Recensione “Ti amo ma non posso” di Cecile Bertod

Care Sfumaturine,
Se siete giù di morale, oppure avete affrontato una orribile giornata di lavoro, o vi sentite depresse causa freddo e/o pioggia, oppure ancora peggio, mentre siete sotto gli strati di coperte sopra il vostro divano a guardarvi un po’ di TV gustandovi un bel thè caldo, per cercare di sconfiggere quell’umido che vi è entrato nelle ossa (e ci vuole rimanere come fosse una cozza allo scoglio) e proprio in quel preciso momento le immagini in quella scatoletta – che ormai, scatoletta non è più – vi proiettano come in Sicilia siano ancora al caldo e vi viene lo sconforto… Tranquille, ho la soluzione! No, no, non è un gioco a premi dove potreste vincere un bel viaggetto alle Maldive. No, non sto parlando nemmeno di regalarvi una bella stufa a pellet. Quello che vi propongo quest’oggi è qualcosa di unico e sensazionale, un qualcosa che per qualche ora vi farà togliere tutto il freddo che si è aggrappato a voi e spegnere la TV perché a voi non ve ne può fregare niente che in Sicilia si fanno ancora il bagno al mare, vi state leggendo “Ti amo ma non posso” di Cecile Bertod. E ammettiamolo, la Bertod non ne sbaglia mai una!

 

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Autore: Cecile Bertod
Genere: Romance
Editore: Newton Compton Editori
Data di pubblicazione: 10 Novembre 2016

TRAMA:
Sam lavora da quattro anni al «Chronicle» e, dal primo momento in cui l’ha incontrato, è segretamente innamorata di Dave, il vicedirettore del giornale. Nonostante faccia qualsiasi cosa per essere notata, non sembra avere speranze: è timida, insicura e un po’ troppo in carne, mentre Dave ama il lusso, le modelle e ai sentimenti preferisce i flirt di una sera. Quando lo vede in TV accanto a una donna bellissima, Sam si rende conto che non può continuare a sprecare il proprio tempo dietro a un sogno irrealizzabile. Basta con Dave! Durante la settimana della moda di San Francisco, che vede Dave e Sam presenti per lavoro, il bel giornalista scopre però una ragazza che non sospettava esistesse: Sam è molto di più della schiva e silenziosa redattrice sempre infagottata nella sua felpa di pile. Ma anche per lei quei giorni saranno decisivi. Forse ha più d’un motivo per credere in se stessa. E forse c’è qualcuno che, molto prima di Dave, se n’era già accorto…

Dopo “quel po po di” introduzione volete pure sentire un mio parere sulla storia? Davvero? Ne siete sicuri? No perché voglio dire, ormai dovreste conoscere le mie recensioni, e da come sono partita con questa non ne può uscire niente di serio. E va bene, lo farò, sperando che possa davvero solo aiutarvi nel farvi capire che sareste abbastanza folli se vi fate scappare questo libro.
(Vi giuro che né la Newton né Cecile mi hanno pagata per fare questa grande propaganda, ma se volessero sanno dove trovarmi. Scherzo!!!… forse.)

Il mio personalissimo metro di paragone per il genere maschile, che divido in “per nulla Dave”, “abbastanza Dave”, “molto Dave”, “decisamente Dave” e poi c’è lui, la  matrice, l’originale inaccostabile: Dave Callaghan. L’uomo che, se esistesse giustizia a questo mondo, dovrebbe dare un cognome alla mia progenie.

Allora ammetto la mia paura di recensire questo libro. Non perché tutto ciò che vi ho detto prima sia solo una bufala (non la mozzarella, quella si che me la mangerei volentieri), ma perché devo ammettere di amare segretamente Cecile Bertod. Ebbene sì, Cecile, era da tempo che reprimevo questo sentimento ed era arrivato il momento che tutto il mondo – te compresa – lo veniste a sapere. Dopo questa bellissima dichiarazione d’amore, passiamo a quella che io chiamo “serietà”. Non è il primo libro di questa autrice che leggo, ma non sono mai riuscita (ne ho voluto) a recensirne uno, se non prima di adesso. Semplicemente perché per me è nei primi tre posti della mia classifica personale delle mie autrici italiane preferite. Avete presente no? Una di quelle autrici di cui leggeresti pure i temi delle elementari. Ho però sempre pensato che un recensore dovesse essere un po’ imparziale. Ma oggi ho capito che sbagliavo e che anche se da tutto ciò che scriverò si capirà quanto ami profondamente le storie che scrive questa autrice, non è un problema, e se per voi lo fosse, beh… c’è quella tv accesa, su quel famoso canale dove trasmettono le persone in Sicilia che fanno il bagno mentre voi stante morendo di freddo!

Possibile che nessuno lo ritenga capace di tenere i pantaloni chiusi per tre mesi? Per che razza di uomo l’hanno preso? E poi non ha alcuna voglia di mentire a Tom, non dopo quanto ha fatto per lui. No, ormai è deciso. Niente donne.

In realtà più di tanto non voglio dire (e lo so due ore a leggere, quando poi arriva il più bello mi tiro indietro), perché non voglio rovinare una lettura. La storia di Sam, è una storia semplice, simpatica, che mi ha ricordato per qualche momento il film “Miss Detective” con Sandra Bullock (quando lo leggerete ne capirete il motivo). Sam mi ha ricordato molto me stessa, soprattutto nella parte del voler dimagrire in tre settimane con i metodi più assurdi, ma neanche iniziare perché si viene distratti da terzi, ma anche nel essere innamorata del mio capo… Beh, a me non è andata proprio bene, spero che a Sam vada meglio di me e che riesca a farvi divertire passando un bel messaggio che purtroppo oggi la maggior parte delle donne fa finta di non sentire: quello di accettarsi per quelle che siamo, perché non è la tagli a renderci donne e nemmeno la società che ci impone questo pensiero, siamo donne sempre, che si porti una 38 o una 50. Accettatevi per quello che siete, perché non c’è cosa più bella di sentirsi bene con se stessi.

P.S. (che poi si potrà fare un p.s. in una recensione?) Che questo libro prometteva bene, si capiva fin dalla dedica:

Mike, non so come dirtelo, ma credo che dovremmo prenderci una pausa di riflessione. Sei ancora così ostinatamente sposato. Così drammaticamente… immateriale. Mi spiace, davvero, non volevo arrivare a tanto, ma questa volta dedico il mio romanzo a Colin Morgan. Lo so, sarà difficile, ma cerchiamo di essere onesti, come fidanzato immaginario sei un disastro. Però possiamo rimanere amici.

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