Lettura Capitolo 18 ” 50 Sfumature di Nero “

Sfumature.

A voi , a distanza di una settimana ,  il 18° Capitolo di 50 Sfumature di Nero.

Christian continua a guidare lungo un viale ben tenuto, con
abitazioni di un solo piano rivestite di legno, dove i bambini
giocano a basket nei cortili o girano in bicicletta o corrono
per strada. Tutto sembra ricco e sano, con le case
immerse tra gli alberi. Forse andiamo a fare visita a
qualcuno? Chi?
Qualche minuto più tardi, svolta a sinistra e si ferma
davanti a un cancello di metallo bianco, incastonato in un
muro di arenaria alto due metri. Digita una combinazione
sul tastierino numerico e il cancello si apre.
Mi guarda, e la sua espressione è cambiata. Sembra
insicuro, nervoso.
«Che cosa c’è?» gli chiedo e non riesco a mascherare
la preoccupazione nella mia voce.
«Un’idea» mi dice e guida la SAAB attraverso il cancello.
Procediamo lungo una stradina costeggiata dagli alberi,
larga appena per due macchine. Da un lato c’è un’area
boschiva molto folta, e dall’altro un vasto prato, dove una
volta doveva esserci un campo coltivato, ora incolto. Erba
e fiori selvatici lo hanno invaso, creando una specie di
paradiso terrestre… La brezza serale soffia muovendo
l’erba e il sole al tramonto colora d’oro i fiori selvatici. È un
posto meravigliosamente tranquillo, e mi immagino distesa
sul prato a fissare il cielo estivo azzurro sopra di me.
L’idea è allettante, eppure, per qualche strana ragione,provo un po’ di nostalgia di casa. Che strano.
La stradina fa una curva e si allarga nell’ampio viale
d’accesso di un’impressionante casa di pietra rosa chiaro
in stile mediterraneo. È magnifica. Tutte le luci sono
accese, ogni finestra brilla nel crepuscolo. C’è un’elegante
BMW parcheggiata di fronte al garage quadruplo, ma
Christian si ferma davanti al grandioso portico.
“Mmh…” Mi domando chi viva qui. A chi stiamo facendo
visita.
Christian spegne il motore e mi lancia uno sguardo
pieno d’ansia.
«Continuerai ad avere una mente aperta?» mi chiede.
Aggrotto la fronte.
«Christian, ho avuto bisogno di una mente aperta dal
giorno in cui ti ho conosciuto.»
Lui mi fa un sorriso ironico e annuisce. «Un punto per te,
Miss Steele. Andiamo.»
La porta di legno scuro si apre, e una donna con i capelli
castani, un sorriso sincero, e un abito attillato lilla, ci
accoglie. Sono contenta di aver indossato il mio nuovo
tubino blu scuro per fare bella impressione sul dottor Flynn.
Okay, non ho i tacchi vertiginosi che ha questa donna, ma
almeno non sono in jeans.
«Mr Grey.» Lei sorride calorosamente e si scambiano
una stretta di mano.
«Miss Kelly» dice lui educato.
Lei mi sorride e mi porge la mano, che stringo. Il suo
fugace sguardo da è-bello-come-un-sogno-e-vorrei-che-«Ana Steele» mormoro in risposta. “Chi è questa
donna?” Lei si fa da parte, accogliendoci in casa. Quando
entro, provo uno shock. La casa è vuota. Completamente
vuota. Ci troviamo in un grande ingresso. Le pareti sono di
un color giallo primula, con alcuni segni dove un tempo
dovevano essere stati appesi dei quadri. Tutto quello che
rimane è l’antico lampadario di cristallo. I pavimenti sono di
legno opaco. Ci sono porte chiuse sia alla nostra destra
sia alla nostra sinistra, ma Christian non mi dà il tempo di
rendermi conto di cosa sta succedendo.
«Vieni» dice, e mi prende per mano, guidandomi,
attraverso un arco, in un ampio vestibolo. È dominato da un
grande scalone con una ringhiera di ferro dal disegno
complicato, ma Christian non si ferma. Attraversiamo il
salone, che è vuoto a parte un enorme tappeto di un oro
sbiadito… il tappeto più grande che abbia mai visto. Oh…
ci sono anche quattro lampadari di cristallo.
Le intenzioni di Christian diventano chiare quando
puntiamo verso una portafinestra e usciamo su una grande
terrazza di pietra. Sotto di noi c’è un prato curatissimo
grande almeno quanto mezzo campo da calcio, e oltre
quello la vista. “Wow.”
Il panorama, ininterrotto, mozza il fiato: è incredibile.
Crepuscolo sul Sound. In lontananza si estende l’isola
Bainbridge, e più in là, nella sera trasparente come il
cristallo, il sole tramonta lentamente, ardendo sangue e
fiamme arancio, al di là del Parco nazionale di Olympic.
Sfumature rosso vermiglio si disperdono nel cielo ceruleo,
con toni opale e acquamarina, e si mescolano con il violascuro delle poche nubi a batuffolo e della terra sotto il
Sound. È la natura al suo meglio, una sinfonia visiva
orchestrata nel cielo e riflessa sulle acque profonde e
immobili del Sound. Mi perdo di fronte a questa vista,
cercando di assorbire tanta bellezza.
Mi rendo conto che sto trattenendo il fiato, in
soggezione, e Christian mi sta ancora tenendo la mano.
Quando, con riluttanza, riesco a distogliere gli occhi dal
panorama, lui mi sta guardando, ansioso.
«Mi hai portata qui per ammirare il panorama?»
sussurro.
Lui annuisce, la sua espressione è seria.
«È sconvolgente, Christian. Grazie» mormoro, lasciando
ancora che i miei occhi godano quella scena meravigliosa.
Lui mi lascia andare la mano.
«Come la vedresti se fosse così per il resto della tua
vita?» mi dice a fior di labbra.
“Cosa?” A quelle parole, mi volto di scatto, occhi azzurri
sgomenti in occhi grigi pensierosi. Spalanco la bocca, e lo
fisso esterrefatta.
«Ho sempre desiderato vivere sulla costa. Navigavo su
e giù sul Sound sognando queste case. Questo posto non
rimarrà in vendita a lungo. Vorrei comprarlo, demolirlo, e
costruire una nuova casa, per noi» sussurra, e i suoi occhi
brillano, illuminati dalle speranze e dai sogni.
“Porca miseria.” In qualche modo riesco a rimanere in
piedi. La mia mente elabora. “Vivere qui! In questo
paradiso! Per il resto della mia vita…”
«È solo un’idea» aggiunge lui, cautamente.
Lancio un’occhiata alle mie spalle per valutare la casa.“Quanto varrà? Circa… cinque, dieci milioni di dollari? Non
ne ho idea.”
«Perché vuoi demolirla?» chiedo, guardando di nuovo
Christian. La sua espressione cambia. “Oh, no.”
«Mi piacerebbe costruire una casa più ecosostenibile,
usando le ultime tecnologie. Potrebbe occuparsene Elliot.»
Do un’altra occhiata all’edificio. Miss Olga Kelly è
nell’ingresso. È l’agente immobiliare, ovviamente. Noto che
il salone è enorme e l’altezza è il doppio del normale;
assomiglia un po’ al salone dell’Escala. C’è una
balconata… dev’essere il ballatoio del piano superiore. Ci
sono anche un enorme camino e una fila di portefinestre
che si affacciano sulla terrazza. Ha un fascino da mondo
antico.
«Possiamo dare un’occhiata alla casa?»
Christian mi guarda e sbatte le palpebre. «Certo.»
Scrolla le spalle, stupito.
Il volto di Miss Kelly si illumina, quando torniamo dentro.
È contenta di portarci a fare un giro e di propinarci la sua
lezioncina.
La casa è enorme: più di mille metri quadrati su due
ettari e mezzo di terreno. Oltre al salone, ci sono la cucina
abitabile – o meglio, “banchettabile” – con un soggiorno
annesso – un soggiorno! – una stanza della musica, una
biblioteca, uno studio e, con mio sommo stupore, una
piscina coperta e una sala fitness attrezzata con sauna e
bagno turco. Al piano di sotto, nel seminterrato, ci sono un
cinema – “Accidenti!” – e una sala giochi. “Mmh… che tipo
di giochi si possono fare qui?”Miss Kelly sottolinea ogni dettaglio, ma nella sostanza la
casa è bellissima e, ovviamente, un tempo apparteneva a
una famiglia felice. Ora è un po’ trascurata, ma niente che
cure amorevoli non possano sistemare.
Mentre seguiamo Miss Kelly su per il magnifico scalone
che porta al piano superiore, riesco a stento a contenere
l’emozione… Questa casa ha tutto quello che ho sempre
desiderato in un’abitazione.
«Non potresti rendere più ecologica e sostenibile la
casa esistente?»
Christian mi guarda perplesso. «Dovrei chiederlo a
Elliot. È lui l’esperto.»
Miss Kelly ci conduce nella camera da letto padronale,
dove finestre a tutta parete si aprono su un balcone; la vista
è, come sempre, spettacolare. Potrei sedermi sul letto e
guardare fuori per tutto il giorno, osservando le barche e il
tempo che cambia.
Ci sono altre cinque stanze da letto a questo piano.
“Bambini!” Allontano quel pensiero in fretta. Ho già tante
cose su cui riflettere. Miss Kelly è impegnata a spiegare a
Christian che la proprietà potrebbe ospitare scuderie e un
recinto per i cavalli – “cavalli!”, ricordi spaventosi delle mie
poche lezioni di equitazione mi attraversano la mente
come lampi – ma lui non sembra starla a sentire.
«Il recinto dovrebbe prendere il posto dell’attuale
prato?» chiedo.
«Sì» Miss Kelly si illumina.
A me quel prato fa pensare a un luogo dove sdraiarmi
tra l’erba folta e fare un picnic, non dove far pascolareTornati nel salone, Miss Kelly si allontana con
discrezione, e Christian mi porta di nuovo sulla terrazza. Il
sole è tramontato e le luci delle città della Penisola
Olimpica scintillano dalla parte opposta del Sound.
Mi prende tra le braccia e mi solleva il mento con
l’indice, guardandomi negli occhi.
«Molte cose a cui pensare?» mi chiede, l’espressione
indecifrabile.
Annuisco.
«Volevo essere sicuro che ti piacesse prima di
comprarla.»
«La vista?»
Lui annuisce.
«Adoro la vista, e mi piace la casa, così com’è.»
«Davvero?»
Gli sorrido timidamente. «Christian, mi avevi già
conquistata con il prato.»
Le sue labbra si schiudono mentre inspira
profondamente, poi il suo viso si trasforma, con un sorriso,
e le sue mani all’improvviso sono tra i miei capelli, e la sua
bocca sulla mia.
In macchina, mentre torniamo a Seattle, l’umore di
Christian è notevolmente migliorato.
«Quindi la comprerai?» chiedo.
«Sì.»
«E metterai l’Escala in vendita?»
Lui aggrotta la fronte. «Perché?»
«Per pagare…» La mia voce si affievolisce. Certo.
Arrossisco.Lui mi sorride malizioso. «Fidati, me lo posso
permettere.»
«Ti piace essere ricco?»
«Sì. C’è forse qualcuno a cui non piace?» dice cupo.
Okay, lasciamo perdere.
«Anastasia, imparerai anche tu a essere ricca, se dirai
di sì» aggiunge dolcemente.
«La ricchezza è qualcosa a cui io non ho mai aspirato,
Christian.» Mi acciglio.
«Lo so. Mi piace questo di te. Ma non hai nemmeno mai
sofferto la fame» osserva con semplicità. Le sue parole
fanno riflettere.
«Dove stiamo andando?» chiedo allegra, cambiando
argomento.
«A festeggiare.» Christian si rilassa.
“Oh!” «Festeggiare cosa, la casa?»
«Te lo sei già dimenticato? Il tuo ruolo di direttore
editoriale ad interim.»
«Oh, sì.» Sorrido. Incredibile. Me n’ero dimenticata.
«Dove?»
«Al mio club.»
«Il tuo club?»
«Sì. Uno dei miei club.»
Il Mile High Club è al settantaseiesimo piano della
Columbia Tower, ben più in alto dell’appartamento di
Christian. È molto alla moda e ha la vista più strabiliante di
tutta Seattle.
«Cristal, signora?» Christian mi porge una coppa di
champagne ghiacciato e io mi siedo sul bordo dellosgabello.
«Oh, grazie, signore .» Metto l’enfasi su quest’ultima
parola con fare civettuolo, sbattendo le ciglia
deliberatamente.
Lui mi osserva e il suo volto si fa serio. «Stai flirtando
con me, Miss Steele?»
«Sì, Mr Grey. Che cosa hai intenzione di fare in
proposito?»
«Sono sicuro che mi verrà in mente qualcosa» risponde,
la voce bassa. «Vieni, il nostro tavolo è pronto.»
Mentre ci avviciniamo al tavolo, Christian mi prende per
un gomito, fermandomi.
«Va’ a toglierti le mutandine» mi sussurra.
“Oh?” Un brivido d’eccitazione mi percorre la schiena.
«Vai» ordina.
“Aspetta un attimo… Che cosa?” Non sta sorridendo. È
terribilmente serio. Ogni muscolo al di sotto del mio
girovita si tende. Gli passo la mia coppa di champagne,
giro bruscamente sui tacchi e punto verso la toilette.
“Merda. Che cosa vuole fare adesso?”
Le toilette sono il top del design moderno: legno scuro,
granito nero, e luci alogene sistemate in posizioni
strategiche. Nella privacy di un gabinetto, sorrido e mi tolgo
la biancheria intima. Ancora una volta, sono contenta di
essermi cambiata mettendo l’abito blu. Avevo pensato che
fosse appropriato per incontrare il buon dottor Flynn, ma
non mi ero aspettata che la serata prendesse questa
piega.
Sono già eccitata. Perché lui mi fa quest’effetto? Quasi
mi dispiace la facilità con cui cedo al suo incantesimo. Oraso che non passeremo la serata a parlare di tutti i nostri
problemi e avvenimenti recenti… Ma come posso
resistergli?
Controllo il mio aspetto nello specchio. Ho gli occhi
scintillanti e le guance arrossate per l’eccitazione. “Guarda,
guarda…”
Faccio un respiro profondo e torno nella sala. Non è la
prima volta che vado in giro senza slip. La mia dea
interiore è avvolta in un boa di piume rosa e diamanti e
cammina impettita con un paio di scarpe da sgualdrina.
Christian si alza cavallerescamente, quando ritorno al
tavolo; la sua espressione è indecifrabile. È perfetto, come
sempre, fico, calmo e padrone di sé. Certo, ora so che è
diverso.
«Siediti accanto a me» mi dice. Mi accomodo e lui fa
altrettanto. «Ho ordinato per te. Spero che non ti
dispiaccia.» Mi passa la mia coppa di champagne a metà,
guardandomi attentamente, e sotto il suo sguardo il sangue
mi si infiamma. Lui appoggia le mani sulle sue cosce. Io mi
irrigidisco e schiudo leggermente le gambe.
Il cameriere arriva con un vassoio di ostriche su ghiaccio
tritato. “Ostriche.” Il ricordo di noi due nella sua sala da
pranzo privata all’Heathman mi invade la mente.
Discutevamo del suo contratto. Oddio, ne è passato di
tempo.
«Mi sembrava che ti fossero piaciute le ostriche, l’ultima
volta che le hai mangiate.» La sua voce è bassa,
seducente.
«L’unica volta che le ho mangiate.» Ansimo, la mia voce
rivela quello che provo. Le sue labbra si piegano in unsorriso.
«Oh, Miss Steele, quando imparerai?» dice pensieroso.
Sceglie un’ostrica dal vassoio e solleva l’altra mano
dalla coscia. Sussulto per l’attesa, ma lui prende una fetta
di limone.
«Imparare cosa?» chiedo. Accidenti, il mio cuore batte
all’impazzata. Le sue dita lunghe ed esperte schiacciano
delicatamente il limone sull’ostrica.
«Mangia» mi dice avvicinandomi il guscio alla bocca.
Schiudo le labbra, e lui appoggia il guscio al mio labbro
inferiore. «Sposta lentamente indietro la testa» mormora.
Faccio quello che mi dice e l’ostrica mi scivola giù per la
gola. Christian non mi tocca, solo il guscio lo fa.
Anche lui mangia un’ostrica, poi me ne porge un’altra.
Continuiamo questa straziante routine finché non le finiamo
tutte e dodici. La sua pelle non sfiora mai la mia. Mi fa
impazzire.
«Ti piacciono ancora le ostriche?» mi chiede mentre
ingoio l’ultima.
Annuisco e arrossisco, bramando il suo tocco.
«Bene.»
Mi agito sulla sedia. Perché mai tutto questo è tanto
sensuale?
Con aria indifferente, lui appoggia di nuovo la mano sulla
sua coscia, e io mi sciolgo. “Ora. Per favore. Toccami.” La
mia dea interiore è in ginocchio, nuda, a parte le
mutandine, e supplicante. Lui fa scorrere la mano su e giù
per la coscia, solleva il palmo, poi lo riappoggia.
Il cameriere rabbocca le nostre coppe di champagne etoglie i piatti. Qualche minuto dopo ritorna con le nostre
portate. Branzino. Magnifico! Servito con asparagi, patate
saltate, e salsa olandese.
«Uno dei tuoi piatti preferiti, Mr Grey?»
«Assolutamente sì, Miss Steele. Anche se credo che il
mio preferito sia il merluzzo come lo fanno all’Heathman.»
La sua mano si muove su e giù per la coscia. Mi si mozza il
respiro, ma ancora lui non mi tocca. È così frustrante.
Cerco di concentrarmi sulla conversazione.
«Mi sembra di ricordare che fossimo nella tua sala da
pranzo privata, allora, a discutere del contratto.»
«Giorni felici» mi dice lui, sorridendo malizioso.
«Stavolta spero di arrivare a scoparti.» Muove la mano per
prendere il coltello.
“Ah!”
Assaggia un boccone di branzino. Lo sta facendo
apposta.
«Non contarci» borbotto con il broncio e lui mi guarda,
divertito. «A proposito di contratti…» aggiungo «l’accordo
di riservatezza?»
«Straccialo» mi dice semplicemente.
“Wow!”
«Che cosa? Davvero?»
«Sì.»
«Sei sicuro che non correrò al “Seattle Times” con le mie
rivelazioni?» lo stuzzico.
Lui ride, ed è un suono meraviglioso. Ha un’aria cosìI suoi occhi si illuminano. «Sono molto contento che
indossi un vestito» dice piano. E, in men che non si dica, il
desiderio scorre di nuovo nel mio sangue già surriscaldato.
«Allora perché non mi tocchi?» sibilo.
«Ti mancano le mie carezze?» mi chiede con un sorriso
ferino. È divertito… il bastardo.
«Sì» rispondo, in fermento.
«Mangia» mi ordina.
«Non mi toccherai, è così?»
«No.» Scuote la testa.
“Cosa?” Ansimo sonoramente.
«Prova solo a immaginare come ti sentirai quando
saremo a casa» sussurra. «Non vedo l’ora di portartici.»
«Sarà colpa tua se prenderò fuoco qui al
settantaseiesimo piano» borbotto a denti stretti.
«Oh, Anastasia, troveremo il modo di estinguere
l’incendio» dice, sorridendomi con malizia.
Furiosa, conficco la forchetta nel branzino, e la mia dea
interiore resta in contemplazione, discreta e ambigua.
Posso giocare anch’io a questo gioco. Ho imparato le
regole fondamentali durante la nostra cena all’Heathman.
Assaggio un boccone. È talmente buono che si scioglie in
bocca. Chiudo gli occhi, assaporandolo. Quando li riapro,
inizio il mio gioco di seduzione, sollevando molto
lentamente il vestito e scoprendo un po’ di più le cosce.
Christian si ferma un momento, la forchettata di pesce a
mezz’aria.
“Toccami.”
Dopo un istante riprende a mangiare. Prendo un altroboccone di branzino, ignorandolo. Poi, posando il coltello,
faccio scorrere le dita in mezzo alle cosce, battendo
leggermente sulla pelle. Il movimento distrae anche me,
soprattutto perché bramo il suo tocco. Christian si ferma
ancora.
«So cosa stai cercando di fare.» La sua voce è bassa e
roca.
«So che lo sai, Mr Grey» replico sottovoce. «È questo il
bello.» Sollevo un asparago per il gambo, guardo Christian
da sotto le ciglia, e lo immergo nella salsa olandese,
facendo vorticare la punta ripetutamente.
«Non rovescerai la situazione, Miss Steele.»
Sorridendo, allunga la mano e mi prende l’asparago. E
sorprendentemente, e fastidiosamente, riesce ancora una
volta a non toccarmi. No, non è giusto, questi non erano gli
accordi. Ah!
«Apri la bocca» mi ordina.
Sto perdendo la guerra dei nervi. Lo guardo di nuovo, e i
suoi occhi brillano di un grigio ardente. Schiudo appena le
labbra, e mi passo la lingua su quello inferiore. Christian
sorride e i suoi occhi diventano più scuri.
«Apri di più» sussurra, le sue labbra si schiudono e
posso vedere la sua lingua. Soffoco un gemito e mi mordo
il labbro inferiore, poi faccio come mi dice.
Lo sento inspirare forte. Allora neanche lui è immune.
Bene, alla fine vincerò io.
Mantenendo gli occhi nei suoi, prendo in bocca
l’asparago e lo succhio piano… delicatamente, fino alla
fine. La salsa olandese fa venire l’acquolina in bocca.Christian chiude gli occhi. “Sì!” Quando li riapre, le sue
pupille sono dilatate. L’effetto su di me è immediato.
Emetto un gemito e allungo una mano per toccargli la
coscia. Lui mi sorprende, afferrandomi il polso.
«Oh, no, non lo farai, Miss Steele» mormora
dolcemente. Si porta la mia mano alla bocca e mi sfiora le
nocche con le labbra. E io mi tendo tutta. Finalmente!
“Ancora, per favore…”
«Non toccare» mi ammonisce e rimette la mia mano sul
ginocchio. È così frustrante… questo breve e
insoddisfacente contatto.
«Giochi slealmente.» Faccio il broncio.
«Lo so.» Alza la sua coppa di champagne per proporre
un brindisi, e io lo imito.
«Congratulazioni per la promozione, Miss Steele.»
Facciamo tintinnare i bicchieri e io arrossisco.
«Sì, piuttosto inaspettata» borbotto. Lui si acciglia, come
se qualche pensiero spiacevole gli avesse attraversato la
mente.
«Mangia» mi ordina. «Non ti porterò a casa finché non
avrai finito la cena, e allora potremo davvero festeggiare.»
La sua espressione è così veemente, così oscena, così
autoritaria. Mi sto sciogliendo.
«Non sono affamata. Non di cibo.»
Lui scuote la testa, divertendosi un mondo, ma stringe gli
occhi lo stesso mentre mi guarda.
«Mangia, oppure ti metterò sulle mie ginocchia, proprio
qui, e intratterremo gli altri ospiti.»
Le sue parole mi fanno fremere. Non oserebbe! Lui e lesue mani che prudono. Stringo le labbra in una linea severa
e lo fisso. Lui prende un asparago per il gambo e ne
immerge la punta nella salsa olandese.
«Mangia questo» dice. La voce è bassa, seducente.
Io lo accontento di buon grado.
«Tu non mangi abbastanza. Hai perso peso da quando ti
conosco.» Il suo tono è gentile.
Non voglio pensare al mio peso. La verità è che mi
piace essere così magra. Mastico l’asparago.
«Voglio solo andare a casa e fare l’amore» mormoro
sconsolata. Christian sorride.
«Anch’io, e lo faremo. Mangia.»
Riluttante, torno al cibo e comincio a mangiare. E dire
che mi sono anche tolta le mutandine. Mi sento come un
bambino a cui è stata negata una caramella. Lui mi
stuzzica così tanto, ed è così sexy e dispettoso. Ed è tutto
mio.
Mi fa domande su Ethan. E salta fuori che Christian fa
affari con il padre di Kate e Ethan. Mmh… il mondo è
piccolo. Sono sollevata che non faccia riferimenti al dottor
Flynn o alla villa, visto che fatico a concentrarmi sulla
conversazione. Voglio tornare a casa.
La trepidazione sessuale è alle stelle. Lui è molto bravo
in questo. Nel farmi aspettare. Nel preparare la scena. Tra
un boccone e l’altro si mette la mano sulla coscia,
vicinissima alla mia, ma ancora non mi tocca e mi stuzzica
di più.
Bastardo! Finalmente finisco di mangiare e poso coltello
e forchetta sul piatto.
«Brava bambina» dice lui, e quelle parole sono carichedi promesse.
Lo guardo accigliata. «E adesso?» chiedo, mentre il
desiderio mi artiglia il ventre. Oh, voglio quest’uomo.
«Adesso? Ce ne andiamo. Credo che tu abbia certe
aspettative, Miss Steele. Che io intendo soddisfare al
meglio delle mie capacità.»
“Wow!”
«Al meglio… delle tue… ca… pa… cità?» balbetto.
Lui sorride e si alza.
«Non dobbiamo pagare?» chiedo, senza fiato.
Lui piega la testa di lato. «Sono un socio del club. Mi
manderanno il conto. Vieni, Anastasia, dopo di te.» Si fa di
lato, e io mi alzo per andare, consapevole del fatto che non
indosso le mutandine.
Lui mi guarda con cupo ardore, come se mi stesse
spogliando, e io mi beo del suo apprezzamento. Mi fa
sentire così sexy. Quest’uomo bellissimo desidera me. Mi
piacerà sempre così tanto? Fermandomi deliberatamente
davanti a lui, mi aggiusto il vestito sui fianchi.
Christian mi sussurra all’orecchio: «Non vedo l’ora di
portarti a casa». Ma ancora non mi sfiora.
Verso l’uscita, dice qualcosa al maître a proposito della
macchina, ma non ascolto. La mia dea interiore è
incandescente. Accidenti, potrebbe illuminare tutta Seattle.
Davanti all’ascensore veniamo raggiunti da due coppie
di mezza età. Quando le porte si aprono, Christian mi
prende per il gomito e mi guida verso il fondo della cabina.
Mi guardo intorno, e siamo circondati da specchi fumé.
Mentre le altre coppie entrano, un uomo con un abitomarrone che non gli dona saluta Christian.
«Grey.» Gli fa un cenno educato con la testa. Christian
annuisce in risposta, ma in silenzio.
Le coppie sono in piedi di fronte a noi, rivolte verso le
porte dell’ascensore. È evidente che si conoscono. Le
donne chiacchierano a voce alta, eccitate e loquaci dopo
la cena. Penso che siano tutti un po’ brilli.
Quando le porte si chiudono, Christian, di fianco a me, si
china per allacciarsi una stringa. Strano, le sue scarpe non
sono slacciate. Senza dare nell’occhio, mi mette una mano
sulla caviglia, facendomi sussultare, e mentre si alza, la
sua mano scorre deliziosamente lungo la mia gamba fino
in alto. “Wow!” Devo trattenere un gemito di sorpresa
quando raggiunge il mio sedere. Christian si sposta alle
mie spalle.
“Oddio.” Fisso a bocca aperta le persone davanti a noi,
le loro schiene e le loro teste. Non hanno idea di quello che
stiamo facendo. Christian mi cinge la vita con un braccio,
tenendomi ferma mentre le sue dita mi esplorano. “Non
posso crederci… qui?” L’ascensore scende dolcemente,
fermandosi al cinquantaduesimo piano per lasciar salire
altre persone, ma io non sto facendo attenzione. Sono
concentrata su ogni movimento che le sue dita compiono.
Cerchi… Adesso si muovono in avanti, bramose, mentre
noi arretriamo.
Soffoco di nuovo un gemito mentre le sue dita
raggiungono l’obiettivo.
«Sempre pronta, Miss Steele» mi sussurra mentre fa
scivolare un dito dentro di me. Mi tendo tutta e sussulto.«Stai ferma e buona» mi sussurra all’orecchio.
Io arrossisco ancora, calda, vogliosa, intrappolata in un
ascensore con sette persone, sei delle quali non sanno
nulla di ciò che sta succedendo nell’angolo.
Le sue dita scivolano dentro e fuori, ripetutamente. Il mio
respiro… Accidenti, è imbarazzante. Voglio dirgli di
smetterla… E di continuare… E di smetterla. Mi lascio
andare contro di lui, e Christian aumenta la stretta intorno a
me, la sua erezione contro il mio fianco.
Ci fermiamo al quarantaquattresimo piano. “Oh…
Quanto deve continuare ancora questa tortura? Dentro…
fuori… dentro… fuori…” Impercettibilmente, spingo contro
il suo dito insistente. Dopo tutto questo tempo senza
toccarmi, sceglie di farlo ora! Qui! E mi fa sentire così…
licenziosa.
«Ssh» sibila, senza sembrare affatto turbato, mentre
altre due persone salgono nella cabina. L’ascensore sta
diventando affollato. Christian e io arretriamo ulteriormente,
tanto che adesso siamo schiacciati nell’angolo. Lui mi
tiene ferma e continua a torturarmi. Strofina il naso nei miei
capelli. Sono certa che sembreremmo una giovane coppia
innamorata che si scambia effusioni, se qualcuno si desse
la pena di voltarsi e guardare cosa stiamo facendo… E lui
infila un secondo dito dentro di me.
Gemo, e ringrazio il cielo che le persone di fronte a noi
stiano ancora chiacchierando, del tutto ignare.
“Oh, Christian, che cosa mi fai.” Appoggio la testa contro
il suo petto, chiudo gli occhi e mi arrendo alle sue dita
implacabili.«Non venire» mi sussurra. «Ti voglio dopo.» Allarga la
mano sul mio ventre, premendo delicatamente, mentre
continua la sua dolce persecuzione. La sensazione è
divina.
Finalmente l’ascensore raggiunge il pianoterra. Con un
trillo forte le porte si aprono e, quasi all’istante, i
passeggeri iniziano a uscire. Lentamente, Christian sfila le
dita e mi bacia la nuca. Mi volto per guardarlo, e lui mi
sorride, poi fa un altro cenno con la testa a Mr Abito
Marrone, il quale contraccambia ed esce dall’ascensore
con sua moglie. Io quasi non lo noto, concentrata come
sono a stare dritta e a tenere sotto controllo il respiro.
Accidenti, mi sento indolenzita e abbandonata. Christian
mi lascia andare, facendomi stare in piedi senza il suo
appoggio.
Lo guardo di nuovo. Sembra freddo e imperturbabile,
padrone di sé come sempre. “Mmh… non è giusto.”
«Pronta?» mi chiede. I suoi occhi brillano maliziosi
mentre si infila prima l’indice, poi il medio in bocca e li
succhia. «Strepitoso, Miss Steele» sussurra. Per poco non
ho le convulsioni.
«Non posso credere che tu l’abbia fatto» mormoro io, sul
punto di andare in pezzi.
«Sarai sorpresa da quello che posso fare, Miss Steele»
dice. Mi sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio, un
lieve sorriso tradisce il suo divertimento.
«Voglio portarti a casa, ma forse non arriveremo più in là
della macchina.» Mi sorride mentre mi prende per mano e
mi conduce fuori dall’ascensore.
“Cosa? Sesso in macchina?” Non possiamo farlo qui sulmarmo freddo del pavimento dell’atrio… per favore?
«Vieni.»
«Sì, lo voglio fare.»
«Miss Steele!» mi redarguisce con un’espressione di
finto orrore.
«Non ho mai fatto sesso in macchina» borbotto.
Christian si ferma e mi mette quelle stesse due dita sotto il
mento, sollevandomi la testa e fissandomi negli occhi.
«Mi fa molto piacere saperlo. Devo dire che sarei stato
molto sorpreso, per non dire arrabbiato, se l’avessi fatto.»
Arrossisco e sbatto le palpebre. Certo, ho fatto sesso
solo con lui. Aggrotto la fronte.
«Non è ciò che intendevo.»
«Che cosa intendevi?» Il suo tono è inaspettatamente
duro.
«Christian, è solo un modo di dire.»
«Il famoso detto “Non ho mai fatto sesso in macchina”.
Sì, ce l’avevo sulla punta della lingua.»
“Qual è il problema?”
«Christian, non stavo riflettendo. Per l’amor del cielo, hai
appena… mmh… mi hai appena fatto quella cosa in un
ascensore pieno di gente. Ho la testa confusa.»
Lui aggrotta la fronte. «Che cosa ti ho fatto?» mi sfida.
Io lo guardo accigliata. Vuole sentirmelo dire.
«Mi hai fatta eccitare, molto. Ora portami a casa e
scopami.»
Lui rimane a bocca aperta. Poi ride, sorpreso. Ora ha
l’aria molto giovane e sbarazzina. Oh, sentirlo ridere!
Adoro la sua risata perché è così rara.«Sei una romanticona, Miss Steele.» Mi prende per
mano, e mi guida fuori dall’edificio, dove un addetto al
parcheggio è in piedi accanto alla mia SAAB .
«E così vuoi fare sesso in macchina» mormora Christian,
mentre gira la chiave dell’accensione.
«Molto francamente, sarei stata felicissima di farlo sul
pavimento dell’atrio.»
«Credimi, Ana, anch’io. Ma non mi piace essere
arrestato a quest’ora della notte, e non volevo scoparti in
un gabinetto. Be’, non oggi.»
“Cosa?!” «Intendi dire che era una possibilità?»
«Oh, sì.»
«Torniamo indietro.»
Lui si volta verso di me e ride. La sua risata è
contagiosa, perciò presto stiamo ridendo entrambi, in
modo fantastico, catartico, con la testa gettata all’indietro.
Poi lui mi posa una mano sul ginocchio, accarezzandolo
delicatamente. Smetto di ridere.
«Abbi pazienza, Anastasia» mi dice e si immerge nel
traffico di Seattle.
Parcheggia la SAAB nel garage dell’Escala e spegne il
motore. All’improvviso, nei confini della macchina,
l’atmosfera tra noi cambia. Lo fisso con lussuriosa attesa,
cercando di tenere a freno il mio cuore palpitante. Si volta
verso di me, appoggiandosi alla portiera, il gomito sul
volante.
Si tira il labbro inferiore con il pollice e l’indice. La sua
bocca mi distrae. La voglio su di me. Mi guardaattentamente, con i suoi occhi penetranti. Deglutisco a
fatica. Mi fa un sorriso lento e sexy.
«Scoperemo in macchina quando e dove deciderò io. In
questo momento voglio prenderti su ogni superficie
disponibile del mio appartamento.»
È come se parlasse direttamente con le mie parti
intime… La mia dea interiore si produce in quattro
arabesque e pas de basque.
«Sì.» Accidenti, sono senza fiato, disperata.
Mi sporgo un po’ in avanti. Chiudo gli occhi, aspettando
il suo bacio e pensando… “Finalmente”. Ma non succede
niente. Dopo alcuni secondi interminabili, riapro gli occhi e
lui mi sta guardando. Non riesco a immaginare che cosa
stia pensando, ma prima che possa dire qualcosa, mi
distrae un’altra volta.
«Se mi baci adesso, non lo faremo nell’appartamento.
Vieni.»
“Ah!” Potrebbe essere più frustrante? Scende dall’auto.
Aspettiamo l’ascensore, ancora una volta, e il mio corpo è
in trepidante attesa. Christian mi tiene la mano, fa scorrere
ritmicamente il pollice sulle mie nocche, e ogni sua carezza
mi riecheggia dentro. Oh, voglio le sue mani su tutto il mio
corpo. Questa tortura è durata abbastanza.
«Allora, cos’è successo all’appagamento immediato?»
chiedo mentre aspettiamo.
«Non si addice a ogni situazione, Anastasia.»
«Da quando?»
«Da stasera.»
«Perché mi stai torturando così?»«Occhio per occhio, Miss Steele.»
«Come ti sto torturando io?»
«Credo che tu lo sappia.»
Alzo lo sguardo su di lui, ma la sua espressione è
difficile da decifrare. “Vuole la mia risposta… ecco cos’è.”
«Anch’io credo nell’appagamento ritardato» sussurro
sorridendogli timidamente.
All’improvviso, mi dà uno strattone alla mano, e sono tra
le sue braccia. Mi afferra per la nuca, facendomi piegare la
testa all’indietro.
«Cosa devo fare per farti dire di sì?» mi chiede con
fervore, cogliendomi di sorpresa un’altra volta. Lo guardo
stupita, e sbatto le palpebre di fronte alla sua adorabile,
seria e disperata espressione.
«Dammi un po’ di tempo… per favore» dico piano. Lui
sbuffa e, finalmente, mi bacia, a lungo e con passione. Poi
entriamo nell’ascensore. Mani, bocche, lingue, labbra, dita
e capelli sono un tutto unico. Il desiderio forte e intenso mi
invade il corpo, ottenebrandomi la mente. Lui mi spinge
contro la parete, intrappolandomi con i suoi fianchi, una
mano tra i miei capelli, l’altra sul mio mento, per tenermi
ferma.
«Io ti appartengo» sussurra. «Il mio destino è nelle tue
mani, Ana.»
Le sue parole mi fanno girare la testa, già sovreccitata.
Voglio strappargli tutti i vestiti. Gli spingo la giacca giù
dalle spalle, mentre l’ascensore raggiunge l’appartamento,
e incespichiamo fuori nell’atrio.
Christian mi preme contro la parete di fianco
all’ascensore, la sua giacca cade sul pavimento, e la suamano mi accarezza la gamba, le sue labbra non lasciano
mai le mie. Mi solleva il vestito.
«La prima superficie è qui» mi dice d’un fiato, poi
bruscamente mi solleva da terra. «Avvolgi le gambe intorno
a me.»
Obbedisco. Lui si gira e mi fa distendere sul tavolo
dell’atrio, rimanendo in piedi tra le mie gambe. Noto che il
vaso di fiori che di solito è sopra il tavolo stavolta manca.
Lui infila la mano nella tasca dei jeans, tira fuori la bustina
del preservativo e me la passa, mentre si abbassa la
cerniera.
«Ti rendi conto di quanto mi ecciti?»
«Che cosa?» ansimo. «No… io…»
«Be’, lo fai» mi dice lui piano. «Tutte le volte.» Prende la
bustina dalle mie mani. Oh, sta succedendo così in fretta,
ma dopo che mi ha tanto stuzzicata, lo desidero
disperatamente. Ora, subito. Mi guarda negli occhi mentre
si infila il preservativo, poi mi allarga ancora di più le
gambe.
Si mette in posizione e si ferma. «Tieni gli occhi aperti.
Voglio vederti» sussurra e, afferrandomi entrambe le mani,
si immerge dentro di me.
Cerco di tenere gli occhi aperti, ma la sensazione è così
inebriante. È esattamente ciò che mi aspettavo, dopo tutte
quelle provocazioni. “Oh, la pienezza… che sensazione…”
Gemo e inarco la schiena sollevandomi dal tavolo.
«Occhi aperti!» ringhia lui, stringendomi più forte le mani
e spingendosi ancor più dentro di me, tanto da farmi
gridare.Sbatto le palpebre e apro gli occhi, e lui mi fissa con gli
occhi sbarrati.
Lentamente si ritira, poi si immerge di nuovo dentro di
me, la sua bocca che si apre, ma non dice niente.
Vedendo la sua eccitazione, la reazione che gli provoco,
mi illumino dentro, e il sangue mi scorre infuocato nelle
vene. I suoi occhi grigi bruciano nei miei. Lui stabilisce il
ritmo e io mi ci adeguo, beandomene, mentre lo guardo. E
lui guarda me. La sua passione, il suo amore… mentre
veniamo insieme.
Grido ed esplodo, e Christian mi segue.
«Sì, Ana!» urla. Crolla su di me, lasciandomi andare le
mani e appoggiando la testa contro il mio petto. Ho ancora
le gambe allacciate alla sua vita, e sotto lo sguardo
materno e paziente delle madonne dipinte, lo cullo con
dolcezza e tento di recuperare il fiato.
Lui alza la testa e mi guarda. «Non ho ancora finito con
te» mormora e, protendendosi, mi bacia.
Sono distesa, nuda, sul letto di Christian, abbandonata sul
suo petto, senza fiato. “Porca miseria… Ma non gli
mancano mai le energie?” Christian fa scorrere le dita su e
giù per la mia schiena.
«Soddisfatta, Miss Steele?»
Io mormoro il mio assenso. Non ho la forza di parlare.
Alzo la testa e lo guardo senza riuscire a metterlo a fuoco,
e mi crogiolo nel suo sguardo affettuoso. Deliberatamente,
piego la testa in modo che sappia che sto per baciargli il
petto.
Lui si irrigidisce per un attimo, e io gli accarezzo con unbacio i peli del petto, inspirando il suo profumo unico,
mescolato con il sudore e con il sesso. Fa girare la testa.
Christian si mette sul fianco, così mi trovo stesa accanto a
lui, e mi guarda negli occhi.
«Il sesso è così per tutti? Mi sorprende che la gente
riesca a uscire di casa» mormoro, sentendomi
improvvisamente timida.
Sorride con malizia. «Non posso parlare per tutti, ma è
dannatamente speciale con te, Anastasia.» Si china e mi
bacia.
«Questo perché tu sei dannatamente speciale, Mr Grey»
convengo, sorridendogli e facendogli una carezza sul viso.
Lui mi guarda sbattendo le palpebre, smarrito.
«È tardi. Dormi» dice. Mi bacia, poi si stende, mi attira a
sé e restiamo abbracciati.
«Non ti piacciono i complimenti.»
«Dormi, Anastasia.»
“Mmh… Ma lui è dannatamente speciale. Accidenti…
perché non lo capisce?”
«Amo quella casa» mormoro.
Non dice niente per un minuto, ma lo sento sorridere.
«Io amo te. Ora, dormi.» Si strofina contro i miei capelli,
e io scivolo nel sonno, al sicuro tra le sue braccia,
sognando di tramonti, portefinestre e grandi scalinate… e
di un bimbo con i capelli ramati che corre in un prato,
gridando e ridendo mentre lo inseguo.
«Devo andare, piccola.» Christian mi dà un bacio dietro
l’orecchio.
Apro gli occhi. È mattina. Mi volto verso di lui: è già inpiedi, vestito, raggiante, delizioso.
«Che ore sono?» “Oh, no… Non voglio fare tardi.”
«Non allarmarti. Ho una colazione di lavoro.» Strofina il
naso contro il mio.
«Hai un buon profumo» mormoro, stiracchiandomi sotto
di lui, i muscoli piacevolmente indolenziti dopo tutte le
nostre performance di ieri. Gli circondo il collo con le
braccia.
«Non andare.»
Lui piega la testa di lato e solleva un sopracciglio. «Miss
Steele, stai cercando di trattenere un uomo dall’andare a
svolgere la sua onesta giornata di lavoro?»
Io annuisco, ancora mezza addormentata, e lui mi fa il
suo nuovo sorriso timido.
«Per quanto tu sia una vera tentazione, devo andare.»
Mi dà un bacio e si alza. Indossa un completo blu scuro
davvero attillato, una camicia bianca, e una cravatta blu, ed
è in tutto e per tutto l’amministratore delegato… sexy.
«A più tardi, piccola» dice e se ne va.
Guardo la sveglia, e noto che sono già le sette. Non
devo averla sentita suonare. Bene, è ora di alzarsi.
Nella doccia mi viene un’ispirazione. Ho pensato a un altro
regalo di compleanno per Christian. È così difficile
comprare qualcosa a un uomo che ha tutto. Gli ho già dato
il mio regalo più importante, e ho ancora l’altro, quello
comprato nel negozietto per turisti, ma questo sarà un
regalo soprattutto per me. Mi stringo tra le braccia in preda
all’eccitazione e chiudo l’acqua della doccia. Non devo fare
altro che prepararlo.Nella cabina armadio indosso un abito rosso scuro, con
la scollatura quadrata e piuttosto profonda. Sì, questo va
benissimo per il lavoro.
“Ora, il regalo di Christian.” Mi metto a frugare nei suoi
cassetti, in cerca delle cravatte. Nell’ultimo cassetto trovo
quei jeans sbiaditi e strappati che gli ho visto addosso
nella stanza dei giochi, quelli che gli danno un look tanto
sexy. Li accarezzo con una mano. Oddio, la stoffa è così
morbida.
Sotto di essi adocchio una grande scatola di cartone,
nera e piatta, che stuzzica immediatamente il mio
interesse. Che cosa c’è dentro? La fisso, e ho la
sensazione di stare oltrepassando un limite. La scuoto. È
pesante, come se contenesse documenti o manoscritti.
Non posso resistere e sollevo il coperchio, ma lo richiudo
immediatamente. “Accidenti. Sono fotografie della Stanza
Rossa.” Lo shock mi fa sedere a terra mentre cerco di
cancellare l’immagine dalla mia mente. “Perché ho aperto
quella scatola? Perché lui ha tenuto le foto?”
Rabbrividisco. La vocina interiore mi ammonisce. “È
successo prima di te. Dimenticatene.”
Ha ragione. Quando mi alzo, mi accorgo che le cravatte
di Christian sono appese alla fine dell’asta appendiabiti.
Trovo la mia preferita ed esco velocemente.
“Quelle foto sono AA: avanti Ana.” La mia vocina
approva, ma è con il cuore pesante che vado nel salone
per fare colazione. Mrs Jones mi sorride calorosamente e
poi aggrotta la fronte.
«Va tutto bene, Ana?» mi chiede gentilmente.
«Sì» mormoro distratta. «Lei ha la chiave della… ehm…stanza dei giochi?»
Lei si ferma un attimo, sorpresa.
«Sì, certamente.» Sgancia un piccolo mazzo di chiavi
dalla sua cintura. «Che cosa desidera per colazione,
cara?» mi chiede mentre mi passa la chiave.
«Solo dei cereali. Torno subito.»
Adesso mi sento più incerta verso questo regalo, ma
solo a causa della scoperta di quelle fotografie. “Non è
cambiato niente!” ringhia la vocina, con severità. “L’unica
foto che hai visto era piccante” interviene la mia dea
interiore, e mentalmente la redarguisco. Sì, lo era. Troppo
piccante per me.
Che cos’altro tiene nascosto Christian? Frugo in fretta
nel cassettone della stanza dei giochi, prendo quello di cui
ho bisogno, e richiudo a chiave la porta dietro di me. Non
vorrei mai che José la trovasse aperta!
Riconsegno la chiave a Mrs Jones e mi siedo per
mangiare in fretta la mia colazione, sentendomi strana
senza Christian. L’immagine sulla fotografia continua a
tormentare la mia mente. Mi domando chi ritragga. Leila,
forse?
Lungo la strada verso l’ufficio cerco di decidere se dire o
no a Christian che ho trovato le sue fotografie. “No” grida la
mia vocina, e me la immagino sempre con il volto dell’ Urlo
di Edvard Munch. Decido che probabilmente ha ragione.
Mentre mi siedo alla scrivania, il mio BlackBerry vibra.
Da: Christian GreyA: Anastasia Steele
Data: 17 giugno 2011 08.59
Oggetto: Superfici
Ho calcolato che ci sono almeno trenta superfici da provare. Non
vedo l’ora di sperimentarle tutte, una per una. Poi ci sono i pavimenti,
le pareti. E non dimentichiamo il terrazzo.
Dopodiché c’è il mio ufficio…
Mi manchi. X
Christian Grey
Amministratore delegato priapeo, Grey Enterprises Holdings Inc.
La sua mail mi fa sorridere, e tutte le mie riserve
evaporano. È me che vuole adesso, e il ricordo della
nostra maratona di sesso di ieri notte mi scorre nella
mente… L’ascensore, l’atrio, il letto. Priapeo… Giusto. Mi
domando pigramente quale sia l’equivalente femminile.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 17 giugno 2011 09.03
Oggetto: Romantica?
Mr Grey,
hai una sola cosa in testa.
Mi sei mancato a colazione.
Ma Mrs Jones è stata molto premurosa.
A X
Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 17 giugno 2011 09.07Oggetto: Intrigato
In cosa sarebbe stata premurosa Mrs Jones?
Che cosa stai combinando, Miss Steele?
Christian Grey
Amministratore delegato curioso, Grey Enterprises Holdings Inc.
Come fa a sapere?
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 17 giugno 2011 09.10
Oggetto: È un segreto…
Aspetta e vedrai. È una sorpresa.
Devo lavorare… Lasciami in pace.
Ti amo.
A X
Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 17 giugno 2011 09.12
Oggetto: Frustrato
Detesto quando mi tieni nascoste le cose.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.
Fisso il piccolo display del BlackBerry. La veemenza
implicita nella sua mail mi sorprende. Perché si sente
così? Non sono io che tengo nascoste fotografie erotichedei miei ex.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 17 giugno 2011 09.14
Oggetto: Pazienza
È per il tuo compleanno.
Un’altra sorpresa.
Non essere così irritabile.
A X
Lui non mi risponde subito, e io vengo chiamata per una
riunione, perciò non ho troppo tempo per rimuginarci.
Quando guardo di nuovo il mio BlackBerry, scopro con
orrore che sono le quattro del pomeriggio. Dov’è finita tutta
la giornata? Ancora nessun messaggio da Christian.
Decido di mandargli un’altra mail.
Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 17 giugno 2011 16.03
Oggetto: Ciao
Non mi stai parlando apposta?
Non dimenticarti che vado a bere una cosa con José, e che lui si
fermerà a dormire da noi stanotte.
Per favore, ripensaci sul fatto di raggiungerci.
A X
Lui non risponde e io avverto un brivido di disagio.
Spero che stia bene. Lo chiamo al cellulare, ma mirisponde la sua voce registrata. Dice soltanto: “Grey,
lasciate un messaggio”, con il suo tono più severo.
«Ciao… ehm… sono io. Ana. Stai bene? Chiamami»
balbetto. Non gli ho mai lasciato un messaggio sulla
segreteria prima d’ora. Arrossisco e riappendo.
“Ovviamente saprà che sei tu, idiota!” mi ricorda la vocina.
Sono tentata di telefonare alla sua assistente personale,
Andrea, ma decido che sarebbe un azzardo. Riluttante,
continuo a lavorare.
Il mio telefono suona inaspettatamente e il cuore mi balza
in gola. “Christian!” Invece no, è Kate, la mia migliore
amica. Finalmente!
«Ana!» grida da ovunque si trovi.
«Kate! Sei tornata? Mi sei mancata.»
«Anche tu a me. Ho un sacco di cose da raccontarti.
Siamo all’aeroporto… Il mio uomo e io.» Ridacchia in un
modo strano per lei.
«Fico. Anch’io ho un sacco di cose da raccontarti.»
«Ci vediamo dopo a casa?»
«Bevo qualcosa con José. Raggiungici.»
«José è in città? Certo! Mandami un messaggio con
l’indirizzo.»
«Okay» esclamo radiosa.
«Stai bene, Ana?»
«Sì, benissimo.»
«Sempre con Christian?»
«Sì.»
«Bene. A più tardi!»
Oh, no, anche lei. L’influsso di Elliot non ha confini.«Sì, a più tardi, piccola.» Sorrido e lei chiude la
comunicazione.
“Wow, Kate è a casa.” Come faccio a raccontarle tutto
quello che è successo? Dovrei scrivermelo per non
dimenticare niente.
Un’ora dopo il telefono del mio ufficio suona. “Christian?”
No, è Claire.
«Dovresti vedere il ragazzo che chiede di te in reception.
Com’è che conosci tutti questi tipi sexy, Ana?»
Dev’essere José. Lancio un’occhiata all’orologio. Sono
le cinque e cinquantacinque e un brivido d’eccitazione mi
percorre la schiena. Non lo vedo da una vita.
«Ana, wow! Sei meravigliosa. Così… adulta.» Mi
sorride.
Solo perché indosso un vestito alla moda… Accidenti!
Mi stringe forte a sé. «E alta» mormora sorpreso.
«Sono solo le scarpe, José. Anche tu non sei male.»
Indossa un paio di jeans, una maglietta nera e una
camicia di flanella a quadri bianca e nera.
«Prendo le mie cose e andiamo.»
«Perfetto. Ti aspetto qui.»
Prendo le due Rolling Rock dal bancone affollato e mi
dirigo verso il tavolo dove si è seduto José.
«Hai trovato l’appartamento di Christian senza
problemi?»
«Sì. Non sono entrato. Ho lasciato le foto nell’ascensore
di servizio. Un tizio di nome Taylor le ha portate su. Mi
sembra un posto fantastico.»«Lo è. Dovresti vederlo dentro.»
«Non vedo l’ora. Salud , Ana. Seattle ti approva.»
Arrossisco e facciamo tintinnare le bottiglie. È Christian
che mi approva. « Salud . Dimmi della tua mostra: com’è
andata?»
Lui s’illumina e si lancia nel racconto. Ha venduto tutte le
sue foto a parte tre, e con il ricavato ha restituito il prestito
studentesco, ma gli è anche rimasto qualcosa in tasca.
«L’ufficio del turismo di Portland mi ha commissionato
alcuni paesaggi. Fico, vero?» annuncia, orgoglioso.
«Oh, José… è fantastico. Non interferisce con i tuoi
studi, vero?» Aggrotto la fronte.
«No. Ora che voi ragazzi, e anche altri tre amici con cui
uscivo, ve ne siete andati, ho più tempo.»
«Nessuna tipa caliente che ti tiene occupato? L’ultima
volta che ti ho visto, avevi una mezza dozzina di donne che
pendevano dalle tue labbra.» Alzo un sopracciglio.
«No, Ana. Nessuna di loro è abbastanza donna per me.»
Fa lo spaccone.
«Oh, certo. José Rodriguez, lo sciupafemmine.»
Ridacchio.
«Ehi, so darmi da fare, Steele.» Mi sembra vagamente
ferito, e mi pento della battuta.
«Certo» lo rabbonisco.
«Allora, come sta Grey?» mi chiede, e il suo tono«Oh, José. Lo sai quello che dice sempre mia madre: io
sono nata vecchia.»
Lui fa una smorfia sarcastica.
«Come sta tua madre?» E così usciamo dalla zona
pericolosa.
«Ana!»
Mi volto. Ci sono Kate e Ethan. Lei è bellissima. Capelli
biondo ambra schiariti dal sole, abbronzatura dorata,
sorriso smagliante, e fisico perfetto nei jeans attillati e top.
Tutti gli occhi sono su di lei. Mi alzo e vado ad
abbracciarla. Oh, quanto mi è mancata!
Lei mi scosta, per esaminarmi da vicino. Io arrossisco
sotto il suo sguardo intenso.
«Hai perso peso. Molto peso. E sembri diversa. Adulta.
Che cosa sta succedendo?» dice, in pieno stile madre
iperprotettiva. «Mi piace il tuo vestito. Ti sta bene.»
«Sono successe un sacco di cose da quando sei partita.
Ti racconterò tutto quando saremo sole.» Non sono ancora
pronta per il terzo grado di Katherine Kavanagh. Lei mi
fissa sospettosa.
«Sei sicura di stare bene?» mi chiede gentile.
«Sì.» Sorrido, anche se sarei più felice se sapessi dov’è
Christian.
«Ottimo.»
«Ciao, Ethan.» Gli sorrido, e lui mi abbraccia.
«Ciao, Ana» mi sussurra all’orecchio.
José lo guarda torvo.
«Com’è stato il pranzo con Mia?» chiedo a Ethan.
«Interessante» dice lui, criptico.“Oh?”
«Ethan, conosci José?»
«Ci siamo incontrati una volta» borbotta José, studiando
Ethan mentre gli stringe la mano.
«Sì, da Kate a Vancouver» aggiunge Ethan, sorridendo
a José. «Bene. Chi beve qualcosa?»
Vado alla toilette. Da lì mando a Christian un messaggio
con l’indirizzo del locale dove ci troviamo. Magari ci
raggiungerà. Non ci sono chiamate senza risposta o mail.
Non è da lui.
«Che cosa c’è, Ana?» mi chiede José quando torno al
tavolo.
«Non riesco a raggiungere Christian. Spero che stia
bene.»
«Starà benissimo. Vuoi un’altra birra?»
«Certo.»
Kate si protende sul tavolo. «Ethan dice che c’era una ex
di Christian, una pazza con la pistola, nel nostro
appartamento.»
«Be’… sì.» Mi stringo nelle spalle, a mo’ di scuse. “Oh,
accidenti, dobbiamo per forza parlarne adesso?”
«Ana, che diavolo sta succedendo?» Kate si ferma
all’improvviso e guarda il telefono.
«Ciao, piccolo» risponde. “Piccolo!” La sua espressione
si rabbuia e mi guarda. «Certo» dice e si volta verso di
me. «È Elliot… vuole parlare con te.»
«Ana.» Il tono di Elliot è asciutto e serio. Mi viene la pelle
d’oca.
«Cos’è successo?»«Si tratta di Christian. Non è tornato da Portland.»
«Cosa? Che cosa significa?»
«Il suo elicottero è disperso.»
« Charlie Tango ?» sussurro, mentre mi sento mancare
l’aria. «No!»

Our Score
Our Reader Score
[Total: 2 Average: 2.5]