
«Aspetto la tua mail, Miss Steele.»
«Buona giornata, Mr Grey.»
Chiudo la conversazione e mi appoggio alla vetrina della
rosticceria. Oddio, anche per telefono mi possiede. Scuoto
la testa per liberarla dal pensiero di Christian, ed entro nel
negozio, depressa al pensiero di Jack.
È accigliato, quando torno.
«Va bene per te se adesso vado a mangiare?» chiedo
timidamente. Lui mi fissa e si acciglia ancora di più.
«Se proprio devi» ribatte tagliente. «Quarantacinque
minuti. Per recuperare il quarto d’ora di ritardo di
stamattina.»
«Jack, posso chiederti una cosa?»
«Cosa?»
«Mi sembri fuori di te, oggi. Ho fatto qualcosa che ti ha
offeso?»
Lui sbatte le palpebre. «Non credo di essere dell’umore
per farti una lista delle tue mancanze, in questo momento.
Sono impegnato.» Riprende a fissare lo schermo del
computer, congedandomi a tutti gli effetti.
“Ehi… Che cos’ho fatto?”
Mi volto e lascio il suo ufficio, e per un attimo penso di
essere sul punto di scoppiare a piangere. Perché tutt’a un
tratto mi sembra che mi abbia presa tanto in antipatia? Mi
viene in mente un’idea molto sgradevole, ma la ignoro. Non
ho bisogno di queste stronzate, adesso. Ne ho abbastanza
per conto mio.
Esco dall’edificio e raggiungo lo Starbucks più vicino,
ordino un latte macchiato e mi siedo accanto alla vetrina.
Prendo l’iPod dalla borsa e infilo gli auricolari. Scelgo una
canzone a caso e premo il tasto REPEAT, per riascoltarla più
volte. Ho bisogno della musica per pensare.
La mia mente va alla deriva. Christian il sadico. Christian
il Sottomesso. Christian l’intoccabile. Christian con gli
impulsi edipici. Christian che fa il bagno a Leila. Sbuffo e
chiudo gli occhi mentre quest’ultima immagine mi
perseguita.
Posso davvero sposare quest’uomo? Devo accettare
così tanto di lui. È complesso e difficile, ma nel profondo so
che non voglio lasciarlo nonostante tutti i suoi problemi.
Non potrei mai. Lo amo. Sarebbe come tagliarmi il braccio
destro.
Non mi sono mai sentita tanto viva come in questo
momento, tanto vitale. Da quando l’ho conosciuto, ho
sperimentato tutta una serie di nuove esperienze e
sentimenti sconcertanti e profondi. Non ci si annoia mai
con lui.
Ripensando alla mia vita prima di Christian, è come se
tutto fosse in bianco e nero, come le fotografie di José.
Adesso il mio mondo è fatto di colori vividi, brillanti, saturi.
Mi sono alzata in volo su un raggio di luce abbagliante. La
luce abbagliante di Christian. Io continuo a essere Icaro,
che vola troppo vicino al suo sole. Sbuffo. Volare con
Christian. Chi potrebbe resistere a un uomo che sa volare?
Posso rinunciare a lui? Voglio rinunciare a lui? È come
se Christian avesse premuto un interruttore, accendendomi
da dentro. Conoscerlo mi ha fatto crescere. Ho scoperto
più cose di me nelle ultime settimane che in tutti gli anni
precedenti. Ho imparato a conoscere il mio corpo, i miei
limiti assoluti, i miei limiti relativi, la tolleranza, la pazienza,
la compassione, la capacità di amare.
E mi colpisce nel profondo la consapevolezza che quello
che lui ha bisogno di ricevere da me, quello che può avere,
che lui ha bisogno di ricevere da me, quello che può avere,
è amore incondizionato. Non ne ha mai ricevuto dalla
puttana drogata che lo ha partorito. Posso amarlo
incondizionatamente? Posso accettarlo per quello che è
nonostante le rivelazioni di ieri notte?
So che è disturbato, ma penso che possa curarsi.
Sospiro ricordando le parole di Taylor: “È un brav’uomo,
Miss Steele”.
Ho avuto prove inconfutabili della sua bontà d’animo. Le
sue attività di beneficenza, l’etica del lavoro, la sua
generosità. Eppure lui non le vede in se stesso. Non sente
di meritare l’amore di nessuno. Considerate la sua storia e
le sue inclinazioni, ho il sospetto che si disprezzi. Ecco
perché non lascia avvicinare nessuno. “Riuscirò a
oltrepassare le sue barriere?”
Una volta mi ha detto che non potevo nemmeno
immaginare l’abisso della sua depravazione. Be’, ora me
ne ha parlato e, visti i primi anni della sua vita, non sono
rimasta sorpresa… Anche se è stato uno shock sentirglielo
dire ad alta voce. Perlomeno si è aperto con me. E mi
sembra più felice ora che l’ha fatto. Ora che so tutto.
Questo rende il suo amore meno prezioso per me? No,
penso di no. Lui non ha mai provato sentimenti simili prima
d’ora e nemmeno io. Entrambi abbiamo fatto tanta strada.
Le lacrime mi affiorano agli occhi e mi annebbiano la
vista mentre ricordo le ultime barriere che sono cadute
stanotte, quando ha lasciato che lo toccassi. E ci sono
volute Leila e tutta la sua follia per portarci a questo punto.
Forse dovrei esserle grata. Il fatto che lui le abbia fatto il
bagno non mi lascia più l’amaro in bocca, adesso. Mi
domando quali dei miei vestiti le abbia dato. Spero non
quello color prugna. Mi piaceva.
Dunque posso amare quest’uomo incondizionatamente,
nonostante tutti i suoi problemi? Perché lui non merita
niente di meno di questo. Deve ancora imparare a darsi
dei limiti e altre piccole cose come l’empatia, e a essere
meno autoritario. Dice di non provare più l’impulso di farmi
del male. Forse il dottor Flynn sarà in grado di gettare un
po’ di luce su questo punto.
Fondamentalmente, è questa la cosa che mi preoccupa
di più: che lui ne abbia bisogno e che abbia sempre
trovato donne con le stesse inclinazioni. Aggrotto la fronte.
Sì, questa è la rassicurazione che mi serve. Voglio essere
tutto per quest’uomo, il suo alfa e il suo omega, e tutto
quello che c’è in mezzo, perché lui è tutte queste cose per
me.
Spero che Flynn abbia le risposte, e forse allora potrò
dire di sì. Christian e io potremo trovare il nostro angolo di
paradiso vicino al sole.
Guardo fuori dalla vetrina l’affaccendata Seattle dell’ora
di pranzo. Mr Christian Grey… chi l’avrebbe mai detto?
Lancio un’occhiata all’orologio. “Accidenti!” Scatto in piedi
e corro verso la porta. Un’ora intera stando solo seduta a
pensare. Come passa in fretta il tempo. Jack andrà su tutte
le furie!
Mi siedo alla scrivania senza dare nell’occhio. Per
fortuna lui non è in ufficio. A quanto pare ce l’ho fatta.
Concentro l’attenzione sullo schermo del computer, senza
quasi vederlo, cercando di rimettere insieme le idee e
ripristinare l’assetto lavorativo.
«Dove sei stata?»
Sobbalzo. Jack è in piedi dietro di me, con le braccia
incrociate sul petto.
«Ero nel seminterrato, a fare fotocopie» mento. Le
labbra di Jack si stringono in una linea sottile e
intransigente.
«Uscirò dall’ufficio alle sei e mezzo per prendere l’aereo.
Ho bisogno che tu rimanga fino ad allora.»
«Okay.» Gli sorrido, il più gentilmente possibile.
«Vorrei che mi stampassi il mio itinerario a New York e
ne facessi dieci fotocopie. E impacchetta le brochure. E
portami un caffè!» esclama sgarbatamente e ritorna nel
suo ufficio.
Sospiro di sollievo e gli faccio la linguaccia non appena
chiude la porta. “Bastardo.”
Alle quattro Claire mi chiama dalla reception.
«C’è Mia Grey in linea per te.»
Mia? Spero che non voglia andare al centro
commerciale.
«Ciao, Mia!»
«Ana, ciao. Come stai?» Il suo entusiasmo è asfissiante.
«Bene. Oggi sono un po’ presa. Tu?»
«Sono così annoiata! Ho bisogno di qualcosa da fare,
perciò sto organizzando la festa di compleanno di
Christian.»
Il compleanno di Christian? Oh, non ne avevo idea.
«Quando è?»
«Lo sapevo. Lo sapevo che non te l’avrebbe detto. È
sabato. Mamma e papà ci vogliono tutti a cena per
festeggiare. Ti sto invitando ufficialmente.»
«Oh, è fantastico. Grazie, Mia.»
«Ho già chiamato Christian e gliel’ho detto, e lui mi ha
dato il tuo numero dell’ufficio.»
«Benissimo.» La mia mente è in fermento: che diavolo
posso regalare a Christian per il suo compleanno? Che
cosa si compra a un uomo che ha già tutto?
«E magari un giorno della settimana prossima
potremmo pranzare insieme?»
«Certo. Che ne dici di domani? Il mio capo parte per
New York.»
«Oh, sarebbe fantastico. A che ora?»
«Dodici e quarantacinque?»
«Ci sarò. Ciao, Ana.»
«Ciao.» Riappendo.
Christian. Compleanno. Che diavolo gli prendo?
Da: Anastasia Steele
A: ChristianGrey
Data: 15 giugno 2011 16.11
Oggetto: Antidiluviano
Caro MrGrey,
quando, esattamente, me lo avresti detto?
Che cosa posso regalare al mio vecchietto per il suo compleanno?
Magari delle batterie nuove per il suo apparecchio acustico?
X
Anastasia Steele
Assistente di JackHyde,Direttore editoriale, SIP
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 16.20
Oggetto: Preistorico
Non si sfottono i più anziani.
Felice che tu sia viva e vegeta.
Eche Mia si sia fatta sentire.
Le batterie sono sempre utili.
Non mi piace festeggiare il mio compleanno.
X
ChristianGrey
Amministratore delegato, Sordo come una Campana, Grey
Enterprises Holdings Inc.
Da: Anastasia Steele
A: ChristianGrey
Data: 15 giugno 2011 16.24
Oggetto: Mmh
Caro MrGrey,
riesco a immaginarti mentre facevi il broncio e scrivevi l’ultima frase. Mi fa un certo effetto.
XOX
Anastasia Steele
Assistente di JackHyde,Direttore editoriale, SIP
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 16.29
Oggetto:Occhi al cielo
Miss Steele,
USAIL TUOBLACKBERRY!!!
x
ChristianGrey
Amministratore delegato, con le Mani che Prudono,GreyEnterprises
Holdings Inc.
Alzo gli occhi al cielo. È sempre così suscettibile
riguardo alle mail.
Da: Anastasia Steele
A: ChristianGrey
Data: 15 giugno 2011 16.33
Oggetto: Ispirazione
Caro MrGrey,
ah…le tue mani che prudono non riescono più a stare ferme, vero?
Mi domando che cosa ne direbbe il dottor Flynn. Ma ora so che cosa regalarti per il tuo compleanno. E spero che mi
faccia male…
😉
AX
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 16.38
Oggetto: Angina
Miss Steele,
non credo che il mio cuore potrebbe sopportare il colpo di un’altra mail come quella, o i miei pantaloni, per quel che importa.
Comportati bene.
X
ChristianGrey
Amministratore delegato,GreyEnterprises Holdings Inc.
Da: Anastasia Steele
A: ChristianGrey
Data: 15 giugno 2011 16.42
Oggetto: Difficile
Christian,
sto cercando di lavorare per il mio capo, che mi mette a dura prova.
Per favore, smettila di importunarmi e non mettermi anche tu a dura
prova.
La tua ultima mail mi ha quasi mandato in combustione.
AX
PS: Puoi passare a prendermi alle 18.30?
Da: ChristianGrey
A: Anastasia Steele
Data: 15 giugno 2011 16.47
Oggetto: Ci sarò
Niente mi darebbe maggior piacere.
Adire il vero, mi vengono in mente diverse cose che mi darebbero
un piacere ancora maggiore, e tutte riguardano te.
X
ChristianGrey
Amministratore delegato,GreyEnterprises Holdings Inc.
Arrossisco leggendo questa risposta e scuoto la testa.
Punzecchiarsi via mail è divertente, ma abbiamo davvero
bisogno di parlare. Forse dopo che avremo visto Flynn.
Metto via il mio BlackBerry e finisco di compilare la nota
spese.
Per le sei e un quarto l’ufficio è deserto. Ho tutto pronto per
Jack. Il suo taxi fino all’aeroporto è prenotato e devo solo
consegnargli i documenti. Getto un’occhiata ansiosa al
vetro del suo ufficio, ma lui è ancora immerso in una
conversazione telefonica, e non voglio interromperlo. Non
se è ancora arrabbiato.
Mentre aspetto che finisca, mi viene in mente che oggi
non ho mangiato. “Oh, no, Christian non la prenderà bene.”
Velocemente, sgattaiolo in cucina per vedere se è rimasto
qualche dolcetto.
Mentre apro la scatola dei biscotti, Jack appare
all’improvviso sulla soglia, spaventandomi.
“Oh. Cosa ci fa qui?”
Mi fissa. «Bene, Ana, penso che questo sia il momento
giusto per discutere delle tue mancanze.» Fa un passo in
avanti, chiudendosi la porta alle spalle. Deglutisco a fatica,
mentre un campanello d’allarme suona forte e insistente
nella mia testa.
Lui piega le labbra in un sorriso grottesco, e i suoi occhi
si illuminano di un blu cobalto scuro e profondo. «Alla fine,
ti ho qui tutta sola» dice, e si passa lentamente la lingua sul
labbro inferiore.
“Cosa?”
«Ora… farai la brava ragazza e ascolterai attentamente
quello che ti dirò?»

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