Lettura Capitolo 17 ” 50 Sfumature di Nero “

Sfumature.

A voi il 17° capitolo di 50 Sfumature di nero

17
Mmh…
Christian sta strofinando il naso contro il mio collo
mentre mi sveglio lentamente.
«Buongiorno, piccola» sussurra e mi mordicchia il lobo
dell’orecchio. Sbatto le palpebre velocemente. La luce
brillante del primo mattino inonda la stanza, e Christian mi
accarezza dolcemente il seno, provocandomi. Poi mi
afferra i fianchi, mentre è disteso dietro di me, e mi stringe
forte.
Mi stiracchio, godendomi il suo tocco, e sento la sua
erezione contro il mio sedere. Oddio. La sveglia di
Christian Grey.
«Sei contento di vedermi» mormoro mezza
addormentata, contorcendomi in modo provocante
addosso a lui. Sento il suo sorriso contro il mento.
«Sono molto contento di vederti» dice e fa scivolare la
mano sul mio ventre e più in basso, fino a racchiudervi la
vagina ed esplorarla con le dita. «Ci sono indubbi vantaggi
nello svegliarsi accanto a te, Miss Steele» mi provoca e
gentilmente mi fa girare, cosicché mi trovo sdraiata sulla
schiena.
«Dormito bene?» mi chiede mentre le sue dita
continuano la loro sensuale tortura. Lui mi sorride. Il suo
abbagliante sorriso perfetto. Mi toglie il respiro.
I miei fianchi cominciano a ondeggiare al ritmo delladanza che le sue dita hanno iniziato. Lui mi bacia
castamente sulle labbra e poi scende verso il collo,
mordicchiando debolmente, baciando, succhiando. Gemo.
È delicato e la sua carezza è leggera e divina. Le sue dita
intrepide scendono, e lentamente si infilano dentro di me.
«Oh, Ana» mormora adorante contro la mia gola. «Sei
sempre pronta.» Muove le dita al tempo dei suoi baci e le
sue labbra scivolano lentamente sulla mia clavicola e poi
giù, sul mio seno. Uno alla volta, tormenta i miei capezzoli
con i denti, ma in modo così… oh… così delicato, ed essi
si induriscono e si allungano in dolce risposta.
Mugolo di piacere.
«Mmh…» Fa un ringhio sommesso e solleva la testa per
lanciarmi il suo sguardo grigio e ardente. «Ti voglio
adesso.» Si protende verso il comodino, puntellandosi sui
gomiti per scavalcarmi. Sfrega il naso contro il mio. E con il
ginocchio mi fa aprire le gambe. Strappa la bustina del
preservativo.
«Non vedo l’ora che sia sabato» dice, gli occhi che
brillano di maliziosa delizia.
«La tua festa?» ansimo.
«No. Così potrò smetterla di usare questi fottuti
aggeggi.»
«Definizione calzante» ridacchio.
Lui sorride mentre si infila il preservativo. «Stai
ridacchiando, Miss Steele?»
«No.» Cerco di fare una faccia seria, ma non ci riesco.
«Questo non è il momento di ridacchiare.» Scuote la
testa per ammonirmi e la sua voce è bassa, severa, ma la
sua espressione… oddio… la sua espressione è fuoco eghiaccio allo stesso tempo.
Il fiato mi si smorza in gola. «Pensavo che ti piacesse
quando rido» sussurro roca, fissando le profondità scure
dei suoi occhi tempestosi.
«Non ora. Ho bisogno di fermarti, e penso di sapere
come» dice, carico di promesse, e il suo corpo copre il
mio.
«Che cosa desidera per colazione, Ana?»
«Prenderò solo un po’ di cereali. Grazie, Mrs Jones.»
Arrossisco mentre mi siedo al bancone accanto a
Christian. L’ultima volta che i miei occhi si sono posati sulla
formale e compassata Mrs Jones venivo trascinata in
camera da letto senza troppe cerimonie, sulla spalla di
Christian.
«Sei adorabile» dice Christian con dolcezza. Indosso di
nuovo la gonna antracite e la camicetta grigia di seta.
«Anche tu.» Gli sorrido. Lui porta una camicia azzurra e i
jeans, e ha un aspetto fresco, elegante e perfetto, come
sempre.
«Dovremmo comprarti qualche altra gonna» dice
pragmaticamente. «Mi piacerebbe portarti a fare
shopping.»
Mmh… Shopping. Odio lo shopping. Ma con Christian
forse non sarebbe tanto male. Decido che la miglior tattica
di difesa è la distrazione.
«Mi domando che cosa succederà oggi al lavoro.»
«Dovranno rimpiazzare il depravato.» Christian aggrotta
la fronte come se si fosse appena imbattuto in qualcosa di
molto sgradevole.«Spero che prendano una donna come mio nuovo
capo.»
«Perché?»
«Be’, tu avresti meno da obiettare se andassi via con
lei» lo punzecchio.
Lui contrae le labbra e inizia a mangiare la sua omelette.
«Cosa c’è di divertente?» chiedo.
«Tu sei divertente. Mangia i tuoi cereali: tutti, se non vuoi
altro.»
Autoritario come sempre. Faccio una smorfia
imbronciata, ma inizio a mangiare.
«Dunque, le chiavi vanno qui.» Christian indica
l’accensione sotto la leva del cambio.
«Strano posto» borbotto. Ma ogni più piccolo dettaglio
mi manda in estasi e mi fa saltellare come una bambina sul
comodo sedile di pelle. Finalmente Christian mi lascerà
guidare la mia macchina.
Lui mi guarda gelido, ma nei suoi occhi c’è una scintilla
di buonumore. «Sei piuttosto eccitata per tutto questo,
eh?» dice divertito.
Annuisco, sorridendo. «Senti questo odore di macchina
nuova. È ancora meglio del Modello Speciale
Sottomessa… ehm… dell’A3» aggiungo velocemente,
arrossendo.
Christian piega le labbra in un sorriso. «Modello
Speciale Sottomessa, eh? Ci sai fare con le parole, Miss
Steele.» Si appoggia allo schienale con uno sguardo di
finta disapprovazione, ma non m’inganna. So che si sta
divertendo.«Bene, andiamo.» Fa un cenno con la mano verso
l’uscita del garage.
Batto le mani, avvio la macchina, e il motore fa le fusa
risvegliandosi. Inserisco la marcia, tolgo il piede
dall’acceleratore e la SAAB si muove dolcemente. Taylor
mette in moto l’Audi dietro di noi, e quando la sbarra
automatica si alza, ci segue fuori dall’Escala e in strada.
«Possiamo accendere la radio?» chiedo mentre siamo
fermi al primo stop.
«Voglio che ti concentri» risponde lui tagliente.
«Christian, per favore, riesco a guidare con la musica
accesa.» Alzo gli occhi al cielo. Lui mi guarda torvo per un
istante e poi allunga la mano verso la radio.
«Puoi attaccarci il tuo iPod e gli MP3 , e anche metterci i
CD » spiega.
Le voci sonore e dolci dei Police improvvisamente
riempiono la macchina.
Christian spegne la musica. Mmh… « King of Pain .»
«Il tuo inno» lo punzecchio, ma subito me ne pento,
quando la sua bocca si tende in una linea sottile. “Oh, no.”
«Ho quell’album, da qualche parte» mi affretto ad
aggiungere per distrarlo. Mmh… da qualche parte
nell’appartamento in cui ho passato pochissimo tempo.
Mi domando dove sia Ethan. Dovrei provare a chiamarlo
oggi. Non avrò molto da fare al lavoro.
L’ansia mi si propaga nello stomaco. Cosa succederà
quando entrerò in ufficio? Sapranno tutti di Jack?
Sapranno tutti del coinvolgimento di Christian? Avrò
comunque un lavoro? Accidenti, se non ho più un lavoro“Sposa l’ultramilionario, Ana!” La mia vocina è
sarcastica. La ignoro.
«Ehi, Miss Lingua Biforcuta. Torna indietro.» Christian
mi riporta alla realtà, mentre mi fermo al successivo
semaforo.
«Sei molto distratta. Concentrati, Ana» mi rimprovera.
«Gli incidenti capitano quando non ti concentri.»
“Oddio.” E all’improvviso vengo catapultata indietro nel
tempo, al periodo in cui Ray mi insegnava a guidare. Non
ho bisogno di un altro padre. Di un marito, forse. Un marito
pervertito. Mmh…
«Stavo solo pensando al lavoro.»
«Andrà tutto bene, piccola. Fidati.» Christian mi sorride.
«Per favore, non interferire. Voglio farcela da sola. È
importante per me» dico, il più gentilmente possibile. Non
voglio litigare. Le sue labbra si tendono di nuovo in una
linea dura e caparbia, e penso che stia per rimproverarmi
un’altra volta.
“Oh, no.”
«Non litighiamo, Christian. Abbiamo passato una
mattina meravigliosa. E ieri notte è stato…» Mi mancano le
parole, l’altra notte è stato… «divino.»
Non dice niente. Gli lancio un’occhiata: ha gli occhi
chiusi.
«Sì. Divino» dice con dolcezza. «Intendevo davvero quel
che ho detto.»
«Cosa?»
«Non voglio lasciarti andare.»
«Non voglio andarmene.»Lui sorride ed è questo sorriso nuovo e timido che
dissolve tutto sul suo cammino. Accidenti, è potente.
«Bene» dice con semplicità, ed è visibilmente rilassato.
Entro nel parcheggio a mezzo isolato dalla SIP .
«Ti accompagno all’ingresso. Taylor mi verrà a prendere
lì» si offre Christian. Esco goffamente dalla macchina,
impedita nel movimento dalla gonna attillata, mentre
Christian ne salta fuori con agilità, a proprio agio con il suo
corpo, o quantomeno dando questa impressione. Mmh…
Uno che non tollera di essere toccato non può essere così
a proprio agio. Aggrotto le sopracciglia di fronte a questo
pensiero futile.
«Non dimenticarti che vediamo il dottor Flynn stasera
alle sette» dice mentre mi tende la mano. Premo il
telecomando per chiudere l’auto e prendo la sua mano.
«Non lo dimenticherò. Compilerò una lista di domande
da fargli.»
«Domande? Su di me?»
Annuisco.
«Posso rispondere io a qualsiasi tua domanda su di
me.» Christian sembra offeso.
Gli sorrido. «Ma io voglio l’obiettiva e dispendiosa
opinione del ciarlatano.»
Lui si acciglia, e all’improvviso mi stringe tra le braccia,
tenendomi entrambe le mani dietro la schiena.
«È una buona idea?» mi chiede, la sua voce è bassa e
roca. Mi scosto e vedo l’ansia incombere nei suoi occhi
dilatati. Mi strazia l’anima.
«Se non vuoi che lo faccia, non lo farò.» Lo fisso
sbattendo le palpebre. Vorrei poter cancellare lapreoccupazione dal suo viso con una carezza. Do uno
strattone per liberare una mano e lui la lascia andare. Gli
tocco il volto teneramente. È appena sbarbato e liscio.
«Di che cos’hai paura?» chiedo con voce dolce e
rassicurante.
«Che tu te ne vada.»
«Christian, quante volte te lo devo dire che non vado da
nessuna parte? Mi hai già raccontato il peggio. Non ti
lascio.»
«Allora perché non mi hai risposto?»
«Risposto?» dico in malafede.
«Sai a cosa mi riferisco, Ana.»
Sospiro. «Voglio sapere se sono abbastanza per te,
Christian. Tutto qui.»
«E non ti fidi della mia parola?» esclama, esasperato,
lasciandomi andare.
«Christian, tutto questo è successo così in fretta. E per
tua stessa ammissione, hai cinquanta sfumature di tenebra
dentro di te. Non posso darti quello che vuoi» mormoro.
«Non è solo per me. Ma questo mi fa sentire inadeguata,
soprattutto dopo averti visto con Leila. Chi mi dice che un
giorno non incontrerai qualcuna a cui piace fare quello che
fai tu? E chi mi dice che tu non… non ti innamorerai di lei?
Qualcuna che sia più adatta alle tue necessità.» Il pensiero
di Christian con chiunque altro mi fa stare male. Fisso le
mie dita contratte.
«Conosco diverse donne a cui piace fare quello che mi
piace. Nessuna di loro mi affascina nel modo in cui mi
affascini tu. Non ho mai avuto un legame emotivo connessuna di loro. Sarai solo tu per sempre, Ana.»
«Perché non hai mai dato loro una possibilità. Hai
passato troppo tempo chiuso nella tua fortezza, Christian.
Senti, ne discutiamo più tardi. Devo andare al lavoro.
Forse il dottor Flynn saprà illuminarci.» Questa discussione
è decisamente troppo impegnativa per essere fatta in un
parcheggio alle otto e cinquanta del mattino e Christian,
per una volta, sembra essere d’accordo. Annuisce, ma i
suoi occhi sono guardinghi.
«Vieni» mi ordina, tendendomi la mano.
Quando raggiungo la mia scrivania, trovo un biglietto che
mi dice di andare direttamente nell’ufficio di Elizabeth. Il
cuore mi schizza in gola. “Oh, eccoci. Sto per essere
licenziata.”
«Anastasia.» Elizabeth mi sorride gentile, indicandomi
una sedia davanti alla sua scrivania. Mi siedo e la fisso
speranzosa, augurandomi che non riesca a sentire il mio
cuore che martella. Si sistema i capelli folti e neri e mi
guarda con i suoi occhi severi.
«Ho una notizia piuttosto brutta da darle.»
“Brutta! Oh, no.”
«L’ho chiamata per informarla che Jack ha lasciato la
casa editrice all’improvviso.»
Arrossisco. Questa non è una brutta notizia per me.
Dovrei dirle che lo so?
«La sua partenza precipitosa ha lasciato il suo posto
vacante, e noi vorremmo che lo prendesse lei, finché non
troviamo un sostituto.»
Cosa? Sento il sangue defluirmi dal volto. “Io?”«Ma sono qui solo da poco più di una settimana.»
«Sì, Anastasia, capisco, ma Jack ha sempre decantato
le sue capacità. Aveva grandi speranze per lei.»
Smetto di respirare. “Aveva grandi speranze di vedermi
nuda, questo è certo.”
«Qui c’è una dettagliata descrizione delle mansioni
previste dal ruolo. Dia un’occhiata. Ne discuteremo più
tardi.»
«Ma…»
«Per favore, so che è una cosa improvvisa, ma lei ha già
preso contatto con gli autori chiave di Jack. Le sue note sui
manoscritti non sono passate inosservate agli altri direttori
editoriali. Ha intuito, Anastasia. Pensiamo tutti che lei
possa farcela.»
«Okay.» “Tutto questo è irreale.”
«Senta, ci pensi. Nel frattempo può prendere l’ufficio di
Jack.»
Si alza, congedandomi, e mi tende la mano. La stringo,
completamente sconvolta.
«Sono contenta che lui se ne sia andato» sussurra e
un’ombra le attraversa il volto. “Oh, merda.” Che cosa le ha
fatto?
Di ritorno alla mia scrivania, prendo il BlackBerry e
chiamo Christian.
Mi risponde al secondo squillo. «Anastasia. Stai bene?»
mi chiede preoccupato.
«Mi hanno appena dato il lavoro di Jack… Be’,
temporaneamente» dico in fretta.
«Stai scherzando?» replica, scioccato.
«Hai qualcosa a che fare con questo?» La mia voce èpiù tagliente di quanto avrei voluto.
«No, no, affatto. Voglio dire, con tutto il rispetto,
Anastasia, sei lì da poco più di una settimana, e non lo
dico per farti torto.»
«Lo so» replico, accigliata. «A quanto pare, Jack mi
apprezzava davvero.»
«Ah, sì?» commenta Christian in tono gelido. Poi
sospira. «Be’, piccola, se pensano che tu possa farcela,
sono sicuro che ce la farai. Congratulazioni. Forse
dovremmo festeggiare dopo aver incontrato il dottor
Flynn.»
«Mmh… Sei sicuro di non aver niente a che vedere con
questo?»
Lui rimane in silenzio per un minuto. Poi aggiunge, con
voce bassa e minacciosa: «Dubiti di me? Mi fa arrabbiare
che tu lo faccia».
Deglutisco. Mio Dio, perde la pazienza così facilmente!
«Mi dispiace» mormoro, contrita.
«Se hai bisogno di qualcosa, fammelo sapere. Io sono
qui. E, Anastasia?»
«Cosa c’è?»
«Usa il BlackBerry» aggiunge laconico.
«Sì, Christian.»
Non riaggancia come mi aspetto, ma fa un respiro
profondo.
«Dico davvero. Se hai bisogno di me, sono qui.» Le sue
parole ora sono più dolci, concilianti. Oh, è così lunatico… Il
suo umore oscilla come un metronomo.
«Okay» dico piano. «Sarà meglio che vada. Devotrasferire le mie cose.»
«Se hai bisogno di me… Davvero» dice lui, sottovoce.
«Lo so. Grazie, Christian. Ti amo.»
Percepisco il suo sorriso dall’altra parte del telefono. È
tornato da me.
«Ti amo anch’io, piccola.» Oh, mi stancherò mai di
sentirgli pronunciare queste parole?
«Ci sentiamo più tardi.»
«A più tardi, piccola.»
Chiudo la conversazione e lancio un’occhiata all’ufficio di
Jack. Accidenti, Anastasia Steele, direttore editoriale ad
interim. Chi l’avrebbe mai immaginato? Dovrei chiedere un
aumento di stipendio.
Che cosa penserebbe Jack se lo sapesse?
Rabbrividisco al pensiero e mi domando come stia
passando la giornata. Ovviamente non a New York, come
aveva programmato. Entro nel mio nuovo ufficio, mi siedo
alla scrivania e inizio a leggere la descrizione delle
mansioni.
Alle dodici e mezzo Elizabeth mi chiama al telefono.
«Ana, abbiamo bisogno di lei per un incontro all’una
nella sala riunioni. Ci saranno Jerry Roach e Kay Bestie,
sa, il presidente e il vicepresidente? Saranno presenti tutti i
direttori editoriali.»
“Merda!”
«Devo preparare qualcosa?»
«No, è soltanto una riunione informale, che facciamo una
volta al mese. Il pranzo è offerto.»
«Ci sarò.» Riaggancio.
“Accidenti!” Controllo la lista degli autori di Jack. Sì, ce liho abbastanza ben presenti. Ho i cinque manoscritti che lui
stava sostenendo, più altri due, che dovrebbero essere
presi in seria considerazione per una pubblicazione.
Faccio un bel respiro. Non riesco a credere che sia già
l’ora di pranzo. La giornata sta volando, e io l’adoro. C’è
stato tanto da assimilare stamattina. Un trillo della mia
agenda elettronica annuncia un appuntamento.
“Oh, no… Mia!” In tutta questa eccitazione ho
dimenticato il nostro pranzo. Recupero il mio BlackBerry e
cerco freneticamente il suo numero.
Il telefono squilla.
«È lui. In reception.» La voce di Claire è un sussurro.
«Chi?» Per un secondo, penso che possa essere
Christian.
«Il dio biondo.»
«Ethan?»
“Oh, cosa vuole?” Subito mi sento in colpa per non
averlo chiamato.
Ethan, che indossa una camicia a quadri blu, una
maglietta bianca e jeans, mi fa un ampio sorriso.
«Wow! Sei sexy, Steele» dice, annuendo in segno di
apprezzamento. Mi abbraccia velocemente.
«Va tutto bene?» gli chiedo.
Lui aggrotta la fronte. «Tutto bene, Ana. Volevo solo
vederti. È un po’ che non ti sento e volevo assicurarmi che
Mr Pezzo Grosso ti trattasse bene.»
Arrossisco e non riesco a trattenere un sorriso. «Okay!»
esclama Ethan, alzando le mani. «Lo vedo dalla tua faccia.
Non voglio sapere altro. Sono passato sperando di poterpranzare con te. Mi iscrivo ai corsi di psicologia qui a
Seattle a settembre. Per la laurea specialistica.»
«Oh, Ethan. Sono successe così tante cose. Ho un
sacco di novità da raccontarti, ma in questo momento
proprio non posso. Ho una riunione.» Mi viene in mente
un’idea. «Mi domandavo se tu potessi farmi un favore
davvero grande.» Batto le mani in segno di supplica.
«Certo» dice, divertito dalla mia preghiera.
«Avrei dovuto pranzare con la sorella di Christian e
Elliot, ma non riesco a mettermi in contatto con lei, e
questa riunione mi è stata comunicata di punto in bianco.
La porteresti tu fuori a pranzo, per favore? Ti prego!»
«Ehi, Ana! Non voglio fare da baby-sitter a qualche
mocciosa.»
«Per favore, Ethan.» Gli faccio il più seducente sguardo
occhi-azzurri-ciglia-lunghe in cui riesco a produrmi. Lui alza
gli occhi al cielo e so di averlo in pugno.
«Mi cucinerai qualcosa?» mi chiede.
«Certo, qualsiasi cosa, quando vuoi.»
«Allora, dov’è lei?»
«Sarà qui a momenti.» E, con perfetto tempismo, sento
la voce di Mia.
«Ana!» mi chiama dall’ingresso.
Ci voltiamo entrambi, ed eccola lì, tutta altezza e curve,
con il suo caschetto nero lucente. Indossa un miniabito
verde menta e scarpe dello stesso colore con il tacco alto
e il cinturino alla caviglia. È bella in modo disarmante.
«La mocciosa?» mormora Ethan guardandola a bocca
aperta.
«Sì, ha proprio bisogno del baby-sitter» gli sussurro inrisposta. «Ciao, Mia.» L’abbraccio, mentre lei fissa
piuttosto spudoratamente Ethan.
«Mia… questo è Ethan, il fratello di Kate.»
Lui fa un cenno con il capo, alzando le sopracciglia per
la sorpresa. Mia sbatte le palpebre diverse volte mentre gli
dà la mano.
«Piacere di conoscerti» mormora Ethan, e Mia sbatte di
nuovo le palpebre. Una volta tanto, sta zitta. Arrossisce.
Oddio. Non penso di averla mai vista arrossire.
«Non posso uscire a pranzo» le dico debolmente. «Ma
Ethan si è offerto di accompagnarti, se per te va bene.
Possiamo rimandare a un’altra volta?»
«Certo» mi risponde lei, tranquilla. Mia tranquilla: questa
sì che è una novità.
«Lo prendo come un impegno. A più tardi, Ana» dice
Ethan, offrendo il braccio a Mia. Lei accetta con un sorriso
timido.
«Ciao, Ana.» Mia si volta verso di me. “Oh, mio Dio!”
dice con il labiale, lanciandomi una strizzata d’occhio
esagerata.
“Lui le piace!” Li saluto con la mano mentre lasciano
l’edificio. Mi domando quale sia l’atteggiamento di
Christian verso i fidanzati di sua sorella. Il pensiero mi
rende nervosa. Mia ha la mia età, perciò lui non può avere
da ridire, vero?
“Ma noi abbiamo a che fare con Christian.” La mia
vocina interiore è tornata, come la lingua biforcuta, il
cardigan e la borsetta sul braccio. Scaccio l’immagine.
Mia è un’adulta e Christian può essere ragionevole,giusto? Liquido quel pensiero e torno nell’ufficio di Jack…
ehm… nel mio ufficio a prepararmi per la riunione.
Sono le tre e mezzo quando finisco. L’incontro è andato
bene. Ho addirittura ottenuto l’approvazione per i due
manoscritti che stavo promuovendo. È una sensazione
inebriante.
Sulla mia scrivania c’è un enorme cesto di vimini pieno
di stupende rose bianche e rosa chiaro. Wow, anche solo il
profumo è divino. Sorrido mentre prendo il biglietto. So chi
le ha mandate.
Congratulazioni, Miss Steele.
E tutto da sola!
Nessun aiuto dal tuo amministratore delegato
megalomane, iperamichevole, vicino di casa.
Con amore,
Christian
Prendo il mio BlackBerry per scrivere una mail.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 16 giugno 2011 15.43
Oggetto: Megalomane
… è il tipo di maniaco che preferisco. Grazie per i bellissimi fiori.
Sono arrivati in un grande cesto di vimini, che mi fa pensare a picnic
e coperte.
A X
Da: Christian GreyA: Anastasia Steele
Data: 16 giugno 2011 15.55
Oggetto: Aria fresca
Maniaco, eh? Il dottor Flynn potrebbe avere qualcosa da dire in
proposito.
Vuoi fare un picnic?
Potremmo divertirci all’aria aperta, Anastasia…
Come sta andando la tua giornata, piccola?
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.
Oddio. Arrossisco leggendo la sua risposta.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 16 giugno 2011 16.00
Oggetto: Frenetica
La giornata è volata. Ho a stento un momento libero per pensare a
qualcosa che non sia il lavoro. Penso di potercela fare! Ti racconto
tutto quando arrivo a casa.
L’aria aperta sembra… interessante.
Ti amo.
A X
PS: Non preoccuparti per il dottor Flynn.
Il mio telefono squilla. È Claire dalla reception, che non
sta più nella pelle per sapere chi mi abbia mandato i fiori e
che cosa sia successo a Jack. Rinchiusa in ufficio tutto il
giorno, ho trascurato i pettegolezzi. Le rispondo che le rose
erano da parte del mio fidanzato e che so poco delledimissioni di Jack. Il BlackBerry ronza. Un’altra mail di
Christian.
Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 16 giugno 2011 16.09
Oggetto: Ci proverò…
… non temere.
A più tardi, piccola. x
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.
Alle cinque e mezzo riordino la scrivania. La giornata è
volata. Devo tornare all’Escala e prepararmi all’incontro
con il dottor Flynn. Non ho neppure avuto il tempo di
pensare alle domande da fargli. Forse oggi possiamo
avere un incontro preliminare, e magari Christian lascerà
che lo veda di nuovo. Mi scrollo di dosso quei pensieri
mentre esco di corsa dall’ufficio, salutando al volo Claire.
Devo anche pensare al compleanno di Christian. So
cosa gli regalerò. Voglio dargli il mio regalo stasera, prima
che vediamo Flynn, ma come? Accanto al posto in cui ho
parcheggiato c’è un negozietto che vende ninnoli per turisti.
Mi viene un’ispirazione e dentro di me annuisco.
Entro nel salone, mezz’ora più tardi. Christian è al
BlackBerry, in piedi e con lo sguardo rivolto verso la
vetrata. Quando si volta e mi vede, si illumina e chiude
velocemente la telefonata.«Ros, è grandioso. Dillo a Barney e partiamo da quel
punto… Ciao.»
Mi raggiunge mentre rimango timidamente sulla soglia.
Ora si è cambiato e indossa una camicia bianca e i jeans,
stile cattivo ragazzo pieno di ardore. “Wow!”
«Buonasera, Miss Steele» mormora mentre si china per
baciarmi. «Congratulazioni per la tua promozione.» Mi
avvolge tra le braccia. Ha un profumo delizioso.
«Ti sei fatto la doccia.»
«Mi sono appena allenato con Claude.»
«Ah.»
«Sono riuscito a stenderlo un paio di volte» annuncia,
raggiante, infantile e compiaciuto di sé. Il suo sorriso è
contagioso.
«Non succede spesso?»
«No. Dà una grande soddisfazione quando capita. Hai
fame?»
Scuoto la testa.
«Cosa c’è?» Aggrotta le sopracciglia.
«Sono nervosa. Per il dottor Flynn.»
«Anch’io. Com’è andata la tua giornata?» Mi lascia
andare, e io gli faccio un breve resoconto. Mi sta a sentire
con attenzione.
«Ah, c’è un’ultima cosa» aggiungo. «Oggi sarei dovuta
andare a pranzo con Mia.»
Lui solleva un sopracciglio, sorpreso. «Non me l’avevi
detto.»
«Lo so, me ne sono dimenticata. Comunque, non ci
sono potuta andare per via della riunione e allora Ethan siIl suo volto si rabbuia. «Capisco. Smettila di morderti il
labbro.»
«Vado a darmi una rinfrescata» dico, cambiando
argomento e andandomene prima che lui possa reagire.
Lo studio del dottor Flynn non è lontano dall’appartamento
di Christian. “Molto utile” mi dico, pensierosa “per sedute
d’emergenza.”
«Di solito vengo da casa facendo una corsa» mi dice
Christian mentre parcheggia la SAAB . «È una grande
macchina.» Mi sorride.
«Lo penso anch’io.» Gli sorrido a mia volta. «Christian…
io…» Lo guardo ansiosa.
«Cosa c’è, Ana?»
«Ecco.» Tiro fuori dalla borsa una piccola scatola regalo
nera. «Questo è per te, per il tuo compleanno. Vorrei
dartelo adesso… ma solo se mi prometti di non aprirlo fino
a sabato, okay?»
Sbatte le palpebre, sorpreso, e deglutisce. «Okay»
mormora cauto.
Facendo un respiro profondo, gli porgo il regalo,
ignorando la sua espressione divertita. Lui scuote la
scatoletta. Il rumore che proviene dall’interno lo
incuriosisce. Aggrotta la fronte. So che desidera
disperatamente vedere cosa contiene. Poi sorride, e i suoi
occhi si illuminano di un’eccitazione infantile e spensierata.
“Oh, accidenti…” Dimostra la sua età… ed è così
meraviglioso.
«Non puoi aprirlo fino a sabato» lo metto in guardia.
«Ho capito» dice. «Perché me lo stai dando adesso?»Si infila la scatoletta nel taschino interno della giacca
gessata.
“Molto azzeccato” penso, e gli sorrido maliziosa.
«Perché posso, Mr Grey.»
La sua bocca s’increspa.
«Ah, Miss Steele, mi rubi le battute.»
Veniamo accompagnati nel magnifico ufficio del dottor
Flynn da un’amichevole quanto sbrigativa receptionist, che
saluta Christian calorosamente. Un po’ troppo
calorosamente, visto che è abbastanza vecchia da poter
essere sua madre, e lui la chiama per nome.
L’ambiente è sobriamente elegante – verde pallido, con
due divani verde scuro di fronte a due poltrone di pelle – e
vi regna un’atmosfera da club per gentiluomini. Il dottor
Flynn è seduto a una scrivania dalla parte opposta della
stanza.
Quando entriamo, si alza e ci viene incontro vicino al
divano. Indossa pantaloni neri e una camicia nera aperta
sul collo. Niente cravatta. I suoi luminosi occhi azzurri
sembrano non perdersi nulla.
«Christian.» Gli sorride amichevole.
«John.» Christian gli stringe la mano. «Ti ricordi di
Anastasia?»
«Come potrei non ricordarmene? Benvenuta,
Anastasia.»
«Ana, per favore» mormoro, mentre lui mi stringe la
mano con decisione. Adoro il suo accento inglese.
«Ana» mi dice gentile, indicandomi i divani.
Christian mi fa cenno su quale dei due sedermi. Mi
accomodo, cercando di sembrare rilassata, mentre lui sisiede su quello accanto. Un tavolino con una semplice
lampada ci divide. Noto con interesse una scatola di
fazzolettini di carta lì accanto.
Non è come mi aspettavo. Mi ero immaginata una
stanza bianca ed essenziale, con una chaise longue di
pelle nera.
Con l’aria rilassata e padrone di sé, il dottor Flynn si
siede su una delle poltrone e prende in mano un taccuino
di pelle. Christian accavalla le gambe, la caviglia
appoggiata al ginocchio, e allunga un braccio sullo
schienale. Con l’altra mano prende la mia sul bracciolo e la
stringe come per rassicurarmi.
«Christian ha chiesto che tu lo accompagnassi a una
delle nostre sedute» esordisce il dottor Flynn, gentile.
«Solo perché tu lo sappia, consideriamo questi incontri
assolutamente riservati…»
Alzo un sopracciglio, guardando il dottore, e lui si ferma
a metà della frase.
«Io… ehm… ho firmato un accordo di riservatezza»
mormoro imbarazzata per quell’interruzione. Sia Flynn sia
Christian mi fissano, e Christian mi lascia la mano.
«Un accordo di riservatezza?» Il dottor Flynn aggrotta la
fronte e guarda Christian con aria interrogativa.
Christian si stringe nelle spalle.
«Inizi tutte le tue relazioni con una donna con un accordo
di riservatezza?» gli chiede il dottor Flynn.
«Quelle contrattuali, sì.»
Le labbra del dottor Flynn si incurvano. «Hai altri tipi di
relazioni con le donne?» gli domanda, e sembra divertito.«No» risponde Christian dopo un attimo, e sembra
divertito anche lui.
«Come pensavo.» Il dottor Flynn riporta la sua attenzione
su di me. «Bene, immagino di non dovermi preoccupare
della riservatezza, ma posso suggerire che voi due
discutiate di questa faccenda, a un certo punto? Se ho
capito bene, non ti stai più facendo coinvolgere in relazioni
contrattuali.»
«Spero in un tipo di contratto diverso» risponde
Christian con dolcezza, guardandomi. Io arrossisco e il
dottor Flynn stringe gli occhi a fessura.
«Ana, devi perdonarmi, ma probabilmente conosco di te
molto più di quanto pensi. Christian mi ha raccontato
parecchie cose.»
Lancio un’occhiata nervosa a Christian. Che cosa gli ha
detto?
«Un accordo di riservatezza?» prosegue. «Questo deve
averti scioccata.»
Lo guardo sbattendo le palpebre. «Oh, credo che lo
shock per quello sia diventato insignificante, viste le più
recenti rivelazioni di Christian» rispondo, con la voce
bassa ed esitante. Sembro nervosa.
«Ne sono sicuro.» Il dottor Flynn mi sorride gentile.
«Allora, Christian, di cosa vorresti parlare?»
Christian si stringe nelle spalle come un ragazzino
scontroso. «Anastasia voleva vederti. Forse dovresti
chiederlo a lei.»
Il volto del dottor Flynn lascia trasparire la sua sorpresa.«Ti sentiresti più a tuo agio se Christian ci lasciasse per
un po’?»
I miei occhi scattano verso Christian e lui mi guarda con
l’aria di chi aspetta qualcosa. «Sì» sussurro.
Lui si acciglia e apre la bocca, ma poi la richiude in
fretta e si alza con un movimento veloce e aggraziato.
“Oh, no.”
«Grazie, Christian» dice il dottor Flynn, impassibile.
Lui mi lancia un lungo sguardo inquisitorio, poi esce
dalla stanza, ma senza sbattere la porta. E subito mi
rilasso.
«Ti intimidisce?»
«Sì. Ma non come una volta.» Mi sento sleale, ma è la
verità.
«La cosa non mi sorprende, Ana. Come posso
aiutarti?»
Abbasso lo sguardo sulle mie dita intrecciate. Che cosa
posso dirgli?
«Dottor Flynn, non ho mai avuto una relazione prima, e
Christian è… be’, è Christian. Nell’ultima settimana o poco
più sono successe parecchie cose. Non ho avuto la
possibilità di riflettere con calma.»
«Su che cosa senti il bisogno di riflettere?»
Alzo lo sguardo. Il dottor Flynn ha la testa piegata di lato
e mi fissa con compassione, credo.
«Be’… Christian mi dice di essere felice di rinunciare…
ehm…» Incespico nelle parole e mi fermo. È più difficile di
quanto immaginassi.
Il dottor Flynn sospira. «Ana, nel poco tempo in cui visiete frequentati, hai fatto fare più progressi tu al mio
paziente di quelli che gli ho fatto fare io negli ultimi due
anni. Hai un effetto profondo su di lui. Devi saperlo.»
«Anche lui ha un effetto profondo su di me. È solo che
non so se io basto… per soddisfare i suoi bisogni» riesco
a bisbiglire.
«È questo che vuoi da me? Una rassicurazione?»
Annuisco.
«I bisogni cambiano» dice lui semplicemente. «Christian
si è trovato in una situazione in cui i suoi metodi di
relazione non funzionano più. Molto semplicemente, tu lo
hai costretto a confrontarsi con qualcuno dei suoi demoni e
a rimettersi in discussione.»
Sbatto le palpebre e lo guardo. Le sue parole
riecheggiano quello che Christian mi ha detto.
«Sì, i suoi demoni» mormoro.
«Noi non ci dilunghiamo su quelli… Fanno parte del
passato. Christian sa quali sono i suoi demoni, come lo so
io… E ora sono certo che anche tu li conosci. Sono molto
più preoccupato per il futuro e per il fatto di portare
Christian là dove vuole essere.»
Aggrotto la fronte e lui alza un sopracciglio.
«Il termine tecnico è TBOS … Scusa.» Sorride. «Significa
“terapia breve orientata alla soluzione”. Essenzialmente è
mirata al raggiungimento degli obiettivi. Ci concentriamo
su dove Christian vuole andare e su come portarlo lì. È un
approccio dialettico. Non c’è motivo di affrontare di petto il
passato… Tutto ciò è già stato esaminato da ogni
specialista, psicologo e psichiatra che Christian ha visto.
Sappiamo perché lui è come è, ma è il futuro la cosaimportante. Dove Christian immagina se stesso, dove
vuole essere. È stato necessario che tu lo lasciassi perché
lui cominciasse a prendere seriamente questa terapia. Si
è reso conto che il suo obiettivo è una relazione d’amore
con te. È semplice, ed è quello su cui stiamo lavorando
adesso. Ovviamente ci sono degli ostacoli. La sua
afefobia, per esempio.»
“La sua cosa?” sussulto.
«Scusa. Intendevo la sua paura di essere toccato»
spiega il dottor Flynn scuotendo la testa, come per
rimproverarsi. «Una cosa di cui, sono sicuro, ti sei
accorta.»
Arrossisco e annuisco. “Ah, quella!”
«E un certo morboso orrore per se stesso, di cui, sono
sicuro, non ti sorprende sentirmi parlare. E, ovviamente, le
sue parasonnie… ehm… i terrori notturni, per i non addetti
ai lavori.»
Sbatto le palpebre cercando di assimilare tutti questi
paroloni. So già tutto. Ma Flynn non ha parlato di quello che
mi preoccupa più di tutto.
«Ma è un sadico. Sicuramente, come tale, ha dei
bisogni che non posso soddisfare.»
Il dottor Flynn alza gli occhi al cielo, e la sua bocca si
tende in una linea dura. «Questo non è più considerato un
termine psichiatrico. Non so quante volte gliel’ho detto. Non
è neppure più classificato come parafilia, non dagli anni
Novanta.»
Mi sono persa di nuovo. Guardo il dottor Flynn sbattendo
le palpebre. Lui mi sorride gentile.«Questa è una mia piccola fissazione.» Scuote la testa.
«Christian pensa solo il peggio di se stesso in ogni
situazione. Fa parte dell’orrore che prova per se stesso.
Certo, c’è il sadismo sessuale, ma non è una malattia. È
una scelta di vita. E, se è praticato in una relazione sicura,
sana, tra adulti consenzienti, allora non è un problema. Da
quello che ho capito, Christian ha condotto tutte le sue
relazioni sadomaso in questo modo. Tu sei la sua prima
amante che non acconsente a ciò, e quindi nemmeno lui
vuole praticarlo.»
“Amante!”
«Ma non può essere così semplice.»
«Perché no?» Il dottor Flynn si stringe nelle spalle,
benevolo.
«Be’… le ragioni per cui lo fa.»
«Ana, questo è il punto. Nei termini della terapia breve
orientata alla soluzione, è semplice: Christian vuole stare
con te, e per farlo, ha bisogno di rinunciare agli aspetti più
estremi di quel tipo di relazione. Dopotutto, quello che
chiedi non è irragionevole, giusto?»
Arrossisco. “Non è irragionevole, vero?”
«Non penso. Ma temo che per lui possa esserlo.»
«Christian lo ammette e si comporta di conseguenza.
Non è malato.» Il dottor Flynn sospira. «In poche parole,
non è un sadico, Ana. È un ragazzo arrabbiato, spaventato
ma brillante, che ha dovuto affrontare l’orribile destino con
cui era nato. Possiamo batterci il petto e analizzare i come,
i quando e i perché fino alla morte… Oppure Christian può
andare avanti e decidere come vuole vivere. Aveva trovato
qualcosa che ha funzionato per lui per qualche anno, più omeno, ma da quando ti ha incontrata, non va più bene. E di
conseguenza sta cambiando il suo modus operandi. Tu e
io dobbiamo rispettare la sua scelta e aiutarlo.»
Lo guardo a bocca aperta. «Questa è la mia
rassicurazione?»
«Bisogna prendere quel che viene, Ana. Non ci sono
garanzie in questa vita.» Sorride. «E questa è la mia
opinione professionale.»
Sorrido anch’io, debolmente. Le battute da medici…
accidenti.
«Ma lui pensa a se stesso come a un alcolista in
recupero.»
«Christian penserà sempre il peggio di sé. Come ho
detto, fa parte dell’odio che prova per se stesso. È nel suo
carattere. Naturalmente, non vede l’ora di apportare questo
cambiamento nella sua vita. Potenzialmente si sta
esponendo a un intero mondo di sofferenze emotive, che
incidentalmente ha provato quando lo hai lasciato.
Naturalmente è apprensivo.» Il dottor Flynn fa una pausa.
«Non voglio sottolineare l’importanza del tuo ruolo nella sua
conversione… sulla via di Damasco. Ma ce l’hai. Christian
non sarebbe arrivato a questo punto, se non ti avesse
incontrata. Personalmente, non credo che l’analogia con
l’alcolista sia valida, ma se per lui funziona, per adesso,
allora penso che dovremmo dargli il beneficio del dubbio.»
Dare a Christian il beneficio del dubbio. Aggrotto la
fronte a quel pensiero.
«Dal punto di vista emotivo, Christian è un adolescente,
Ana. Ha totalmente bypassato quella fase della sua vita.Ha incanalato tutte le sue energie nel successo sul lavoro,
e l’ha ottenuto al di là di tutte le aspettative. Il suo universo
emotivo deve essere ridefinito.»
«Allora come posso aiutarlo?»
Il dottor Flynn ride. «Devi solo continuare a fare quello
che stai facendo… Christian è innamorato cotto. È un
piacere vederlo.»
Arrossisco, e la mia dea interiore si sta stringendo tra le
braccia felice, ma qualcosa mi preoccupa. «Posso
chiederle ancora una cosa?»
«Certo.»
Faccio un respiro profondo. «Una parte di me pensa che
se non fosse così disturbato, lui… non mi vorrebbe.»
Il dottor Flynn inarca le sopracciglia per la sorpresa.
«Questa è una cosa molto negativa da dire di se stessi,
Ana. E francamente dice più di te di quanto dica di
Christian. Non è al livello dell’odio che lui prova per se
stesso, ma ne sono stupito.»
«Be’, ma guardi lui… e poi guardi me.»
Il dottor Flynn si acciglia. «Lo faccio. Vedo un attraente
giovane uomo, e vedo un’attraente giovane donna. Ana,
non pensi di essere attraente?»
“Oh, no…” Non voglio che si parli di me. Abbasso gli
occhi sulle mie dita. Improvvisamente, qualcuno bussa forte
alla porta e mi fa sussultare. Christian ritorna nella stanza,
fissando in tralice entrambi. Arrossisco e lancio
un’occhiata veloce a Flynn, che gli sta sorridendo«Quasi, Christian. Unisciti a noi.»
Christian si siede, al mio fianco stavolta, e mi mette una
mano sul ginocchio, con fare possessivo. Il suo gesto non
passa inosservato al dottor Flynn.
«Hai qualcos’altro da chiedermi, Ana?» domanda il
dottor Flynn, e la sua preoccupazione è ovvia. “Merda…
Non avrei dovuto fargli quella domanda.” Scuoto la testa.
«Christian?»
«Non oggi, John.»
Flynn annuisce.
«Potrebbe essere un bene se veniste ancora insieme.
Sono sicuro che Ana avrà delle altre domande.»
Christian annuisce riluttante.
Io arrossisco. “Merda… vuole approfondire.” Christian mi
afferra la mano e mi guarda attentamente.
«Tutto okay?» mi chiede con dolcezza.
Gli sorrido e annuisco. Sì, diamogli il beneficio del
dubbio, per gentile concessione del buon dottore inglese.
Christian mi stringe la mano e si volta verso Flynn.
«Come sta lei?» gli chiede piano.
“Io?”
«Ce la farà» risponde il dottore, rassicurante.
«Bene. Tienimi aggiornato sui suoi progressi.»
«Lo farò.»
“Accidenti. Stanno parlando di Leila.”
«Possiamo andare a festeggiare la tua promozione?»
mi chiede Christian con una certa enfasi.
Io annuisco timidamente, mentre lui si alza.
Salutiamo velocemente il dottor Flynn, e Christian mispinge verso la porta con una fretta sconveniente.
In strada, si volta verso di me. «Com’è andata?» C’è ansia
nella sua voce.
«È andata bene.»
Lui mi guarda sospettoso. Io piego la testa di lato.
«Mr Grey, per favore, non guardarmi in quel modo. Per
ordine del dottore, ti darò il beneficio del dubbio.»
«Che cosa vuol dire?»
«Vedrai.»
Le sue labbra si incurvano e i suoi occhi si stringono.
«Sali in macchina» mi ordina aprendo la portiera del
passeggero della SAAB .
Oh, cambio di direzione. Il mio BlackBerry suona. Lo tiro
fuori dalla borsa.
“Merda. José!”
«Ciao!»
«Ana, ciao…»
Fisso Christian, che mi occhieggia sospettoso. “José”
mimo con le labbra verso di lui. Mi fissa impassibile, ma il
suo sguardo si indurisce. Pensa che non lo noti? Rivolgo di
nuovo l’attenzione a José.
«Scusa, non ti ho chiamato. È per domani?» chiedo a
José, ma guardo Christian.
«Sì. Senti, ho parlato con un tizio a casa di Grey, perciò
so dove devo portare le foto. Dovrei arrivare tra le cinque e
le sei… dopodiché sono libero.»
“Oh.”
«Be’, sto da Christian in questo momento e lui dice che,
se vuoi, puoi rimanere a dormire a casa sua.»Christian stringe le labbra in una linea dura. Mmh… che
ospite!
José rimane in silenzio per un minuto, assorbendo la
notizia. Io rabbrividisco. Non ho ancora avuto modo di
parlargli di Christian.
«Okay» mi dice alla fine. «Questa cosa con Grey è
seria?»
Volto le spalle alla macchina e passeggio fino al limite
del marciapiede.
«Sì.»
«Quanto?»
Alzo gli occhi al cielo e sto zitta. Perché Christian
dev’essere qui a sentire?
«Seria.»
«È lì con te? È per questo che parli a monosillabi?»
«Sì.»
«Okay. Ti è consentito uscire domani?»
«Certo.» Spero. Istintivamente incrocio le dita.
«Allora, dove ci incontriamo?»
«Puoi venire a prendermi al lavoro?»
«Okay.»
«Ti mando un messaggio con l’indirizzo.»
«A che ora?»
«Alle sei?»
«Certo. Va bene, Ana. Sono già in attesa. Mi manchi.»
Sorrido. «Fantastico. Ci vediamo.» Chiudo la
comunicazione e mi volto.
Christian è appoggiato alla macchina e mi guarda
attentamente. La sua espressione è impossibile da«Come sta il tuo amico?» mi chiede, gelido.
«Sta bene. Mi verrà a prendere al lavoro, e penso che
usciremo a bere qualcosa. Vuoi venire con noi?»
Christian esita, i suoi occhi sono grigi e freddi. «Non
pensi che ci proverà con te?»
«No!» Il mio tono è esasperato, ma mi trattengo
dall’alzare gli occhi al cielo.
«Okay.» Lui solleva le mani in segno di resa. «Tu esci
con il tuo amico, e noi ci vediamo più tardi in serata.»
Mi aspettavo di dover litigare, e il fatto che abbia
acconsentito subito mi spiazza.
«Vedi? Posso essere ragionevole.» Mi sorride
malizioso.
Le mie labbra si incurvano. “Staremo a vedere.”
«Posso guidare?»
Christian sbatte le palpebre e mi guarda, sorpreso dalla
richiesta.
«Preferirei che non lo facessi.»
«Perché?»
«Perché non mi piace che guidi qualcun altro, quando ci
sono io.»
«Stamattina ce l’hai fatta, e sembri tollerare che Taylor
guidi per te.»
«Mi fido ciecamente della guida di Taylor.»
«E della mia no?» Mi metto le mani sui fianchi.
«Onestamente, la tua mania del controllo non conosce
limiti. Guido da quando avevo quindici anni.»
Per tutta risposta, lui scrolla le spalle, come se non
avesse importanza. Oh, se è esasperante! Beneficio deldubbio? Be’, al diavolo.
«È la mia macchina?» gli chiedo.
Lui mi guarda accigliato. «Certo che è la tua macchina.»
«Allora dammi le chiavi, per cortesia. L’ho guidata due
volte, e solo per andare e tornare dal lavoro. Mi stai
rubando tutto il divertimento.» Sono in piena modalità
broncio. Le labbra di Christian si piegano in un sorriso a
stento trattenuto.
«Ma non sai dove stiamo andando.»
«Sono sicura che potrai illuminarmi, Mr Grey. Hai fatto un
ottimo lavoro fin qui.»
Mi guarda, stupito, e poi sorride. È il suo nuovo sorriso
timido, che mi disarma totalmente e mi toglie il fiato.
«Un ottimo lavoro, eh?» mormora.
Arrossisco. «In gran parte sì.»
«Be’, in questo caso…» Mi consegna le chiavi e gira
intorno alla macchina, fino alla portiera del conducente, che
apre per me.
«Qui a sinistra» ordina Christian, e ci dirigiamo a nord,
verso la I-5 . «Accidenti, rallenta, Ana.» Si afferra al
cruscotto.
“Oh, per l’amor di Dio.” Alzo gli occhi al cielo, ma non mi
volto per guardarlo. Van Morrison cantilena in sottofondo.
«Rallenta!»
«Sto rallentando!»
Christian sospira. «Cosa ti ha detto il dottor Flynn?»
Sento l’ansia trapelare dalla sua voce.
«Te l’ho detto: mi ha suggerito di darti il beneficio del
dubbio.» “Dannazione…” Forse avrei dovuto lasciare chefosse Christian a guidare. Così avrei potuto guardarlo.
Infatti… Segnalo che devo accostare.
«Che cosa stai facendo?» esclama, allarmato.
«Ti lascio guidare.»
«Perché?»
«Così posso guardarti.»
Lui ride. «No, no. Hai voluto guidare tu. Allora guida, e ti
guarderò io.»
Adesso lo guardo io, rabbuiata. «Tieni gli occhi sulla
strada!» mi ordina.
Mi ribolle il sangue. “D’accordo!” Accosto subito prima
di un semaforo, esco infuriata dalla macchina, sbattendo la
portiera, e rimango in piedi sul marciapiede, con le braccia
incrociate. Lo guardo con aria truce. Lui scende dalla
macchina.
«Che cosa stai facendo?» mi chiede, fissandomi
rabbioso.
«No, tu cosa stai facendo!?»
«Non puoi parcheggiare qui.»
«Lo so.»
«Allora perché l’hai fatto?»
«Perché ne ho abbastanza che mi abbai ordini. O guidi
tu, oppure chiudi la bocca e lasci guidare me!»
«Anastasia, torna in macchina, prima che prendiamo
una multa.»
«No.»
Mi guarda sbattendo le palpebre, del tutto spiazzato, poi
si passa una mano tra i capelli, e la sua rabbia si trasforma
in confusione. All’improvviso mi sembra così buffo che non«Cosa c’è?» esclama.
«Tu.»
«Oh, Anastasia! Sei la donna più irritante del pianeta.»
Solleva le mani. «Benissimo. Guiderò io.» Gli afferro il
bavero della giacca e lo attiro a me.
«No, tu sei l’uomo più irritante del pianeta, Mr Grey.»
Mi guarda, i suoi occhi sono scuri e intensi, poi mi
avvolge le braccia intorno alla vita e mi abbraccia,
tenendomi stretta.
«Allora, forse siamo fatti l’uno per l’altra» dice
dolcemente e inspira forte, con il naso tra i miei capelli. Mi
stringo a lui e chiudo gli occhi. Per la prima volta da questa
mattina mi rilasso.
«Oh… Ana, Ana, Ana» sospira con le labbra premute
contro i miei capelli. Mi stringo più forte a lui, e rimaniamo
così, immobili, godendoci questo momento di inaspettata
tranquillità per la strada. Poi mi lascia andare e mi apre la
portiera del passeggero. Io salgo e mi siedo tranquilla,
osservandolo mentre fa il giro della macchina.
Christian rimette in moto la SAAB e si infila di nuovo nel
traffico, canticchiando Van Morrison, soprappensiero.
“Wow.” Non l’ho mai sentito cantare, neppure sotto la
doccia, mai. Aggrotto la fronte. Ha una bella voce.
Ovviamente. Mmh… mi avrà sentita cantare?
“Non ti avrebbe chiesto di sposarlo se ti avesse sentita!”
La mia vocina è, come al solito, molto rassicurante e
sarcastica. Se potessi darle un volto, la immaginerei con le
braccia incrociate sul petto e con un completo a scacchi di
tessuto Burberry. La canzone finisce e Christian sorride.«Sai, se avessimo preso la multa, la macchina è
intestata a te.»
«Be’, allora è un bene che abbia avuto una promozione.
Posso permettermi le contravvenzioni» dico compiaciuta,
fissando il suo bel profilo. Lui increspa le labbra. Inizia
un’altra canzone di Van Morrison e sale sulla rampa
d’accesso della I-5, puntando verso nord.
«Dove stiamo andando?»
«È una sorpresa. Cos’altro ti ha detto Flynn?»
Sospiro. «Ha detto qualcosa a proposito del TTBBOS o
una roba del genere.»
« TBOS . L’ultimo ritrovato della psicologia» mormora lui.
«Hai provato altri metodi?»
Christian sbuffa. «Piccola, li ho provati tutti.
Cognitivismo, Freud, funzionalismo, terapia della Gestalt,
comportamentismo… Citane uno, e io l’ho sperimentato»
dice e il suo tono tradisce amarezza. Il risentimento nella
sua voce è angosciante.
«Pensi che quest’ultimo approccio ti aiuterà?»
«Cosa dice il dottor Flynn?»
«Dice di non fissarsi sul tuo passato. Di focalizzarsi sul
futuro… su dove tu vuoi essere.»
Christian annuisce ma al tempo stesso si stringe nelle
spalle. La sua espressione è guardinga.
«Cos’altro?» insiste.
«Abbiamo parlato della tua paura di essere toccato,
anche se l’ha chiamata in un modo diverso. E dei tuoi
incubi e dell’odio verso te stesso.» Lo guardo e, nella luce
della sera, lui è pensieroso, si mordicchia il pollice mentre«Occhi sulla strada, Mr Grey» lo redarguisco alzando un
sopracciglio.
Lui sembra divertito e vagamente esasperato. «Avete
parlato per un’eternità, Anastasia. Cos’altro ti ha detto?»
Deglutisco. «Non pensa che tu sia un sadico» rispondo
con un filo di voce.
«Davvero?» dice Christian e aggrotta la fronte.
L’atmosfera all’interno della macchina sembra scendere in
picchiata.
«Sostiene che il termine non è riconosciuto in
psichiatria. Non dagli anni Novanta» mi affretto a dire,
cercando di ristabilire il buonumore tra noi.
Il volto di Christian si rabbuia, e lo sento sospirare
lentamente.
«Flynn e io abbiamo opinioni diverse al riguardo»
osserva pacato.
«Mi ha detto che pensi sempre il peggio di te stesso. So
che è vero» mormoro. «Ha anche menzionato il sadismo
sessuale, ma dice che è una scelta di vita, non una
condizione psichiatrica. Forse è a questo che ti riferisci
tu.»
Mi fulmina con lo sguardo e stringe le labbra in una linea
severa.
«E così… ti è bastata una seduta con il buon dottore per
diventare un’esperta» dice acido e torna a rivolgere gli
occhi alla strada.
“Oh, cavolo…” sospiro.
«Senti, se non vuoi sentire quello che mi ha detto, allora
non chiedermelo» ribatto tranquillamente.Non voglio litigare. Tuttavia, lui ha ragione. Che diavolo
ne so io di tutte queste stronzate? E poi, voglio davvero
saperlo? Posso elencare i punti salienti – la sua mania del
controllo, la possessività, la gelosia, l’iperprotettività – e
capisco benissimo da dove tutto ciò arrivi. Riesco anche a
capire perché non gli piaccia essere toccato. Ho visto le
cicatrici che ha sul corpo. Posso solo immaginare quelle
che ha nella psiche, e ho avuto solo un assaggio dei suoi
incubi. E il dottor Flynn dice…
«Voglio sapere di cosa avete discusso.» Christian
interrompe i miei pensieri prendendo l’uscita, e
spingendosi a ovest, verso il sole che sta lentamente
tramontando.
«Mi ha definita la tua amante.»
«Davvero?» Il suo tono è conciliante. «Be’, è un termine
appropriato. Credo che descriva accuratamente ciò che
siamo. Non trovi?»
«Pensavi alle tue Sottomesse come amanti?»
Christian aggrotta la fronte di nuovo, ma stavolta è
pensieroso. Fa svoltare dolcemente la SAAB verso nord.
“Dove stiamo andando?”
«No. Loro erano partner sessuali» risponde, il tono di
nuovo guardingo. «Tu sei la mia unica amante. E voglio
che tu sia anche di più per me.»
Oh… ecco quelle parole magiche, piene di possibilità.
Mi fanno sorridere, e dentro di me mi abbraccio forte,
cercando di controllare la mia gioia.
«Lo so» sussurro, provando a nascondere l’emozione.
«Ho solo bisogno di tempo, Christian. Per pensare a
quello che è successo in questi ultimi giorni.» Lui mi lanciaun’occhiata strana, perplesso, la testa piegata di lato.
Dopo un attimo, il semaforo al quale ci siamo fermati
diventa verde. Lui annuisce e alza il volume della musica, e
la nostra discussione è finita.
Van Morrison sta ancora cantando, più ottimista,
adesso, del fatto che sia una sera meravigliosa per ballare
al chiaro di luna. Guardo fuori dal finestrino i pini e gli abeti
immersi nella luce evanescente e dorata del sole, le lunghe
ombre che si allungano sulla strada. Christian ha svoltato in
un quartiere residenziale, e ci stiamo dirigendo verso il
Sound.
«Dove stiamo andando?» chiedo di nuovo mentre
giriamo in una via. Leggo al volo la scritta sul cartello
stradale: 9 th Ave NW . Sono senza parole.
«Sorpresa» dice lui e sorride misterioso.

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