Lettura capitolo 50 Sfumature di nero

Sfumature.

A voi la lettura del 14 capitolo di 50 Sfumature di nero

 

hi» mi dice Christian dolcemente e mi attira a sé. «Per favore, Ana, non piangere» mi prega. È sul pavimento del bagno, e io gli sono seduta in grembo. Lo circondo con le braccia e piango contro il suo collo. Lui sussurra gentile tra i miei capelli, e mi accarezza la schiena, la testa. «Mi dispiace, piccola» sussurra, il che mi fa piangere ancora di più e abbracciarlo più stretto. Restiamo lì seduti per sempre. Alla fine, quando ho pianto tutte le mie lacrime, Christian si alza, reggendomi tra le braccia, e mi porta nella sua stanza, dove mi depone sul letto. In pochi secondi è accanto a me e le luci sono spente. Mi attira a sé, tenendomi stretta, e io finalmente scivolo in un sonno oscuro e tormentato. Mi sveglio di soprassalto. Mi gira la testa e ho troppo caldo. Christian è avvinghiato a me come un rampicante. Borbotta nel sonno mentre mi sfilo dal suo abbraccio, ma non si sveglia. Mi tiro su a sedere e guardo l’ora. Sono le tre del mattino. Ho bisogno di un’aspirina e di bere. Scivolo fuori dal letto e vado in cucina. Nel frigorifero trovo un cartone di succo d’arancia e me ne verso un bicchiere. Mmh… è delizioso, e il cerchio alla testa si placa immediatamente. Frugo nella credenza alla ricerca di un analgesico e trovo una scatola di plastica piena di medicinali. Prendo due aspirine e mi verso un a La tranquillità pacifica viene lacerata da un urlo viscerale, primordiale, che mi fa rizzare i capelli in testa e scattare sull’attenti. “Christian! Cosa succede?” Balzo in piedi e raggiungo di corsa la camera da letto prima che l’eco di quell’orribile suono sia svanito, il cuore che mi martella per la paura. Premo uno dei due interruttori della luce. Christian si sta rigirando nel letto, contorcendosi in agonia. «No!» Urla di nuovo, e quel suono inquietante, devastante, mi trafigge. “Oh, no… un incubo!” «Christian!» mi chino su di lui, lo prendo per una spalla, e lo scuoto per svegliarlo. Lui apre gli occhi, stravolti e vacui, che perlustrano rapidamente la stanza vuota prima di fermarsi su di me. «Te ne sei andata, te ne sei andata, devi essertene andata» borbotta, e il suo sguardo stralunato diventa uno sguardo d’accusa. Lui ha un’aria così persa che mi strazia il cuore. Povero Christian. «Sono qui.» Mi siedo sul letto di fianco a lui. «Sono qui» mormoro dolcemente nel tentativo di rassicurarlo. Gli appoggio il palmo della mano sul volto, cercando di tranquillizzarlo. «Te n’eri andata» sussurra affannosamente. I suoi occhi sono ancora stravolti e spaventati, ma sembra che si stia calmando. «Sono andata a prendere da bere. Avevo sete.» Lui chiude gli occhi e si stropiccia il viso. Quando li riapre, sembra così afflitto. «Sei qui. Oh, grazie a Dio.» Mi afferra e mi attira accanto a sé. «Sono andata solo a bere» mormoro. “Oh, l’intensità della sua paura… riesco a sentirla.” La sua T-shirt è madida di sudore, e il suo cuore martella mentre lui mi abbraccia forte. Mi sta fissando come per rassicurarsi che sono davvero lì. Gli accarezzo dolcemente i capelli e poi la guancia. «Christian, sono qui. Non vado da nessuna parte» dico cercando di calmarlo. «Oh, Ana» dice in un sospiro. Mi prende il mento per tenermi fermo il viso e poi la sua bocca è sulla mia. Il desiderio lo attraversa, e il mio corpo risponde spontaneamente. È così legato e in sintonia con il suo. Le sue labbra sono sul mio orecchio, sulla mia gola, poi di nuovo sulla bocca; i denti che mordono delicatamente il mio labbro inferiore, la sua mano che percorre il mio corpo dal fianco al seno, infilandosi sotto la T-shirt. Accarezzandomi e insinuandosi nei meandri del mio corpo, lui mi strappa la solita, familiare reazione; il suo tocco mi manda brividi ovunque. Gemo mentre la sua mano racchiude il mio seno in una coppa e le sue dita si stringono sul capezzolo. «Ti voglio» mormora. «Sono qui per te. Solo per te, Christian.» Lui geme e mi bacia ancora una volta, appassionatamente, con un fervore e una disperazione che non gli avevo mai sentito prima. Afferro l’orlo della sua Tshirt e gliela tiro su; lui mi aiuta, sfilandosela dalla testa. Poi, inginocchiandosi tra le mie gambe, mi fa alzare in fretta e sfila anche la mia T-shirt. I suoi occhi sono seri, pieni di desiderio e di oscuri segreti… rivelati. Mi prende il viso tra le mani e mi bacia, ed entrambi sprofondiamo di nuovo sul letto, la sua coscia tra le mie, così che per metà è sopra di me. La sua erezione preme contro il mio fianco, attraverso i boxer. Mi vuole, ma le parole che mi ha detto riguardo a sua madre scelgono questo momento per tornare a tormentarmi… Ed è come una secchiata di acqua fredda sulla mia libido. “Accidenti. Non posso farlo. Non ora.” «Christian… fermati. Non posso» sussurro con urgenza contro la sua bocca, la mia mano che preme sul suo avambraccio. «Cosa? Cosa c’è che non va?» mormora e inizia a baciarmi il collo, facendo correre la punta della lingua leggera giù per la mia gola. “Oh…” «No, per favore. Non posso farlo, non ora. Ho bisogno di tempo, per favore.» «Oh, Ana, non pensare troppo a quello» sussurra mentre mi mordicchia il lobo. «Ah!» Sussulto, sentendolo nel mio basso ventre, e il mio corpo si inarca, tradendomi. Sono così disorientata. «Io sono quello di prima, Ana. Ti amo e ho bisogno di te. Toccami. Per favore.» Strofina il suo naso contro il mio, e la sua supplica sincera mi commuove e mi fa sciogliere. “Toccarlo. Toccarlo mentre facciamo l’amore. Oddio.” Si erge su di me, guardandomi negli occhi, e nella penombra della debole lampada sul comodino riesco a capire che sta aspettando la mia decisione, ed è catturato dalla mia magia. Esitante, alzo una mano e accarezzo la morbida peluria sopra il suo sterno. Lui sussulta e stringe gli occhi come se sentisse dolore, ma stavolta non tolgo la mano. La sposto sulla sua spalla, sentendo il tremito che lo percorre tutto. Geme, e io lo attiro verso di me, e appoggio tutte e due le mani sulla sua schiena, dove non l’ho mai toccato prima, sulle sue scapole, trattenendolo. Il suo gemito strozzato mi eccita come mai prima d’ora. Nasconde la testa contro il mio collo, baciandolo, succhiandolo, mordendolo, prima di percorrerlo con il naso fino al mio mento, baciandomi ancora. La sua lingua si impadronisce della mia bocca, le sue mani si muovono su tutto il mio corpo, di nuovo. Le sue labbra scendono… scendono… e scendono sul mio seno, adoranti, e le mie mani rimangono sulle sue spalle e sulla sua schiena, a gustarsi il guizzare dei suoi muscoli finemente cesellati, la pelle ancora sudata dopo l’incubo. Le sue labbra si chiudono sul mio capezzolo, tirandolo e succhiandolo, tanto che questo si solleva per incontrare la sua bocca stupenda ed esperta. Gemo e faccio correre le unghie sulla sua schiena. Lui ansima. Un singhiozzo strozzato. «Oh, cazzo, Ana» boccheggia, a metà tra il lamento e il gemito. Mi si stringe il cuore, ma, al tempo stesso, ogni muscolo sotto il girovita si tende. “Oh, cosa gli farei!” Adesso ansimo, all’unisono con lui. La sua mano scende sulla mia pancia, e più sotto, proprio lì, e le sue dita sono su di me, poi dentro di me. Ansimo mentre lui muove le dita in circolo, e spingo il bacino verso l’alto per accogliere le sue carezze. «Ana» sussurra. All’improvviso si stacca da me e si mette seduto. Si toglie i boxer e si protende verso il comodino per prendere la bustina del preservativo. I suoi occhi sono di un grigio ardente mentre me la passa. «Lo vuoi fare? Puoi ancora dire di no. Puoi sempre dire di no» mormora. «Non darmi la possibilità di pensare, Christian. Anch’io ti desidero.» Apro la bustina con i denti, mentre lui si china tra le mie gambe, e con dita tremanti gli infilo il preservativo. «Attenta» mi dice. «Cosìmi smonti, Ana.» Mi meraviglio di quello che posso fare a quest’uomo toccandolo. Si allunga verso di me, e per il momento scaccio i miei dubbi e li rinchiudo nei recessi della mente. Sono intossicata da quest’uomo, il mio uomo, il mio Christian. Lui si sposta all’improvviso, cogliendomi del tutto di sorpresa, e io mi trovo sopra di lui. “Wow!” «Prendimi tu» mormora, i suoi occhi brillano di un’intensità selvaggia. “Oddio.” Lentamente, oh, molto lentamente, affondo sopra di lui. Christian getta la testa all’indietro, chiude gli occhi e geme. Gli prendo le mani e inizio a muovermi, crogiolandomi nella pienezza del possesso, godendo della sua reazione, osservandolo mentre ansima sotto di me. Mi sento una dea. Mi protendo su di lui e gli do un bacio sul mento, facendo correre i denti lungo la sua mascella coperta da un accenno di barba. Il sapore è delizioso. Lui mi afferra i fianchi e stabilizza il mio ritmo, lento e disinvolto. «Ana, toccami… ti prego.» “Oh.” Mi chino in avanti e mi tengo in equilibrio con le mani sul suo torace. Lui grida, e il suo grido è quasi un singhiozzo, e si spinge ancora più profondamente dentro di me. «Ah» gemo e faccio scorrere delicatamente le unghie sul suo petto, tra i suoi peli. Lui mugola forte e si contorce, e all’improvviso sono ancora una volta sotto di lui. «Basta» ansima. «Basta, per favore.» Ed è una supplica che viene dal cuore. Gli prendo il volto tra le mani, sentendo che le sue guance sono bagnate, e lo attiro verso le mie labbra, per poterlo baciare. Le mie mani scivolano sulla sua schiena. Il suo gemito è profondo e basso, gutturale, mentre lui si muove dentro di me, spingendo, ma io non riesco a venire. La mia mente è annebbiata dai problemi. Sono troppo concentrata su di lui. «Lasciati andare, Ana» mi dice. «No.» «Sì!» esclama. Si muove piano, facendo roteare i fianchi, ripetutamente. “Accidenti… ah!” «Avanti, piccola, ne ho bisogno. Vieni con me.» Esplodo, il mio corpo è schiavo del suo; mi avvolgo intorno a lui, aggrappata come un rampicante mentre lui grida il mio nome, e viene con me, per poi lasciarsi andare, con tutto il suo peso, premendomi contro il materasso. Cullo Christian tra le braccia, la sua testa sul mio petto, mentre restiamo sdraiati nel piacevole ricordo del rapporto appena consumato. Faccio scorrere le dita tra i suoi capelli e ascolto il suo respiro tornare normale. «Non lasciarmi mai» sussurra, e io alzo gli occhi al cielo, nella consapevolezza che non può vedermi. «So che stai alzando gli occhi» mormora, e sento una punta di ilarità nella sua voce. «Mi conosci bene» replico piano. «Vorrei conoscerti meglio.» «E io vorrei conoscere meglio te, Grey. Cosa c’era nel tuo incubo?» «Il solito.» «Raccontamelo.» Lui deglutisce e s’irrigidisce prima di emettere un lungo sospiro. «Devo avere all’incirca tre anni, e il magnaccia della puttana drogata è di nuovo fuori di sé. Fuma, una sigaretta dopo l’altra, e non riesce a trovare il posacenere.» Si ferma, e io rabbrividisco mentre il gelo mi afferra il cuore. «Fa male» dice. «È il dolore che ricordo. È quello che mi fa avere gli incubi. Quello, e il fatto che lei non facesse niente per fermarlo.» “Oh, no. È insopportabile.” Mi stringo di più a lui, le mie gambe e le mie braccia lo tengono saldamente contro di me, e cerco di non lasciare che la disperazione che provo mi soffochi. Come si può trattare un bambino in quel modo? Lui alza la testa e mi tiene avvinta con il suo intenso sguardo grigio. «Tu non sei come lei. Non pensarlo neanche per un istante. Per favore.» Lo guardo e sbatto le palpebre. È davvero rassicurante sentirlo. Riappoggia la testa sul mio petto e penso che abbia finito, invece prosegue, sorprendendomi. «Qualche volta nei miei sogni lei è distesa sul pavimento, e penso che stia dormendo. Ma non si muove. Non si muove mai. E io ho fame. Sono davvero affamato.» “Porca miseria.” «C’è un rumore sonoro e lui è di ritorno, e mi colpisce forte, imprecando contro la puttana. La sua prima reazione era sempre quella di usare i pugni o la cintura.» «È per questo che non ti piace essere toccato?» Chiude gli occhi e si stringe ancora di più a me. «È complicato» mormora. Si struscia contro il mio seno, inspirando profondamente, cercando di distrarmi. «Rispondimi» lo incalzo. Lui sospira. «Lei non mi voleva bene. Io non ne volevo a lei. Il solo modo di toccare che conoscevo era… violento. Viene tutto da lì. Flynn lo spiega meglio di me.» «Posso vedere Flynn?» Lui alza la testa e mi guarda. «Mr Cinquanta Sfumature ti sta contagiando?» «Molto di più. Mi piace come mi sta contagiando in questo momento.» Sotto di lui, mi dimeno in modo provocante e Christian sorride. «Sì, Miss Steele, piace anche a me.» Si tira su e mi bacia. I nostri sguardi restano agganciati per un momento. «Sei così preziosa per me, Ana. Facevo sul serio riguardo al matrimonio. Potremo conoscerci meglio, così. Io mi prenderò cura di te e tu potrai prenderti cura di me. Potremo avere dei bambini, se vorrai. Metterò il mondo ai tuoi piedi, Anastasia. Ti desidero, corpo e anima, per sempre. Per favore, pensaci.» «Ci penserò, Christian. Lo farò» lo rassicuro, vacillando ancora. “Bambini? Accidenti.” «Mi piacerebbe davvero molto parlare con il dottor Flynn, sempre che non ti dispiaccia.» «Qualsiasi cosa per te, piccola. Qualsiasi. Quando vorresti vederlo?» «Il prima possibile.» «Okay. Domani mattina prenderò un appuntamento.» Lancia un’occhiata all’orologio. «È tardi. Dovremmo dormire.» Allunga una mano per spegnere la luce e mi attira contro di sé. Guardo la sveglia. “Merda.” Sono le tre e quarantacinque. Lui stringe le braccia intorno a me, abbracciandomi da dietro, e si strofina contro il mio collo. «Ti amo, Ana Steele, e ti voglio al mio fianco, sempre» mormora e mi bacia sul collo. «Ora dormi.» Chiudo gli occhi. Riluttante, sollevo le palpebre pesanti e una luce forte riempie la stanza. Piagnucolo. Mi sento intorpidita, disconnessa dalle mie membra di piombo, e Christian è avvinghiato a me come l’edera. Come sempre, ho troppo caldo. Non può essere più tardi delle cinque di mattina. La sveglia non è ancora suonata. Mi muovo per dissipare un po’ di calore, girandomi tra le sue braccia, e lui borbotta qualcosa di incomprensibile nel sonno. Guardo l’orologio. Le otto e quarantacinque. “Accidenti, farò tardi al lavoro!” Scendo di corsa dal letto e mi fiondo in bagno. In meno di cinque minuti ho fatto la doccia. Christian è seduto sul letto e mi osserva, con divertimento e diffidenza malcelati, mentre finisco di asciugarmi e prendo i vestiti. Forse sta aspettando che reagisca alle sue rivelazioni di ieri. In questo preciso momento non ho tempo. Controllo i miei indumenti. Pantaloni neri, camicetta nera. Fanno molto Mrs Robinson, ma non ho tempo per cambiare idea. In fretta, indosso reggiseno e mutandine nere, sapendo che lui sta osservando ogni mia mossa. È… inquietante. La lingerie è okay. «Stai bene» mugola Christian dal letto. «Puoi chiamare e dire che sei malata, lo sai.» Mi fa quel suo sorriso di traverso, devastante, assolutamente erotico. Oh, è una tentazione così forte. La mia dea interiore mi fa il broncio provocatoriamente. «No, Christian, non posso. Non sono un amministratore delegato megalomane con un bellissimo sorriso, che può andare e venire a suo piacimento.» «Adoro venire a mio piacimento.» E il suo meraviglioso sorriso raggiunge la perfezione di un film in alta definizione. «Christian!» lo rimprovero. Gli getto addosso l’asciugamano e lui ride. «Bellissimo sorriso, eh?» «Sì. Lo sai che effetto mi fa.» Mi metto l’orologio. «Davvero?» Sbatte le palpebre con aria innocente. «Sì che lo sai. Lo stesso effetto che fa su tutte le donne. È davvero irritante vederle andare in estasi.» «Ah, sì?» Inarca un sopracciglio, ancora più divertito. «Non fare l’innocente, Mr Grey, non ti si addice» borbotto distrattamente mentre mi acconcio i capelli in una coda e mi infilo le scarpe nere con il tacco alto. Ecco, così ci siamo. Quando mi chino per salutarlo con un bacio, lui mi afferra e mi attira sul letto, stendendosi su di me, con un sorriso da un orecchio all’altro. “Oddio.” È così bello: occhi pieni di malizia, capelli arruffati, sorriso abbagliante. Adesso è giocoso. Io sono stanca, ancora scossa dalle rivelazioni di ieri, mentre lui è arzillo e sexy da morire. “Oh, mio esasperante Mr Cinquanta Sfumature!” «Cosa posso fare per convincerti a rimanere?» mi chiede con dolcezza, e il mio cuore manca un battito e poi inizia ad accelerare. È la tentazione personificata. «Non puoi fare nulla» mormoro, divincolandomi per tirarmi su a sedere. «Lasciami andare.» Fa il broncio e io mi arrendo. Sorridendo, sfioro con le dita le sue labbra scolpite. Lo amo con tutti i suoi colossali casini. Non ho neppure iniziato a esaminare gli eventi di ieri e il mio stato d’animo in proposito. Lo bacio, ringraziando Dio di essermi lavata i denti. Lui risponde con un bacio lungo e pieno di passione, poi, velocemente, mi rimette in piedi, lasciandomi stordita, senza fiato e leggermente tremante. «Taylor ti accompagnerà. È più veloce che cercare posto per il parcheggio. Ti sta aspettando fuori» mi dice Christian, gentile, e sembra sollevato. Temeva per la mia reazione di stamattina? Di certo stanotte… ehm, stamattina… gli ho provato che non sto per scappare. «Okay. Grazie» mormoro, delusa di essere in piedi, e vagamente irritata di non poter guidare la mia SAAB. Ma ha ragione, ovviamente. Farò prima con Taylor. «Goditi la tua mattinata di riposo, Mr Grey. Mi piacerebbe restare, ma il proprietario della società per cui lavoro potrebbe non approvare che i suoi impiegati non vadano in ufficio solo per un po’ di sesso.» Prendo la borsa. «Personalmente, Miss Steele, non ho dubbi che approverebbe. In effetti potrebbe insistere su questo punto.» «Perché te ne stai a letto? Non è da te.» Lui incrocia le mani dietro la testa e mi sorride. «Perché posso, Miss Steele.» Scuoto la testa. «A più tardi, piccolo.» Gli soffio un bacio e sono fuori dalla porta. Taylor mi sta aspettando e sembra aver capito che sono in ritardo, visto che guida come un pazzo e mi lascia davanti all’ufficio alle nove e un quarto. Gli sono grata quando accosta. Di essere viva. La sua guida mi ha spaventata. E grata di non essere terribilmente in ritardo… solo quindici minuti. «Grazie, Taylor» mormoro, bianca in volto. Ricordo che Christian mi ha detto che guidava carri armati. Forse partecipa anche a gare automobilistiche. «Ana.» Mi saluta con un cenno della testa, e io schizzo in ufficio, rendendomi conto, quando apro la porta della reception, che Taylor sembra aver superato la formalità del Miss Steele. La cosa mi fa sorridere. Claire mi saluta con un ampio sorriso e io corro attraverso la reception per raggiungere la mia scrivania. «Ana!» mi chiama Jack. «Vieni qui.» “Oh, merda.” «È questa l’ora di arrivare?» esclama. «Mi dispiace, non mi sono svegliata in tempo.» Arrossisco. «Che non succeda più. Preparami un caffè, e poi ho bisogno che mi scrivi alcune lettere. Sbrigati» grida, facendomi sobbalzare. Perché è così arrabbiato? Che cosa gli ho fatto? Corro in cucina e gli preparo il caffè. Forse non sarei dovuta venire. In questo momento avrei potuto essere… be’, avrei potuto fare qualcosa di molto eccitante con Christian, o fare colazione con lui, o anche solo parlare. Questa sarebbe stata una novità. Jack a stento si accorge di me quando rientro nel suo ufficio per portargli il caffè. Mi mette bruscamente sotto il naso un foglio, scritto a mano, in una calligrafia a malapena leggibile. «Batti questa lettera al computer e riportamela da firmare, poi mandane una copia a tutti i nostri autori.» «Sì, Jack.» Non alza gli occhi quando esco. Dio, se è arrabbiato! È con un certo sollievo che finalmente mi siedo alla scrivania. Bevo un sorso di tè mentre aspetto che il computer si accenda. Controllo le mail. Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 9.05 Oggetto: Mi manchi Per favore, usa il tuo BlackBerry. X ChristianGrey Amministratore delegato,GreyEnterprises Holdings Inc. Da: Anastasia Steele A: ChristianGrey Data: 15 giugno 2011 9.27 Oggetto: Buon per te Il mio capo è furioso. Ècolpa tua che mi hai fatto tirare tardi con le tue…bricconate. Dovresti vergognarti. Anastasia Steele Assistente di JackHyde,Direttore editoriale, SIP Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 9.32 Oggetto: Bricconate? Non devi lavorare, Anastasia. Non hai idea di quanto le mie bricconate mi facciano inorridire. Ma mi piace tenerti alzata fino a tardi 😉 Per favore, usa il BlackBerry. Oh, e sposami, per favore. ChristianGrey Amministratore delegato,GreyEnterprises Holdings Inc. Da: Anastasia Steele A: ChristianGrey Data: 15 giugno 2011 9.35 Oggetto: Devi guadagnartelo Conosco la tua naturale propensione a darmi il tormento, ma ora smettila. Devo parlare con il tuo strizzacervelli. Solo allora potrò darti la mia risposta. Non sono contraria a vivere nel peccato. Anastasia Steele Assistente di JackHyde,Direttore editoriale, SIP Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 9.40 Oggetto: BLACKBERRY Anastasia, se devi iniziare a discutere del dottor Flynn, allora USAIL BLACKBERRY. Questa non è una richiesta. ChristianGrey Amministratore delegato,Ora Contrariato,GreyEnterprises Holdings Inc. “Oh, no. Adesso si è arrabbiato anche lui. Be’, può fare fuoco e fiamme, per quel che me ne importa.” Prendo il BlackBerry dalla borsa e lo guardo scettica. In quel momento, si mette a suonare. Non riesce a lasciarmi in pace? «Sì?» rispondo secca. «Ana, ciao…» «José! Come stai?» Oh, che bello sentire la sua voce. «Sto bene, Ana. Senti, ti vedi ancora con quel Grey?» «Ehm… sì… perché?» Dove vuole arrivare? «Bene, ha comprato tutte le tue foto, e pensavo che potrei portarle io a Seattle. La mostra chiude giovedì, perciò potrei recapitarvele venerdì sera. E magari potremmo bere qualcosa insieme. A dire la verità, speravo anche di trovare un posto dove fermarmi per la notte.» «José, è fantastico. Sì, sono sicura che possiamo organizzare qualcosa. Lasciami parlare con Christian e ti richiamo, okay?» «Ottimo! Aspetto una tua chiamata. Ciao, Ana.» «Ciao.» Accidenti. Non ho più visto né sentito José dall’inaugurazione della sua mostra. Non gli ho neppure chiesto com’è andata e se ha venduto altre fotografie. Bell’amica sono. E così potrei passare il venerdì sera con José. Christian sarà d’accordo? Mi rendo conto che mi sto mordendo il labbro fino a farmi male. Quell’uomo usa due pesi e due misure. Può fare il bagno a quella sciroccata della ex amante, mentre io probabilmente dovrò subire una valanga di proteste per voler andare a bere qualcosa con José. Come gestirò la cosa? «Ana!» Jack mi risveglia bruscamente dalle mie «Ana!» Jack mi risveglia bruscamente dalle mie fantasticherie. È ancora arrabbiato? «Dov’è quella lettera?» «Ehm… arriva.» “Cos’è che lo divora?” Scrivo velocemente la lettera, la stampo e mi avvio nervosa verso il suo ufficio. «Ecco qua.» L’appoggio sulla scrivania e mi volto per andarmene. Jack lancia un’occhiata critica e pungente al foglio. «Non so che cosa tu stia facendo là fuori, ma io ti pago per lavorare» abbaia. «Ne sono consapevole, Jack» borbotto, a mo’ di scuse. Mi sento lentamente pungere dall’imbarazzo. «È piena di errori!» esclama. «Rifalla.» “Porca miseria.” Sta iniziando ad assomigliare a qualcuno che conosco, ma la ruvidezza di Christian è qualcosa che posso tollerare. Jack, invece, mi dà sui nervi. «E portami un altro caffè, già che ci sei.» «Scusa» sussurro e mi precipito fuori dal suo ufficio il più velocemente possibile. “Accidenti. Sta diventando insopportabile.” Mi siedo di nuovo alla scrivania, correggo in fretta la lettera, che conteneva due errori, e la controllo accuratamente prima di stamparla. Ora è perfetta. Gli preparo un altro caffè, facendo sapere a Claire, con un’alzata d’occhi, che sono nei guai fino al collo. Faccio un bel respiro e ritorno nell’ufficio di Jack. «Meglio» bofonchia riluttante e firma la lettera. «Fotocopiala, tieni l’originale e spediscila a tutti gli autori. Hai capito?» «Sì.» Non sono un’idiota. «Jack, c’è qualcosa che non va?» Lui alza la testa, i suoi occhi azzurri si incupiscono mentre il suo sguardo mi squadra. Il sangue mi si gela nelle vene. «No.» La sua risposta è concisa, maleducata e sprezzante. Rimango lì in piedi come l’idiota che ho appena detto di non essere e poi esco dal suo ufficio abbattuta. Forse anche lui soffre di un disturbo della personalità. “Accidenti, sono circondata!” Vado alla fotocopiatrice che, ovviamente, è inceppata, e quando riesco a farla funzionare, scopro che manca la carta. Decisamente oggi non è la mia giornata. Quando finalmente sono di nuovo alla scrivania, a infilare la lettera nelle buste, il mio BlackBerry ronza. Attraverso il vetro, vedo che Jack è al telefono. Rispondo. È Ethan. «Ciao, Ana. Com’è andata ieri sera?» Ieri sera. Un rapido collage di immagini mi attraversa la mente. Christian in ginocchio, la sua confessione, la sua proposta di matrimonio, i maccheroni al formaggio, il mio pianto, il suo incubo, il sesso, il fatto di poterlo toccare… «Ehm… bene» mormoro in modo poco convincente. Ethan non risponde subito, poi decide di stare al gioco. «Fantastico. Posso passare a riprendere le chiavi dell’appartamento?» «Certo.» «Sarò lì tra mezz’ora. Hai tempo per un caffè?» «Non oggi. Sono arrivata tardi, e il mio capo ha un diavolo per capello e un’edera velenosa attaccata al sedere.» «Sembra terribile.» «Terribile e orribile» ridacchio. Ethan ride e il mio umore si solleva un pochino. «Okay. Ci vediamo tra mezz’ora.» Riaggancia. Alzo lo sguardo e Jack mi sta fissando. “Oh, merda.” Lo ignoro deliberatamente e continuo a imbustare le lettere. Mezz’ora dopo il mio telefono squilla. È Claire. «È di nuovo qui, in reception. Il dio biondo.» Ethan è una visione rasserenante dopo tutta l’angoscia di ieri e il cattivo umore che il mio capo mi sta infliggendo oggi, ma mi saluta fin troppo velocemente. «Ci vediamo stasera?» «Probabilmente rimarrò da Christian.» Arrossisco. «Ti ha preso di brutto» osserva Ethan di buonumore. Mi stringo nelle spalle. Non è neanche la metà di quello che sento, e in quel momento mi rendo conto che mi ha preso più che di brutto. Mi sono innamorata perdutamente. E il fatto sorprendente è che, a quanto pare, la stessa cosa vale anche per Christian. Ethan mi abbraccia in fretta. «A più tardi, Ana.» Ritorno alla scrivania, arrovellandomi sulla mia scoperta. Oh, cosa darei per avere una giornata per conto mio, solo per pensare a tutto questo. «Dove sei stata?» All’improvviso, Jack incombe su di me. «Avevo una cosa da fare in reception.» Sta davvero mettendo alla prova i miei nervi. «Voglio il mio pranzo. Il solito» dice bruscamente e torna con passo pesante nel suo ufficio. “Perché non sono rimasta a casa con Christian?” La mia dea interiore incrocia le braccia sul petto e fa il broncio. Anche lei vuole una risposta a quella domanda. Prendo la borsa e il BlackBerry e mi avvio verso la porta. Controllo i messaggi. Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 09.06 Oggetto: Mi manchi Il mio letto è troppo grande senza di te. Aquanto pare dovrò andare anch’io al lavoro. Anche i direttori generali megalomani hanno bisogno di fare qualcosa. X ChristianGrey Amministratore delegato che si gira i pollici, Grey Enterprises Holdings Inc. Ce n’è un altro suo, di un po’ più tardi. Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 9.50 Oggetto: Discrezione Èla miglior virtù. Per favore, sii discreta… Le mail dal tuo posto di lavoro sono monitorate. QUANTEVOLTETELODEVODIRE? Sì. Maiuscole urlanti, come dici tu. USAIL TUOBLACKBERRY. Il dottor Flynn ci può incontrare domani sera. X ChristianGrey Amministratore delegato ancora contrariato, Grey Enterprises Holdings Inc. E un altro successivo… Oh, no. Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Oggetto: Sleale Data: 15 giugno 2011 12.15 Non ho più tue notizie. Per favore, dimmi che è tutto okay. Sai quanto mi preoccupo. Manderò Taylor a controllare! X ChristianGrey Amministratore delegato iperansioso, Grey Enterprises Holdings Inc. Alzo gli occhi al cielo e lo chiamo. Non voglio che si preoccupi. «Ufficio di ChristianGrey, sono Andrea Parker.» “Oh.” Sono talmente sconcertata che non sia Christian a rispondere che mi blocco in mezzo alla strada, e il giovane dietro di me borbotta irritato mentre mi sorpassa per evitare di venirmi addosso. Mi fermo sotto il tendone verde della rosticceria. «Pronto? Posso aiutarla?» Andrea riempie il vuoto del mio silenzio impacciato. mio silenzio impacciato. «Mi dispiace… ehm… speravo di parlare con Christian…» «Mr Grey è in riunione in questo momento» mi informa, energica ed efficiente. «Vuole lasciare un messaggio?» «Può dirgli che lo ha chiamato Ana?» «Ana? Come Anastasia Steele?» «Ehm… sì.» La sua domanda mi lascia confusa. «Attenda un momento in linea, Miss Steele.» Ascolto attentamente mentre lei abbassa il ricevitore, ma non riesco a capire cosa sta succedendo. Pochi secondi più tardi Christian è in linea. «Stai bene?» «Sì, benissimo.» Lui fa un sospiro di sollievo. «Christian, perché non dovrei stare bene?» sussurro rassicurante. «Di solito sei così veloce a rispondere alle mie mail. Dopo quello che ti ho raccontato ieri, ero preoccupato» dice piano, e poi si rivolge a qualcun altro nel suo ufficio. «No, Andrea. Di’ loro di aspettare» dice severo. Oh, conosco quel tono di voce. Non sento la replica di Andrea. «No. Ho detto di aspettare» esclama. «Christian, sei chiaramente impegnato. Ti ho chiamato solo per farti sapere che sto bene, ed è vero. Ho una giornata molto piena, tutto qui. Jack continua a far schioccare la frusta. Ehm… voglio dire…» Arrossisco e rimango in silenzio. Christian non dice niente per un minuto buono. «Fa schioccare la frusta, eh? Be’, un tempo lo avrei definito un uomo fortunato» commenta, con umorismo caustico. «Non farti mettere i piedi in testa, piccola.» «Christian!» lo rimprovero e so che sta sorridendo. «Tienilo solo d’occhio, tutto qui. Senti, sono felice che tu stia bene. A che ora devo passare a prenderti?» «Ti manderò una mail.» «Dal BlackBerry» dice lui, severo. «Sì, signore» ribatto. «A più tardi, piccola.» «Ciao…» È ancora in linea. «Riaggancia» lo rimprovero sorridendo. Lui sospira pesantemente attraverso il telefono. «Vorrei che non fossi mai andata al lavoro stamattina.» «Anch’io. Ma sono occupata. Riaggancia.» «Riaggancia tu.» Sento il suo sorriso. Oh, il Christian scherzoso. Amo il Christian scherzoso. Mmh… Amo Christian. Punto. «Ci siamo già passati.» «Ti stai mordendo il labbro.» “Accidenti, ha ragione. Come fa a saperlo?” «Vedi? Tu pensi che io non lo sappia, Anastasia. Ma io ti conosco meglio di quanto tu creda» mormora in quel modo seducente che mi fa sentire debole, ed eccitata. «Christian, parleremo più tardi. Ora, davvero, anch’io vorrei non averti lasciato stamattina.» «Aspetto la tua mail, Miss Steele.» «Buona giornata, Mr Grey.» Chiudo la conversazione e mi appoggio alla vetrina della rosticceria. Oddio, anche per telefono mi possiede. Scuoto la testa per liberarla dal pensiero di Christian, ed entro nel negozio, depressa al pensiero di Jack. È accigliato, quando torno. «Va bene per te se adesso vado a mangiare?» chiedo timidamente. Lui mi fissa e si acciglia ancora di più. «Se proprio devi» ribatte tagliente. «Quarantacinque minuti. Per recuperare il quarto d’ora di ritardo di stamattina.» «Jack, posso chiederti una cosa?» «Cosa?» «Mi sembri fuori di te, oggi. Ho fatto qualcosa che ti ha offeso?» Lui sbatte le palpebre. «Non credo di essere dell’umore per farti una lista delle tue mancanze, in questo momento. Sono impegnato.» Riprende a fissare lo schermo del computer, congedandomi a tutti gli effetti. “Ehi… Che cos’ho fatto?” Mi volto e lascio il suo ufficio, e per un attimo penso di essere sul punto di scoppiare a piangere. Perché tutt’a un tratto mi sembra che mi abbia presa tanto in antipatia? Mi viene in mente un’idea molto sgradevole, ma la ignoro. Non ho bisogno di queste stronzate, adesso. Ne ho abbastanza per conto mio. Esco dall’edificio e raggiungo lo Starbucks più vicino, ordino un latte macchiato e mi siedo accanto alla vetrina. Prendo l’iPod dalla borsa e infilo gli auricolari. Scelgo una canzone a caso e premo il tasto REPEAT, per riascoltarla più volte. Ho bisogno della musica per pensare. La mia mente va alla deriva. Christian il sadico. Christian il Sottomesso. Christian l’intoccabile. Christian con gli impulsi edipici. Christian che fa il bagno a Leila. Sbuffo e chiudo gli occhi mentre quest’ultima immagine mi perseguita. Posso davvero sposare quest’uomo? Devo accettare così tanto di lui. È complesso e difficile, ma nel profondo so che non voglio lasciarlo nonostante tutti i suoi problemi. Non potrei mai. Lo amo. Sarebbe come tagliarmi il braccio destro. Non mi sono mai sentita tanto viva come in questo momento, tanto vitale. Da quando l’ho conosciuto, ho sperimentato tutta una serie di nuove esperienze e sentimenti sconcertanti e profondi. Non ci si annoia mai con lui. Ripensando alla mia vita prima di Christian, è come se tutto fosse in bianco e nero, come le fotografie di José. Adesso il mio mondo è fatto di colori vividi, brillanti, saturi. Mi sono alzata in volo su un raggio di luce abbagliante. La luce abbagliante di Christian. Io continuo a essere Icaro, che vola troppo vicino al suo sole. Sbuffo. Volare con Christian. Chi potrebbe resistere a un uomo che sa volare? Posso rinunciare a lui? Voglio rinunciare a lui? È come se Christian avesse premuto un interruttore, accendendomi da dentro. Conoscerlo mi ha fatto crescere. Ho scoperto più cose di me nelle ultime settimane che in tutti gli anni precedenti. Ho imparato a conoscere il mio corpo, i miei limiti assoluti, i miei limiti relativi, la tolleranza, la pazienza, la compassione, la capacità di amare. E mi colpisce nel profondo la consapevolezza che quello che lui ha bisogno di ricevere da me, quello che può avere, che lui ha bisogno di ricevere da me, quello che può avere, è amore incondizionato. Non ne ha mai ricevuto dalla puttana drogata che lo ha partorito. Posso amarlo incondizionatamente? Posso accettarlo per quello che è nonostante le rivelazioni di ieri notte? So che è disturbato, ma penso che possa curarsi. Sospiro ricordando le parole di Taylor: “È un brav’uomo, Miss Steele”. Ho avuto prove inconfutabili della sua bontà d’animo. Le sue attività di beneficenza, l’etica del lavoro, la sua generosità. Eppure lui non le vede in se stesso. Non sente di meritare l’amore di nessuno. Considerate la sua storia e le sue inclinazioni, ho il sospetto che si disprezzi. Ecco perché non lascia avvicinare nessuno. “Riuscirò a oltrepassare le sue barriere?” Una volta mi ha detto che non potevo nemmeno immaginare l’abisso della sua depravazione. Be’, ora me ne ha parlato e, visti i primi anni della sua vita, non sono rimasta sorpresa… Anche se è stato uno shock sentirglielo dire ad alta voce. Perlomeno si è aperto con me. E mi sembra più felice ora che l’ha fatto. Ora che so tutto. Questo rende il suo amore meno prezioso per me? No, penso di no. Lui non ha mai provato sentimenti simili prima d’ora e nemmeno io. Entrambi abbiamo fatto tanta strada. Le lacrime mi affiorano agli occhi e mi annebbiano la vista mentre ricordo le ultime barriere che sono cadute stanotte, quando ha lasciato che lo toccassi. E ci sono volute Leila e tutta la sua follia per portarci a questo punto. Forse dovrei esserle grata. Il fatto che lui le abbia fatto il bagno non mi lascia più l’amaro in bocca, adesso. Mi domando quali dei miei vestiti le abbia dato. Spero non quello color prugna. Mi piaceva. Dunque posso amare quest’uomo incondizionatamente, nonostante tutti i suoi problemi? Perché lui non merita niente di meno di questo. Deve ancora imparare a darsi dei limiti e altre piccole cose come l’empatia, e a essere meno autoritario. Dice di non provare più l’impulso di farmi del male. Forse il dottor Flynn sarà in grado di gettare un po’ di luce su questo punto. Fondamentalmente, è questa la cosa che mi preoccupa di più: che lui ne abbia bisogno e che abbia sempre trovato donne con le stesse inclinazioni. Aggrotto la fronte. Sì, questa è la rassicurazione che mi serve. Voglio essere tutto per quest’uomo, il suo alfa e il suo omega, e tutto quello che c’è in mezzo, perché lui è tutte queste cose per me. Spero che Flynn abbia le risposte, e forse allora potrò dire di sì. Christian e io potremo trovare il nostro angolo di paradiso vicino al sole. Guardo fuori dalla vetrina l’affaccendata Seattle dell’ora di pranzo. Mr Christian Grey… chi l’avrebbe mai detto? Lancio un’occhiata all’orologio. “Accidenti!” Scatto in piedi e corro verso la porta. Un’ora intera stando solo seduta a pensare. Come passa in fretta il tempo. Jack andrà su tutte le furie! Mi siedo alla scrivania senza dare nell’occhio. Per fortuna lui non è in ufficio. A quanto pare ce l’ho fatta. Concentro l’attenzione sullo schermo del computer, senza quasi vederlo, cercando di rimettere insieme le idee e ripristinare l’assetto lavorativo. «Dove sei stata?» Sobbalzo. Jack è in piedi dietro di me, con le braccia incrociate sul petto. «Ero nel seminterrato, a fare fotocopie» mento. Le labbra di Jack si stringono in una linea sottile e intransigente. «Uscirò dall’ufficio alle sei e mezzo per prendere l’aereo. Ho bisogno che tu rimanga fino ad allora.» «Okay.» Gli sorrido, il più gentilmente possibile. «Vorrei che mi stampassi il mio itinerario a New York e ne facessi dieci fotocopie. E impacchetta le brochure. E portami un caffè!» esclama sgarbatamente e ritorna nel suo ufficio. Sospiro di sollievo e gli faccio la linguaccia non appena chiude la porta. “Bastardo.” Alle quattro Claire mi chiama dalla reception. «C’è Mia Grey in linea per te.» Mia? Spero che non voglia andare al centro commerciale. «Ciao, Mia!» «Ana, ciao. Come stai?» Il suo entusiasmo è asfissiante. «Bene. Oggi sono un po’ presa. Tu?» «Sono così annoiata! Ho bisogno di qualcosa da fare, perciò sto organizzando la festa di compleanno di Christian.» Il compleanno di Christian? Oh, non ne avevo idea. «Quando è?» «Lo sapevo. Lo sapevo che non te l’avrebbe detto. È sabato. Mamma e papà ci vogliono tutti a cena per festeggiare. Ti sto invitando ufficialmente.» «Oh, è fantastico. Grazie, Mia.» «Ho già chiamato Christian e gliel’ho detto, e lui mi ha dato il tuo numero dell’ufficio.» «Benissimo.» La mia mente è in fermento: che diavolo posso regalare a Christian per il suo compleanno? Che cosa si compra a un uomo che ha già tutto? «E magari un giorno della settimana prossima potremmo pranzare insieme?» «Certo. Che ne dici di domani? Il mio capo parte per New York.» «Oh, sarebbe fantastico. A che ora?» «Dodici e quarantacinque?» «Ci sarò. Ciao, Ana.» «Ciao.» Riappendo. Christian. Compleanno. Che diavolo gli prendo? Da: Anastasia Steele A: ChristianGrey Data: 15 giugno 2011 16.11 Oggetto: Antidiluviano Caro MrGrey, quando, esattamente, me lo avresti detto? Che cosa posso regalare al mio vecchietto per il suo compleanno? Magari delle batterie nuove per il suo apparecchio acustico? X Anastasia Steele Assistente di JackHyde,Direttore editoriale, SIP Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 16.20 Oggetto: Preistorico Non si sfottono i più anziani. Felice che tu sia viva e vegeta. Eche Mia si sia fatta sentire. Le batterie sono sempre utili. Non mi piace festeggiare il mio compleanno. X ChristianGrey Amministratore delegato, Sordo come una Campana, Grey Enterprises Holdings Inc. Da: Anastasia Steele A: ChristianGrey Data: 15 giugno 2011 16.24 Oggetto: Mmh Caro MrGrey, riesco a immaginarti mentre facevi il broncio e scrivevi l’ultima frase. Mi fa un certo effetto. XOX Anastasia Steele Assistente di JackHyde,Direttore editoriale, SIP Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 16.29 Oggetto:Occhi al cielo Miss Steele, USAIL TUOBLACKBERRY!!! x ChristianGrey Amministratore delegato, con le Mani che Prudono,GreyEnterprises Holdings Inc. Alzo gli occhi al cielo. È sempre così suscettibile riguardo alle mail. Da: Anastasia Steele A: ChristianGrey Data: 15 giugno 2011 16.33 Oggetto: Ispirazione Caro MrGrey, ah…le tue mani che prudono non riescono più a stare ferme, vero? Mi domando che cosa ne direbbe il dottor Flynn. Ma ora so che cosa regalarti per il tuo compleanno. E spero che mi faccia male… 😉 AX Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 16.38 Oggetto: Angina Miss Steele, non credo che il mio cuore potrebbe sopportare il colpo di un’altra mail come quella, o i miei pantaloni, per quel che importa. Comportati bene. X ChristianGrey Amministratore delegato,GreyEnterprises Holdings Inc. Da: Anastasia Steele A: ChristianGrey Data: 15 giugno 2011 16.42 Oggetto: Difficile Christian, sto cercando di lavorare per il mio capo, che mi mette a dura prova. Per favore, smettila di importunarmi e non mettermi anche tu a dura prova. La tua ultima mail mi ha quasi mandato in combustione. AX PS: Puoi passare a prendermi alle 18.30? Da: ChristianGrey A: Anastasia Steele Data: 15 giugno 2011 16.47 Oggetto: Ci sarò Niente mi darebbe maggior piacere. Adire il vero, mi vengono in mente diverse cose che mi darebbero un piacere ancora maggiore, e tutte riguardano te. X ChristianGrey Amministratore delegato,GreyEnterprises Holdings Inc. Arrossisco leggendo questa risposta e scuoto la testa. Punzecchiarsi via mail è divertente, ma abbiamo davvero bisogno di parlare. Forse dopo che avremo visto Flynn. Metto via il mio BlackBerry e finisco di compilare la nota spese. Per le sei e un quarto l’ufficio è deserto. Ho tutto pronto per Jack. Il suo taxi fino all’aeroporto è prenotato e devo solo consegnargli i documenti. Getto un’occhiata ansiosa al vetro del suo ufficio, ma lui è ancora immerso in una conversazione telefonica, e non voglio interromperlo. Non se è ancora arrabbiato. Mentre aspetto che finisca, mi viene in mente che oggi non ho mangiato. “Oh, no, Christian non la prenderà bene.” Velocemente, sgattaiolo in cucina per vedere se è rimasto qualche dolcetto. Mentre apro la scatola dei biscotti, Jack appare all’improvviso sulla soglia, spaventandomi. “Oh. Cosa ci fa qui?” Mi fissa. «Bene, Ana, penso che questo sia il momento giusto per discutere delle tue mancanze.» Fa un passo in avanti, chiudendosi la porta alle spalle. Deglutisco a fatica, mentre un campanello d’allarme suona forte e insistente nella mia testa. Lui piega le labbra in un sorriso grottesco, e i suoi occhi si illuminano di un blu cobalto scuro e profondo. «Alla fine, ti ho qui tutta sola» dice, e si passa lentamente la lingua sul labbro inferiore. “Cosa?” «Ora… farai la brava ragazza e ascolterai attentamente quello che ti dirò?»

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