Rilettura ” 50 Sfumature di nero ” Capitolo 2

Sfumature.

Ecco a voi il secondo capitolo della trilogia ” 50 sfumature di Nero ”

capitolo 2

14349096_1808173416094750_175531813_n

Christian mi porta in un ristorante piccolo e intimo.
«Questo posto andrà bene» mormora. «Non abbiamo
molto tempo.»
Il locale mi sembra bello. Sedie di legno, tovaglie di lino
e pareti dello stesso colore della stanza dei giochi di
Christian, un rosso intenso, sanguigno, con piccoli specchi
dorati sparsi a caso, candele e vasetti di rose bianche. Ella
Fitzgerald canta dolcemente in sottofondo di quella cosa
chiamata amore. È molto romantico.
Il cameriere ci conduce a un tavolo in una piccola
nicchia. Mi siedo, in apprensione, domandandomi che
cosa mi dirà Christian.
«Non abbiamo molto tempo» comunica al cameriere
mentre ci accomodiamo. «Perciò prendiamo tutti e due
una bistecca di manzo, media cottura, con salsa bernese,
se l’avete, patatine fritte e verdure, di qualunque tipo. E mi
porti la lista dei vini.»
«Certo, signore.» Il cameriere, colto alla sprovvista dalla
fredda efficienza di Christian, corre via. Christian appoggia
il BlackBerry sul tavolo. Accidenti, non ho proprio alcuna
facoltà di scegliere?
«E se a me la bistecca non piacesse?»
Lui sospira. «Non cominciare, Anastasia.»
«Non sono una bambina, Christian.»
«Bene, allora smettila di comportarti come se lo fossi.»
È come se mi avesse dato uno schiaffo. Sbatto le
palpebre. Quindi è questo che avremo: una conversazione
agitata, carica di tensione, seppure in un posto molto
romantico, ma certamente senza cuori e fiori.
«Sono una bambina perché non mi piace la bistecca?»
brontolo, cercando di nascondere che mi sento offesa.
«Perché hai tentato deliberatamente di farmi ingelosire.
È una cosa infantile. Non hai alcuna considerazione per i
sentimenti del tuo amico, provocandolo in quel modo?»
Christian stringe le labbra in una linea dura e mi guarda
severo mentre il cameriere torna con la lista dei vini.
Io arrossisco. Non ci avevo pensato. Povero José. Di
certo non voglio incoraggiarlo. All’improvviso mi sento
mortificata. Christian ha ragione. È stata una cosa stupida
da fare. Lui guarda la lista dei vini.
«Vuoi scegliere il vino?» mi chiede, alzando un
sopracciglio verso di me, con l’aria di chi si aspetta
qualcosa, l’arroganza personificata. Sa che non capisco
niente di vini.
«Scegli tu» rispondo, imbronciata ma trattenuta.
«Due bicchieri di Shiraz della Barossa Valley, per
favore.»
«Ehm… quel vino lo serviamo solo in bottiglia, signore.»
«Una bottiglia, allora» ribatte Christian.
«Signore.» Il cameriere si ritira, con aria sottomessa, e
non lo biasimo. Guardo corrucciata Christian. Che cosa lo
divora? Oh, sono io probabilmente, e da qualche parte nel
profondo della mia psiche la mia dea interiore si sveglia, si
stiracchia e sorride assonnata. È rimasta assopita per un
po’.
«Sei molto scontroso.»
Mi guarda impassibile. «Mi domando perché.»
«Be’, sarebbe il caso di assumere il tono giusto per
un’intima e onesta discussione sul futuro, non sei
d’accordo?» Gli sorrido dolcemente.
La sua bocca si stringe di nuovo in una linea dura, ma
poi, quasi riluttanti, le labbra si sollevano. Sta cercando di
reprimere un sorriso, lo so.
«Mi dispiace» dice.
«Scuse accettate, e sono lieta di informarti che non ho
deciso di diventare vegetariana dall’ultima volta che ci
siamo visti.»
«Dato che quella è stata anche l’ultima volta in cui hai
mangiato, credo che la questione sia opinabile.»
«Ancora quella parola, “opinabile”.»
«Opinabile.» La sua bocca e i suoi occhi si
addolciscono alla battuta, poi si passa una mano tra i
capelli e si fa di nuovo serio. «Ana, l’ultima volta in cui ci
siamo parlati, tu mi hai lasciato. Sono un po’ nervoso. Ti ho
detto che ti rivoglio, e tu… non hai replicato.» Il suo
sguardo è intenso e pieno d’attesa, mentre il suo candore
è disarmante. “Che diavolo gli dico?”
«Mi sei mancato… sul serio, Christian. Gli ultimi giorni
sono stati… difficili.» Deglutisco, e sento un nodo in gola
mentre ricordo l’ansia disperata che ho provato dopo che
l’ho lasciato.
Quest’ultima settimana è stata la peggiore della mia vita,
il dolore quasi indescrivibile. Non paragonabile a
nient’altro. Ma la realtà colpisce nel segno, lasciandomi
senza fiato.
«Non è cambiato niente. Non posso essere quella che tu
vuoi che io sia» dico, riuscendo a stento a forzare il nodo
che ho in gola.
«Tu sei quella che voglio che tu sia» ribatte lui, con
enfasi.
«No, Christian, non lo sono.»
«Sei turbata per via di quello che è successo l’ultima
volta. Mi sono comportato da stupido e tu… anche tu.
Perché non hai pronunciato la safeword, Anastasia?» Il suo
tono diventa accusatorio.
“Cosa? Alt! Cambio di direzione.”
«Rispondimi.»
«Non lo so. Ero sopraffatta. Stavo cercando di essere
quella che volevi che io fossi, cercavo di gestire il dolore, e
la cosa mi è sfuggita di mente. Capisci… me ne sono
dimenticata» sussurro vergognandomi, e mi stringo nelle
spalle con aria di scuse.
“Forse potevamo risparmiarci tutto questo dolore.”
«Te ne sei dimenticata!» esclama lui con orrore,
afferrando l’estremità del tavolo e fissandomi truce. Io mi
rimpicciolisco sotto il suo sguardo.
“Oh, no!” È di nuovo furioso.
«Come posso fidarmi di te?» dice a bassa voce.
«Come potrò mai fidarmi?»
Il cameriere arriva con il vino e noi restiamo seduti a
fissarci, occhi azzurri negli occhi grigi. Entrambi pieni di
recriminazioni inespresse, mentre il cameriere stappa la
bottiglia con un gesto plateale e versa un po’ di vino nel
bicchiere di Christian. Automaticamente, Christian lo
afferra e ne beve un sorso.
«Va benissimo.» Il suo tono è brusco.
Il cameriere ci riempie i bicchieri cautamente e poi posa
la bottiglia sul tavolo, prima di battere in ritirata. Christian
non mi ha tolto gli occhi di dosso per tutto il tempo. Sono io
la prima a interrompere il contatto visivo, prendendo il mio
bicchiere e trangugiando un abbondante sorso di vino.
Quasi non ne sento il sapore.
«Mi dispiace» sussurro, sentendomi improvvisamente
una stupida. “Me ne sono andata perché pensavo che
fossimo incompatibili, ma lui mi sta dicendo che avrei
potuto fermarlo?”
«Ti dispiace per cosa?» chiede allarmato.
«Per non aver usato la safeword.»
Lui chiude gli occhi, come se fosse sollevato.
«Avremo potuto risparmiarci tutta questa sofferenza»
mormora.
«Tu hai un bell’aspetto.» “Più che bello. Il tuo.”
«Le apparenze possono ingannare» ribatte con
tranquillità. «Sto tutt’altro che bene. Mi sento come se il
sole fosse tramontato e non sorgesse più da cinque giorni,
Ana. Vivo in una notte perpetua.»
Sono sbalordita dalla sua ammissione. “Oddio, come
me.”
«Hai detto che non te ne saresti mai andata, poi le cose
sono peggiorate e tu eri fuori dalla porta.»
«Quando ho detto che non me ne sarei mai andata?»
«Mentre dormivi. È stata la cosa più confortante che
abbia mai sentito da lungo tempo. Mi ha fatto sentire
rilassato.»
Mi si stringe il cuore e prendo un altro sorso di vino.
«Hai detto che mi ami» sussurra. «Ora è una frase al
passato?» La sua voce è bassa, venata d’ansia.
«No, Christian, non lo è.»
Lui sospira e sembra così vulnerabile. «Bene» mormora.
Sono scioccata dalla sua ammissione. Il suo cuore è
cambiato. Quando, prima di stasera, gli ho detto che
l’amavo, lui è inorridito. Arriva il cameriere. Ci mette di
fronte i nostri piatti e si affretta a scappare via.
“Porca miseria. Cibo.”
«Mangia» ordina Christian.
Dentro di me so di avere fame, ma in questo momento
ho lo stomaco chiuso. Stare seduta di fronte all’unico uomo
che abbia mai amato a discutere del nostro futuro incerto
non stimola l’appetito. Guardo dubbiosa il piatto.
«Per l’amor di Dio, Anastasia, se non mangi ti metterò
sulle mie ginocchia, qui al ristorante, e la cosa non avrà
niente a che vedere con il mio piacere sessuale. Mangia!»
“Calmati, Grey.” La mia vocina è totalmente d’accordo
con Christian.
«Okay, mangerò. Tieni a freno le mani che prudono, per
favore.»
Christian non sorride, ma continua a fissarmi. Riluttante,
prendo coltello e forchetta e taglio un pezzo di bistecca. È
squisita. Sono affamata. Davvero affamata. Mentre
mangio, lui si rilassa visibilmente.
Ceniamo in silenzio. La musica è cambiata. La voce
dolce di una donna canta in sottofondo, le sue parole
riecheggiano i miei pensieri. Non sarò mai più la stessa
dopo che lui è entrato nella mia vita.
Guardo Christian. Mangia e mi osserva. Fame,
desiderio e ansia in un unico sguardo ardente.
«Sai chi canta?» Cerco di avviare una conversazione
normale.
Lui si ferma ad ascoltare. «No… ma è brava, chiunque
sia.»
«Anche a me piace.»
Finalmente mi sorride. Il suo sorriso segreto ed
enigmatico. Che cosa sta architettando?
«Cosa c’è?» chiedo.
Lui scuote la testa. «Mangia» mi dice gentilmente.
Ho mangiato metà del cibo che ho nel piatto. Non riesco
ad andare oltre. Come posso negoziare?
«Non ce la faccio più. Ho mangiato abbastanza,
signore?»
Lui mi fissa impassibile, senza rispondere, poi guarda il
suo orologio.
«Sono davvero sazia» aggiungo, bevendo un sorso del
vino delizioso.
«Tra poco dobbiamo partire. Taylor è qui. Domani devi
svegliarti presto per andare al lavoro.»
«Anche tu.»
«Io ho bisogno di molto meno sonno di te, Anastasia.
Perlomeno hai mangiato qualcosa.»
«Non torniamo con Charlie Tango?»
«No, ho pensato che avremmo bevuto un po’. Ci
riporterà Taylor. Inoltre, in questo modo ti avrò tutta per me
in macchina per qualche ora. Cos’altro possiamo fare se
non parlare?»
“Oh, questo è il suo piano.”
Christian chiama il cameriere e chiede il conto, poi
prende il BlackBerry e fa una telefonata.
«Siamo al Le Picotin, Southwest Third Avenue.»
Riaggancia.
È sbrigativo come sempre al telefono.
«Sei molto brusco con Taylor. In realtà lo sei con molte
persone.»
«Arrivo al dunque velocemente, Anastasia.»
«Stasera non sei arrivato al dunque. Non è cambiato
niente, Christian.»
«Ho una proposta da farti.»
«Tutto questo è cominciato con una proposta.»
«Una proposta diversa.»
Il cameriere ritorna e Christian gli consegna la sua carta
di credito senza controllare il conto. Mi osserva, mentre
l’altro passa la carta nel lettore. Il telefono di Christian fa un
solo squillo e lui lo guarda.
“Vuole farmi una proposta? Cos’è questa storia?” Mi
vengono in mente un paio di scenari diversi: rapimento e
lavorare per lui. No, nessuno dei due ha senso. Christian
riprende la carta di credito.
«Vieni. Taylor è qui fuori.»
Ci alziamo e lui mi prende per mano.
«Non voglio perderti, Anastasia.» Mi bacia le nocche
teneramente, e il tocco delle sue labbra sulla mia pelle mi
si ripercuote in tutto il corpo.
L’Audi ci sta aspettando. Christian mi apre la portiera.
Sedendomi, affondo nella pelle pregiata. Lui si dirige verso
il lato del conducente, Taylor esce dalla macchina e
scambiano qualche parola. Questo non è il loro solito
protocollo. Sono curiosa. Di cosa stanno parlando?
Qualche minuto dopo salgono entrambi sull’auto, e io
lancio un’occhiata a Christian, che ha un’espressione
impassibile mentre guarda davanti a sé.
Mi concedo un breve momento per esaminare il suo
profilo: naso dritto, labbra scolpite, capelli che gli ricadono
deliziosamente sulla fronte. Quest’uomo divino non è
sicuramente fatto per me.
Una musica dolce riempie l’abitacolo della macchina, un
brano orchestrale che non conosco, e Taylor si immerge
nel traffico, puntando verso la I-5 e Seattle.
Christian si sposta sul sedile per guardarmi. «Come
stavo dicendo, Anastasia, ho una proposta da farti.»
Osservo nervosamente Taylor.
«Taylor non può sentirti» mi rassicura.
«Come?»
«Taylor?» chiama Christian. Taylor non risponde. Lo
chiama di nuovo. Nessuna risposta. Christian si protende
verso di lui e gli batte sulla spalla. Taylor si toglie un
auricolare che non avevo notato.
«Sì, signore?»
«Grazie, Taylor. Va tutto bene. Riprendi pure ad
ascoltare la musica.»
«Sì, signore.»
«Contenta, adesso? Sta ascoltando il suo iPod. Puccini.
Dimenticati della sua presenza. Come faccio io.»
«Gli hai chiesto tu di mettersi gli auricolari?»
«Sì.»
«Okay. La tua proposta?»
All’improvviso Christian assume un’aria determinata e
professionale. “Porca miseria. Stiamo negoziando un
accordo.” Ascolto attentamente.
«Prima desidero chiederti una cosa. Vuoi una regolare
relazione vaniglia senza alcun tipo di sesso estremo?»
Rimango a bocca aperta. «Sesso estremo?» gemo.
«Sesso estremo.»
«Non posso credere che tu l’abbia detto.» Lancio
un’occhiata nervosa a Taylor.
«Be’, l’ho fatto. Rispondimi» dice calmo.
Arrossisco. La mia dea interiore è in ginocchio, con le
mani giunte in segno di supplica.
«Mi piace il tuo sesso estremo» sussurro.
«È quello che pensavo. Perciò che cosa non ti piace?»
“Non poterti toccare. Il fatto che tu goda del mio dolore. Il
morso della cinghia.”
«La minaccia di punizioni crudeli e insolite.»
«Che cosa significa?»
«Be’, tutte quelle verghe, quelle fruste e quella roba che
hai nella stanza dei giochi… mi spaventano a morte. Non
voglio che le usi su di me.»
«Okay, niente fruste né verghe… né cinture, per quel che
importa» dice sardonico.
Lo guardo stupita. «Stai tentando di ridefinire i limiti
assoluti?»
«Non in quanto tali. Sto solo cercando di capirti, di avere
un quadro più chiaro di ciò che ti piace e di ciò che non ti
piace.»
«Fondamentalmente, Christian, è la tua gioia
nell’infliggermi dolore che mi risulta difficile da gestire. E
l’idea che tu me lo infliggerai perché ho oltrepassato un
limite arbitrario.»
«Ma non è arbitrario. Le regole sono scritte.»
«Io non voglio una serie di regole.»
«Non ne vuoi affatto?»
«Niente regole.» Scuoto la testa, ma ho il cuore in gola.
Dove vuole arrivare?
«Ma non ti dà fastidio se ti sculaccio?»
«Se mi sculacci con cosa?»
«Questa.» Alza la mano.
Mi agito, a disagio. «No. Non veramente. Soprattutto con
quelle sfere d’argento…» Grazie a Dio è buio. Ho il volto in
fiamme e la voce mi viene a mancare, mentre ricordo
quella notte. “Sì… potrei farlo ancora.”
Lui mi fa un sorrisetto. «Sì, è stato divertente.»
«Più che divertente» mormoro.
«Quindi riesci a sopportare un po’ di dolore.»
Mi stringo nelle spalle. «Suppongo di sì.» Dove sta
andando a parare? Il mio livello d’ansia è salito parecchio.
Lui si massaggia il mento, immerso nei pensieri.
«Anastasia, voglio ricominciare tutto daccapo. Limitarci al
sesso vaniglia e poi forse, quando tu ti fiderai di più di me
e io confiderò che tu sia sincera e comunichi con me,
potremo andare oltre e fare alcune delle cose che mi
piacciono.»
Lo fisso stupita, senza alcun pensiero nella testa, come
un computer in tilt. Lui mi guarda ansioso, ma io non riesco
a vederlo bene, dal momento che siamo avvolti
dall’oscurità dell’Oregon. Alla fine, capisco che qui sta il
punto.
Lui vuole la luce, ma io posso chiedergli di far questo per
me? E a me non piace il buio? Un po’ di buio, ogni tanto. I
ricordi della notte con la musica di Thomas Tallis vagano,
seducenti, nella mia mente.
«Ma le punizioni?»
«Nessuna punizione.» Scuote la testa. «Nessuna.»
«E le regole?»
«Nessuna regola.»
«Nessuna? Ma tu hai dei bisogni.»
«Ho più bisogno di te, Anastasia. Questi ultimi giorni
sono stati un inferno. Il mio istinto mi diceva di lasciarti
andare, mi diceva che non ti meritavo. «Quelle foto che il
ragazzo ti ha fatto… Riesco a capire come lui ti vede.
Sembri serena e bellissima. Non che tu non sia bellissima
ora, ma sei seduta qui e io vedo la tua pena. Ed è dura,
sapendo che sono io quello che ti fa sentire così.
«Sono un uomo egoista. Ti ho desiderata fin da quando
sei capitata nel mio ufficio. Sei raffinata, onesta,
entusiasta, forte, arguta, incantevolmente innocente.
L’elenco è infinito. Provo un timore reverenziale di fronte a
te. Ti voglio, e il pensiero che un altro possa averti è come
un coltello che lacera la mia anima oscura.»
Rimango a bocca aperta. “Porca miseria.” La mia
vocina interiore esprime una certa soddisfazione. Se
questa non è una dichiarazione d’amore, non so cosa sia.
E le parole mi escono come un fiotto impetuoso…
«Christian, perché pensi di avere un’anima oscura? Io
non lo direi mai. Triste forse… Sei generoso, sei gentile, e
non mi hai mai mentito. Io non mi sono impegnata molto.
«Sabato scorso è stato uno shock per me. È stato una
specie di risveglio. Ho capito che ci eri andato leggero con
me e che non potevo essere la persona che volevi che io
fossi. Poi, quando ti ho lasciato, mi sono resa conto che il
dolore fisico che mi infliggevi non era niente in confronto a
quello che provavo avendoti perso. Io voglio compiacerti,
ma è difficile.»
«Tu mi compiaci tutto il tempo» sussurra lui. «Quante
volte te lo devo dire?»
«Non ho mai saputo quello che pensi. Qualche volta sei
così chiuso… come un’isola. Mi intimidisci. È per questo
che rimango zitta. Non so quale direzione prenderà il tuo
umore. Passa da un estremo all’altro in un istante. Mi
confonde. E non mi permetti di toccarti, mentre io desidero
così tanto mostrarti quanto ti amo.»
Lui sbatte le palpebre verso di me, nel buio – con
diffidenza, penso – e io non posso resistergli più a lungo.
Mi slaccio la cintura di sicurezza e vado a sedermi sulle
sue ginocchia, cogliendolo di sorpresa. Gli prendo il volto
tra le mani.
«Io ti amo, Christian Grey. E tu sei pronto a fare tutto
questo per me. Sono io quella che non ti merita, e mi
dispiace di non poter fare tutte quelle cose per te. Forse
con il tempo… non lo so… ma sì, accetto la tua proposta.
Dove devo firmare?»
Lui mi abbraccia, stringendomi a sé.
«Oh, Ana» sospira, affondando il naso nei miei capelli.
Stiamo seduti abbracciati ad ascoltare la musica – un
confortante brano per pianoforte – che riflette le nostre
emozioni, la dolce e tranquilla calma dopo la tempesta. Mi
rannicchio tra le sue braccia, appoggiando la testa
nell’incavo del suo collo. Lui mi accarezza dolcemente la
schiena.
«Il toccare è un limite assoluto per me, Anastasia»
sussurra.
«Lo so. Vorrei capire perché.»
Dopo un po’, lui sospira, e con dolcezza dice: «Ho avuto
un’infanzia terribile. Uno dei protettori della puttana
drogata…». La voce gli viene a mancare e il suo corpo si
tende mentre rievoca qualche inimmaginabile orrore.
«Ricordo tutto» mormora rabbrividendo.
Mi si stringe il cuore al ricordo delle cicatrici di bruciature
che gli marchiano la pelle. “Oh, Christian.” Lo abbraccio
ancora più forte.
«E lei era violenta? Tua madre?» La mia voce è bassa,
addolcita dalle lacrime non versate.
«Non che io ricordi. Era indifferente. Non mi proteggeva
dal suo magnaccia.» Sospira. «Penso di essere stato io a
prendermi cura di lei. Quando alla fine si è ammazzata,
sono passati quattro giorni prima che qualcuno desse
l’allarme e ci trovasse… Me lo ricordo.»
Non riesco a contenere un sussulto di orrore. “Gesù!” La
bile mi sale in gola.
«È veramente un gran casino» sussurro.
«In cinquanta sfumature» aggiunge lui.
Gli do un bacio sul collo, cercando e offrendo conforto,
mentre immagino un bambino piccolo, sporco e con gli
occhi grigi, solo accanto al corpo della madre morta.
“Oh, Christian.” Respiro il suo profumo. È divino. La
fragranza che preferisco al mondo. Lui mi stringe e mi
bacia i capelli, e io mi accoccolo nel suo abbraccio mentre
Taylor sfreccia nella notte.
Quando mi sveglio, stiamo attraversando Seattle.
«Ciao» dice Christian dolcemente.
«Scusa» mormoro mentre mi tiro su, sbattendo le
palpebre e stirandomi. Sono ancora tra le sue braccia,
sulle sue ginocchia.
«Potrei guardarti dormire per sempre, Ana.»
«Ho detto qualcosa?»
«No. Siamo quasi arrivati al tuo appartamento.»
“Eh?” «Non andiamo da te?»
«No.»
Io mi tiro su a sedere e lo guardo. «Perché no?»
«Perché domani devi lavorare.»
«Ah.» Faccio il broncio.
«Perché, hai in mente qualcosa?»
Mi vergogno. «Be’, forse.»
Lui ridacchia. «Anastasia, non ti toccherò di nuovo, non
finché non mi supplicherai di farlo.»
«Cosa?»
«Così inizierai a comunicare con me. La prossima volta
che faremo l’amore mi dirai esattamente quello che vuoi,
nei dettagli.»
«Oh…» Mi fa spostare dalle sue ginocchia, mentre
Taylor accosta davanti a casa mia. Christian scende e mi
apre la portiera.
«Ho qualcosa per te.» Si dirige al retro della macchina,
apre il bagagliaio e ne tira fuori una grossa scatola avvolta
nella carta da regalo. Che diavolo è?
«Aprila quando sarai dentro.»
«Tu non vieni?»
«No, Anastasia.»
«Allora quando ti rivedrò?»
«Domani.»
«Il mio capo vuole che esca a bere qualcosa con lui
domani.»
Il volto di Christian s’indurisce. «Ah, sì?» Nella sua voce
c’è una minaccia latente.
«Per festeggiare la mia prima settimana» mi affretto ad
aggiungere.
«Dove?»
«Non lo so.»
«Potrei venire a prenderti.»
«Okay… Ti scriverò una mail o un messaggio.»
«Bene.»
Mi accompagna al portone e aspetta che io trovi le
chiavi nella borsa. Mentre apro la porta, si avvicina e mi
prende il mento, facendomi piegare la testa all’indietro. Le
sue labbra si posano sulle mie, poi, socchiudendo gli
occhi, mi copre di baci dall’angolo dell’occhio a quello
della bocca.
Mi sfugge un lieve gemito, e mi sciolgo del tutto.
«A domani» sussurra.
«Buonanotte, Christian.» Sento il bisogno di lui nella mia
voce.
Mi sorride.
Mi sorride.
«Entra» mi ordina, e io attraverso l’atrio con il misterioso
regalo tra le braccia.
«A più tardi, piccola» mi dice, poi si volta e torna alla
macchina.
Entrata nel mio appartamento, apro il pacco e ci trovo il
portatile MacBook Pro, il BlackBerry, e un’altra scatola
rettangolare. Che cos’è? Strappo la carta argentea. Dentro
c’è una custodia di sottile pelle nera.
La apro. “Accidenti… un iPad.” C’è un biglietto bianco
sullo schermo, con un messaggio scritto nella calligrafia di
Christian:

Anastasia, questo è per te.
So quello che vuoi sentirti dire.
La musica qui dentro lo dice per me.
Christian

Ho una compilation di Christian Grey in un lussuoso
iPad. Scuoto la testa in segno di disapprovazione per
quella spesa, ma dentro di me lo adoro. Jack in ufficio ne
ha uno, perciò so come funziona.
Lo accendo e sussulto quando appare l’immagine
salvaschermo: un modellino di aliante. “Oddio.” È il Blanik
L-23 che gli ho regalato. Montato su un piedistallo di vetro e
posato su quella che penso sia la scrivania di Christian in
ufficio. Lo fisso a bocca aperta.
Lo ha costruito! Lo ha costruito davvero. Ora ricordo che
l’aveva citato nel biglietto che accompagnava i fiori.
Vacillo, e mi rendo conto in quel momento che Christian ha
pensato molto a questo regalo.
Faccio scorrere la freccia alla base dello schermo per
sbloccarlo e sussulto di nuovo. La foto sullo sfondo ritrae
Christian e me alla mia cerimonia di laurea. È quella che è
apparsa sul “Seattle Times”. Christian è così bello che non
riesco a trattenere un ampio sorriso. “Sì, è mio!”
Con il dito faccio scorrere le icone e sullo schermo ne
appaiono diverse. Le app di Kindle, iBook, Words…
“La British Library?” Tocco l’icona e appare il menu.
“Collezione storica.” Faccio scorrere i titoli. Scelgo
“Romanzi del Diciottesimo e Diciannovesimo secolo”. Un
altro menu. Picchietto sul titolo: L’americano di Henry
James. Si apre una nuova finestra, offrendomi una copia
scannerizzata del libro. “Porca miseria, è una delle prime
edizioni, pubblicata nel 1879, ed è sul mio iPad!” Christian
ci ha messo l’intera British Library.
Esco velocemente dall’applicazione, sapendo che potrei
perdermici per l’eternità. Noto l’app Buon cibo, che mi fa
alzare gli occhi al cielo e sorridere allo stesso tempo, l’app
Notizie, l’app Meteo, ma Christian nel suo biglietto parla di
musica.
Torno alla schermata principale, tocco l’icona dell’iPod e
appare una playlist. Faccio scorrere i titoli, e l’elenco mi fa
sorridere. Thomas Tallis non me lo dimenticherò tanto in
fretta. L’ho ascoltato due volte, dopotutto, mentre lui mi
fustigava e mi scopava.
«Witchcraft.» Il mio sorriso si allarga, volteggiando nel
salone. La trascrizione di Bach del concerto di Alessandro
Marcello. “Oh, no, questo è troppo triste per il mio umore
attuale. Mmh…” Jeff Buckley. “Sì, l’ho sentito.” Snow Patrol,
la mia band preferita. Una canzone che si intitola
Principles of Lust, degli Enigma. Molto da Christian.
Sorrido. Un’altra intitolata Possession… “Oh, sì, fa molto
Mr Cinquanta Sfumature.” E altre che non ho mai sentito.
Seleziono una canzone che attira la mia attenzione e
sfioro il tasto PLAY. Si intitola Try. Nelly Furtado inizia a
cantare, e la sua voce è come una sciarpa di seta che mi
avvolge. Mi stendo sul letto.
Significa che Christian ci proverà? Proverà questa
nuova relazione? Mi immergo nelle parole della canzone,
guardando il soffitto e cercando di capire il suo
cambiamento. Gli sono mancata. Lui è mancato a me.
Deve provare dei sentimenti per me. Deve. Questo iPad,
queste canzoni, queste app. Gli importa di me. Gli importa
davvero. Il mio cuore si gonfia di speranza.
Try finisce e le lacrime mi riempiono gli occhi. Passo in
fretta a un’altra canzone, The Scientist dei Coldplay, uno
dei gruppi preferiti di Kate. La conosco, ma non ho mai
ascoltato il testo prima. Chiudo gli occhi e lascio che le
parole mi sommergano, mi attraversino.
Le lacrime iniziano a scorrere. Non riesco ad arginarle.
Se queste non sono delle scuse, che cosa sono? “Oh,
Christian.”
Oppure è un invito? Risponderà alle mie domande? Sto
leggendo troppo tra le righe? Sì, probabilmente è così.
Asciugo le lacrime. Devo scrivere una mail a Christian
per ringraziarlo. Vado a prendere la macchina infernale.
Mentre i Coldplay continuano a cantare, mi siedo a
gambe incrociate sul letto. Il Mac si accende e io effettuo il
login.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 9 giugno 2011 23.56
Oggetto: iPad
Mi hai fatta piangere di nuovo.
Amo l’iPad.
Amo le canzoni.
Amo l’app della British Library.
Amo te.
Grazie.
Buonanotte
Ana XX

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 10 giugno 2011 00.03
Oggetto: iPad
Sono contento che ti sia piaciuto. Ne ho comprato uno anche per
me.
Ora, se fossi lì, asciugherei le tue lacrime con i miei baci.
Ma non ci sono… perciò va’ a dormire.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

La sua risposta mi fa sorridere: sempre così prepotente,
sempre così Christian. Cambierà mai? E in quel momento
mi rendo conto che spero di no. Mi piace che sia così –
autoritario – finché riesco a sopportarlo senza paura delle
punizioni.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 10 giugno 2011 00.07
Oggetto: Mr Scontroso
Come al solito, sembri autoritario e forse difficile, forse scontroso, Mr
Grey.
Io conosco qualcosa che potrebbe addolcirti. Ma non sei qui, e non
mi lasceresti fare, e ti aspetti che ti supplichi…
Sogna pure, signore.
Ana XX
PS: Ho notato anche che hai incluso l’inno dello stalker, Every Breath
You Take. Mi diverte il tuo senso dell’umorismo, ma il dottor Flynn lo
sa?

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 10 giugno 2011 00.10
Oggetto: Calma zen
Mia carissima Miss Steele,
le sculacciate sono ammesse anche nelle relazioni vaniglia, lo sai.
Di solito consensualmente e in un contesto erotico… ma sono più
che felice di fare un’eccezione.
Sarai sollevata di sapere che anche al dottor Flynn piace il mio
senso dell’umorismo.
eAdesso, per favore, va’ a dormire o domani mattina non ti alzerai.
A proposito… mi supplicherai, fidati. E io non vedo l’ora.
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Da: Anastasia Steele
A: Christian Grey
Data: 10 giugno 2011 00.12
Oggetto: Buonanotte e sogni d’oro
Be’, visto che me lo chiedi gentilmente e mi piacciono le tue
deliziose minacce, mi accoccolerò con l’iPad che mi hai regalato e
mi addormenterò navigando nella British Library, ascoltando la
musica che lo dice per te.
A XXX

Da: Christian Grey
A: Anastasia Steele
Data: 10 giugno 2011 00.15
Oggetto: Un’ultima richiesta
Sognami.
X
Christian Grey
Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Sognarti, Christian Grey? Sempre.
Indosso velocemente il pigiama, mi lavo i denti e corro a
letto. Mentre mi infilo gli auricolari, tiro fuori il palloncino
sgonfio di Charlie Tango da sotto il cuscino e me lo stringo
al petto.
Sono felice. Uno sciocco sorriso mi si allarga sul viso.
Che differenza può fare un giorno! Riuscirò mai a dormire?
José González inizia a cantare una melodia rilassante su
un riff di chitarra ipnotico, e io scivolo lentamente nel
sonno, meravigliandomi di come il mondo abbia ritrovato il
suo equilibrio in una sera e domandandomi oziosamente
se dovrei fare anch’io una playlist per Christian.

Our Score
Our Reader Score
[Total: 3 Average: 2.7]