Recensione: “La Notte che ho dipinto il Cielo” di Estelle Laure

Non andartene docile in quella notte buona, infuriati.

Infuriati contro il morire della luce.

Un grido soffocato ostenta la parte inespressa di noi stessi, tenuta nascosta per non scivolare nella voragine, fitta e lugubre dell’abbandono.

Urlare al mondo l’umiliazione di un attimo di follia è uno dei segreti che Lucille svela attraverso i colori delle sue tele, mescola l’arancione, l’azzurro, il verde; dipinge il suo cambiamento.  Il risultato è un dipinto astratto che si perde nei colori oscuri di una ferita che sanguina, da quando una notte tutto è cambiato.

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Autore: Estelle Laure

Edito: De Agostini Young Adult

Data di pubblicazione: 16 Febbraio 2016

Genere: Young Adult

Trama:

Per Lucille, diciassette anni e una passione per l’arte, l’amore ha il volto della sorellina Wrenny. Wrenny che non si lamenta mai di niente, Wrenny che sogna un soffitto del colore del cielo. E poi ha il volto di Eden. Eden che è la migliore amica del mondo. Eden che sa la verità. Quella verità che Lucille non vuole confessare nemmeno a se stessa: sua madre se n’è andata di casa e non tornerà. Ora lei e Wrenny sono sole, sole con una montagna di bollette da pagare e una fila di impiccioni da tenere alla larga. Prima che qualcuno chiami i servizi sociali e le allontani l’una dall’altra. Ma è proprio quando la vita di Lucille sta cadendo in pezzi che l’amore assume un nuovo volto: quello di Digby. Digby che è il fratello di Eden, Digby che è fidanzato con un’altra e non potrà mai ricambiare i suoi sentimenti. O forse sì? L’unica cosa di cui Lucille è sicura è che non potrebbe esserci un momento peggiore per innamorarsi…

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Lucille è intrappolata in una dura realtà, un cambiamento improvviso che la coglie impreparata nel momento in cui anche l’unico genitore che le era rimasto, esce dalla sua vita e quella della sua sorellina Wren.

Una notte, pochi istanti di demenza, e il peso di una famiglia distrutta cala su una ragazza di soli sedici anni, sotterrando tutte le aspettative di un futuro diverso, caratterizzato da sogni e speranze.

Sogni che includevano la sua migliore amica, Eden. Quando sua madre lascia lei e sua sorella, Lucille è costretta ad affrontare la difficoltà di riuscire a non spezzare la tranquillità della piccola Wren, e nasconde a tutti la fuga di sua madre, con l’aiuto di Eden riesce a gestire il lavoro e la scuola, oltre  badare a sua sorella.

La solitudine e la sensazione di non essere abbastanza forte da fronteggiare la sua nuova vita, conduce Lucille sull’orlo del baratro, e proprio in quel momento arriva Digby.

 

Il significato di quel rosso, dell’arancione, del giallo sono io.

Sono io che brucio.

E l’azzurro, il verde, il viola? Quello è Digby.

Siamo dipinti insieme, sospesi sopra tutto e tutti.

Digby è il fratello gemello di Eden, un ragazzo introverso, che ha sempre scaturito in Lucille una forte attrazione. Lui insieme a Eden sono gli unici a conoscenza del disastro familiare della povera Lu, e si offre di aiutarla con Wren . La loro vicinanza accompagnata dalla situazione surreale vissuta dai ragazzi amplificherà il loro rapporto trasformandolo in qualcosa di più della semplice amicizia che li lega da anni.

Le circostanze di un momento possono cambiare ai nostri occhi la visione che avevamo della persona che credevamo conoscere, che avevamo allontanato per motivi inspiegabili; Digby è fidanzato con Elaine, hanno progetti futuri ma la sua mente è con Lucille, e il fatto che sia a conoscenza dei suoi problemi rende tutto più difficile. E’ entrato in un vortice impetuoso che lo costringe a  scegliere..

Digby mi cinge la vita e mi abbraccia forte.

Io ricambio con la stessa intensità.

«Tu vuoi farmi impazzire» mormoro con il viso sul suo petto.

«Non è vero.»

Devo inarcare il collo per vederlo in faccia.

«Sto cercando di fare la cosa giusta.»

Mi sfiora un orecchio con il dito. Sembra quasi sul punto di piangere. «Lo capisci?»

«Si, credo di si.» Faccio per toccargli la mano, ma lui indietreggia.

«E’ davvero un bel quadro» ripete, e se ne va.

L’allontanamento di Digby ed Eden è l’ultimo  tassello che  viene a mancare e con lui se ne va la parte di Lucille che era rimasta intatta, si arrende alle difficoltà, è come incatenata ad una vita che non le appartiene, Wrenny cede al dolore dell’abbandono di entrambi genitori, e riversa in Lu tutte le sue speranze. Le due sorelle sono la loro unica famiglia, ed è proprio questa consapevolezza che da a Lucille l’incentivo per rialzarsi.

«Si, vorrei urlare, mio padre è pazzo,

mia madre mi ha abbandonato,

la mia migliore amica non mi parla,

e io sono irrimediabilmente, disperatamente, follemente innamorata di un ragazzo che non posso avere.

Avanti, mondo, dai il peggio di te.

Io voglio essere libera.»

Libera di poter amare e essere amata, libera di poter urlare il suo dolore, libera di ridipingere i colori oscuri della tela che rappresenta la sua vita, mischiare tutte le tinte vivaci e riavere indietro la luce che illuminava la sua strada, e quella di Wrenny.

Una luce emanata dal chiarore della luna quando un’altra notte segna la sua disfatta, il buio sta per trascinare con sé l’unica persona che rappresenti ancora la vecchia Lucille.

Basta solo una settimana, solo sette giorni e il puzzle mancante torna la suo posto. Tutto prende forma in un romanzo dalle vignature che si alternano dal chiaro all’oscuro. Estelle Laure ha racchiuso nelle pagine del suo libro, l’emblema del sentimento.

Il coraggio di una ragazza che affronta un percorso tortuoso e difficile, le lacrime di una bambina che ama vestirsi dei colori dell’arcobaleno, un’amicizia che combatte contro la fatalità e un amore che si tinge di un’unica sfumatura, la stessa che quella notte ha dipinto il colore del cielo.

Un’ondata la trascinerà di nuovo da noi,

oltre la porta. 

Non mi aspetto che sia lei a sorreggermi, però.

Mi  aspetto di doverla prendere quando cadrà.

 

Baci Rosaria.

 

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