Lettura Capitolo 9° ” 50 Sfumature di Nero “

Sfumature .

A voi il 9° Capitolo di “50 Sfumature di Nero”

shoot-780x472

Non posso contenere la gioia. La mia vocina interiore non
riesce a emettere suoni, si soffoca in un silenzio sbalordito,
e io faccio un sorriso radioso, mentre guardo Christian con
ardore.
La sua dolce, tranquilla confessione mi colpisce a un
livello primitivo e profondo, come se lui stesse cercando
un’assoluzione. Quelle tre piccole parole sono manna dal
cielo per me. Le lacrime mi pungono gli occhi ancora una
volta. “Sì, mi ami. Lo so che mi ami.”
Capirlo è come liberarsi di un peso enorme. Quest’uomo
bellissimo e complicato, che una volta pensavo fosse il mio
eroe romantico – forte, solitario, misterioso – è anche
fragile e distante e pieno d’odio per se stesso. Il mio cuore
è gonfio di gioia, ma anche di pena per la sua sofferenza
e, in questo momento, capisco che è grande abbastanza
per entrambi. Almeno lo spero.
Prendo tra le mani il suo caro e bellissimo volto e lo
bacio teneramente, infondendo tutto l’amore che provo in
questo dolce contatto. Christian geme e mi prende tra le
braccia, tenendomi stretta come se fossi l’aria di cui ha
bisogno per vivere.
«Oh, Ana» sussurra, con la voce roca. «Ti voglio, ma non
qui.»
«Sì» mormoro con fervore.
Chiude il rubinetto della doccia e mi prende per mano,
conducendomi fuori e coprendomi con l’accappatoio.
Dopo essersi avvolto un asciugamano intorno ai fianchi, ne
prende uno più piccolo e inizia a tamponarmi i capelli con
movimenti delicati. Quando è soddisfatto, mi mette
l’asciugamano sulla testa, cosicché, guardandomi nello
specchio sopra il lavabo, mi sembra di indossare un velo.
Lui è in piedi dietro di me e i nostri occhi si incontrano nello
specchio. Mi viene un’idea.
«Posso contraccambiare il favore?» chiedo.
Lui annuisce, un po’ sorpreso. Prendo un altro
asciugamano dalla ricca dotazione del bagno e, in punta di
piedi davanti a lui, inizio ad asciugargli i capelli. Lui si
china in avanti, per facilitarmi il compito, e noto di sfuggita
che sorride come un ragazzino.
«È passato molto tempo da quando qualcuno ha fatto
questo per me. Molto, molto tempo» mormora. Poi
aggrotta la fronte. «Anzi, in realtà penso che nessuno mi
abbia mai asciugato i capelli.»
«Di certo Grace l’ha fatto. Ti avrà asciugato i capelli
quando eri bambino.»
Lui scuote la testa, intralciando il mio lavoro.
«No. Ha rispettato i miei confini fin dal primo giorno,
anche se è stato penoso per lei. Ero un bambino
autosufficiente» mi dice pacato.
Mi sento stringere il cuore se penso a quel bimbo dai
capelli ramati che bada a se stesso perché nessun altro si
occupa di lui. Il pensiero è talmente triste da farmi stare
male. Ma non voglio che la malinconia rovini l’intimità che
si sta creando tra noi.
«Be’, ne sono onorata» dico, scherzando dolcemente.
«Sì, lo sei, Miss Steele. O forse sono io a essere
onorato.»
«Lo so, Mr Grey» ribatto.
Dopo aver finito con i suoi capelli, prendo un altro
asciugamano e mi sposto dietro di lui. I nostri sguardi si
incontrano nello specchio, e il suo è guardingo,
interrogativo.
«Posso provare una cosa?»
Lui esita un attimo, poi annuisce. Con cautela e
delicatezza gli faccio scorrere la salvietta morbida su un
braccio, asciugando le gocce d’acqua che gli imperlano la
pelle. Alzo lo sguardo, per controllare la sua espressione
nello specchio. Lui sbatte le palpebre, i suoi occhi ardono
nei miei.
Mi protendo per baciargli un bicipite, e le sue labbra si
schiudono appena. Asciugo l’altro braccio nello stesso
modo, lasciando una scia di baci sul bicipite. L’ombra di
un sorriso gli aleggia sulle labbra. Gli tampono con
attenzione la schiena sotto l’evanescente linea di rossetto,
che è ancora visibile. Non gli ho girato intorno per lavargli
la schiena.
«Tutta la schiena» mi dice piano. «Con l’asciugamano.»
Fa un respiro forte e stringe gli occhi, mentre io lo strofino
con vigore, facendo attenzione a toccarlo solo con la
spugna.
Ha una schiena così bella, ampia, le spalle scolpite, tutti i
muscoli perfettamente definiti. Questa visione eccezionale
è rovinata solo dalle cicatrici.
Anche se è difficile, le ignoro e sopprimo il travolgente
desiderio di baciargliele a una a una. Quando finisco, lui si
rilassa, e io lo ricompenso con un bacio sulla spalla. Poi lo
circondo con le braccia e gli asciugo l’addome. I nostri
occhi si incontrano ancora una volta nello specchio, la sua
espressione è divertita ma circospetta.
«Tieni questo.» Gli passo un asciugamano per il viso, e
lui mi guarda come se non capisse. «Ricordi in Georgia?
Mi hai fatta toccare usando le tue mani» spiego.
Il suo volto si rabbuia, ma io ignoro la sua reazione e lo
abbraccio. A vederci così riflessi nello specchio – la sua
bellezza, la sua nudità, e me con la testa coperta
dall’asciugamano – sembriamo quasi un gruppo biblico,
come se fossimo appena usciti da un dipinto barocco
dell’Antico Testamento.
Gli prendo la mano, che lui mi affida con spontaneità, e
la guido sul suo petto, per asciugarlo, muovendo
l’asciugamano con goffa lentezza. Una volta, due, poi
ancora. Lui è immobile, rigido e teso, a eccezione degli
occhi, che seguono la mia mano stretta alla sua.
La mia vocina interiore approva. Sono io la suprema
burattinaia. La tensione si riverbera a ondate sulla schiena
di Christian. Lui però mantiene il contatto con i miei occhi,
anche se i suoi sono più cupi, più… terribilmente ansiosi di
svelarmi i loro segreti, magari.
È questo il posto dove voglio andare? Voglio affrontare i
suoi demoni?
«Penso che tu sia asciutto adesso» sussurro, mentre
lascio cadere la mia mano, fissando le profondità grigie
dei suoi occhi nello specchio. Ha il respiro accelerato, le
labbra socchiuse.
«Ho bisogno di te, Anastasia» mormora.
«Anch’io ho bisogno di te.» E mentre pronuncio queste
parole, sono colpita da quanto siano vere. Non posso
immaginare di esistere senza Christian, mai.
«Lascia che ti ami» dice roco.
«Sì» rispondo, e quando mi volto, lui mi prende tra le
braccia, le labbra che cercano le mie, imploranti,
supplichevoli, adoranti… innamorate.
Mi accarezza la schiena con le dita, mentre ci guardiamo,
crogiolandoci nella beatitudine del dopo sesso, sazi.
Siamo distesi l’uno accanto all’altra, io sulla pancia,
abbracciata al cuscino, lui sul fianco, e io sto facendo
tesoro delle sue dolci carezze. So che in questo momento
ha bisogno di toccarmi – sono un balsamo per lui, una
fonte di conforto – e come potrei negarglielo? Anch’io
sento la stessa cosa per lui.
«E così riesci anche a essere delicato» mormoro.
«Mmh… a quanto pare, Miss Steele.»
Sorrido. «Non lo eri particolarmente la prima volta che…
l’abbiamo fatto.»
«No?» Sogghigna. «Quando ho rubato la tua virtù?»
«Io non credo che tu l’abbia rubata» brontolo, altezzosa.
“Non sono una fanciulla indifesa.” «Credo di averti offerto la
mia virtù piuttosto liberamente. Ti desideravo anch’io e, se
ben ricordo, mi sono piuttosto divertita.» Gli sorrido,
mordendomi le labbra.
«Anch’io, adesso che ci penso, Miss Steele. Il nostro
scopo è il piacere» dice piano e il suo viso si
ammorbidisce. «E questo significa che sei mia,
completamente.» Ogni traccia di ilarità è svanita mentre mi
fissa.
«Sì, sono tua» confermo sottovoce. «Vorrei chiederti una
cosa.»
«Chiedi pure.»
«Il tuo padre biologico… sai chi fosse?» Questo
pensiero è un tarlo per me.
Lui aggrotta la fronte, poi scuote la testa. «Non ne ho
idea. Non era il bruto che le faceva da magnaccia, il che è
già buono.»
«Come lo sai?»
«Per qualcosa che mio padre… qualcosa che Carrick
mi ha detto.»
Lo guardo, in attesa.
«Sei così avida di informazioni, Anastasia.» Sospira,
scuotendo la testa. «Il magnaccia ha scoperto il cadavere
della puttana e ha telefonato alla polizia. Gli ci sono voluti
quattro giorni per fare quella scoperta, comunque. È uscito
sbattendo la porta, quando se n’è andato… lasciandomi
con lei… con il suo corpo.» I suoi occhi si annebbiano al
ricordo.
Respira forte. Povero bambino… L’orrore è troppo duro
da contemplare.
«Poi la polizia lo ha interrogato. Lui ha dichiarato che
non aveva nulla a che fare con me, e Carrick mi ha detto
che non mi assomigliava per niente.»
«Ricordi il suo aspetto?»
«Anastasia, questa non è una parte della mia vita su cui
ritorno molto spesso. Sì, ricordo il suo aspetto. Non me lo
dimenticherò mai.» Il volto di Christian si rabbuia e si
indurisce, diventando più spigoloso, i suoi occhi si
raggelano per la rabbia. «Possiamo parlare di
qualcos’altro?»
«Mi dispiace. Non volevo turbarti.»
Lui scuote la testa. «È una storia vecchia. Non ho voglia
di ripensarci.»
«Allora, qual è la sorpresa di cui mi parlavi?» Devo
cambiare argomento. La sua espressione s’illumina
immediatamente.
«Ti va di uscire per una boccata d’aria? Voglio mostrarti
qualcosa.»
«Certo.»
Mi meraviglia quanto possa cambiare umore in fretta,
lunatico come sempre. Lui mi fa il suo sorriso da ho-soloventisette-
anni, fanciullesco e sbarazzino, e il cuore mi
balza in gola. È qualcosa a cui tiene, ci scommetto. Mi dà
un colpetto scherzoso sul sedere.
«Vestiti. I jeans andranno benissimo. Spero che Taylor
te ne abbia messi un paio in borsa.» Si alza e si infila in
fretta i boxer. Oh… potrei stare seduta qui tutto il giorno a
guardarlo girare per la stanza.
«Su» mi sprona, autoritario come sempre. Io lo guardo,
sorridendo.
«Stavo solo ammirando il panorama.»
Lui alza gli occhi al cielo.
Mentre ci vestiamo, noto che ci muoviamo con la
sincronia di due che si conoscono bene, attenti e
acutamente consapevoli l’una dell’altro. Ogni tanto ci
scambiamo timidi sorrisi e dolci carezze. E mi rendo conto
all’improvviso che questa cosa è nuova per lui tanto quanto
lo è per me.
«Asciugati i capelli con il phon» mi ordina Christian
quando siamo vestiti.
«Prepotente come sempre.» Gli faccio un sorrisetto, e
lui si china per posarmi un bacio sulla testa.
«Questo non cambierà mai, piccola. Non voglio che ti
ammali.»
Alzo gli occhi al cielo, e le sue labbra si piegano in una
smorfia divertita.
«Mi prudono le mani, sai, Miss Steele?»
«Sono felice di sentirlo, Mr Grey. Cominciavo a pensare
che avessi perso smalto» ribatto.
«Posso facilmente dimostrarti che non è così, se lo
desideri.» Christian estrae dalla sua borsa un maglioncino
di cotone a trecce color crema e se lo mette sulle spalle.
Con questo, la T-shirt bianca, i jeans e i capelli
sapientemente spettinati sembra appena uscito dalle
pagine di una rivista patinata.
Nessuno dovrebbe essere così bello. E non so se è per
la momentanea distrazione causata dalla sua strepitosa
bellezza o per la consapevolezza che mi ama, ma quella
minaccia non mi fa più paura. Questo è Christian. Lui è
così.
Mentre prendo il phon, un raggio di concreta speranza si
accende dentro di me. Troveremo una via di mezzo.
Dobbiamo solo riconoscere i bisogni l’una dell’altro e
venirci incontro. “Posso farlo, no?”
Mi guardo riflessa nello specchio. Indosso la camicetta
azzurra che Taylor mi ha comprato e mi ha messo in
valigia. I miei capelli sono un casino, ho la faccia rossa e le
labbra gonfie… Le tocco, ricordando i baci ardenti di
Christian, e non posso che sorridere mentre mi fisso. “Sì, ti
amo” mi ha detto.
«Dove stiamo andando esattamente?» gli chiedo mentre
aspettiamo l’addetto al parcheggio nella hall.
Christian si tamburella sul naso con il dito e mi sorride
con fare cospiratorio e l’aria di chi sta cercando
disperatamente di contenere la propria gioia. È proprio
l’opposto di Mr Cinquanta Sfumature.
Era così quando abbiamo fatto il giro in aliante. Forse è
questo che andremo a fare. Sorrido a mia volta. Lui mi
guarda con l’aria di superiorità che ha sempre quando mi
fa quel suo sorriso di traverso. Si china e mi bacia
dolcemente.
«Hai idea di quanto tu mi faccia sentire felice?»
mormora.
«Sì… ce l’ho, e ben precisa. Perché tu fai lo stesso con
me.»
L’addetto al parcheggio arriva rombando a bordo
dell’auto di Christian, con un sorriso da un orecchio
all’altro. Caspita, sono tutti così felici oggi!
«Grande macchina, signore» bofonchia, restituendo a
Christian le chiavi. Christian gli fa l’occhiolino e gli dà una
mancia schifosamente generosa.
Io lo guardo torva. “Ma dài!”
Mentre avanziamo nel traffico, Christian è immerso nei suoi
pensieri. La voce di una giovane donna esce dalle casse
dello stereo: ha un timbro bellissimo, ricco e suadente, e io
mi perdo in quel canto triste e profondo.
«Devo fare una deviazione. Non ci vorrà molto» mi dice
con aria assente, distraendomi dalla canzone.
“Oh, perché?” Sono ansiosa di scoprire la sorpresa. La
mia dea interiore sta saltellando come una bambina di
cinque anni.
«Certo» mormoro. Qualcosa mi sfugge. All’improvviso
lui sembra serio e determinato.
Svolta nel parcheggio di un grosso concessionario
d’auto, si ferma e si gira verso di me, con un’espressione
guardinga.
«Dobbiamo comprare una macchina nuova per te» dice.
Io lo guardo a bocca aperta.
“Adesso?” Di domenica? Che cavolo? E poi questo è un
concessionario SAAB.
«Non un’Audi?» È, stupidamente, la sola cosa che mi
viene in mente di dire. Christian arrossisce.
È imbarazzato. Questa sì che è una prima volta!
«Pensavo che avresti apprezzato qualcosa di diverso»
mormora. È chiaramente a disagio.
“Oh, per favore…” Questa è un’opportunità troppo
golosa per non coglierla al volo. Gli sorrido ironica. «Una
SAAB?»
«Sì. Una 9-3. Vieni.»
«Perché sempre macchine straniere?»
«I tedeschi e gli svedesi fanno le auto più sicure del
mondo, Anastasia.»
“Davvero?” «Pensavo che mi avessi già ordinato un’altra
Audi A3.»
Mi lancia uno sguardo cupo e divertito. «Posso annullare
l’ordine. Vieni.» Uscendo agilmente dalla macchina,
raggiunge con grazia il mio lato e mi apre la portiera. «Ti
devo un regalo di laurea» mi dice dolcemente, tendendomi
la mano.
«Christian, non c’è nessun obbligo.»
«Sì che c’è. Per favore. Vieni.» Il suo tono dice che con
lui non si scherza.
Mi rassegno al mio destino. Una SAAB? Voglio una SAAB?
Mi piaceva abbastanza l’Audi Modello Speciale
Sottomessa. Era molto carina.
Certo, adesso è sotto una tonnellata di vernice bianca…
Rabbrividisco. E lei è ancora là fuori.
Prendo la mano di Christian ed entriamo nello
showroom.
Troy Turniansky, il venditore, scodinzola intorno a lui
come un cagnolino. Fiuta la vendita. Il suo accento suona
un po’ strano, forse britannico? È difficile a dirsi.
«Una SAAB, signore? Usata?» Si strofina le mani con
gioia.
«Nuova.» Le labbra di Christian si stringono in una linea
dura.
“Nuova!”
«Ha in mente un modello, signore?» È pure untuoso.
«Una 9-3 2.0T Sport Sedan.»
«Scelta eccellente, signore.»
«Di che colore, Anastasia?» Christian piega la testa di
lato.
«Ehm… nera?» Mi stringo nelle spalle. «Davvero, non
c’è bisogno che tu lo faccia.»
Christian si acciglia. «Il nero non si vede bene di notte.»
“Oh, per l’amor di Dio.” Resisto alla tentazione di alzare
gli occhi al cielo. «Tu hai una macchina nera.»
Lui mi guarda con aria di rimprovero.
«Giallo canarino, allora.» Mi stringo di nuovo nelle spalle.
Christian fa una smorfia. Il giallo canarino ovviamente
non gli piace.
«Di che colore vuoi che la scelga?» chiedo come se
avessi a che fare con un bambino, e sotto tanti aspetti è
davvero così. Il pensiero non è piacevole. È triste e fa
riflettere allo stesso tempo.
«Argento o bianca.»
«Argento, allora. Sai, prenderò l’Audi» aggiungo, frenata
dai miei pensieri.
Troy impallidisce, percependo lo sfumarsi della vendita.
«Forse le piacerebbe la decappottabile, signora?» mi
chiede, battendo le mani con entusiasmo.
La mia vocina vorrebbe esprimere disgusto e
mortificazione per tutta la storia dell’acquisto della
macchina, ma la mia dea interiore la mette subito al
tappeto. “Decappottabile? Potrei sbavare!”
Christian aggrotta la fronte e mi guarda.
«Decappottabile?» mi chiede alzando un sopracciglio.
Avvampo. È come se avesse una linea erotica diretta
con la mia dea interiore, il che, ovviamente, è vero. È una
cosa assai sconveniente, a volte. Mi fisso le mani.
Christian si volta verso Troy. «Quali sono le statistiche
sulla sicurezza della decappottabile?»
Troy, fiutando il punto debole di Christian, sferra il colpo
finale, snocciolando tutti i dati statistici.
Certo, Christian mi vuole al sicuro. È una religione per
lui, e da fanatico qual è, ascolta attentamente la fluente
parlantina di Troy.
“Sì, ti amo.” Ricordo le sue parole sussurrate, strozzate,
di questa mattina, e lo struggimento mi si diffonde
attraverso le vene. Quest’uomo, un regalo di Dio per le
donne, mi ama.
Mi trovo a sorridergli goffamente e, quando lui mi
guarda, lo vedo divertito, ma anche stupito dalla mia
espressione. Vorrei abbracciarmi. Sono così felice.
«Qualsiasi cosa tu abbia preso, ne vorrei un po’ anch’io,
Miss Steele» mormora mentre Troy si dirige al computer.
«Sono ubriaca di te, Mr Grey.»
«Davvero? Be’, di certo hai l’aria ebbra.» Mi dà un bacio
veloce. «E grazie per aver accettato la macchina. È stato
più facile dell’ultima volta.»
«Be’, non è un’Audi A3.»
Lui sorride con malizia. «Quella non è la macchina per
te.»
«Mi piaceva.»
«Signore, la 9-3? Ne ho una nel nostro concessionario di
Beverly Hills. Posso farla arrivare in un paio di giorni.» Troy
si illumina trionfante.
«Il top della gamma?»
«Sì, signore.»
«Eccellente.» Christian tira fuori la sua carta di credito, o
è quella di Taylor? Il pensiero mi rende ansiosa. Mi
domando come stia Taylor, e se abbia trovato Leila
nell’appartamento. Mi gratto la fronte. Sì, qui c’è tutto quel
che Christian si porta appresso.
«Se volete venire da questa parte, Mr…» Troy guarda il
nome sulla carta «… Grey.»
Christian mi apre la portiera, e io risalgo sul sedile del
passeggero.
«Grazie» dico quando lui si siede di fianco a me.
Sorride.
«Di nulla, Anastasia, davvero.»
La musica parte di nuovo mentre Christian riaccende il
motore.
«Chi è la cantante?» domando.
«Eva Cassidy.»
«Ha una bellissima voce.»
«È vero, ce l’aveva.»
«Oh.»
«È morta giovane.»
«Oh.»
«Hai fame? Non avevi finito la tua colazione.» Mi lancia
un’occhiata veloce, la disapprovazione dipinta sul suo viso.
“Uh-oh.” «Sì.»
«Prima il pranzo, allora.»
Christian si dirige verso il lungomare, poi prende
l’Alaskan Way Viaduct, a nord. Un’altra giornata bellissima
a Seattle. Il tempo è stato insolitamente bello nelle ultime
settimane.
Christian sembra felice e rilassato mentre stiamo seduti
ad ascoltare la voce dolce e profonda di Eva Cassidy e
viaggiamo in autostrada. Mi sono mai sentita tanto a mio
agio in sua compagnia prima d’ora? Non lo so.
Sono meno nervosa nei confronti dei suoi stati d’animo,
so che non mi punirà, e anche lui sembra a suo agio con
me. Svolta a sinistra, seguendo la strada costiera, e si
ferma nel parcheggio di fronte a un porticciolo turistico.
«Mangeremo qui. Ti apro la portiera» mi dice in un
modo che mi fa capire che non è saggio muoversi, e lo
osservo fare il giro della macchina. Non si stancherà mai?
Passeggiamo a braccetto sul lungomare, con il porto che
si stende davanti a noi.
«Quante navi» mormoro meravigliata. Ce ne sono
centinaia, di tutte le fogge e dimensioni, che beccheggiano
sull’acqua immobile e calma del porticciolo. Nel Puget
Sound ci sono decine di vele al vento, che fanno la spola
avanti e indietro, godendosi il bel tempo. È un panorama
salubre, per chi ama l’aria aperta. Il vento si è fatto
leggermente più forte, così mi stringo addosso la giacca.
«Freddo?» mi chiede e mi attira contro di sé.
«No, stavo solo ammirando la vista.»
«Potrei stare a fissarla tutto il giorno. Vieni, da questa
parte.»
Christian mi guida dentro un grande bar sul lungomare e
si dirige al bancone. L’arredamento è più New England
che West Coast, con pareti in calce bianca, mobili azzurri,
e armamentari nautici appesi ovunque. È un posto
luminoso e allegro.
«Mr Grey!» Il barman saluta Christian con calore. «Che
cosa la porta qui oggi?»
«Dante, buongiorno.» Christian sorride mentre ci
sediamo sugli sgabelli intorno al bancone.
«Quest’adorabile signora è Anastasia Steele.»
«Benvenuta.» Dante mi sorride amichevole. È nero e
bellissimo, i suoi occhi scuri mi soppesano e non mi
trovano appetibile, pare. Un grosso diamante brilla al suo
orecchio. Mi piace immediatamente.
«Che cosa vuole bere, Anastasia?»
Guardo Christian, che mi fissa in attesa. “Oh, mi farà
scegliere.”
«Mi chiami Ana, per favore. Prendo qualsiasi cosa beva
Christian.» Sorrido timidamente a Dante. Christian se ne
intende molto più di me di vino.
«Io prenderò una birra. Questo è l’unico bar di Seattle
dove puoi ordinare una Adnams Explorer.»
«Una birra?»
«Sì.» Mi sorride. «Due Explorer, per favore, Dante.»
Dante annuisce e prepara le birre sul bancone.
«Fanno una zuppa di pesce deliziosa qui» mi dice
Christian.
Mi sta facendo una domanda.
«Zuppa di pesce e birra, sembra fantastico.»
«Due zuppe?» chiede Dante.
«Sì, grazie.» Christian gli sorride.
Durante il pasto, parliamo come non abbiamo mai fatto
prima. Christian è rilassato e calmo, sembra giovane,
felice, vivace nonostante tutto quello che è accaduto ieri. Mi
racconta la storia della Grey Enterprises Holdings e, più
cose mi rivela, più sento la sua passione per risolvere i
problemi, le sue speranze per la tecnologia che sta
sviluppando, e i suoi sogni di rendere il Terzo Mondo una
terra più produttiva. Lo ascolto rapita. È divertente,
intelligente, generoso, bellissimo. E mi ama.
Lui mi fa domande su Ray, su mia madre, sulla mia
infanzia nelle lussureggianti foreste di Montesano, e del
breve periodo che ho trascorso in Texas e a Las Vegas.
Mi chiede quali siano i miei libri e i miei film preferiti, e mi
sorprendo di quante cose abbiamo in comune.
Mentre parliamo, mi colpisce che, con riferimento ai
personaggi di Thomas Hardy, lui sia passato da Alec a
Angel, dalla degradazione agli alti ideali in un brevissimo
lasso di tempo.
Sono le due quando finiamo di mangiare. Christian paga
il conto a Dante, che ci saluta con calore.
«Questo posto è fantastico. Grazie per il pranzo» dico
mentre Christian mi prende per mano e usciamo dal bar.
«Ci torneremo» dice lui, passeggiando sul lungomare.
«Voglio mostrarti qualcosa.»
«Lo so… e non vedo l’ora, qualsiasi cosa sia.»
Vaghiamo mano nella mano per il porticciolo. È un
pomeriggio piacevolissimo. La gente si gode la domenica
in compagnia del proprio cane, ammirando le navi,
guardando i bambini che corrono sul lungomare.
Più ci addentriamo nel porto, più le navi si fanno grandi.
Christian mi guida lungo una banchina e si ferma di fronte
a un enorme catamarano.
«Ho pensato che potevamo uscire per mare nel
pomeriggio. Questa è la mia barca.»
“Porca miseria.” Dev’essere lunga almeno dodici o
quindici metri. Due scafi bianchi e affusolati, un ponte, una
cabina spaziosa e un albero altissimo a dominare il tutto.
Non so nulla di barche, ma scommetto che questa è
speciale.
«Wow…» mormoro meravigliata.
«L’ha voluta la mia società» mi dice orgoglioso e il mio
cuore si gonfia. «È stata interamente progettata dai
migliori architetti navali del mondo e costruita qui a Seattle,
nel mio stabilimento. Ha un’unità elettrica ibrida, derive a
baionetta asimmetriche, una randa a picco…»
«Okay… mi sono persa, Christian.»
Lui sorride. «È una barca bellissima.»
«Sembra imponente, Mr Grey.»
«Lo è, Miss Steele.»
«Come si chiama?»
Lui mi tira verso il lato, così che possa vederne il nome:
GRACE. Sono sorpresa. «Si chiama come tua madre?»
«Sì.» Lui piega la testa di lato, con aria interrogativa.
«Perché, lo trovi strano?»
Mi stringo nelle spalle. Sono sorpresa. Christian sembra
sempre a disagio in presenza di Grace.
«Adoro mia madre, Anastasia. Perché non avrei dovuto
chiamare la barca come lei?»
Arrossisco. «No, non è questo… è solo che…» “E ora,
come faccio a spiegarglielo?”
«Anastasia, Grace Trevelyan mi ha salvato la vita. Le
devo tutto.»
Lo guardo, mentre assimilo la venerazione che la sua
ammissione così dolce lascia trasparire. Per la prima volta,
mi sembra ovvio che ami sua madre. Allora perché si
comporta in modo tanto teso e ambivalente con lei?
«Vuoi salire a bordo?» mi chiede, gli occhi che brillano
per l’eccitazione.
«Sì, certo.» Sorrido.
Sembra felice, e prendendomi per mano si dirige verso
la stretta passerella e mi conduce a bordo, sul ponte, sotto
una tettoia rigida.
Da una parte ci sono un tavolo e una panca rivestita di
pelle azzurra, che può ospitare almeno otto persone.
Lancio un’occhiata verso l’interno della cabina, e sobbalzo,
turbata, nel vedere qualcuno. Un uomo alto e biondo apre
le porte scorrevoli ed esce: è abbronzato, e ha i capelli
ricci e gli occhi castani. Indossa una polo a maniche corte
rosa pallido, calzoncini e scarpe da barca. Deve avere una
trentina d’anni.
«Mac.» Christian s’illumina.
«Mr Grey! Bentornato!» Si stringono la mano.
«Anastasia, questo è Liam McConnell. Liam, la mia
fidanzata, Anastasia Steele.»
“Fidanzata!” La mia dea interiore si produce in un veloce
arabesque. Sta ancora sorridendo per la decappottabile.
Devo abituarmici: non è la prima volta che lui mi presenta
così, ma sentirglielo dire è ancora un’emozione.
«Piacere.» Liam e io ci stringiamo la mano.
«Mi chiami pure Mac» dice lui con calore, e non riesco a
capire che accento abbia. «Benvenuta a bordo, Miss
Steele.»
«Ana, per favore» mormoro, arrossendo. Ha uno
sguardo profondo.
«Come si sta comportando, Mac?» interviene Christian,
e per un attimo penso che stia parlando di me.
«È pronta a ballare il rock and roll, signore» dice Mac,
raggiante. “Oh, la barca!” Grace.
«Mettiamoci in moto, allora.»
«La porterà fuori?»
«Sì.» Christian scocca a Mac un sorriso malizioso. «Un
rapido giro turistico, Anastasia?»
«Sì, certo.»
Lo seguo dentro la cabina. Di fronte a noi c’è un divano
di pelle color crema sovrastato da un’imponente finestra ad
arco che offre una vista panoramica del porto. Sulla sinistra
c’è la zona cucina, molto ben attrezzata, tutta di legno
chiaro.
«Questo è il salone. La cucina di bordo, di fianco» dice
Christian indicandomela.
Mi prende per mano e mi guida alla cabina principale. È
sorprendentemente spaziosa. Il pavimento è di legno
chiaro anch’esso. Ha l’aria moderna e raffinata e un che di
arioso e leggero, ma è tutto funzionale, come se lui non
passasse molto tempo qui dentro.
«Le camere da letto sono su entrambi i lati.» Christian
mi indica due porte, poi apre quella più piccola e tagliata in
modo strano, di fronte a noi. Entriamo in una stanza
sontuosa. “Oh…”
C’è un enorme letto matrimoniale ed è tutta di legno
chiaro e lino azzurro, come la sua camera all’Escala. È
ovvio: Christian sceglie un tema e tende a mantenerlo.
«Questa è la cabina del capitano.» Mi guarda, con gli
occhi che gli brillano. «Sei la prima donna a entrare qui, a
parte quelle della mia famiglia.» Sorride malizioso. «Loro
non contano.»
Arrossisco sotto il suo sguardo ardente, e il mio battito
accelera. Davvero? Un’altra prima volta. Mi attira tra le sue
braccia, le dita che giocano con i miei capelli, e mi bacia a
lungo, con passione. Siamo entrambi senza fiato quando si
stacca da me.
«Potremmo battezzare questo letto» mi sussurra.
“Oh, in mare!”
«Ma non adesso. Vieni, dobbiamo liberarci di Mac.»
Ignoro la fitta di delusione quando lui mi prende per mano e
mi riporta nel salone. Mi indica un’altra porta.
«Lì dentro c’è l’ufficio, e qui di fronte altre due cabine.»
«Perciò quante persone possono dormire a bordo?»
«Ci sono sette posti letto. Finora ho ospitato solo la mia
famiglia. Mi piace navigare da solo. Ma non quando ci sei
tu. Ho bisogno di tenerti d’occhio.»
Fruga in una cassapanca e tira fuori un giubbotto
salvagente rosso.
«Ecco.» Me lo infila e stringe le cinghie, un sorriso
fugace sulle labbra.
«Ti piace legarmi, vero?»
«In tutti i modi» dice.
«Sei un pervertito.»
«Lo so.» Alza un sopracciglio e il suo sorriso si allarga.
«Il mio pervertito» sussurro.
«Sì, tuo.»
Mi attira a sé e mi bacia. «Sempre» dice in un sospiro,
poi mi lascia, prima che abbia la possibilità di rispondere.
“Sempre! Accidenti.”
«Vieni.» Mi prende per mano e mi porta fuori, su per
alcuni scalini, al piano superiore, in un piccolo abitacolo
che ospita un grosso timone e un sedile sopraelevato. A
prua Mac sta armeggiando con alcune corde.
«È qui che hai imparato tutti i giochetti con le corde?»
chiedo a Christian, con aria innocente.
«Il nodo parlato mi è stato utile» mi dice guardandomi
con apprezzamento. «Miss Steele, mi sembri curiosa. Mi
piaci quando sei curiosa, piccola. Sarei più che felice di
mostrarti cosa posso fare con una corda.» Mi fa un sorriso
malizioso e io lo guardo impassibile, come se mi avesse
contrariata. Si rattrista subito.
«Beccato!» Rido.
Le sue labbra si incurvano e i suoi occhi si stringono a
fessura. «Me la vedrò con te più tardi, ora devo guidare la
barca.» Si siede ai comandi, preme un bottone e i motori
prendono vita.
Mac corre via lungo il lato della barca, sorridendomi, e
salta giù sulla banchina, dove inizia a slegare una fune.
Forse anche lui conosce qualche giochetto con le corde.
Quel pensiero indesiderato mi fa arrossire.
La mia vocina sta per intervenire, contrariata.
Mentalmente le faccio spallucce e guardo Christian. È
colpa sua. Lui prende il ricevitore e contatta via radio la
guardia costiera, mentre Mac grida che siamo pronti a
partire.
Ancora una volta, sono strabiliata dalla competenza di
Christian. È così esperto. C’è qualcosa che quest’uomo
non sa fare? Poi ricordo come affettava il peperone nel
mio appartamento venerdì. Il pensiero mi fa sorridere.
Lentamente, Christian fa uscire la Grace dal suo
ormeggio e punta verso l’ingresso del porto. Sulla
banchina, dietro di noi, si è radunata una piccola folla per
assistere alla partenza. I bambini ci salutano con la mano,
e io li saluto in risposta.
Christian si volta, poi mi attira tra le sue gambe e mi
indica vari quadranti e arnesi nella cabina di pilotaggio.
«Afferra il timone» mi ordina, autoritario come sempre, e io
obbedisco.
«Sì, capitano!» ridacchio.
Mette le mani sulle mie e continua a manovrare per
uscire dal porto. Dopo pochi minuti siamo in mare aperto,
percossi dalle acque fredde e blu del Puget Sound. Lontani
dal rifugio del porto, il vento è più forte, e il mare sciaborda
sotto di noi.
Non posso fare a meno di sorridere, percependo
l’eccitazione di Christian. È così divertente. Facciamo
un’ampia curva e puntiamo verso ovest, verso la Penisola
Olimpica, il vento in poppa.
«È tempo di navigare» dice Christian eccitato. «Ecco.
Prendi tu la barca. Mantienila su questa rotta.»
“Cosa?” Lui sorride, vedendo terrore sul mio volto.
«Piccola, è davvero facile. Reggi il timone e tieni gli
occhi sull’orizzonte, sopra la prua. Sarai bravissima. Lo sei
sempre. Quando le vele si alzano, sentirai la resistenza.
Limitati a tenere la barca stabile. Quando ti faccio così…»
mima il gesto di tagliarsi la gola «escludi i motori. Questo
bottone.» Mi indica un grosso pulsante nero. «Capito?»
«Sì.» Annuisco affannosamente, in preda al panico.
“Accidenti, mi aspettavo di non dover fare niente!”
Mi dà un bacio veloce, poi si alza dal sedile del capitano
ed esce sulla parte anteriore della barca, per raggiungere
Mac e iniziare a srotolare le vele, disfare le funi e rendere
operativi argani e pulegge. Lavorano bene insieme, in
squadra, gridandosi a vicenda termini tecnici, ed è bello
vedere Christian interagire con qualcun altro in un modo
così spensierato.
Forse Mac è un suo amico. Christian non sembra averne
molti, per quello che ne so, ma nemmeno io ne ho. Be’, non
qui a Seattle. L’unica amica che ho si sta crogiolando al
sole, sulla costa ovest di Barbados.
Provo un’improvvisa fitta di nostalgia per Kate. La mia
coinquilina mi manca più di quanto avrei pensato quando è
partita. Spero che cambi idea e che torni a casa con suo
fratello, Ethan, invece di prolungare la sua vacanza con il
fratello di Christian.
Christian e Mac issano la randa, che si riempie e si
gonfia mentre il vento l’afferra con avidità. Il catamarano
sbanda improvvisamente, sfrecciando poi in avanti. Lo
sento attraverso il timone. “Wow!”
Adesso lavorano sulla vela anteriore, e io la osservo
affascinata mentre vola sull’albero. Il vento la cattura e la
tende.
«Tieni la barca stabile, piccola, ed escludi i motori!» mi
grida Christian al di sopra del vento, facendomi il segnale
convenuto. Riesco appena a sentire la sua voce, ma
annuisco entusiasta, guardando l’uomo che amo, battuto
dal vento, esaltato, che lotta contro il beccheggio e
l’imbardata del catamarano.
Premo il pulsante, il rombo cessa, e la Grace veleggia
verso la Penisola Olimpica, sfiorando l’acqua come se
volasse. Voglio gridare, urlare e ridere, questa è una delle
esperienze più esaltanti della mia vita, fatta eccezione
forse per l’aliante, e magari la Stanza Rossa delle Torture.
“Accidenti se fila questa barca!” Io sto salda in piedi,
aggrappata al timone, a lottare contro di esso, e Christian
è di nuovo dietro di me, le sue mani sulle mie.
«Che cosa ne pensi?» mi grida al di sopra del sibilo del
vento e del mare.
«Christian! È fantastico!»
Lui si illumina, sorridendo da un orecchio all’altro.
«Aspetta che lo spinnaker sia issato.» Con il mento, mi
indica Mac, che sta spiegando lo spinnaker, una vela di un
rosso cupo e intenso. Mi ricorda le pareti della stanza dei
giochi.
«Colore interessante» grido.
Lui mi rivolge un sorriso ferino e mi strizza l’occhio. Oh, è
fatto apposta.
Con tutte le vele spiegate – di una foggia grande, strana,
ellittica – la Grace fila ancora più veloce. Trova il suo passo
e sfreccia oltre al Sound.
«Vele asimmetriche. Per la velocità» spiega Christian
rispondendo a una mia domanda inespressa.
«È incredibile.» Non riesco a pensare a nessun
commento migliore. Una espressione inebetita mi si
dipinge sul volto, mentre sfrecciamo verso la maestosità
dei monti Olympic e dell’isola Bainbridge. Voltandomi,
vedo Seattle sbiadire dietro di noi, il monte Rainier in
lontananza.
Non ho mai apprezzato a pieno il paesaggio bellissimo
e aspro dei dintorni di Seattle. È verdeggiante,
lussureggiante e temperato. Ci sono sempreverdi altissimi
e falesie che sporgono qua e là. È di una bellezza
selvaggia, ma serena in questo splendido pomeriggio di
sole, e mi toglie il respiro. La calma intorno è sorprendente
rispetto alla nostra velocità, mentre voliamo sull’acqua.
«A quanto stiamo andando?»
«Quindici nodi.»
«Non ho idea di cosa significhi.»
«Circa trenta chilometri orari.»
«Tutto qui? Mi sembrava più veloce.»
Lui mi stringe la mano, sorridendo. «Sei adorabile,
Anastasia. È bello vedere un po’ di colore sulle tue
guance… e non perché arrossisci. Sei proprio come nelle
foto che ti ha fatto José.»
Mi volto e lo bacio.
«Tu sì che sai come far divertire una ragazza, Mr Grey.»
«Il nostro scopo è il piacere, Miss Steele.» Mi solleva i
capelli e mi bacia sulla nuca, facendomi correre deliziosi
brividi lungo la schiena. «Mi piace vederti felice» mormora
e mi stringe più forte a sé.
Io guardo l’enorme distesa di acqua blu, chiedendomi
cosa posso mai aver fatto in passato perché la fortuna mi
sorridesse e mi mandasse quest’uomo bellissimo.
“Sì, sei schifosamente fortunata” mi dice la vocina. “Ma
avrai il tuo bel daffare con lui. Non potrà sopportare per
sempre tutte queste stronzate vaniglia… Dovrete arrivare a
un compromesso.” Faccio mentalmente una smorfia al suo
insolente sarcasmo, e appoggio la testa al torace di
Christian. Dentro di me so che la mia vocina interiore ha
ragione, ma scaccio il pensiero. Non voglio rovinarmi la
giornata.
Un’ora più tardi siamo ancorati in un’insenatura piccola e
appartata, oltre l’isola Bainbridge. Mac scende a terra con
il gommone, a fare non si sa cosa… ma ho qualche
sospetto perché, non appena lui accende il motore
fuoribordo, Christian mi prende per mano e praticamente
mi trascina nella sua cabina. Un uomo con una missione.
Adesso è di fronte a me, trasudante sensualità, e
armeggia alacremente con le chiusure del mio giubbotto di
salvataggio. Lo getta da una parte e mi guarda con ardore,
le pupille dilatate.
Sono già perduta e non mi ha quasi sfiorata. Alza la
mano verso il mio viso, e le sue dita si muovono sul mio
mento, sulla gola, infiammandomi con la sua carezza, fino
al primo bottone della mia camicia azzurra.
«Voglio vederti» sospira e slaccia il primo bottone.
Chinandosi, posa un tenero bacio sulle mie labbra schiuse.
Sono smaniosa e senza fiato, eccitata dalla potente
combinazione della sua bellezza incantatrice, della sua
selvaggia sensualità stretta nei confini di questa cabina e
dal leggero beccheggio della barca. Lui fa un passo
indietro.
«Spogliati per me» sussurra, gli occhi ardenti.
“Oddio.” Sono felicissima di obbedirgli. Senza
distogliere gli occhi dai suoi, lentamente, slaccio ogni
bottone, assaporo ogni suo torrido sguardo. Oh, questa
cosa è inebriante. Riesco a vedere il suo desiderio. È
evidente sul suo volto… e altrove.
Lascio cadere la camicetta sul pavimento e allungo la
mano verso il bottone dei jeans.
«Fermati» ordina Christian. «Siediti.»
Mi siedo sul bordo del letto e con un movimento fluido lui
è in ginocchio di fronte a me. Mi slega, una dopo l’altra,
lentamente, le stringhe delle scarpe da ginnastica, che mi
sfila, insieme alle calze. Poi prende il mio piede sinistro e
lo solleva, baciandomi l’alluce, e quindi mordicchiandolo
con i denti.
«Ah!» gemo nel sentire l’effetto nel basso ventre. Lui si
alza, in un movimento sinuoso, mi porge la mano, e mi fa
sollevare dal letto.
«Continua» dice e fa un passo indietro per guardarmi.
Abbasso la cerniera dei jeans, infilo i pollici nella cintura
e cammino ancheggiando, mentre faccio scivolare i
pantaloni lungo le gambe. Un sorriso dolce gli sfiora le
labbra, ma i suoi occhi rimangono cupi.
E non so se è perché ha fatto l’amore con me stamattina
– e intendo che ha davvero fatto l’amore, gentilmente,
dolcemente – o se è per la sua dichiarazione
appassionata… “Sì, ti amo…”, ma non mi sento per niente
imbarazzata. Voglio essere sexy per quest’uomo. Merita
una donna sexy. Mi fa sentire sexy. Okay, per me è una
novità, ma sotto la sua guida esperta sto imparando. E poi
c’è molto di nuovo anche per lui. Riequilibra un po’
l’altalena tra noi, credo.
Indosso qualche capo della mia nuova biancheria, un
perizoma di pizzo bianco e il reggiseno coordinato, di un
marchio d’alta moda costosissimo. Esco dai jeans e
rimango in piedi per lui, nella lingerie che mi ha comprato,
e non mi sento più di scarso valore. Mi sento sua.
Raggiungo il gancio del reggiseno e lo slaccio,
facendomi scivolare le spalline giù per le braccia, e lo
lascio cadere sopra la camicetta. Lentamente, mi sfilo il
perizoma, facendolo scendere fino alle caviglie, e ne esco,
un piede dopo l’altro, sorpresa dalla mia grazia.
Di fronte a lui, sono nuda e senza vergogna, e so che è
perché lui mi ama. Non mi devo più nascondere. Lui non
dice niente, mi guarda e basta. Tutto ciò che vedo è il suo
desiderio, la sua adorazione persino, e qualcos’altro: la
profondità del suo bisogno, la profondità del suo amore per
me.
Lui si toglie il maglioncino di cotone, sfilandoselo dalla
testa, e poi la T-shirt, mettendo a nudo il torace, senza mai
distogliere i suoi occhi grigi e sfrontati dai miei. Quindi è la
volta delle scarpe e dei calzini, prima di passare al bottone
dei jeans.
«Lascia fare a me» sussurro a questo punto.
Le sue labbra si contraggono a formare un “ooh”, e poi
sorride. «Accomodati.»
Faccio un passo verso di lui, infilo senza paura le dita
nella cintura dei suoi jeans, e tiro, in modo che lui è
costretto ad avvicinarsi a me. Sussulta involontariamente di
fronte alla mia inattesa audacia, poi mi sorride. Slaccio il
bottone, ma prima di abbassare la cerniera lascio vagare
le dita, accarezzando la sua erezione attraverso il tessuto.
Lui muove le anche contro la mia mano e chiude gli occhi
un istante, assaporando la mia carezza.
«Stai diventando così sfrontata, Ana, così coraggiosa»
sussurra e mi afferra il viso con entrambe le mani,
chinandosi per baciarmi intensamente.
Appoggio le mani sui suoi fianchi, per metà sulla pelle e
metà sul girovita ribassato dei jeans. «Lo sei anche tu»
mormoro contro le sue labbra mentre i miei pollici
disegnano lenti cerchi sulla sua pelle, e lui sorride.
«Arriviamo al punto.»
Sposto le mani sul davanti dei suoi jeans e tiro giù la
cerniera. Le mie dita intrepide accarezzano i suoi peli
pubici e si spingono fino alla sua erezione. Stringo forte.
Lui emette un gemito gutturale, sfiorandomi con il suo
dolce alito, e mi bacia ancora, con amore. Mentre le mie
mani si muovono su di lui, intorno a lui, e lo accarezzano, lo
stringono forte, mi circonda con un braccio, la sua mano
destra appoggiata al centro della mia schiena, le dita
allargate. La mano sinistra è tra i miei capelli, e mi trattiene
contro la sua bocca.
«Oh, ti voglio così tanto, piccola» sospira, e fa un passo
indietro togliendosi velocemente i jeans e i boxer, in un
solo movimento agile. È una visione bellissima, con o
senza vestiti.
È perfetto. “La sua bellezza è deturpata solo dalle
cicatrici” penso con tristezza. E queste sono incise dentro
di lui, ancor più che sulla sua pelle.
«Che cosa c’è, Ana?» mormora e mi accarezza
delicatamente la guancia con le nocche.
«Niente. Fa’ l’amore con me, adesso.»
Lui mi attira tra le sue braccia, mi bacia, immerge le
mani nei miei capelli. Le nostre lingue si intrecciano. Mi
porta verso il letto e mi ci fa distendere, poi si sdraia al mio
fianco.
Fa scorrere il naso lungo il profilo del mio mento, mentre
io gli accarezzo i capelli.
«Hai idea di quanto sia squisito il tuo profumo? È
irresistibile.»
Le sue parole fanno quello che fanno sempre – mi
infiammano il sangue, mi fanno battere forte il cuore –
mentre lui mi sfiora la gola, i seni con il naso e mi bacia
dolcemente.
«Sei così bella» mormora prendendo tra le labbra uno
dei miei capezzoli per succhiarlo delicatamente.
Io gemo e mi inarco sul letto.
«Fatti sentire, piccola.»
La sua mano scorre fino alla mia vita, e io mi godo la
sensazione del suo tocco, pelle contro pelle… la sua bocca
affamata sui miei seni e le sue lunghe dita esperte che mi
accarezzano, mi vezzeggiano, mi adorano, passando poi
sui fianchi, sul sedere, lungo la coscia, sul ginocchio. E per
tutto il tempo lui mi bacia e mi succhia il seno. “Oddio!”
Afferrandomi il ginocchio, all’improvviso mi tira su la
gamba, la piega sopra i suoi fianchi, facendomi sussultare,
e sento, più che vedere, il suo sorriso contro la mia pelle.
Poi rotola sotto di me, cosicché io mi trovo a cavalcioni su
di lui. Mi passa la bustina del preservativo.
Io mi sposto indietro, prendendoglielo tra le mani, e non
posso resistere di fronte al suo splendore. Mi chino e lo
bacio, lo prendo in bocca, muovendo in circolo la lingua
tutto intorno, e poi succhiando forte. Lui geme e inarca i
fianchi e si spinge tutto nella mia bocca.
“Mmh… è così buono.” Lo voglio dentro di me. Torno
seduta e lo guardo. Lui è senza fiato, la bocca aperta e mi
guarda intensamente.
In fretta, strappo la bustina e srotolo il preservativo sulla
sua erezione. Lui allunga una mano verso di me. Io la
prendo e, con l’altra mano, mi aiuto a posizionarmi sopra
di lui. Poi, lentamente, lo faccio mio.
Lui emette un gemito profondo, chiudendo gli occhi.
“La sensazione di lui dentro di me… che si allunga… che
mi riempie…” Gemo piano. “È divino.” Mi mette le mani sui
fianchi e mi muove su e giù, e spinge dentro di me. “Oh… è
così bello.”
«Oh, piccola» sussurra, e improvvisamente si tira su, in
modo che siamo uno di fronte all’altra, e la sensazione è
straordinaria. Così piena. Sussulto, afferrandomi ai suoi
bicipiti mentre lui mi prende la testa tra le mani e mi guarda
negli occhi. I suoi sono intensi e grigi, e bruciano di
desiderio.
«Oh, Ana, cosa mi fai provare» mormora e mi bacia
appassionatamente. Io rispondo al suo bacio, con le
vertigini per la sensazione deliziosa di averlo dentro di me.
«Ti amo» mormoro. Lui geme, come se gli facesse male
sentire le mie parole, e mi fa rotolare sotto di sé, senza
interrompere il nostro prezioso contatto. Avvolgo le gambe
intorno ai suoi fianchi.
Mi guarda in adorante meraviglia, e sono sicura di
rispecchiare la sua espressione mentre alzo una mano per
accarezzargli il viso, bellissimo. Molto lentamente, inizia a
muoversi, chiudendo gli occhi e gemendo piano.
Il leggero beccheggio del catamarano e la pace e la
tranquillità della cabina sono rotti solo dai nostri respiri,
mentre lui si spinge dentro e fuori da me, così controllato e
così bravo, divino. Appoggia un braccio al di sopra della
mia testa, la sua mano tra i miei capelli, e mi accarezza il
viso con l’altra, chinandosi a baciarmi.
Mi sento protetta, mentre mi ama, muovendosi
lentamente dentro e fuori, assaporandomi. Lo tocco,
restando nei limiti: le braccia, i capelli, la parte bassa della
schiena, il suo stupendo sedere. E il mio respiro accelera
mentre il ritmo dei suoi colpi cresce sempre di più. Mi
bacia le labbra, il mento, la mascella, poi mi mordicchia
l’orecchio. Riesco a sentire il suono intermittente del suo
respiro a ogni sua spinta.
Il mio corpo inizia a tremare. “Oh… questa sensazione
che ora conosco così bene… sono vicina… oh…”
«Va tutto bene, piccola… lasciati andare per me… per
favore… Ana» mormora e le sue parole segnano la mia
disfatta.
«Christian» grido, e lui geme mentre veniamo insieme.

Our Score
Our Reader Score
[Total: 0 Average: 0]